Architetto? Ingegnere? perchè non si fidano di noi. Perchè non ci fidiamo di noi.

Negli ultimi anni abbiamo assistito una progressiva deligittimazione della figura del professionista tecnico.

Questa azione ha avuto delle fasi di grande evidenza - per esempio quando si eliminarono le tariffe minime professionali al grido dello slogan “per le lavatrici non ci sono prezzi minimi” - ma i veri danni all’immagine e soprattutto al ruolo della professione vengono da un’azione battente, senza interruzione, fatta senza clamore.

E la colpa è anche nostra.

Proverò a fare una fotografia di questa categoria di figure a cui mi pregio di appartenere e a spiegare perchè si sia attuato questo percorso nel tempo.

Innanzitutto stiamo parlando di un professionista che per poter utilizzare questi titoli ha superato un corso di laurea che mediamente è considerato tra i più complessi, rinunciando a una serie di gioie e frequentazioni giovanili e spesso venendo additato come quello che “studia sempre”. Ma non basta. Ha poi dovuto anche superare un esame di stato, e quindi iscriversi a un Ordine, sottoscrivendo impegni etici e professionali.

L’ORDINE PROFESSIONALE non è una associazione di rappresentanza.

Attenzione, l’Ordine professionale non è un’Associazione, non è una coorporazione. 

L’Ordine è un ENTE pubblico che tutela l’esercizio della Professione, non il Professionista. 

Quindi, pur essendo sostenuto economicamente dai professionisti non ha il ruolo di legge di rappresentarli o difenderli, ma di controllare, di fatto, che la professione sia svolta in modo corretto. Non a caso esistono le commissioni di disciplina che controllano e operano anche “contro” i professionisti, professionisti che con la loro quota ne sostengono l’attività. 

L’Ordine è un Ente a costo zero per lo Stato, al servizio del cittadino e della collettività, a cui i professionisti devono iscriversi pagando una quota non pi cola e in cui alcuni professionisti lavorano gratuitamente. Quale altra categoria lavorativa in Italia ha lo stesso obbligo e da lo stesso servizio ? Nessuno.

Iscrizione all’Ordine Professionale degli Architetti ? Iscrizione all’Ordine Professionale degli Ingegneri ? non basta

Perchè non basta essere iscritti all’Ordine. 

Il Professionista deve acquisire un numero di crediti formativi ogni anno, perchè lo Stato non si fida di lui. 

Non fidandosi lo costringe a una sorta di commedia all’Italiana (o forse all’Europea) che trasforma un bisogno, a cui ogni professionista ha sempre risposto con attenzione, in un obbligo. 

E mentre si chiamano da decenni al governo del Paese figure che non hanno alcun titolo di studio, esperienza o competenza a dirigere interi comparti del Paese in qualità di Ministri, Capi di Gabinetto, Capi delle segreterie “tecniche”, il Sindaco, l’Assessore ai Lavori Pubblici … e mentre per aprire un’impresa di costruzioni non occorre alcuna patente, non occorre dimostrare alcuna professionalità … 

il professionista che ogni giorno opera sul campo, che ha titoli per farlo, che paga un ordine, che è sottoposto a un consiglio di disciplina … deve  avere anche 30 crediti formativi.

Mi si consenta: NON è il problema del conseguire questi 30 crediti che contesto, è la delegittimazione insita in questo obbligo che contesto, perchè nell’averlo stabilito si è messa in dubbio l’etica del professionista. L’ennesima delegittimizzazione del suo ruolo, della sua competenza.

"Quanto vale la mia firma ? dietro questa domanda, apparentemente banale, si cela la madre di tutte le battaglie per le professioni."

 

Assicurazione professionale: c’era bisogno di renderla obbligatoria?

Anche in questo caso, per evitare malintesi, sottolineo che non sto contestando la necessità dell’Assicurazione, sto contestando l’obbligatorietà. 

Perchè il professionista, o meglio, il libero professionista non è una SRL.

I professionisti che esercitano la cosiddetta Libera Professione non rispondono di quello che fanno con un capitale a responsabilità limitata. Rispondono con il loro patrimonio. Ne segue che ogni volta che appongono la loro firma, stanno di fatto assicurando a titolo personale la qualità di quanto hanno fatto. Per coprirsi, quindi, assicurano la propria attività professionale con assicurazioni non sempre così economiche.

Non c’era bisogno di mettere “sotto tutela” la professione. Il Professionista già lo faceva. L’ennesima delegittimizzazione del suo ruolo, della sua competenza.

Burocrazia tecnica e responsabilità. 

Anche perchè, va detto, che il Professionista è sempre responsabile, è sempre colpevole. 

Prendiamo il caso dell’autorizzazione sismica. Si tratta di un provvedimento burocratico - oggi con lo sblocca cantieri per fortuna meno richiesto - a cui il professionista deve sottostare per poter vedere approvato il proprio progetto. Ma se poi accade qualcosa questa autorizzazione ha sollevato il professionista dalle sue responsabilità ? no!. E allora ? pensiamoci, è come se il chirurgo prima di fare un’operazione a un paziente (cit. Pieluigi De Amicis, Presidente Ordine Ingengeri de L’Aquila) dovesse  fare autorizzare il suo “progetto” di intervento a un organo esterno. 

Da un lato chiediamo al Professionista di avere i titoli, l’esame di Stato, l’iscrizione all’albo, il rispetto di un codice professionale, i crediti formativi, l’assicurazione obbligatoria, la responsabilità con il proprio patrimonio della propria firma, poi lo mettiamo sotto il vincolo dell’autorizzazione sismica che però non lo deresponsabilizza. L’ennesima delegittimizzazione del suo ruolo, della sua competenza.

Norme e tecnicismi sempre più stretti

Peraltro, non va dimenticato che quel professionista che ha predisposto quel progetto, o che deve assicurarne la corretta esecuzione attraverso la direzione lavori, o che deve verificare la qualità durante e alla fine di un’opera con il collaudo … non si muove nell’ambito delle libertà che un tempo gli venivano concesse sulla base della sua competenza e conoscenza. 

No, oggi abbiamo una norma per ogni aspetto tecnico: 900 pagine tra norme tecniche e circolare applicativa, e poiché sono ritenute insufficienti, si sono aggiunti richiami obbligatori, o quasi, a Linee Guida del Consiglio Superiore dei LLPP, Istruzioni CNR, Documenti dei VVF, Norme UNI, EN e ISO, oltre alle migliaia di pagine che derivano dagli eurocodici e, se non bastasse, ai vincoli delle norme amministrative che fanno riferimento al DPR 380.2011 e a tutte le norme regionali e comunali. Oggi, per installare un gazebo in giardino occorre una valutazione normativa - leggi sismiche, comunali, marcatura CE dei prodotti … - che un tempo neppure la costruzione di un ponte avrebbero richiesto.

Riprendendo il ragionamento già fatto … da un lato chiediamo al Professionista di avere i titoli, l’esame di Stato, l’iscrizione all’albo, il rispetto di un codice professionale, i crediti formativi, l’assicurazione obbligatoria, la responsabilità con il proprio patrimonio della propria firma, poi lo mettiamo sotto il vincolo dell’autorizzazione sismica che però non lo deresponsabilizza, … e poi gli creiamo un labirinto di norme, codici, testi unici in cui muoversi. L’ennesima delegittimizzazione del suo ruolo, della sua competenza.

Albi e sottoalbi, certificazione della competenza, patentini e bollini

Ma tutto questo non basta. Perchè poi per svolgere alcuni ruoli, che i professionisti nel passato hanno sempre svolto con responsabilità e competenza, negli ultimi anni si sono creati ulteriori recinti, esami e ammissioni. Si sono creati con crescente “entusiasmo” da parte del normatore ulteriori albi e sottoalbi: il collaudatore, il commissario di gara … e poi per altri ruoli tecnici non si chiede alcun titolo, solo inutili bollini.

Pensiamo allo strano caso del responsabile della sicurezza, del RSPP. 

Come stabilito dal D.Lgs. 81/2008 all’interno di un’azienda è necessaria la presenza di un Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP). 

Questa figura, nominata dal datore di lavoro, deve possedere capacità e requisiti adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro, per assumersi e dimostrare di avere quelle responsabilità che gli permettono di organizzare e gestire tutto il sistema appartenente alla prevenzione e alla protezione dai rischi. Anche perchè una delle caratteristiche di maggior rilievo del RSPP è quella di essere un soggetto che esercita una funzione consultiva e propositiva. In particolare rilevare i fattori di rischio, determina nello specifico i rischi presenti ed elaborare un piano contenete le misure di sicurezza da applicare per la tutela dei lavoratori e collaborare con il datore di lavoro nella elaborazione dei dati riguardanti la descrizione degli impianti, i rischi presenti negli ambienti di lavoro, la presenza delle misure preventive e protettive e le relazioni provenienti dal medico competente, allo scopo di effettuare la valutazione dei rischi aziendali. Benissimo, per un ruolo così complesso, si pensi per esempio il comprendere se il luogo di lavoro è sicuro da un punto di vista sismico … che titoli deve avere questa figura ?  Per diventare RSPP è necessario come requisito un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore e un attestato di frequenza a specifici corsi di formazione su prevenzione dei rischi, gestione delle attività tecnico amministrative, comunicazione in azienda e relazioni sindacali.

Invece di richiedere che tale ruolo sia ricoperto da un Professionista iscritto all’Ordine si chiede un bollino, e i corsi spesso non valgono neppure per i crediti formativi.

L’ennesima delegittimizzazione del professionista, della sua competenza.

Se si chiedesse che il RSPP fosse un Ingengere iscritto all’Albo, e basta, avremmo molte meno morti bianche, e meno business sulla finta formazione. 

Ma questo non è che un esempio di una tendenza che oggi appare sempre più in voga: quella di togliere valore al titolo professionale.

Ogni giorno, facciamoci caso, si stabiliscono nuovi vincoli e nuovi patentini per una professione che è già per legge, a livello europeo, richiamata come regolamentata.

Prendiamo l’ultimo caso che oggi fa discutere molto il settore. 

Con lo Sblocca Cantieri si istituisce la figura del laboratorio autorizzato per svolgere le prove sugli edifici esistenti. Come esiste il laboratorio autorizzato per le prove sui materiali che rilascia certificati ufficiali di prova ritengo, ed è un mio parere, che sia sacrosanto che anche per le prove su materiali su edifici esistenti i laboratori debbano essere qualificati e autorizzati per il rilascio di certificati. Attenzione però, nelle bozze della circolare che girano si dice che il responsabile del laboratorio debba avere una certificazione specifica in tale ambito. Se da un lato trovo utile, importante, che il professionista che dirige un laboratorio o esegue alcune prove abbia partecipato e continui a partecipare a corsi specifici dall’altro lato provo più che fastidio per il fatto che si introduca un ennesimo bollino sulla nostra professione.

Lasciamo che il corso sia volontario, non introduciamo l’ulteriore bollino. 

Perchè si avvalla il principio che oggi ci voglia il bollino per eseguire una prova, domani per progettare un edificio sopra i 5 piani, dopodomani per progettare l’intervento di restauro con FRP, e un giorno un bollino per ogni tipo di attività professionale.

La competenza in ambito civile nasce dall’abilitazione alla nostra firma, firma che comporta una serie di importanti responsabilità.

Allora riprendiamo il ragionamento già fatto … da un lato chiediamo al Professionista di avere i titoli, l’esame di Stato, l’iscrizione all’albo, il rispetto di un codice professionale, i crediti formativi, l’assicurazione obbligatoria, la responsabilità con il proprio patrimonio della propria firma, lo mettiamo sotto il vincolo dell’autorizzazione sismica che però non lo deresponsabilizza, gli creiamo un labirinto di norme, codici, testi unici in cui muoversi … e poi l’obblighiamo a prendere un bollino blu per ogni microsettore in cui opera. L’ennesima delegittimizzazione del suo ruolo, della sua competenza.

E' giusto crearci delle superspecializzazioni da soli ?

Le considerazioni fin ora fatte mi portano a una riflessione che ancora non avevo ahimè raggiunto, e mi creerà molte critiche, anche da amici del Consiglio Nazionale degli Ingegneri: 

ma il CERT'ING non ci sta portando in questa direzione ? quella della moltiplicazione delle superspecializzazioni ?

l’avere creato, da soli, come categoria, un sistema volontario di Certificazione della Competenze, anche abbastanza costoso, e l’averlo posto all’interno di un sistema come quello di ACCREDIA, di fatto non ci sta portando a spingere, a sostenere, a dare dignità tecnica a chi sostiene che ormai siamo una categoria senza cultura professionale ?

non siamo creando le basi perchè un domani un legislatore possa sostenere che un ingegnere può solo occuparsi di restauro di edifici in muratura del settimo secolo, o un architetto debba scegliere se progettare interni di edifici residenziali o interni di edifici commerciali?

d’altronde potranno dirci: siete stati voi per primi a volere distinguere tra "Ingegnere esperto in infrastrutture e trasporti” e "Ingegnere esperto in sistemi edilizi" e "Ingegnere esperto in strutture" e "Ingegnere esperto in tecnologie dei materiali” e "Ingegnere esperto in urbanistica” e "Ingegnere esperto in ecoprogettazione” e "Ingegnere esperto in geotecnica” e "Ingegnere esperto in energetica” e "Ingegnere esperto in ambiente e territorio” e "Ingegnere esperto in ambito forense” ...

Non stiamo parlando di un esercizio della mia fantasia. Si tratta di un sistema già funzionante, approvato dal CNI, approvato dall’Assemblea dei Presidenti degli Ordini, riconosciuto da ACCREDIA e con 

Di fronte a una scelta strategicamente così importante ci si aspetterebbe da parte di chi l'ha voluta e votata un ampio uso. Eppure tra i 257 professionisti certificati non c'è nessun Consigliere Nazionale, e tra i Presidenti degli Ordini solo Sandro Catta, Nunzio Massimo Cannizzaro, Sebastiano Floridia, Fabio Torri.

Perchè l'istituzione di una certificazione delle competenze, seppur volontaria, non è un passaggio che può essere stato fatto a "cuor leggero", votandolo e approvandolo senza sentirlo proprio. Dietro al CERT'ING c'è un messaggio importantissimo stiamo mandando al cittadino: che un professionista non può esperto di troppe cose ed è quindi necessario scegliere una figura che, tramite una certificazione CERTING, ha acclarato la sua competenza. Si provi a pensare alla signora Maria: deve chiamare un esperto per la sua ristrutturazione, chi chiama ? un iscrittto all'Ordine, oppure uno che ha la Certificazione Cert'Ing, e quindi ha dimostrato di essere un esperto ? se vale la seconda allora l'iscrizione all'Ordine cosa conta ?.

Allora riprendiamo per l’ultima volta il ragionamento già fatto … da un lato chiediamo al Professionista di avere i titoli, l’esame di Stato, l’iscrizione all’albo, il rispetto di un codice professionale, i crediti formativi, l’assicurazione obbligatoria, la responsabilità con il proprio patrimonio della propria firma, lo mettiamo sotto il vincolo dell’autorizzazione sismica che però non lo deresponsabilizza, gli creiamo un labirinto di norme, codici, testi unici in cui muoversi, l’obblighiamo a prendere un bollino blu per ogni microsettore in cui opera … e poi, come se non bastasse, ci creiamo noi un ulteriore sistema. E' l’ennesima delegittimizzazione del suo ruolo, della sua competenza? 

A meno che, e allora il CERT'ING ha senso, non si voglia scegliere consapevolmente la strada della super-specializzazione e il Consiglio Nazionale ci guidi, quindi, in questa direzione.

"Non sono contro il CERT'ING, ma va inserito in una strategia generale che oggi non vedo. Non può essere il contentino per qualcuno, deve essere una scelta."

La vera priorità è quella di ragionare sulla professione del futuro

andrea-dari.gifCredo che questo dovrebbe essere il punto nodale delle riflessioni del prossimo e vicinissimo Congresso Nazionale degli Ingegneri: capire che cosa vogliamo che sia il professionista del futuro

  • un superspecialista, abilitato a poter operare in ambiti selezionatissimi, come supercertificazioni e bollini e con una preparazione post laurea (e a questo punto anche di laurea) superindirizzata allo specifico campo di applicazione
  • quello che è stato fino ad ora, ovvero un professionista di ampia cultura e quindi in grado di affrontare le diverse problematiche che il mercato gli chiede di approfondire.

Si tratta di una scelta nodale, perchè comporta poi conseguenze fondamentali su tutta la professione.

  • La prima strada è quella che potrà portare, per esempio, alla chiusura degli studi professionali di piccola e media dimensione, che potrà spingere verso la diffusione delle società di ingegneria in cui operano i super-specialisti per ogni materia, in cui il sistema dei crediti formativi sarà ovviamente superato da un sistema di certificazioni di competenza per ogni ambito applicativo, in cui l’iscrizione agli Ordini e la stessa attuale struttura Ordinistica sarà vetusta, insufficiente, inutile.  Questa è la strada in cui il CERT'ING avrà una sua grandissima utilità, è la strada della certificazione di chi fa il responsabile per le prove sui materiali esistenti, è l’ambito in cui è possibile avere norme che regolano anche l’angolo di curvatura minimo di un blocco da marciapiede perchè ci sarà uno specialista dei marciapiedi e uno degli scalini. In questo mondo non esisterà più la figura del libero professionista ma quello della Società in grado di affrontare con un team ogni tipo di problema.
  • L’altra via è quella di continuare a puntare sul valore della cultura generale del singolo professionista, della sua competenza basata sugli studi ma anche sull’esperienza sul campo. Allora orccorrerà tornare a un sistema che, come nel passato, è sufficiente l'iscrizione all’Albo e la firma professionale per attestare la bontà dell'operato del professionisti. Se si scegli questa via ovviamente occorrerà modernizzare sia i percorsi di laurea sia l’accesso alla professione - magari con qualche riflessione in più sull’apprendistato - e poi essere coerenti nelle scelte che i Consigli Nazionali dovranno adottare nello proprie politiche di rappresentanza delle professioni.

Quale delle due strade seguire ? non sta a me dirlo, ma qualcuno delle scelte le deve fare.

Perchè non possiamo da un lato sostenere che la nostra forza sta nella cultura generale e poi spingere per la settorializzazione delle compettenze. Non si può pagare per essere iscritti a un albo e poi non vedere riconosciuto il valore della nostra firma. Non si può essere soci dell'Ente privato che fa le norme e poi non incidere nella predisposizione delle norme. Non si può puntare alla super specializzazione all'interno della propria professione e poi accettare che la certificazione energetica sia rilasciata da un grafico che ha fatto dei corsi di specializzazione.


PS. sulla pagina di INGENIO su Facebook abbiamo avviato un sondaggio, dicci cosa ne pensi della super specializzazione