Terremoti, rischio sismico, prevenzione e ricerca: ne parliamo con Gian Michele Calvi

Intervista all'ing. Gian Michele Calvi, Professore Ordinario di Tecnica delle costruzioni presso la Scuola Universitaria Superiore (IUSS) di Pavia.

GIAN-MICHELE-CALVI-EUCENTRE-SISMICA-INGENIO-02.jpgANDREA DARI. Caro Gian Michele, mi capita spesso di vedere tue interviste in ambito internazionale, anche da testate generaliste. Qual è, vista la tua esperienza, la differenza sulla percezione sismica da parte del cittadino in altri paesi che come l’Italia sono in zone a particolare rischio sismico ?

GIAN MICHELE CALVI. Credo che sia difficile generalizzare per paesi, forse con la sola eccezione del Giappone. 
È l'unico paese in cui i forti terremoti sono abbastanza frequenti da costituire una presenza continua, per la popolazione e per la politica.
In California gli ultimi eventi importanti sono stati nell'89 e nel 94. Sono passati 25 anni. Se ne è dimenticata persino la National Science Foundation, che tende a non finanziare ricerca in ambito di prevenzione sismica.

ANDREA DARI. In California vedo che il dibattito sugli investimenti pubblici riguardano spesso il sostegno alla riduzione della vulnerabilità del rischio sismico, anche con differenziazioni tra contea e contea. In Italia, su stimolo di una tua ormai famosa pubblicazione sulla perdita del valore degli immobili fu avviato un percorso sul SismaBonus. Puoi ricordarci queste riflessioni e, secondo te, perchè il risultato finale stenta a trovare un’ampia diffusione ?

GIAN MICHELE CALVI. Innanzitutto, come dicevo prima, è un problema di memoria.
Poi l'aspetto più rilevante, in senso negativo, è legato alla percezione del terremoto come catastrofe ineluttabile e alla convinzione, più o meno conscia, che ci debba pensare qualcun altro, ad esempio lo Stato. Chi spende privatamente in prevenzione si ritrova con minori perdite e minore supporto, si pensi ai finanziamenti pubblici per la riparazione delle seconde case.
La soluzione è davvero legata a scelte di politica economica, ma al cosiddetto SismaBonus dovrebbero accompagnarsi assicurazioni obbligatorie che mallevino lo Stato in caso di evento sismico, con costo predeterminato in funzione del rischio, con anticipazione di finanziamenti bancari, anch'essi a costo predeterminato e coperti dal beneficio fiscale.
Le assicurazioni dovrebbero essere obbligate a differenziare il costo delle polizze in funzione del rischio individuale, a non trattare il terremoto come una appendice ad una RC automobilistica.

ANDREA DARI. Una delle caratteristiche principali dei terremoti che hanno devastato alcuni centri dell’Italia negli ultimi anni è quella di fare danni concreti solo in un’area delimitata vicino all’epicentro al luogo abitato. Questo significa che il terremoto colpisce solo se è vicino ? e perchè ?

GIAN MICHELE CALVI. È così, essenzialmente perché si tratta di eventi superficiali (attorno ai dieci chilometri di profondità) con modesto rilascio di energia, cioè con magnitudo relativamente bassa. L'accelerazione di picco al terreno in corrispondenza dell'epicentro può essere molto alta, ma si riduce rapidamente con la distanza. Un evento a forte magnitudo comporta la rottura di una faglia di molti chilometri (anche centinaia), si perde il concetto di epicentro puntuale e le forti accelerazioni e domande di spostamento si estendono su aree molto vaste. SiI ricordi che la magnitudo misura il rilascio di energia su una scala logaritmica in cui un punto corrisponde all'incirca a x 33. Quindi un terremoto di magnitudo 8 rilascia l'energia di circa 1000 eventi di magnitudo 6. 

ANDREA DARI. Le accelerazioni che vengono registrate nei punti epicentrali di questi terremoti sono sempre più alte dei valori previsti dalle norme. Sappiamo che una norma generale nazionale non possa prescindere dal considerare dei valori medi, ma si può, in qualche modo intervenire con norme diverse in quei punti che possono essere considerati di maggior pericolo ?

GIAN MICHELE CALVI. Per rispondere riformulo la domanda: si può pensare di progettare per accelerazioni e spostamenti più grandi di quelli oggi utilizzati?
La risposta è ovvia, certo che si può, spendendo di più. Dunque il problema è diverso: quali risorse si vogliono investire in sede di realizzazione di un'opera e quali conservare per riparare danni e coprire perdite. Di nuovo, si tratta essenzialmente di un problema di politica economica, complicato dal fatto che in Italia il rischio maggiore è associato all'esistente, non al nuovo. Dunque investire risorse comporta scelte di priorità, non facili.

ANDREA DARI. Sappiamo che in California è vietato costruire sopra le faglie sismiche. Perché in Italia non si è mai attuata una politica urbanistica di questo tipo ?

GIAN MICHELE CALVI. In California le faglie sono relativamente poche e bene individuate, in Italia moltissime.
Si pensi che le mappe di pericolosità in Italia si basano tuttora su "zone sismogenetiche" non sulle faglie e sul loro potenziale rilascio di energia. 
Tuttavia le conoscenze in questo campo sono molto cresciute e credo si possa pensare di realizzare mappe di pericolosità basate su modelli sismogenetici che partano dalle faglie.
Questa potrebbe essere la premessa a politiche urbanistiche diverse, anche se spesso è impossibile non costruire su una faglia: in Turchia non si potrebbe andare da Istanbul ad Ankara. 

ANDREA DARI. In alcuni Paesi ad alto rischio l’uso dei sistemi di isolamento sismico per gli edifici è molto diffuso. Qual è il vantaggio di questa soluzione e perchè in Italia non è diffusa ?

GIAN MICHELE CALVI. In Italia l'isolamento sismico non è meno diffuso rispetto ad altri paesi, di nuovo forse con l'eccezione del Giappone, e recentemente della Turchia, in cui, ad esempio, tutti gli ospedali devono essere isolati.
È una tecnologia certamente utile in zone ad alta sismicità, talvolta discutibile in zone a sismicità moderata.
Il problema fondamentale per una sua maggiore diffusione è essenzialmente culturale, troppi ingegneri non la capiscono in modo adeguato, e talvolta la usano a sproposito.

ANDREA DARI. Parliamo di Eucentre, la struttura che hai fondato a Pavia. Perchè è importante per il nostro Paese l’azione di Eucentre ? di recente si è dotata di una seconda piastra sismica, che prevede anche la simulazione di accelerazioni verticali. Perchè questa necessità ?

GIAN MICHELE CALVI. I laboratori di Eucentre sono i più attivi del mondo, come sempre con possibili eccezioni in Giappone, in cui peraltro i grandi laboratori sono gestiti dall'industria privata (la Kajima Corporation investe in ricerca circa 100 milioni di dollari l'anno).
La conoscenza che viene prodotta è fondamentale per migliorare molti aspetti della riduzione del rischio sismico. Le nuove attrezzature sono soprattutto orientate alla comprensione della risposta di interi organismi edilizi, non della sola struttura, come si è fatto per qualche decennio. Questo comporta l'uso di tecniche sperimentali diverse. Una nuova attrezzatura in corso di sviluppo (con nove gradi di libertà controllati in contemporanea) enfatizzerà ulteriormente questo aspetto della ricerca, ponendosi come paradigma a livello mondiale.

ANDREA DARI. Sempre presso Eucentre ha sede Global Earthquake Model Foundation. Puoi raccontarci di cosa si tratta ?

GIAN MICHELE CALVI. Si tratta di una fondazione che risponde ad una esigenza specifica: disporre di modelli di rischio (e quindi di pericolosità, vulnerabilità ed esposizione) a scala mondiale, aperti e trasparenti.
Fino alla creazione di GEM questi modelli erano sviluppati in modo riservato ed oscuro da poche società private e utilizzati in modo altrettanto incomprensibile da brokers, assicurazioni e banche di investimento.
GEM ha rivoluzionato la logica dei modelli di rischio, consentendo a chi vuole di capire come vengono elaborate le stime delle perdite attese. 

ANDREA DARI. Un'ultima domanda. Negli ultimi anni abbiamo visto nel nostro paese un moltiplicarsi di documenti normativi in ambito sismico: alle Norme Tecniche si sono infatti affiancate  Istruzioni CNR, Linee Guida per la Progettazione, Linee Guida per la qualifica delle tecnologie, … e questo per ogni tipo di soluzione tecnica. Non si corre il rischio di cadere nel tecnicismo e di soffocare la libertà progettuale dei professionisti ?

GIAN MICHELE CALVI. Sono sempre stato a favore di norme semplici che pongano essenzialmente obiettivi prestazionali, ma questo non è gradito alla maggioranza che preferisce prescrizioni, anche oscure, che in qualche modo eliminino il problema della responsabilità. Dunque si scelga tra competenza e responsabilità, da un lato, e applicazione di norme dettagliate, dall'altro. Prescrizioni minuziose forse semplificano la vita, ma ovviamente possono talvolta rendere difficile effettuare scelte originali e brillanti.