OpenBIM: seconda conferenza nazionale di iBIMi - BuildingSmart Italian Chapter

Roma, 9 aprile 2018 - Anna Moreno, presidente di iBIMi, capitolo Italiano di BuildingSmart, ha aperto i lavori della seconda conferenza nazionale. 

iBIMi conta oggi su circa 70 associati, tra cui una trentina di imprese, e nasce, come racconta Anna Moreno, quattro anni fa sulla volontà di alcune figure che si occupavano di interoperabilità di volere sostenere la diffusione dell’OPEN BIM.

Un’Associazione giovane, quindi, che sta crescendo velocemente, sul principio della learning community, basata sulla condivisione delle conoscenze e competenze. 

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Lorenzo Nissim, vice presidente di iBIMi, ha preso la parola per presentare il programma della giornata, che riprende sostanzialmente anche l’attività di iBIMi: quattro aree quindi di approfondimento: il processo produttivo, il processo formativo, il processo gestionale e il processo strumentale.

Il futuro del BIM nelle grandi opere

Il primo intervento è di Riccardo Pagani, di BIMon Srl, sul futuro del BIM in Italia e nelle grandi opere. Riccardo Pagani ha ripreso i dati del recente rapporto del CRESME sugli appalti pubblici BIM, da cui emerge un’ampia crescita dei valori sia in termini economici che di quantità numerica. Pagani ha fatto notare che si tratta anche di opere in cui non vige ancora l’obbligo ai sensi del decreto Baratono. Pagani ha toccato anche il tema della connotazione del mercato sei servizi di architettura nel nostro paese, che sicuramente non rende agevole una diffusione dell’uso del BIM: un numero di professionisti molto elevato, studi professionali di dimensioni molto piccoli, poca specializzazione. Per questo motivo il tema della formazione è di fondamentale importanza per la diffusione del BIM. BIM che nasce, nella sua prima fase, per le opere di grande dimensione. 

Pagani ha portato quindi l’esperienza fatta per un complesso ospedaliero ad ANKARA, un sito composto da 8 strutture sanitarie e 1 albergo per oltre un milione di mq, realizzato da Astaldi, per cui BIMon è intervenuto nella parte impiantistica. Una complessità ovviamente molto elevata, in cui i tempi di realizzazione erano molto ristretti: 6 mesi. Di qui la necessità di operare in BIM, per evitare che la correzione successiva di errori progettuali e interferenze potesse rallentare il processo realizzativo. 39 le persone di BIMon impiegate su questo processo, una struttura composta dal Project BIM LEAD, dal BIM Manager, da 8 BIM coordinator, e quindi altre figure compreso i BIM specialist. Tanto per comprendere l’importanza del BIM nella prima analisi sono emerse 1383 interferenze. Un’insieme quindi soggetto ad analisi e revisioni giornaliere, che hanno portato a oltre 12.000 elaborati grafici. Nel progetto è stato realizzato un modello BIM LOD 300-400 (LOD E secondo UNI 11337) dal quale sono stati generati tutti gli elaborati grafici e il dimensionamento del progetto esecutivo. E’ iniziato l’uso del BIM anche per la fase di realizzazione e verrà implementato fino al livello ad-built per la futura gestione del complesso ospedaliero. Il committente infatti voleva che i dati finali fossero disponibili per poter essere utilizzabili in fase di gestione e manutenzione del complesso dell’opera. 

Ovviamente per poter operare in un’organizzazione di questa complessità è necessario non solo avere l’organizzazione giusta ma anche gli strumenti adatti. Il secondo caso presentato da Pagani è quello del progetto della linea Roma - Napoli con Italferr, dedicando la sua relazione alle possibilità di poter simulare le fasi di costruzione e quindi non solo calcolare i vostri di realizzazione, ma anche quelli connessi alla interferenza territoriali con le vie esistenti. L’ultimo esempio presentato da Pagani di BIMon è quello dell’appalto di un data center a Bologna, una superficie di 9.000 mq su un’architettura industriale storica di Pierluigi Nervi. In questo caso il ruolo di BIMon è stato quello di verificare il progetto prima della sua realizzazione. In questo caso, Pagani ha fatto notare come abbiano partecipato all’appalto due società, che utilizzavano due software diversi: una prova quindi anche per la interoperatività.
 

IFCrail: un progetto su OPEN BIM applicato al mondo delle ferrovie

Ha quindi preso la parola Xenia Fiorentini, che è amministratore di Engisis Srl, e socio fondatore di IBIMI. Ha iniziato la sua carriera applicando metodi e tecnologie per l'interoperabilità nel settore aerospaziale, per poi estendere l'attività al settore delle costruzioni e delle infrastrutture. 

L'Ing. Fiorentini ha presentato la consulenza svolta per RFI per un progetto pilota applicato alla stazione di Napoli, il cui obiettivo è stato la sperimentazione del metodo BIM applicato alla gestione degli asset e alla gestione della manutenzione. A valle del progetto pilota, l'importante committente ha scelto di operare per metodi e strumenti, in un contesto in era necessario anche creare degli standard per il Rail. Da qui è nato il progetto IFCRail, a cui partecipano i più importanti gestori di infrastruttura ferroviaria internazionali.

Il progetto IFCRail, presentato all'ultimo congresso di BuildingSmart, è focalizzato su 5 aree: armamento, energia, telecomunicazioni, segnalamento e interferenze con le opere civili. 

Questo progetto, oltre a produrre lo standard IFC, ha elencato i Data Requirements, ha definito una Reference Process MAP e ha identificato i BIM USES per il settore ferroviario.  Ovviamente sono tutti risultati che RFI sta portando in casa.

Per quanto riguarda i Metodi, Fiorentini ha raccontato il lavoro fatto sugli Asset visti come oggetti digitali il cui contenuto informativo si arricchisce durante le varie fasi del ciclo di vita dell'opera. Tale contenuto informativo è stato formalizzato all'interno di una mappa informativa, utilizzata, tra l'altro, per la formulazione della specifica computazionale delcapitolato informativo, e quindi per le regole di validazione, i software template, i report e i manuali, le librerie di oggetti, e la dei dati.

Fiorentini ha infine evidenziato come si sia avviata l’applicazione del lavoro fatto sui Metodi e Strumenti ad alcuni progetti pilota di RFI, applicazione che già segue i principi della ISO 19650.  

Le esperienze presentate hanno evidenziato come alcune grandi committenze stiano già attuando una strategia con molta enfasi sulla cultura del dato, il cui orizzonte si spinge oltre la mera richiesta di modelli tridimensionali.

Operare in BIM per dare vantaggi al Committente 

Hilario Bourg, Open Bim Manager di GRAPHISOFT, ha evidenziato come sia cambiato l’approccio al BIM: non più risparmiare tempo e risorse per elaborare il dato, ma una visione più ampia, in cui il target sono i vantaggi per il Cliente.

Bourg ha ricordato quindi l’ambiente degli standard in cui si evolve l’Open Bim: IFD, IDM,  MVD, ... questo fa comprende come IFC sia più di un formato, ma il risultato di un percorso che porta alla costruzione di un Common Data Environment. 

Bourg ha anche ricordato il lavoro del CEN/TC 442/WG 2 Exchange Information - TG1 che sta lavorando su LOIN e LOD per elaborare il livello di dati necessari al committente per uno specifico BIM USE rispetto a come il progettista li gestisce all’interno del modello BIM.

Tra le varie esperienze internazionali Bourg ha ricordato anche il tool per la validazione automatizzata, MVDXml, messo a punto da BUildingSmart Norvegian Chapter, uno strumento utile per poter ottenere dal file IFC un’analisi dei requisiti e quindi le informazioni più utili per comprendere gli elementi essenziali dell’appalto. Informazioni che possono essere importate dal software per potere elaborare il progetto.

Bourg ha quindi evidenziato quali siano le caratteristiche con cui ARCHICAD consenta di operare in BIM per dare continuità fra processo gestionale e strumentale. GRAPHISOFT ha inaugurato già da alcuni anni un sistema di gestione dei dati in ARCHICAD: le proprietà e le classificazioni sono stati svincolati dai componenti stessi e possono essere gestiti dall’utente in maniera autonoma. In questo modo si possono istituire correlazioni fra tutti tutti gli oggetti e i loro dati, in maniera variabile secondo gli usi e le necessità dei BIM USES. Con l’utilizzo delle Espressioni è possibile non solo attribuire ed estrapolare informazioni ma anche combinarle e generarne di nuove. Le regole di mapping delle proprietà IFC permettono di collegare il dato del modello con i parametri IFC per l’esportazione più appropriata all’uso del modello specifico.

Bourg conclude sostenendo come l’uso di formati aperti e interoperabili non è solo lo strumento per poter interagire con diversi software, ma è soprattutto il mezzo con cui ottenere modelli focalizzati allo scopo.

Open BIM e archivi digitali

Sul fronte della cultura dei dati e della loro importanza è intervenuta Mariella Guercio, Presidente dell’Associazione Nazionale Archivisti Italiani. La Presidente ha cercato di individuare quali possano essere i vantaggi di una collaborazione tra chi si occupa di archivi complessi, digitali e dinamici e di chi si occupi di Open BIM. Non a caso uno dei principi fondamentali dello sviluppo della cultura degli archivi digitali è quella della interoperabilità e quindi la definizione di standard relativi.

ePermit & Code Checking in openBIM

Michelangelo Cianciulli ha presentato una relazione dedicata a usBIM.ePermit & usBIM.code, un progetto svolto da ACCA software in collaborazione con il Politecnico di Milano (entrambi membri di buildingSMART International e quindi di buildingSMART Italia) il cui obiettivo è quello di utilizzare esclusivamente formati aperti per la richiesta del Permesso di Costruire.

Il progetto è stato già presentato al Summit bSI svoltosi a Düsseldorf a Marzo 2019.

Viene quindi mostrato un servizio di ePermit online che consente all’utente di avviare la pratica fornendo tutte la documentazione iniziale necessaria in formato digitale. Tali informazioni, in formato aperto, vanno a popolare la banca dati del servizio in una base di dati non strutturata.

Si prosegue quindi con la fase di verifica del rispetto del Regolamento Edilizio e per farlo si utilizzano gli strumenti oggi a disposizione per modificare un modello IFC generico, cioè prodotto da qualsiasi BIM Authoring, e a questo aggiungere tutte le informazioni necessarie ai fini del Code Checking. 

Grazie a questi strumenti si arricchisce il modello con tutte le informazioni necessarie al controllo e da questo vengono estratti anche tutti gli elaborati in modo uniforme da tutti i modelli IFC di input.

A questo punto il tecnico incaricato della verifica ha a disposizione tutti gli elementi necessari per approvare la pratica o comunicare all’utente eventuali problematiche e ripetere nuovamente le operazioni previste per la richiesta.

L’approccio BIM di ETS rispetto il processo produttivo

L’Ingegnere Salvatore Collura ha presentato l’approccio BIM di ETS rispetto il processo produttivo.

Ha illustrato come il BIM Workflow sia stato costruito tramite l’imposizione di nuovi obiettivi, di innovazione tecnica e formazione specifica, favorendo poi la crescita reciproca e lo scambio di competenze tra figure di alto livello aziendale (Direttore Tecnico, Project Managers) ed i nuovi Esperti BIM che non avevano il know-how di ETS.

Dalla Progettazione del Dato si presenta il BIM Workflow per il Restyling delle Stazioni Ferroviarie: analisi dell’area da restituire, rilievo e Nuvola di Punti, scomposizione dell’area in modelli affidati a tecnici specifici, Worksharing, Contenuti ed Elaborati Informativi, Modelli predisposti per obiettivi specifici (Clash Detection, Model&Code Checking, QTO, Analisi temporale 4D) e librerie parametriche.

L’ing. Collura specifica che da una metodologia strutturata si possono ottenere vantaggi gestionali (chiarezza nei tempi, risorse da impiegare e responsabilità) e tecnici (miglior controllo del progetto e dimensioni controllate dei file).

Importante è la condivisione, per ogni Milestone, da parte dei tecnici, delle informazioni e del lavoro in ambiente Private Cloud, nel ACDat proprietario per permettere le attività di verifica, approvazione, coordinamento e report.

In seconda battuta viene presentato il flusso BIM in Work In Progress per la manutenzione straordinaria delle gallerie presentando innanzitutto ARCHITA, ovvero un sistema unico composto da varie tecnologie di rilevamento: Laser Scanner, Georadar, Termografia ed immagini High Definition, posizionate su un mezzo bimodale, quindi sia su strada che su ferrovia, che permette di acquisire un gran numero di dati coordinati con un’unica attività continua di rilevamento. L’esposizione dell’ing. Collura si conclude in una piattaforma gestionale online basata su tecnologia Private Cloud, l’ETS Management System, in via di sviluppo, che permetterà il controllo di tutte le fasi del processo produttivo: la piattaforma permette già, durante l’intervento, di visualizzare i modelli IFC della galleria online e di interrogarne gli elementi verificandone le proprietà.


CHi è IBIMI

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IBIMI, nata come associazione dei professionisti del BIM, è di recente diventata IBIMI-BuildingSmart Italy, ovvero capitolo nazionale dell'importante associazione internazionale BuildingSMART (bSI).

Il nuovo ruolo di Ibimi-buildingSMART Italy è quello di rappresentare l’industria italiana e agevolare l'accesso alle attività di sviluppo standard svolte a livello internazionale da bSI, di importanza strategica per il settore.

In rappresentanza dei propri soci Ibimi-bS partecipa ai processi decisionali e di governance di bSI. Tra i progetti in atto IFC Road, IFC Bridge, IFC Tunnel, IFC Port, IFC Airport, e molti altri. 

Ibimi-buildingSMART Italy rappresenta in maniera esclusiva bSI sul territorio Italiano, lavorando allo sviluppo degli standard e promuovendone la diffusione.

Iscrivendosi ad Ibimi-buildingSMART Italy di avrà dunque la possibilità di partecipare alle attività e ai programmi building SMART sull'openBIM e contribuere alla crescita della learning community BIM in Italia.

 

Link al Sito web di IBIMI