Geometri: incarichi e lavoro in picchiata a causa dell'emergenza dovuta al coronavirus

31/03/2020 3538

Incarichi, lavoro e incassi in forte calo per i geometri veronesi a causa dell'emergenza coronavirus. È quanto emerge dall'indagine realizzata dal Collegio Geometri e Geometri Laureati di Verona.


Secondo la ricerca, quasi il 36% di chi ha risposto prevede un calo di lavoro fino al 50%.

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La ricerca del Collegio dei Geometri di Verona

Fin dall'inizio dell'emergenza, il Collegio Geometri e Geometri Laureati di Verona ha proposto ai propri associati un questionario per comprendere le necessità e le aspettative dei professionisti geometri scaligeri e, di conseguenza, dei settori a essi collegati, in primis quello delle costruzioni.

Al questionario hanno risposto 745 iscritti al Collegio, circa 2/3 di quelli che svolgono attività libero professionale tra città e provincia. È la prima volta, quantomeno in Veneto, che viene fornita un’immagine così dettagliata del sentiment di questa categoria di professionisti, chiamata a confrontarsi con l’emergenza Coronavirus.

Secondo l'indagine qualitativa, per la totalità dei geometri veronesi l’attuale situazione avrà ripercussioni negative sull’attività e per il 45% degli intervistati, nelle prossime settimane, incarichi, lavoro e incassi diminuiranno di oltre il 60%.

Oltre a chi valuta la diminuzione dell’attività per oltre il 60%, quasi il 36% di chi ha risposto prevede un calo di lavoro fino al 50%.

Una diminuzione determinata da diversi fattori: le limitazioni a incontrare i clienti in studio o fuori viste le restrizioni per le trasferte, le difficoltà per proseguire con le attività di cantiere, per i quali la normativa dei Dpcm non è sempre chiara, la complessità dei rapporti con le Pubbliche amministrazioni che, in questo periodo, dispongono di uffici tecnici difficilmente raggiungibili e, quasi esclusivamente, tramite Pec.

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«Abbiamo voluto avviare questa ricerca tra i nostri professionisti associati – spiega Fiorenzo Furlani, presidente del Collegio Geometri di Verona – per avere una fotografia precisa di quali sono gli effetti di questa emergenza sulla nostra categoria, per comprenderne necessità e problemi e, di conseguenza, per mettere in campo risposte adeguate. Questa indagine, infatti, verrà condivisa con le nostre Istituzioni Nazionali, cioè Consiglio e Cassa, per essere loro di concreto supporto. Ci vogliono provvedimenti e aiuti economici concreti e immediati, anche per i professionisti, per affrontare questa emergenza. L’obiettivo è incidere nei confronti delle Istituzioni governative. Noi guardiamo al futuro, siamo proiettati a dopo questa tempesta, ma è adesso che bisogna rimboccarsi le maniche e agire. Non dobbiamo mollare ma rimanere uniti: i geometri lo hanno dimostrato in 90 anni di storia».

Attività professionale: l'uso del telelavoro tra i geometri

Gli strumenti per proseguire nell’attività come il telelavoro ci sono e vengono utilizzati dai geometri. Sono importanti anche in un’ottica futura perché la convinzione è che, da questa difficile esperienza, la categoria apprenderà a utilizzare modalità di lavoro utili anche nel dopo emergenza sanitaria.

Già adesso il telelavoro è usato da oltre la metà di chi ha risposto al questionario, ma per la stessa natura della professione, non sempre con questa modalità è possibile completare tutte le attività previste.

Per oltre l’85% dei geometri veronesi, infatti, il telelavoro non è analogo a quello normale, anche perché per oltre il 70% sono i clienti che non possono o non hanno accettato di confrontarsi e discutere in conference call.

A questo si aggiungono tutte le attività da svolgere in cantiere, sia quelli già aperti sia quelli che avrebbero dovuto partire, i rilievi topografici da realizzare, i rapporti con le imprese da tenere, atti notarili che non possono essere gestiti con il telelavoro. Attività, quindi, che procedono con grande difficoltà o che si fermano.

Per questo, dai geometri scaligeri partono richieste di moratoria per scadenze, pagamenti e adempimenti vari a fronte di incassi molto ridotti se non del tutto assenti. Altrimenti, soprattutto per i più giovani che possono entrare su entrate basse, questa ulteriore frenata, rischia di portare gli studi alla chiusura definitiva.


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