Nel vivo reinventing Cities, il bando internazionale per le città del domani

Sono stati selezionati da poco i progetti finalisti della seconda edizione della competizione denominata “Reinventing Cities”, il bando internazionale indetto dal Gruppo C40 che prevede, in 12 tra le città più importanti al mondo, per l’alienazione di siti urbani dismessi o degradati da destinare a progetti innovativi di rigenerazione ambientale e urbana, nel rispetto dei principi di sostenibilità, resilienza e riduzione delle emissioni di CO2.

Alcune delle procedure, tra cui quella relativa a Piazzale Loreto a Milano, stanno entrando ora nel vivo. La selezione le progetto vincitore si concluderà entro marzo 2021.

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Cos’è il progetto Reinventing Cities

Il Gruppo C40 (Cities Climate Leadership Group), fondato nel 2005, è un forum che raccoglie le città che intendono condividere strategie per la riduzione delle emissioni di carbonio e stimolare un’azione globale contro il cambiamento climatico. Ad oggi, il C40 raduna quasi 100 tra le città più importanti al mondo (in Italia ne fanno parte Milano – con ruolo di steering committee al pari di Londra, Copenaghen e Stoccolma in Europa – Roma e Venezia), conta circa 700 milioni di iscritti e rappresenta un quarto dell’economia globale.

Nella prima edizione della competizione Reinventing Cities, iniziata nel 2017 e conclusa nel 2018, hanno partecipato 10 città, con 20 siti prescelti (4 solo a Milano, tra cui l’area dello Scalo Greco-Breda, le Scuderie de Montel, Doria, e Serio).

Nella seconda edizione, avviata a inizio 2020 e che si concluderà nel 2021, sono presenti 12 città di tutto il mondo (Città del Capo, Chicago, Dubai, Houston, Madrid, Milano, Montreal, Reykjavík, Rio de Janeiro, Roma, San Francisco, Singapore), 25 siti in competizione (7 solo a Milano: Piazzale Loreto, il nodo di interscambio Bovisa, lo scalo ferroviario di Lambrate, aree in via Monti Sabini e a Crescenzago, l’area dell’ex Macello e le Palazzine Liberty di viale Molise).

 

Perché è interessante il progetto Reinventing Cities e cosa ci insegna

La metodologia perseguita nel progetto internazionale Reinventing Cities ci insegna due cose importantissime:

  1. come gestire la complessità nell’ambito di una procedura competitiva di caratura internazionale senza affogare nella burocrazia;
  2. come far entrare la qualità, e il benessere sociale e ambientale, nei disegni di sviluppo urbano combinando innovazione e iniziativa imprenditoriale e partecipazione pubblica.

Sul primo punto, la prassi internazionale ci insegna a sburocratizzare le procedure: il bando è una procedura bifasica (c’è prima una raccolta di manifestazioni di interesse e poi una raccolta di offerte dei soli concorrenti selezionati in esito alla prima fase), che punta sulla sostanza; poche pagine per raccogliere le manifestazioni di interesse e sollecitare il mercato, chiarendo gli elementi che il progetto Reinveting Cities vuole valorizzare, e cioè, alla fine, quelli che oggi sono i punti di forza del Green New Deal: la vivibilità degli spazi verdi, la possibilità di godere di spazi aperti, condivisi e accessibili a tutti, la predisposizione di sistemi per la riduzione della produzione di CO2, la pedonalizzazione, la mobilità sostenibile, e così via.

 

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Sui formalismi, prevale la definizione di obiettivi, generali e speciali, riassunti nelle cosiddette 10 sfide stabilite, per tutti i progetti, per tutte le città, dal C40, che riguardano principalmente tre ambiti: carbon impact (efficienza energetica, mobilità a bassa emissione etc.), resilienza e sostenibilità (gestione sostenibile delle risorse idriche e dei rifiuti, biodiversità e riforestazione), e impatto sociale (azioni inclusive, benefici sociali e impegno della comunità).

Questo modo di strutturare la procedura di selezione è frutto di una buona prassi internazionale che standardizza le procedure, favorendo concorrenza, intellegibilità e semplificazione.

Lo standard così delineato garantisce la più ampia partecipazione alla gara e sono ridotte al minimo le ipotesi di esclusione dei partecipanti e i contenziosi.

Sul secondo punto, la prassi internazionale ci insegna ad introdurre il dialogo con i concorrenti nella fase della selezione: la procedura che porta alla selezione del progetto di sviluppo non è basata sul sistema dell’offerta chiusa – come invece avviene nella stragrande maggioranza delle gare locali e nazionali – ma sul dialogo delle singole amministrazioni con i candidati, in modo che siano confezionati progetti che tengano conto delle esigenze di interesse pubblico.

Si tratta, in pratica, di strutturare una vera e propria partnership tra pubblico e privato. Non c’è paura di favorire condotte anomale o intrecci illeciti, c’è l’energia positiva della collaborazione affidata al dialogo costruttivo tra le parti.

 

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