Il Decreto Rilancio & l'Edilizia: e se fosse un nuovo Rinascimento?

DECRETO RILANCIO, considerazioni a latere 

E’ emerso dai dolori e dalle solitudini che la pandemia di Covid19 ha provocato nella assurda primavera italiana 2020 e vuole essere uno dei (pochi) rimedi alla crisi economica conseguente al lockdown e alla forzata inattività lavorativa, per rendere meno grigio quell’autunno che probabilmente ci aspetta. Ma potrebbe essere anche di più. Molto di più. 

Non è mia intenzione analizzare il corposo DL 19 maggio 2020 n. 34, e neppure spiegare punto per punto quanto contenuto negli articoli 119, 120 e 121 inerenti l’edilizia, cosa che molti hanno fatto e stanno facendo con maggior autorevolezza e competenza. Vorrei invece condividere alcune considerazioni che scorrono, carsicamente e con lentezza, dentro e fuori questi tre articoli del decreto. 

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Alcune buone ragioni perchè possa diventare un nuovo Rinascimento

Una scelta coraggiosa. Dopo il lockdown era necessario fare ripartire la filiera dell’edilizia, che già prima non godeva di ottima salute, e il DL Rilancio si propone di farlo lanciando una proposta coraggiosa e molto intrigante: un piano dal sapore keynesiano con il quale lo stato italiano finanzia l’ammodernamento, la messa in sicurezza statica e sismica, l’efficientamento energetico e la riqualificazione estetica del proprio patrimonio immobiliare affidando ai propri cittadini, alle imprese private, alla propria forza lavoro il compito di farlo concretamente. E’ una scelta coraggiosa; coraggiosa perché ha evitato la facile scorciatoia populista di fare soldi con i condoni, quei condoni che hanno deturpato l’Italia intera; e coraggiosa perché mette i soldi in mano ai cittadini, tanti e subito, in modo da renderli protagonisti e non spettatori di un cambiamento che deve partire dal basso, come dal basso sono nati i nostri centri storici che sono diventati un patrimonio universale di bellezza ed armonia.    

Come in un cruciverba. Il DL Rilancio ha saputo coniugare e incrociare sapientemente fra loro necessità diverse ma tutte drammaticamente attuali: il surriscaldamento globale e la conseguente crisi ambientale; la necessità di diminuire la quantità di energia utilizzata e di azzerare l’uso di fonti energetiche fossili; il cambio di paradigma del nostro modello di sviluppo economico e sociale verso un modello ecosostenibile, ad energia quasi zero e inclusivo; la necessità di rinnovare il nostro patrimonio immobiliare per renderlo sismicamente sicuro e energeticamente efficiente, costruito con materiali ecocompatibili; il rilancio dell’economia a partire dal settore dell’edilizia che, abbandonando finalmente il sentiero miope della rendita immobiliare, possa diventare un settore trainante per la ricerca e l’innovazione progettuale e tecnologica. 

In Europa a testa alta. Purtroppo spesso ci sentiamo (lo siamo?) piccoli in Europa, inadeguati, sempre un passo indietro. Sfruttando appieno le potenzialità contenute nel DL Rilancio potremmo invece diventare un esempio da imitare: una nazione che ha saputo rinnovarsi per reinventarsi ad energia zero, antisismica, con quartieri finalmente belli e curati. L’edilizia sicura ed efficiente, specie nel campo della riqualificazione del patrimonio esistente, rappresenta un mercato ad altissima professionalità, con tecnologie innovative e con ottimi riscontri economici: questa stagione di rinnovamento potrebbe diventare lo stimolo per fare ricerca, per studiare soluzioni e prodotti, per diffondere un nuovo sapere e aggiornare il knowhow delle nostre imprese e aziende. E dimostrare ai nostri partner europei che sappiamo investire anche le risorse che ci metteranno a disposizione in modo efficiente e fruttuoso.

Un percorso virtuoso. Il combinato degli artt. 119, 120 e 121 crea questo percorso virtuoso: 1) dispone rilevanti e proporzionati incentivi economici ai cittadini (con modalità diverse tali da non escludere nessuno) per incentivarli ad operare un profondo efficientamento energetico dei loro edifici esistenti. 2) La diminuzione dell’energia è proprio la grande sfida che l’umanità si trova ad affrontare per potersi garantire un futuro perché lo spreco energetico è la causa principale del cambiamento climatico in atto e delle difficoltà economiche italiane ed europee (vedi COP di Parigi e Green Del europeo). 3) Con un buon progetto di riqualificazione energetica si può ridurre del 90% il fabbisogno energetico per il riscaldamento ed il raffrescamento degli edifici esistenti per poi utilizzare solo energia rinnovabile (fotovoltaica o eolica) per coprire il fabbisogno residuo. 4) Questo significa tagliare del 40-50% l’energia che consumiamo in Italia e, oltre al notevole risparmio economico, dimezzare le emissioni di CO2 prodotte dalla combustione dei carburanti fossili. I risultati di questo percorso virtuoso sono molteplici: la diminuzione dell’effetto serra antropico che provoca l’innalzamento della temperatura del pianeta e i conseguenti cambiamenti climatici; la realizzazione di case più efficienti e con maggior comfort abitativo; l’occasione di lavoro qualificato e di innovazione tecnologica per la filiera dell’edilizia che rimane un settore trainante dell’economia. 

Ristrutturare, una mossa intelligente. L’obiettivo del DL Rilancio è la ristrutturazione dei fabbricati esistenti e questo ha una duplice valenza: la gente potrà continuare a vivere nella propria casa, nel proprio borgo o nella propria città che nel frattempo si saranno rinnovati e abbelliti e, aspetto importante, si potrà evitare di consumare altro suolo agricolo. Ristrutturare vuol dire anche migliorare il comportamento strutturale dell’edificio nei confronti del sisma, pertanto sarà bene che il team di progettazione verifichi anche la possibilità di effettuare la ristrutturazione nella sua globalità: efficienza e sicurezza. Sarà importante anche sfruttare le possibilità connesse, sia in termini energetici che in termini di sicurezza sismica, alla Ristrutturazione Ricostruttiva, ossia alla possibilità di demolire e ricostruire un edificio quando questa operazione risulta più conveniente e sicura.

Progettare la qualità, senza scorciatoie. Il DL Rilancio pone tre paletti: dispone, giustamente, di finanziare solo quegli interventi che garantiscano una effettiva, consistente e dimostrabile diminuzione del fabbisogno energetico e pone come metro di giudizio il salto di due classi energetiche così come individuate sull’Attestato di Prestazione Energetica (APE); dispone che tutti gli interventi da effettuarsi per ottenere tale risultato siano trainati principalmente dall’efficientamento dell’involucro; chiede, infine, che i materiali utilizzati siano conformi alla normativa sui CAM (Criteri Ambientali Minimi). Con l’introduzione del concetto di nZEB (edifici ad energia quasi zero) la Comunità Europea prima e lo stato italiano poi, hanno consegnato le chiavi del futuro ai progettisti che già possedevano quelle della sicurezza statica e sismica del territorio. Il ruolo del progetto e dei progettisti è diventato sempre più determinante ed è affidato a loro il compito di percorrere la strada della qualità costruttiva ed abitativa per ottenere il meglio da questo intenso sforzo economico che interessa l’intero Paese. Non sono ammesse scorciatoie. Per arrivare all’obiettivo del salto di due classi si possono prendere diverse strade. Alcune di queste sono virtuose e vanno percorse. Altre sono scorciatoie che impiegano inutilmente i fondi messi a disposizione e creano illusioni. Il progettisti dovranno fare tesoro degli studi, delle ricerche e delle innovazioni che negli ultimi vent’anni sono stati realizzati e proposti in convegni, corsi e seminari da Enti all’avanguardia come l’Agenzia CasaClima, il Passivhaus Institut, l’ANIT. 

Più realisti del re. Le indicazioni di Legge vanno rispettate ma non subite passivamente. E’ importante coglierne la ratio per poi cercare strade più efficaci per raggiungerla. Ad esempio il parametro dell’efficienza energetica legato al salto di due classi energetiche nell’APE non è così efficace come sembra. Se l’obiettivo della legge è diminuire il fabbisogno energetico allora sarebbe più corretto intervenire sul parametro Prestazione energetica del fabbricato invernale ed estiva, diminuendolo, invece del parametro Prestazione energetica globale non rinnovabile Ep,gl,nren.  Quest’ultimo parametro, infatti, racchiude molti aspetti diversi dell’edificio e ragiona sul fabbisogno di energia non rinnovabile inteso non in senso assoluto ma in relazione ad un edificio virtuale di riferimento, quasi un avatar virtuoso. Questo parametro non rende bene né il concetto di efficienza né di risparmio.  Pertanto un progettista nello sviluppo del soluzioni progettuali dovrebbe sì ottemperare ai requisiti normativi (doppio salto di classe APE) ma dovrebbe nel contempo verificare che la soluzione assicuri effettivamente una basso fabbisogno energetico, seguendo ad esempio le indicazioni contenute nei protocolli di qualità indicati sopra. Altri aspetti che il progettista dovrebbe tenere in considerazione, seppur non previsti dalla norma in forma cogente, sono la progettazione dell’ermeticità da assicurare all’edificio, ossia la tenuta all’aria sul lato interno e la tenuta al vento e alla pioggia sul lato esterno e la corretta ventilazione degli ambienti. Questi due parametri incidono in maniera determinante sull’efficienza energetica e, soprattutto, sul comfort abitativo. 

CAM, materiali ecosostenibili, economia circolare. Ad alcuni il richiamo ai CAM è sembrato un po’ forzato e molto dispendioso. Anche se in sede di conversione in legge del DL potrebbe cambiare qualcosa su questo punto, ritengo che comunque, d’ora in poi, vada data priorità all’utilizzo di materiali che si inseriscano nel circolo virtuoso dell’ecocompatibilità e dell’economia circolare. Una progettazione di qualità deve prendere in considerazione anche il prima e il dopo di un materiale non solo l’adesso. E imparare ad utilizzare solo prodotti con regolare marcatura CE, provvisti di DOP (Dichiarazione di Prestazione) chiari ed esaurienti, che facciano riferimento a norme armonizzate europee o a ETA pertinenti. Ed evitare le invitanti ma pericolose scorciatoie proposte da sedicenti materiali miracolosi. L’intera filiera dell’edilizia (produttori, imprese, ditte, installatori, lavoratori) troverà giovamento da questa fase solo se sarà stimolata dai progettisti e dal mercato alla ricerca, all’aggiornamento, all’innovazione. E questa ricostruzione dell’Italia può diventare l’occasione per voltare finalmente e decisamente pagina.

Energia da FV e accumulo. Un edificio ben ristrutturato con un fabbisogno energetico (e con il corrispondente carico termico) decisamente basso può permettersi di scaldarsi e di raffrescarsi utilizzando impianti a bassa potenza alimentati dai pannelli FV, che garantiscono energia elettrica effettivamente pulita e rinnovabile. L’art. 119 prevede la chiusura del circolo virtuoso (prima riduzione del fabbisogno e poi l’alimentazione pulita e rinnovabile) con il finanziamento di un impianto FV e, opportunamente, del sistema di accumulo. Una valida progettazione nZEB non può esimersi dall’installare un sistema di accumulo ben dimensionato che permetta di ovviare alla storica défaillance del FV delle ore senza sole.    

Ognuno faccia la sua parte. Le modalità di finanziamento degli interventi prevedono tre modalità operative: la detrazione in cinque quote annuali di pari importo, la cessione del credito ad un concessionario e la cessione del redito sotto forma di sconto in fattura al fornitore. Dati gli importi in gioco probabilmente ci sarà largo impiego delle due ultime modalità e ciò chiamerà in causa imprese, banche, istituti di credito, finanziarie. Per arrivare all’obiettivo proposto dal DL Rilancio, ossia una nuova Italia, efficiente, sicura e solidale, è necessario che ognuno faccia, bene e civilmente, la propria parte. E’ un’occasione da non perdere.