Geologia ADDIO

Viaggio nella professione di Geologo attraverso l'esperienza personale di Vittorio D'Oriano, che di geologia ne "ha masticata in questi anni"  


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Pochi giorni fa ho festeggiato il mio sessantanovesimo compleanno e, come si dice almeno dalle mie parti, sono entrato nel settantesimo anno di vita.

Inevitabile per me guardare un po’ indietro se non proprio per tracciare un bilancio almeno per ricordare ciò che è stato. Altrettanto inevitabile ripercorrere la mia storia personale con quella che è stata la mia professione: ero geologo. 

Credo che il mio primo contatto con la materia mi sia stato dato dalla professoressa di scienze che ebbe il merito di incuriosirmi. Nel 1966, avevo 15 anni e vissi l’alluvione di Firenze; fu li che presi la decisione di interessarmi a quelle che oggi si chiamano scienze della terra? Sinceramente non ricordo ma quando di li a 4 anni, quando dovetti decidere a cosa iscrivermi all’università, non ebbi dubbi e pur non sapendo nulla di cosa in effetti fosse la geologia, mi iscrissi proprio a quel corso di laurea. E ne venni fuori 4 anni e sei mesi dopo. Un po’ di collaborazione con uno dei pochi studi professionali allora esistenti nella mia città in attesa del militare e poi la scelta di andare all’estero dove ho passato qualche tempo a cercare acqua, oro, a fare prove idrauliche su fiumi e altro ancora.

La geologia allora, parlo della seconda metà degli anni ’70 era poco nota e pochissimi erano coloro che l’avevano scelta come professione.

In fin dei conti la legge recante disposizioni a tutela del titolo e della professione era solo del febbraio 1963. Solo otto mesi prima era avvenuta l’immensa e ormai quasi dimenticata tragedia del Vajont in cui, nel bene e nel male, la geologia c’entra eccome! E purtroppo, nel bene e nel male c’entrano geologi i cui nomi hanno segnato la preparazione e la vita professionale di noi giovani.

La professione non era quella di adesso...

... già all’Università era praticamente proibito parlare di professione sebbene nel corso di laurea ci fossero insegnamenti come geologia applicata, idrogeologia o geotecnica, e tanto meno laurearsi con tesi puramente applicative. Io stesso credo di essere stato il secondo laureato con tesi applicativa della mia università ma dovetti dividere la tesi in due parti la prima di geologia generale con ricostruzione dell’ambiente di sedimentazione dei litotipi presenti nell’area e la seconda più propriamente tecnica con caratterizzazione geotecnica dei tipi presenti nell’areale di tesi tramite campionamento e prove di laboratorio e con la redazione di un primo abbozzo di carta geotecnica dei terreni.

I geologi dediti esclusivamente alla libera professione erano pochissimi, i più insegnavano e facevano la professione a mezzo servizio con altri lavori. Io appartengo perciò a quella generazione, allora giovane, che scelse la strada più ardua, quella della libera professione.

Le due diverse idee di "geologo"

E la mia avventura professionale è andata di pari passo con l’impegno nelle istituzioni professionali di allora, parlo del Consiglio Consultivo Regionale e poi dell’Ordine Regionale. Questo perché anche allora vi erano, in estrema sintesi, due linee di pensiero diametralmente opposte: la prima che voleva il geologo consulente di altre più note e diffuse professioni con molte chiacchiere e poca responsabilità, l’altra che voleva un professionista che, consapevole del ruolo della geologia nella vita delle persone e delle comunità, voleva una professione veramente riconosciuta da tutti, società e istituzioni pubbliche.

Furono anni di grande battaglie per imporre questa seconda visione non soltanto all’interno della categoria ma nella società. Anni per me di formazione professionale e ”politica” che ho percorso con colleghi che appartengono ormai alla storia di questa bella professione troppo poco ricordati, troppo presto dimenticati. Professionisti preparati e grandi uomini. E io ho avuto la fortuna di “rubare” a piene mani dal loro esempio.

Credo perciò di essermi conquistato sul campo il diritto di parlare di questa nostra stupenda professione che oggi, 2020, dopo un periodo di crescita incredibile, sta vivendo, io credo, il peggiore periodo della sua non lunga storia.

La spinta propulsiva fatta di idee, valori e di etica vera e non parolaia appare esaurita e mortificata.

C’è stato un tempo in cui i geologi e le scienze della terra si sono imposti, nonostante l’esiguità dei numeri, all’attenzione delle istituzioni nazionali o locali e soprattutto alla pubblica opinione. Quel traguardo, per nulla scontato, che non era un punto di arrivo ma di partenza, fu raggiunto per la lungimiranza, la visione politica, la preparazione, la caparbietà e la determinazione di pochi. E non si pensi che questa politica non fosse osteggiata non solo da altre più storiche professioni ma anche dall’interno della stessa categoria.

Oggi chi fa la professione la fa grazie a queste persone. 

Da qualche anno ormai le conquiste raggiunte faticosamente si stanno inesorabilmente assottigliando riducendo e di molto il mercato del lavoro delle nuove generazioni. 

C’è qualcuno che sente parlare di geologi e geologia?

La geologia professionale sembra votata all’estinzione. E’ vero che negli ultimi anni si sono affacciate nel panorama professionale, con il proliferare di lauree omologhe, altre professioni che in qualche modo occupano un qualche spazio nel campo che fu totalmente nostro ma è altrettanto vero che questa realtà è frutto soprattutto, se non esclusivamente, dell’insipienza del gruppo dirigente che si è cullato, inopinatamente, nella posizione raggiunta riuscendo solo a fare grandi proclami ma cedendo inesorabilmente terreno ad altre professioni.

Non ho i dati delle iscrizioni al corso di laurea, qualsiasi siano mi chiedo quanto ci metteranno i giovani a comprendere che questa professione non sembra avere prospettive. La presunzione di pochi ma anche il disinteresse di molti l’hanno condannata all’estinzione.

Mi auguro ovviamente che così non sia e che esca presto qualcuno che, consapevole del ruolo della geologia nella società moderna, riprenda senza personalismi idioti, la spinta propulsiva degli anni ’70 con grande vantaggio di tutti, anche di quelli che non riescono o non vogliono impegnarsi preferendo delegare.

A me ed alla mia generazione rimane da una parte la soddisfazione di aver creato la professione ma anche il rimpianto delle cose incompiute.