Abusi edilizi e prove del mancato avvio dei lavori con le foto di Google Earth? Si può fare. Ecco come

Tar Sardegna: in materia di abusi edilizi e relativi aspetti probatori, non si può non riconoscere il valore quantomeno indiziario della documentazione fotografica estratta da Google Earth

catasto.jpg

Lo sapevate che anche le foto scattate con Google Earth (o altri sistemi software che generano immagini virtuali della Terra utilizzando immagini satellitari ottenute dal telerilevamento terrestre, fotografie aeree e dati topografici tramite sistemi GIS) possono configurarsi come prove di abusi edilizi?

Lo si evince da quanto affermato dal Tar Sardegna nella singolare sentenza 779/2019 dello scorso 8 ottobre, che ha confermato l'ordinanza di demolizione di un comune avvenuta a seguito di accertamenti effettuati, appunto, con la piattaforma Google Earth. Nello specifico, il comune ha rilevato che la costruzione abusiva (a suo tempo autorizzata da una concessione edilizia rilasciata in favore della suocera del ricorrente) è stata eseguita quando il termine decadenziale per l’inizio dei lavori, pari a un anno, era ormai decorso.

Dagli accertamenti aerofotogrammetrici acquisiti, l’amministrazione avrebbe appurato, infatti, che i lavori sono iniziati dopo il 13 maggio 2003, quando la concessione era decaduta ai sensi dell’art. 15 del dpr 380/2001.

Le prove del mancato avvio dei lavori (decadenza del permesso di costruire)

Secondo il Tar, l’amministrazione comunale ha dimostrato, in modo sufficientemente attendibile, il mancato avvio dei lavori entro il termine di un anno dal rilascio del titolo attraverso un ampio corredo di foto aeree ottenute (a parte la foto del 2004, tratta da Google Earth) interrogando l’archivio ufficiale della Regione Sardegna.

Dalla sequenza cronologica delle foto aeree emerge come quantomeno fino al 2004 non si intravedono tracce rilevanti dei lavori che, come si è veduto, si sarebbero dovuti iniziare entro il 13 maggio 2003. Una foto estratta da Google Earth, inoltre, mostra come, ancora fino al luglio 2004, non si riscontri traccia dei lavori di cui alla concessione in questione.

Il ricorrente contesta la rilevanza probatoria del documento, richiamando l’orientamento secondo cui i rilevamenti fotografici tratti da Google Earth non assicurano con certezza la data del rilevamento.

L'attendibilità di Google Hearth

Ma per i giudici amministrativi sardi, a parte la considerazione che le affermazioni sulla inattendibilità dei riscontri fotografici rilevabili tramite Google Earth sono del tutto generiche, non si può non riconoscere il valore quantomeno indiziario della documentazione fotografica estratta da Google Earth (anche sulla data della rilevazione). Indizio che, pertanto, insieme ad altri elementi, può assurgere a vera e propria prova del fatto ignoto (in tal senso, difatti, anche la giurisprudenza di questo Tribunale: sez. II, 31 gennaio 2018, n. 54, nel senso che «i rilevamenti tratti da Google Earth prodotti in giudizio non possano costituire, di per sé ed in assenza di più circostanziati elementi (che nel caso di specie l'amministrazione non ha fornito), documenti idonei allo scopo di indicare la data di realizzazione di un abuso […]»).

Riassumendo, nel caso di specie, la foto del luglio 2004 non deve essere quindi valutata, sotto il profilo probatorio, in maniera isolata ma insieme alla foto del 2003 e alle foto (tratte dai siti della Regione) del 2005 (doc. 17 del Comune, in cui vi è traccia dell’inizio di esecuzione dei lavori) e del 2006 (doc. 4 del ricorrente, in cui i lavori sono ormai evidenti). La sequenza dimostra come i lavori siano stati iniziati sicuramente dopo il luglio 2004 (quasi certamente nel 2005), quando ormai la concessione era da tempo decaduta, ai sensi dell’art. 15 dpr 380 cit.

LA SENTENZA INTEGRALE E' DISPONIBILE IN FORMATO PDF


Il Magazine

Sfoglia l'ultimo numero della rivista Ingenio

Newsletter Ingeio

Seguici su