Peisino: se i direttori dei lavori facessero la loro parte, il prezzo dei calcestruzzi aumenterebbe da solo

COVID o non COVID è indubbio che la filiera del calcestruzzo dalla crisi del 2008 non ha saputo trovare le soluzioni per rigenerarsi. Produzione media per impianto al limite della sopravvivenza, prezzi del calcestruzzo senza margini, certificazioni obbligatorie che non fanno selezione, controlli in cantiere con criteri vetusti e spesso non eseguiti. Con INGENIO CA stiamo cercando di comprendere di più questi scenari attraverso numerose interviste. Oggi intervistiamo Vincenzo Peisino, titolare della F.P. BETON srl di Cherasco, che opera in Piemonte.

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La "qualità" del calcestruzzo deve essere intesa a 360 gradi

Andrea Dari.

Caro Vincenzo, come ha reagito il mercato dell’edilizia al periodo di lockdown ? È stato possibile recuperare i volumi persi ? Si è trattato in genere del completamento di opere già iniziate o programmate prima dello stop o di nuove opere ?

Vincenzo Peisino.

Siamo ripartiti da dove di avevano interrotto. I metri cubi persi non sono stati a causa del COVID19, ma di alcuni concorrenti che, nonostante la shiusura, si sono ingegnati a servire clienti che non volevano saperne del lockdown.

 

Andrea Dari.

Oggi si parla spesso di qualità del calcestruzzo, ma quasi mai si specifica cosa si intenda con questo termine “di qualità”. Per voi, in termini concreti, cosa significa poter essere definiti come fornitore di qualità ? Ed è solo un problema di prodotto ?

Vincenzo Peisino.

Penso che la "qualità" del calcestruzzo vada intesa a 360 gradi, cioè sia attraverso il prodotto in sè, ma anche attraverso il servizio e l'assistenza che un produttore deve sapere dare al proprio cliente. Aggiungere anche fornitore "affidabile", termine poco usato ma che racchiude in sè tutte le "qualità" sopra citate.

 

Andrea Dari.

L’innovazione corre anche nell’ambito del calcestruzzo. Oggi è possibile realizzare calcestruzzi autoriparanti, autocompattanti, drenanti, fibrorinforzati … insomma è possibile avere un catalogo di prodotti davvero specifici. In che modo vi aggiornate su queste tematiche tecniche ? Chi vi da un supporto dall’esterno per poter crescere giorno per giorno con le esigenze del mercato ?

Vincenzo Peisino.

 

Noi ci aggiorniamo attraverso riviste (InConcreto per esempio), recensioni, libri (vedi Collepardi) e qualche consulenza esterna, ma per la maggiore cerchiamo di essere autodidatti. Avendo un modesto ma, secondo me, funzionale laboratorio interno, cerchiamo di provare in sito questi prodotti.

 

Andrea Dari.

Oltre alla resistenza meccanica e alla classe di consistenza, quale la prestazione speciale oggi è più richiesta ?

Vincenzo Peisino.

Noi puntiamo molto sulla classe di esposizione ma ahimè, devo ammetterlo, con scarso risultato; non sempre il nostro interlocurtore ci segue, perchè gli chiediamo qualche euro in più. 

 

Il certificato FPC  non è servito a fare selezione 

Andrea Dari.

Ogni impianto per poter vendere il proprio calcestruzzo deve avere un certificato FPC rilasciato da un organismo riconosciuto dal Consiglio Superiore dei LLPP. Questa certificazione è davvero utile per fare selezione tra i fornitori e qualificare il mercato ? In che modo dovrebbe essere migliorata a tuo parere ?

Vincenzo Peisino.

Il certificato FPC è stato un primo passo ma, secondo il mio modesto parere, non è servito a fare selezione qualificando così il mercato, perchè molte volte sulla "carta" bisogna seguire il percorso per raggiungere lo "scopo", ma poi nella realtà ... 

 

Andrea Dari.

Il tema dell’economia circolare è sempre più importante, anche nel nostro settore. Vi arrivano richieste di calcestruzzi in cui sia sostituito del materiale inerte naturale con del riciclato ? Se sì arrivano per che tipo di forniture ?

Vincenzo Peisino.

Noi stiamo puntando da tempo ad introdurre materiali riciclati nella produzione di calcestruzzzo, nello specifico calcestruzzo proveniente dal riciclaggio delle traversine dell'Alta Velocità. Per quanto riguarda la frazione cosiddetta da demolizione, il discorso è molto più complesso sia in termini di reistenza che di qualità del prodotto. L'unica richiesta ci è pervenuta da uno zelante ufficio comunale, il quale, riferendosi alla normativa vigente, ci ha richiesto un calcestruzzo con almeno il 20% di prodotto inerte riciclato, ma parliamo di pochissimi metri di materiale.

 

Sono anni che sostengo l'obbligatorietà del premescolatore

Andrea Dari.

La marginalità del settore continua ad essere il grande problema del calcestruzzo. I volumi sono radicalmente calati rispetto a 10 anni fa, non in equalizzerebbero modo gli impianti operativi, e se non ci sono margini mancano le risorse per investimenti in miglioramenti e innovazione.  C’è chi suggerisce di rendere più “veri” ed efficaci i controlli di accettazione, per spingere il settore a una maggiore selezione. Sarebbe utile ? È sufficiente ? Quale tipo di azione andrebbe condotta per poter dare maggiore valore al calcestruzzo ?

Vincenzo Peisino.

 

Guarda, se tutti i direttori dei lavori facessero la loro parte il prezzo dei calcestruzzi aumenterebbe da solo. Poi bisognerebbe che qualcuno guarisse dalla malattia del metro cubo ed ultimo, ma andrebbe messo in prima fila, o a volte è solo apparente, un maggior dialogo tra produttori.

Pensavo che, con l'avvento sul mercato della nuova generazione di produttori, si potesse superare "vecchie" ruggini o dissapori, invece, ed io metto nel calderone, abbiamo buttato alle ortiche una grossa opportunità, soprattutto quando il mercato era in salute; oggi ma anche ieri, sento parlare di nemico non di concorrente sul mercato e questo la dice lunga sui rapporti che ci sono nella categoria.

 

8.

Andrea Dari.

Saresti favorevole a una norma che rende obbligatorio l’uso del mescolatore ? Perchè ?

Vincenzo Peisino.

Sono anni che sostengo l'obbligatorietà del premescolatore; avrebbe fatto selezione e avvicinato ai produttori europei che lo utilizzano sistematicamente per produrre calcestruzzo. Forse non ci avrebbe fatto vergognare sapendo che alcuni paesi africani lo usano da anni.

Con queste ultime parole ti ringrazio dell'opportunià che mi hai dato; questo è il mio pensiero, codivisibile o meno, e spero di risentirti in futuro, un forte abbraccio.

Vincenzo Peisino


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