Le norme BIM nella bozza del nuovo Regolamento Appalti: un'analisi del testo

Parte delle disposizioni del Decreto 560/2017 (il cosiddetto “Decreto BIM”) sono state riportate nella bozza del Regolamento Appalti. In attesa del testo finale del Regolamento, ne facciamo un primo commento in “corso d’opera” e ci soffermiamo su alcune significative novità.

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Abbiamo esaminato la bozza del Regolamento Appalti che è stata recentemente diffusa online (bozza al 13 maggio 2020). Ci siamo soffermati sulla disciplina relativa al BIM: innanzitutto per capire se la strada tracciata con il Decreto 560/2017 sia stata confermata e poi per vedere se siano stati introdotti aggiustamenti o elementi di novità.

Ovviamente, l’esame ed il commento riguardano un testo ancora provvisorio. Occorrerà attendere la versione finale del Regolamento per consolidare le valutazioni e trarne le conseguenze applicative.

Ci sembra tuttavia utile condividere sin da ora le prime considerazioni sulla bozza di Regolamento, che possono aiutare a comprendere gli intendimenti del Legislatore e a monitorare i passaggi che stanno portando verso l’approvazione di questo importante testo normativo.

L’impostazione di fondo

Con il D.L. 32 del 18.04.2019 (c.d. Sblocca Cantieri), convertito dalla Legge 55/2019, è stato radicalmente ridimensionato il sistema di soft law, fondato su singoli decreti ministeriali e Linee Guida Anac che dovevano in origine integrare la disciplina del Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 50/2016). E ciò a favore di un ritorno ad un Regolamento unico di esecuzione, attuazione ed integrazione del Codice.

In materia BIM, il ridimensionamento non ha tuttavia eliminato dall’articolo 23, c. 13, del Codice dei Contratti il rimando al “decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti” per definire le modalità e i tempi di progressiva introduzione dell'obbligatorietà del BIM presso le stazioni appaltanti.

Ne deriva che i principali atti in cui si troveranno le norme che riguardano i metodi e gli strumenti elettronici specifici di modellazione, saranno:

  • il Codice dei Contratti Pubblici;
  • il DM di cui al citato articolo 23, c. 13, del Codice dei Contratti, ovverossia al momento il DM 560/2017;
  • il nuovo Regolamento di Esecuzione, Attuazione e Integrazione del Codice dei Contratti Pubblici, di cui appunto ci accingiamo ad analizzare la bozza.

Circa il rapporto tra il DM 560/2017 ed il nuovo Regolamento, va detto che l’art. 314 della bozza di Regolamento contiene l’elenco dei provvedimenti che verranno abrogati a seguito dell’entrata in vigore della medesima norma. Tra questi, allo stato, non rientra il DM 560/2017, a conferma appunto dell’impostazione sopra riportata.

Certamente si porrà tuttavia un tema di coordinamento tra il DM 560/2017 ed il nuovo Regolamento, posto che quest’ultimo (in particolare l’art. 82) riproduce molti dei contenuti del DM 560/2017. Questo coordinamento verrà probabilmente risolto nella versione definitiva del Regolamento e/o con un aggiornamento del DM stesso.

I metodi e gli strumenti elettronici specifici

La bozza di Regolamento conferma la formula italiana per “dire BIM” negli appalti pubblici: “metodi e strumenti elettronici specifici”. La dizione va bene, perché, come si è già avuto modo di evidenziare in molte occasioni, BIM non è solo software e hardware ma anche un “metodo”, da intendersi anche come le nuove competenze che dovranno essere acquisite da parte dell’intero comparto delle costruzioni.

Oltre al già menzionato art. 82, altri riferimenti ai metodi e strumenti elettronici specifici sono poi contenuti nell’intero testo del Regolamento, tra cui: le definizioni (art. 2), in materia di progettazione (articoli 78 e 79), di cronoprogramma (art. 110), di direzione lavori e direzione dell’esecuzione (artt. 139, 159 227, 229), di disposizione transitorie e finali (art. 313).

L’adozione del BIM ed i relativi tempi

L’obbligatorietà dell’utilizzo del BIM negli appalti pubblici appare confermata.

Difatti l’art. 82, c. 1, stabilisce che le stazioni appaltanti, le amministrazioni concedenti e gli operatori economici fanno ricorso ai metodi e strumenti elettronici specifici “nel rispetto delle tempistiche fissate dal decreto di cui all’articolo 23, c. 13, del codice”.

Attualmente il citato decreto è il DM 560/2017, che stabilisce l’introduzione del BIM negli appalti pubblici in modo progressivo, a partire dal 1.1.2019 sino al 1.1.2025.  

Gli adempimenti preliminari delle stazioni appaltanti – L’atto organizzativo

Gli adempimenti preliminari delle stazioni appaltanti sono le attività che le stazioni appaltanti devono porre in essere per poter adottare nei propri appalti l’utilizzo della metodologia BIM.

Essi sono fissati dall’articolo 3 del DM 560/2017 e sono tre: il piano di formazione del personale, il piano di acquisizione e manutenzione degli strumenti hardware e software e l’atto organizzativo.

Detto art. 3 prevede chiaramente che l’utilizzo del BIM “è subordinato all’adozione” dei tre adempimenti indicati, che vengono espressi come e vere proprie “condizioni” preliminari.

Il testo dell’art. 82, c. 2, del Regolamento non è altrettanto “perentorio” sul punto (è stato tolto il concetto di “subordinazione”) ma dal suo tenore letterale emerge come i tre adempimenti debbano comunque contemporaneamente sussistere affinché le stazioni appaltanti possano legittimamente utilizzare i metodi e gli strumenti specifici.

Tra gli adempimenti, i primi due - piano di formazione e piano strumenti hardware-software - sono rimasti inalterati nella bozza di Regolamento (art. 82, c. 2).

Viene invece implementata la disposizione relativa all’atto organizzativo. Nel DM esso aveva sinteticamente il compito di esplicitare “il processo di controllo e gestione, i gestori dei dati e la gestione dei conflitti”.

Nella bozza di Regolamento viene ulteriormente precisato che il processo di controllo e gestione, deve riguardare le “singole fasi della procedura”, ponendo quindi l’attenzione – anche sotto il profilo informativo - al progressivo svilupparsi per fasi del progetto e del relativo procedimento amministrativo.

L’atto organizzativo, puntualizza poi la bozza, è “composto da documenti che dettagliano i requisiti informativi della stazione appaltante o dell’amministrazione concedente”. La modifica sembrerebbe rafforzare la consapevolezza e la maturità digitali richieste alla stazione appaltante nella gestione di metodi e strumenti, tanto che è già l’atto organizzativo - ancora prima del capitolato informativo di gara - a definire i “requisiti informativi” della pubblica amministrazione.

La conseguenza di questa impostazione è che, a sua volta, il capitolato informativo di gara dovrà indicare i requisiti informativi “in coerenza con l’atto organizzativo” (art. 82, c. 4).

L’interoperabilità

L’art. 82, c. 3, riproduce i contenuti dell’art. 4 del DM 560/2017, mantenendo il concetto di interoperabilità come caratteristica delle piattaforme utilizzate dai metodi e strumenti elettronici al fine di non condizionare la modellazione e la gestione informativa al ricorso a predeterminati formati proprietari, e per evitare conseguentemente l'utilizzo esclusivo di applicazioni tecnologiche commerciali individuali specifiche.

Probabilmente sarebbe risultato necessario meglio chiarire il concetto di “piattaforma interoperabile” in relazione all’ambiente di condivisione dei dati (ACDat) all’interno del quale si svolgono i flussi informativi che riguardano la stazione appaltante e il relativo procedimento.

Capitolato informativo, offerta e piano di gestione informativa

Occorre ricordare che le norme UNI 11337 distinguono tra:

  • capitolato informativo, che riporta i requisiti informativi specificati dal committente;
  • offerta per la gestione informativa: è la risposta dei possibili affidatari al capitolato informativo;
  • piano per la gestione informativa: è l’integrazione tra il capitolato informativo e l’offerta dell’aggiudicatario, destinato a regolare il rapporto contrattuale.

Il DM 560/2017 – a differenza delle citate norme UNI -  definisce invece solo il capitolato informativo (art. 7) e il piano di gestione informativa (art. 2, lett. g). Manca cioè nel DM la definizione di “offerta per la gestione informativa”, anche se il provvedimento ministeriale indica con la dizione “piano di gestione informativa” il documento redatto “al momento dell’offerta e dell’esecuzione del contratto”, lasciando così intendere che la definizione di piano comprendesse anche l’offerta.

Vediamo le novità della bozza di Regolamento rispetto a questi documenti. [...]

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