Superbonus, Logiche Circolari e Politiche Digitali

Il cosiddetto Superbonus può essere considerato sotto molteplici punti di vista, di cui il più evidente riguarda, anzitutto, la possibilità di valorizzare, in termini di capienza fiscale, in qualità di committente/beneficiario, un investimento realizzato con mezzi propri, usufruendo della detrazione fiscale oppure, nel caso più probabile, di trarne un vantaggio con una relativa onerosità, cedendo il credito fiscale a un soggetto finanziario, eventualmente connesso al digital marketplace dei crediti fiscali sorgente, oppure come sconto in fattura al fornitore.

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Piattaforme digitali e incentivi fiscali per il benessere e la sicurezza degli edifici

Di fatto, il provvedimento, noto come «110%», essendo inteso, sia pure impropriamente, in termini di «gratuità», sta divenendo estremamente popolare tra i cittadini e, al contempo, sia pure in senso non letterale, pare possedere le stesse potenzialità, evocative e pratiche, che per il settore manifatturiero ha rivestito l’iniziativa denominata «I40».

Nella realtà, a prescindere da una distribuzione di responsabilità da taluni osservatori giudicata poco equilibrata tra le sfere degli universi finanziari, tecnici e professionali, l’obiettivo della natura originaria del dispositivo riguardava due tematiche cruciali: la decarbonizzazione dell’ambiente costruito, legata al cambiamento climatico, oltreché al miglioramento sismico, e la riconfigurazione del settore della costruzione, quantunque non nel senso esplicito della digitalizzazione.

Atteso, tuttavia, che gli esiti delle azioni sopraddette abbiano, tanto in quanto a risparmi economici sui consumi energetici quanto in relazione alla sicurezza dei residenti, ripercussioni di lungo periodo, resta da osservare che la percezione del cittadino, proprietario o condomino che sia (nonché cliente di istituti di credito, compagnie assicurative e multi utility), si incentra principalmente sulla conformità amministrativa (gli sportelli unici dell’edilizia privata sono progressivamente sollecitati per l’accesso agli atti), sull’innalzamento delle classi prestazionali (tra APE originarie, convenzionali e finali), sulla esecuzione dei lavori.

Di conseguenza, di là di una certa sostanze, il ciclo di vita del cespite immobiliare residenziale non emerge pienamente quale fattore che caratterizzi l’oggetto dell’intervento, ma anche che lo trascenda temporalmente.

Se, peraltro, i criteri minimi, tra gli altri, figurano esplicitamente nel disposto, non altrettanto si potrà dire, in maniera diretta per la digitalizzazione (dalla modellazione informativa alla gestione digitale del cantiere, edile e impiantistico) e per la circolarità (anche se, ovviamente, richiamata dalla life cycle analysis).

Queste annotazioni non sono, peraltro, secondarie laddove, da un lato, ad esempio, il digital logbook sembra, per la Commissione Europea, una sfida cruciale per il Green Deal comunitario, e, da un altro lato, la renovation risulta essere uno dei grandi obiettivi della Recovery and Resilience Facility.

Per queste ragioni, appare rilevante l’esigenza, coinvolgendo, tra gli altri, gli enti locali, di attribuire, per l’opinione pubblica, alle incentivazioni fiscali, ordinarie e straordinarie, un significato strategico, anche in funzione dei piani di azione per l’energia sostenibile.

Al contempo, per il decisore politico, le istanze ambientali e circolari si accostano anche alla aspettativa nutrita dall’essenza multi-disciplinare del provvedimento, che coinvolge sia i servizi professionali tecnici (attestazione di prestazione energetica, progettazione esecutiva, direzione dei lavori, asseverazione) sia quelli non tecnici (dalla revisione giuridico contrattuale al visto di conformità) sia, infine, le attività imprenditoriali (dalla posa del cappotto o del serramento all’installazione della caldaia o del pannello solare, ma anche degli smart device).

Tutto ciò, infatti, sta innescando la costituzione di reti, più o meno informali, tra liberi professionisti del settore tecnico e di quelli giuridico amministrativi, produttori, distributori, costruttori e installatori, che si situano accanto alle attività di general contracting avviate dalle multi utility e dai financial arranger.

A una osservazione disincantata, potrebbe, invero, accadere che laddove politiche industriali rivolte alla rivisitazione volontaria dell’assetto del settore (attinenti a notevole frammentazione, forte conflittualità, scarso industrialesimo, elevata improduttività, modesta reputazione), abbiano fallito, una circostanza «involontaria» possa, al contrario, parzialmente riuscirvi, anche col supporto delle rappresentanze professionali e imprenditoriali.

Certo, in apparenza, la dimensione digitale dell’operazione si esplicita principalmente attraverso le piattaforme digitali utilizzate dalle società di auditing e dai digital marketplace per i crediti fiscali promossi  da istituzioni finanziarie, tanto che, i soli Digital Survey e Building Information Modeling, applicati agli edifici mono- o bi-familiari appaiono ipotesi piuttosto accademiche.

Nelle prassi, il prototipo di piattaforma digitale per la vita condominiale, originariamente incentrato su riqualificazione energetica e miglioramento sismico tramite soluzioni «intelligenti» denominata ELISIR, promossa dall’Università degli Studi di Brescia con importanti partner accademici, formativi, industriali e finanziari, oppure lo stesso cappotto (ETICS) sensorizzato e connesso messo a punto dall’ateneo bresciano in collaborazione con un grande produttore internazionale per smart contracting e blockchain, sottolineano come alla manovra di rilancio occorra conferire aspetti decisivi valoriali e sottolineare che circolarità e digitalizzazione siano elementi di abilitazione della nuova generazione del settore dell’ambiente costruito.

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