Il COVID-19 riscopre l'importanza di una progettazione ergonomica della casa

Un risvolto positivo della tragedia sanitaria, sociale ed economica che ci ha colpito è quello di aver riscoperto una parola che sembrava scritta e perduta o, meglio, inventata per pochi addetti alla materia: ergonomia.

Oggi questo argomento è tornato prepotentemente nel discorso pubblico, pronunciato con sempre maggiore intensità da quando è terminato il lockdown e le attività pian piano si sono mosse verso la totale riapertura.

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Che cosa è l'ergonomia

L’ergonomia è una disciplina scientifica che nasce da molto lontano. Il termine deriva dalle parole greche “ergon”, lavoro, e “nòmos”, legge, e può essere definita in maniera molto semplificata come la disciplina che studia l’uomo nel suo ambiente lavorativo.
La sua applicazione ha determinato già a partire dagli anni ‘40 tanti cambiamenti e miglioramenti non solo negli ambienti di lavoro, ma, estendendo il suo campo di applicazione alla vita quotidiana e al tempo libero, anche nel complesso alle città stesse. L’obiettivo dell’ergonomia è stato sempre quello di cercare di armonizzare l’interazione tra gli uomini e gli oggetti che li circondano, in termini di bisogni, capacità e limitazioni.

Lo scopo principale dell’ergonomia applicata al posto di lavoro è aumentarne il confort e la sicurezza, incentivando l’efficienza dei lavoratori inseriti in perfetta armonia nell’ambiente circostante. Proprio in questa ricerca di equilibrio si intravede una disciplina volta alla prevenzione in tutte le sue forme, che inserisce l’uomo, con la sua razionalità e le sue paure, al centro del suo ambiente di lavoro. 

Come si colloca, dunque, l'ergonomia nella lotta contro il COVID-19?  

A partire dalla fine di febbraio 2020, la progettazione di un ambiente lavorativo per individui che manifestino paura o ansia per quanto sta accadendo, ha determinato una nuova concezione dello spazio lavorativo, che si tratti di nuova progettazione o di rimodulazione dello spazio esistente per rispettare i requisiti di distanziamento sociale prescritti per la prevenzione del contagio.

In quest’ottica l'ergonomia può essere la giusta chiave per il successo della riapertura di un posto in cui il lavoratore possa sentirsi più sicuro. Tra gli aspetti da considerare a livello ergonomico vi è senza dubbio il corretto equilibrio tra “l’uomo, la macchina e l’ambiente lavorativo”, al quale oggi la pandemia ha aggiunto un vincolo da valutare: la distanza interpersonale. 

Questa non è mai stata considerata in fase progettuale, sempre nel rispetto delle leggi in vigore, in quanto queste prescrivevano esclusivamente il rispetto delle dimensioni minime delle postazioni di lavoro e non della distanza tra individui. Questo ad eccezione di determinati ambiti lavorativi, dove la concreta pericolosità di una attività rispetto ad un’altra, o l’utilizzo di una macchina o di una attrezzatura nelle vicinanze, hanno fatto sì che l’aspetto “distanza interpersonale” fosse considerato determinante in fase di progettazione. 

Studiosi americani rappresentavano la mancanza di “armonia” in termini ergonomici con una stanza dove da un lato vi è la postazione di lavoro “ergonomica” di un falegname e dell’altro la postazione “ergonomica” di un videoterminalista. Nonostante l’ergonomia delle singole postazioni, mancava l’ergonomia dell’ambiente lavorativo, in quanto non vi erano euritmia ed equilibrio tra le due attività. Ognuno dei lavoratori, in effetti, avrebbe risentito di questa disomogeneità sia a livello di concentrazione che di produttività, e questo avrebbe implicato una mancanza di ergonomia del sistema. 

La nuova “distanza interpersonale” cambia la nostra concezione di spazio a disposizione della persona

Dunque, parlare in fase progettuale del rispetto della “distanza interpersonale”, vincolandola ad una misura precisa, ha certamente modificato la nostra concezione di spazio a disposizione della persona; non in termini di convivenza di attività vicine, e quindi di mancanza di armonia tra lavorazioni differenti, ma in termini di dimensione sicura dello spazio di lavoro. Proprio questa nuova concezione, con la turnazione o la possibilità di lavorare in modalità di home-working, ha ridotto in molti casi il numero delle postazioni di lavoro in determinati ambienti lavorativi e questo ad indubbio vantaggio dell’ergonomia, incrementando la produttività, il comfort ed il benessere personale. 

Concetto leggermente differente, per chi si è ritrovato improvvisamente a lavorare da casa con spazi limitati, anche a livello di servizi e spazi condominiali, che non erano stati ideati per una attività lavorativa continuativa; dovendo, tra le altre cose, conciliare e ricercare un’armonia con soggetti appartenenti ad altre “aziende”, portatori di esigenze differenti e opposte alle proprie, chiamati “familiari”.

Improvvisamente ci si accorge di come sia fondamentale concepire un ambiente domestico differente, dove oltre a immaginare una vita familiare privata, si debba immaginare uno spazio dedicato al raccoglimento ed al lavoro individuale, che possa “aprirsi” al pubblico in occasione di videochiamate e call conferences. 

Home working: si scoprono i difetti della casa

Quando la casa è vissuta giorno dopo giorno, senza interruzione di continuità, adattando e condividendo lo spazio domestico a diverse funzioni, emergono i difetti che prima si ignoravano, dalla rumorosità dei vicini, alla mancanza di luce naturale, ad un numero di stanze proporzionato al numero di familiari. E da qui, l’importanza e la centralità di una progettazione ergonomica di una casa, con uno spazio lavorativo che possa essere consono allo home-working.  

Se negli ultimi anni la progettazione dell’ergonomia si è concentrata per rendere gli uffici adatti sia al lavoro che alle relazioni, in funzione di un migliore bilanciamento tra la vita privata e la vita lavorativa, tra la produttività ed il confort, ora è il momento di fare lo stesso all’interno delle proprie case, nel momento in cui tante grandi aziende, nel periodo covid-19, hanno visto nello home-working una valida soluzione per continuare a lavorare senza fermare la propria produzione.

Attrezziamoci per progettare un futuro ergonomico, fuori dai consueti spazi lavorativi, perché questo vorrà dire fare prevenzione ed aumentare ovunque la propria sicurezza.

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