Tecniche di Intervento per il Recupero di Volte in Folio - J3

Il carattere peculiare e le capacità espresse da una tecnica costruttiva catalana – la tecnica tabicada – è riproponibile, con un opportuno aggiornamento, all’interno di alcune specificità della tradizione costruttiva italiana. L’ipotesi di una sua riattualizzazione come tecnica di intervento per il recupero delle volte in folio portanti costituisce l’obiettivo della sperimentazione costruttiva descritta in questa ricerca. Sovrapponendo al primo corso di laterizi un secondo (o un terzo) con giunti sfalsati nelle due direzioni e frapponendo fra i due una rete in GFRP immersa in una matrice di malta idraulica, si ottiene un comportamento sostanzialmente differente dove si evidenzia una collaborazione attiva e decisiva del rinforzo stesso. Il successivo passo verso l’ipotesi di un comportamento resistente a trazione diventa quindi conseguente. A supporto dello studio effettuato è stata impostata una campagna sperimentale su otto modelli di archi murari in foglio rinforzati estradossalmente utilizzando le suddette tecniche. La sperimentazione ha consentito di verificare la validità dell’intervento proposto individuando, contemporaneamente, alcune delle problematiche più comuni alle tecniche di rinforzo correntemente utilizzate.

1 INTRODUZIONE
Le strutture ad arco sono caratterizzate, in linea generale, da una buona capacità di adattamento alle variazioni della configurazione geometrica, potendo distribuire le deformazioni sui giunti di malta senza determinare, entro certi limiti, la formazione di lesioni significative. Risulta dunque evidente come l'innesco dei cinematismi di dissesto non sia condizionato tanto dal superamento dei limiti di resistenza dei materiali, quanto dall'incapacità dei vincoli di contrastare le azioni trasmesse dalla volta, ovvero dall'incapacità della struttura di adattarsi a quegli spostamenti orizzontali e verticali delle imposte, che, benché responsabili dell’insorgere di fessurazioni, consentono alla struttura stessa di ritrovare sufficienti condizioni di equilibrio per la configurazione variata (Heyman 1982).
E’ chiaro come una simile possibilità di movimento debba essere necessariamente considerata in sede progettuale in modo adeguato, evitando di introdurre dispositivi diversi da quelli di semplice presidio: obiettivo dell’intervento dovrebbe essere, in altri termini, quello di inserire elementi di rinforzo che si manifestano solo nel caso di eventi straordinari (quali un sisma), senza alterare, quindi, l’assetto statico ordinario, onde conservare, inalterati, i caratteri costruttivi della struttura originaria (Icomos 2003).
Un’attenta analisi delle soluzioni di tipo tradizionale (archi di rinforzo intradossali, tiranti, catene, ecc.), quando supportata da una conoscenza approfondita dei materiali messi a disposizione dalla moderna tecnologia, può fornire però spunti interessanti per la proposta di soluzioni alternative, la cui efficacia va chiaramente dimostrata attraverso una opportuna fase di sperimentazione.
In quest’ottica il carattere peculiare e le sorprendenti capacità espresse da una tecnica costruttiva catalana – la tecnica tabicada (sviluppatasi nel corso dell’ottocento in Catalogna ma di origini risalenti al XV secolo) – rendono un tale sistema costruttivo particolarmente interessante nell’ipotesi di una sua riattualizzazione (“tabicada armata”, Figura 1), mediante l’impiego di materiali compositi, come tecnica di intervento mirata, in particolare, al rinforzo di una tipologia muraria diffusamente presente nel patrimonio edilizio storico italiano: la volta in folio.

Figura 1. Ipotesi di riattualizzazione della tecnica tabicada (“tabicada armata”) mediante l’impiego di materiali compositi (disegni Ing. Riccardo Vetturini).

Proprio in ragione della necessità di verificare sul piano applicativo l’adeguatezza di una tale tecnica, sono state avviate alcune prove sperimentali che hanno fornito interessanti risultati sia sul piano progettuale e della pratica cantieristica, sia sul versante dell’analisi del funzionamento strutturale. In questo contesto viene sinteticamente riportata la sperimentazione riferita alla costruzione e al successivo intervento di recupero strutturale, eseguito su otto modelli di archi murari in foglio rinforzati estradossalmente utilizzando il suddetto sistema costruttivo.