Processi di trasformazione urbana: il valore sociale dell’architetto e del progettare

Nella sessione pomeridiana della terza giornata di RIUSO DEL MODERNO, l’iniziativa itinerante promossa dall’Ordine degli Architetti di Rimini che coinvolge 11 Ordini territoriali ponendo al centro del dibattito il ruolo dell’architetto all’interno dei processi di riuso e rigenerazione del patrimonio edilizio esistente e dei luoghi, ha visto come ospite di primo piano il sociologo Mario Abis (Università IULM) per un confronto diretto sul valore sociale dell’architetto e del progettare. A coordinare questa sessione di dialogo sul rapporto intrinseco tra architettura e sociologia, l’arch. Eleonora Denicolò, Consigliere Segretario dell’Ordine di Rimini.

Il ruolo dell’architetto nei processi di trasformazione urbana e del territorio sono all’origine di una duplice ricerca condotta dall’Istituto di ricerche MAKNO, guidato dal prof. Mario Abis, con l’obiettivo di inquadrare l’immagine sociale e politica dell’architetto all’interno del contesto socioeconomico e nei processi di rilancio dello sviluppo del Paese.

Nel corso di questa sessione pomeridiana il prof. Mario Abis ha esposto i risultati delle due ricerche condotte per il Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC), la prima eseguita nel 2018 e presentata in occasione del VIII Congresso nazionale, la seconda realizzata nel 2020 all’indomani della prima ondata di pandemia.

Ecco come l’opinione pubblica percepisce il valore della figura professionale dell’architetto e dell'urbanista all’interno dei meccanismi di trasformazione urbana e del territorio.


Architetto, tra le professioni più importanti per il prossimo futuro. Lo dice la società

La ricerca condotta nel 2018 aveva dimostrato che l’architetto ha un’immagine sociale molto forte per oltre il 60% del campione di riferimento. – ha evidenziato il prof. Abis – L'opinione pubblica allargata considera la figura professionale dell’architetto tra le professioni più importanti per il prossimo futuro. Già due anni fa, dall'indagine era emersa una richiesta implicita da parte dell'opinione pubblica in merito a un cambiamento in chiave interdisciplinare per la figura dell’architetto. Si immaginava per l'architetto più una figura di “regia” che di sola progettazione creativa. Il 40% degli intervistati immaginava l’architetto come un coordinatore di risorse, di funzioni e di saperi. Nonostante questo giudizio positivo, era comunque emersa l’esigenza da parte della collettività di ricevere una maggior comunicazione riguardo il mondo degli architetti. Una comunicazione veicolata alla collettività sotto varie forme - diretta, interattiva, digitale – tra cui anche una richiesta di comunicazione partecipativa. Già due anni fa, l’80% del campione intervistato aveva espresso la volontà infatti di partecipare alle attività di trasformazione che riguardavano i quartieri o i buildings.

Sulla questione della partecipazione ai processi di trasformazione urbana

La domanda di partecipazione ai processi da parte delle comunità è sempre stata molto forte all’interno delle politiche di pianificazione o di progettazione del territorio e sempre accompagnata da una domanda di comunicazione, spiga il prof. Abis. La domanda di comunicazione è dettata principalmente da una “curiosità sociale di come si progetta, di quello che si fa e di come si risponde ai bisogni della gente”, precisa il professore. ario Abis ha avuto modo di constatare direttamente nel corso della sua esperienza questa realtà, in quanto più volte coinvolto in progetti metropolitani importanti e in diversi piani strategici.

All’indomani della prima ondata di pandemia, sempre per il Consiglio Nazionale, abbiamo rielaborato la ricerca perché la tematica legata al cambiamento climatico-ambientale e la questione sanitaria toccano profondamente la società. La cosa interessante emersa da questa seconda indagine è che tutti i dati sulla figura dell’architetto sono cresciuti in maniera significativa. Il 60% è diventato 80%, oltre il 65% vuole seguire i processi di partecipazione, e ancora una volta la domanda di comunicazione è diventata importantissima.” ha affermato il prof. Mario Abis.

Immagine sociale dell’architetto e dell’urbanista: quali sono le skills?

Secondo quanto emerco dalla ricerca condotta da Makno, l’opinione pubblica allargata vede l’architetto come responsabile del nostro futuro - la prima figura professionale nei ranking delle attese sociali - e capace di rispondere ai bisogni sociali. Il lato debole nell’immagine dell’architetto è dovuto a un misto di narcisismo ed estetismo che può contrastare con la vocazione sociale auspicata.

Rispondere ai bisogni sociali è un valore che era già presente nell'indagine di due anni fa ed era accompagnato dalla capacità creativa, dalla capacità di invenzione e dalla capacità di coordinamento. Adesso non è più solo un valore legato al consenso aperto, ora che il valore è cresciuto, si parla di consenso contrattuale. Conoscere i bisogni sociali e progettare per i bisogni sociali diventano i fattori principali della qualificazione dell’architetto.

Il bisogno sociale ha a che fare con il fattore di crisi, precisa Mario Abis. “La paura, la tensione verso il domani dipende da due dimensioni importanti. La prima è di carattere psicologico e antropologico, quindi di tipo esistenziale. Questo accade perché la gente in pochi mesi ha cambiato i paradigmi di vita: l’uso del tempo, l’uso del lavoro, l’uso della scuola e degli spazi. Se è vero che c’è questa attesa sociale verso gli architetti, gli architetti devono capire. La seconda dimensione è invece strettamente legata al tema dell’ambiente e del territorio. L’architetto che è il principe della “regia” possibile del futuro deve immaginare che - aldilà di un ipotetico e auspicato ripopolamento dei borghi - la gente sarà costretta a vivere nelle città in quanto il pianeta che ci attende è il cosiddetto pianeta metropolitano – quello di cui parla Manuel Castells, 10miliardi di persone che vivranno per l’80% in città metropolitane - dove gli stati nazione saranno presto sostituiti dalle città nazioni. La domanda che viene veicolata nell'indagine di ricerca affronta il tema di come ridisegnare il sistema delle città alla luce delle paure e dei nuovi bisogni sociali. L’architetto è chiamato quindi ad assumere un altro tipo di missione, ovvero quella di farsi carico di un ruolo di psicologo e antropologo. Oltre a capire i bisogni sociali in generale, l’architetto deve anche capire quelle che sono le “radici dei bisogni”, ovvero tutto ciò che ha a che fare con i servizi, gli spazi, il verde e i modi di abitare.

All’architetto il compito quindi di avere e trasmettere una visione complessiva del progetto, di mettere in sinergia le singole competenze specialistiche in un lavoro d’equipe: solo l’architetto con la sua sensibilità, la sua capacità di cogliere l’evoluzione del contesto ne può essere il regista. Alle skills richieste all’architetto, si aggiunge quindi anche uno spiccato atteggiamento improntato sul problem solving, declinato sui toni del sociale più che della tecnica, e un costruttivo approccio problem setting, soprattutto quando l’interlocutore è pubblico. Inoltre, compito dell’architetto nelle grandi rigenerazioni urbane è quello di creare l’effetto comunità e sinergie di partecipazione.

In chiave di responsabilità progettuale, si delinea da parte dell’architetto una doppia forte responsabilità: la prima riguarda la risposta ai bisogni sociali; la seconda una più generale declinazione degli aspetti funzionali della città.

"Ancora più che nel passato, la figura dell’architetto e dell’urbanista sono centrali nella pianificazione e nello sviluppo della città: tutte le altre professioni, eccetto quella degli ingegneri, hanno una rilevanza nettamente minore. Questo dimostra che, anche dopo la crisi del coronavirus, la domanda sociale si orienta sempre di più verso le competenze tecniche" riporta il testo dell'indagine del 2020.

La pandemia di COVID-19 ha fatto emergere la necessità di ripensare a nuove forme di convivenza e a strutture adeguate per viverle.

Alla domanda "qual è il ruolo dell'architetto nello sviluppo di una città", dall'indagine è emerso:

  1. Assicurare che la città funzioni
  2. Interpretare e dare soluzioni ai bisogni della gente
  3. Immaginare il futuro
  4. Disegnare gli spazi pubblici
  5. Realizzare cose belle
  6. Dare visione di insieme
  7. Curare/assicurare l’estetica

Nello sviluppo del dopo COVID-19 la figura dell'architetto nell'immaginario sociale risulta essere decisiva. La domanda sociale è variegata, riguarda gli spazi, il verde, la ruralità innescata nel tessuto urbano e si definisce nella domanda sincretica di una città sostenibile.

Comunicare l’architettura

Le ricerche condotte hanno dimostrato un altro aspetto interessante che riguarda la percezione da parte del pubblico della figura professionale dell’architetto. Si percepisce ancora l’onnipresenza delle archistar nel lessico quotidiano a discapito di tutta la massa degli architetti “comuni”. “L’individualismo, caratteristica peculiare dell’Italia, sembra emergere in una professione dove molto è lasciato al singolo, rischiando di offuscare il lavoro della maggioranza. Le archistar oggi non sono più oggetto di interesse da parte dell’opinione pubblica - spiega Mario Abis - Quello che manca è la capacità da parte degli architetti di comunicare la propria professione come servizio utile e di creare un aggancio diretto con la popolazione. È necessario creare un’identità di categoria che prescinda dal singolo grande architetto attraverso una riqualificazione comunicativa a tutto campo”. 

Alla domanda "quale ruolo spetta agli ordini professionali" è seguita la risposta di "occuparsi della comunicazione all’opinione pubblica dell’attività e della cultura degli architetti".

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ALLEGATO >> "La figura dell’architetto e dell’urbanista: immagine sociale e parità di genere" il Rapporto CNAPPC (2020) a cura di MAKNO