La Scuola per la Next Generation (e come trasformarla con il Recovery Fund EU)

Come si è affrontata l'emergenza COVID per la Scuola in Italia e nel Mondo

La cosiddetta apertura delle scuole, connotata, in realtà, da chiusure e da riaperture (per quanto riguarda la scuola secondaria di secondo grado), è un tema intensamente dibattuto in ambito politico e sociale.

A seguito della chiusura primaverile degli insediamenti scolastici e delle attività scolastiche, avvenuta in 194 Paesi nel Mondo, con diverse modalità e durate, il tema prevalente era, allora, ovviamente, per l'Italia, stato quello relativo alla riapertura autunnale, prevista nel mese di Settembre 2020.

Per essa, oltre alle questioni legate alle risorse umane (e allo loro parziale indisponibilità), si era affrontato, nell'ambito dei cosiddetti protocolli di sicurezza, il modo con cui i cespiti immobiliari fossero stati idonei per la fruizione in condizioni di mitigazione del rischio dovuto alla SARS-CoV-2.

L'argomento, che si innestava sulla annosa polemica legata allo stato di degrado materiale e funzionale di molti dei circa 40.000 (o 50000) edifici scolastici, era stato affrontato secondo alcune direttrici, tra cui la riduzione della numerosità delle sezioni, l'incremento della superficie delle aule (attraverso la cosiddetta edilizia leggera), oltre al reperimento di nuovi vani e alla riconversione di altri già esistenti, l'introduzione dei banchi monoposto, la simulazione dei flussi di ingresso e di uscita scaglionati, la creazione di gruppi classe o bolle che avessero la minima possibilità di interazione tra di loro; ma non l'installazione di impianti di ventilazione meccanica controllata.

Il  presupposto secondo cui sono state adottate tali misure, si basava sulla convinzione che le principali modalità di trasmissione virale fossero date dal contagio per contatto con le superfici (tra cui anche il contatto per via fecale, di interesse del personale docente e tecnico coinvolto negli asili nido e nella scuola dell'infanzia) e, a causa della loro immissione, da particelle di maggiori dimensioni, denominate droplet, che, una volta esalate da parte del soggetto infetto e contagioso, spesso asintomatico, fossero in grado balisticamente di raggiungere la persona da contagiare a una distanza che derivava da studi condotti nella prima metà del secolo scorso.

 

la-scuola-e-next-generation-eu-01.jpg 

Figura 1 - Le modalità di trasmissione virale.

 

Tale assunto, sempre, in seguito, peraltro, ribadito dall'Istituto Superiore di Sanità e dal Comitato Tecnico Scientifico, che ignorava la trasmissione per aerosolizzazione originata da particelle di minori dimensioni, inalabili a breve, a medio e a lungo raggio, aveva condotto a enfatizzare il cosiddetto distanziamento sociale, in realtà distanziamento fisico, e a fare ritenere sufficienti l'igienizzazione delle mani e il ricorso alla mascherina comunitaria o chirugica, non prevista, in origine, del resto, obbligatoriamente alla scuola primaria ed esclusa a quella dell'infanzia.

In questo frangente, anche esso replicato costantemente nel tempo, il tema della ventilazione era stato menzionato in maniera generica, prevedendo "adeguata, costante o frequente aerazione".

Il portato di questo approccio aveva, perciò, indotto i soggetti istituzionali, di fronte, per la scuola pubblica statale, alle dirigenze scolastiche e agli enti locali, a privilegiare, nelle aule, nei laboratori, nelle mense, nelle palestre, e altrove, l'introduzione, nei lay out e nei setting, di un distanziamento tra le postazioni individuali e le persone, a seconda dei casi, di uno o di due metri, in coerenza colle indicazioni della Organizzazione Mondiale della Sanità.

In realtà, nei diversi Paesi, tale distanza era stata applicata, per le aule, eccezion fatta per la cattedra, tra cm 100, cm 150, cm 182 (i sei piedi statunitensi) e cm 200, laddove le evidenze scientifiche ritenevano accettabile il metro, ma definivano come risolutiva la distanza di tre metri, che, tuttavia, non teneva conto del fatto le particelle più piccole potessero, in sospensione aerea, raggiungere distanze ben maggiori.

Tale distanza era, poi, stata ridotta a un metro, "statico" (che non considerava lo spostamento del soggetto) tra rime buccali, nel palese intento di rendere la regola conforme a uno stato problematico degli spazi effettivamente disponibili nei cespiti immobiliari.

Tutto ciò, impostato su regole deterministiche, si innestava su dati di ingresso relativi alla consistenza anagrafica e patrimoniale, solo in parte resi praticabili dall'esistenza dell'anagrafe nazionale dell'edilizia scolastica e delle sue diramazioni regionali.

In ogni modo, l'impostazione seguita, di là della disponibilità gratuita di strumenti digitali di supporto, si risolveva nell'immagine iconica del dirigente o del docente che impugnava il metro lineare in aula.

Sullo sfondo della questione si agitavano, comunque, alcuni aspetti cruciali, tuttora irrisolti: assodata la scarsa letalità del SARS-CoV-2 come causa della COVID-19 nei più giovani, così come una modesta morbilità, sussistono controversie sul ruolo della apertura delle scuole nell'andamento delle curve epidemiche, sulla formazione in esse di focolai, sulla capacità dei giovani di trasmissione virale (legata al ridotto apparato respiratorio) tra giovani o rispetto agli adulti.

Parimenti, innanzi alle preoccupazione degli infettivologi, degli immunologi, dei virologi, sono sempre sussistite posizioni contrarie alle maggiori cautele per la riapertura da parte dei pedagoghi, dei pediatri, dei sociologi.

 

Con la seconda ondata si sono richiuse le scuole (non tutte)

Alla effettiva riapertura, avvenuta nel periodo settembrino, ha poi, fatto seguito la seconda ondata che ha costretto alla richiusura parziale delle scuole, a causa dell'andamento del tasso di trasmissione comunitaria e delle criticità imputabili al trasporto pubblico locale.

Accanto a essa, si è posta la criticità legata all'eccessivo tasso di occupazione dei mezzi del trasporto pubblico locale, connessa a una difficoltosa articolazione degli orari differenziati di ingresso e a un sostanziale collasso del sistema di Find, Test, Trace, Isolate, Support da parte delle autorità sanitarie locali, che ha decretato numerose quarantene cautelative di sezioni, in  presenza di un  caso isolato di positività all'interno del personale docente, tecnico o amministrativo e dei discenti, oltre alla richiusura parziale delle scuole secondarie di primo grado e a quella totale delle scuole secondarie di secondo grado.

La soluzione che si è intesa, dunque, successivamente attuare, riguardava la rimodulazione del trasporto pubblico locale e la estensione della giornata scolastica su più turni, dalla mattina al tardo pomeriggio, al fine di de-densificare ulteriormente gli spazi dell'apprendimento, sino a proporre di utilizzare anche il sabato e la domenica.

Le autorità sanitarie hanno, del resto, sancito la convinzione, apodittica, secondo cui la scuola sarebbe, addirittura, il luogo più "controllato" e "sicuro" che possa esistere.

 

la-scuola-e-next-generation-eu-02.jpg 

Figura 2 - I fattori del contagio.

 

 

In Italia la trasmissione virale per aerosol è stata pressoché totalmente negata 

Entro tale scenario, che risente della forte pressione esercitata dai familiari degli studenti e dell'opinione pubblica a favore della scuola in presenza, che sottolinea l'importanza dei gap cognitivi e dei disagi mentali maturati nel recente passato, la trasmissione virale per aerosol, alle diverse distanze, ormai riconosciuta in molti Paesi, oltreché supportata da forti evidenze scientifiche, appare pressoché totalmente negata o ridimensionata nel nostro Paese.

Il che sta conducendo a evitare cruciali investimenti, a proposito del "valore dell'aria", in sensori (che rilevino la concentrazione di CO2 e i valori della umidità relativa, della temperatura, della pressione atmosferica), in purificatori mobili dotati di filtri HEPA, in dispositivi germicidi schermati a raggi ultravioletti e, infine, in impianti di ventilazione meccanica controllata.

Si consideri, inoltre, che sono stati messi a disposizione numerosi studi e modelli computazionali di valutazione probabilistica del rischio di contagio per aerosol transmission, ad esempio, da parte della University of Colorado Boulder, del Max-Planck-Institut, dell'Università degli Studi di Cassino, del Virginia Tech, della TU Berlin, dell'Università della Bundeswehr, della TU Wien, e così via.

Tale accadimento, particolarmente critico nel corso dei mesi invernali in cui le temperature esterne risultano essere più rigide, consente di avanzare alcune riflessioni sulla metodologia seguita.

Occorre, anzitutto, rilevare come negli organi tecnico-scientifici consultivi siano assenti le competenze architettoniche e ingegneristiche, specie relativamente all'ambiente, alla chimica e alla fluidodinamica.

In secondo luogo, poi, mentre il banco (a rotelle) ha assunto, nel bene o nel male, una popolarità mediatica, la ventilazione, naturale o meccanica, a meno di non inverarlo nel serramento, non possiede una dimensione intrinsecamente tangibile, ma rimanda alla qualità (dell'aria) negli spazi confinati che, peraltro, come è ben noto, è decisiva per il miglioramento dei livelli di insegnamento e di apprendimento.

Allo stesso tempo, pur negligendo tale aspetto fondamentale, la tematica si è focalizzata prevalentemente sull'indoor learning space, ponendo in secondo piano l'outdoor learning space.

 

 la-scuola-e-next-generation-eu-03.jpg

Figura 3 - Le misure di prevenzione.

 

Diverso è stato l'approccio seguito dal caso di studio condotto dall'Università degli Studi di Brescia, in collaborazione con altri atenei e con altre entità, che ha coinvolto, attraverso processi digitalizzati, olisticamente e multi-disciplinarmente, esperti architetti, architetti tecnici, ingegneri geomatici e meccanici, medici del lavoro, pediatri, basandosi sulla relazione che intercorre tra regole e comportamenti, coll'obiettivo di gettare le premesse per realizzare un Behavioural Digital Twin del plesso scolastico, vale a dire un gemello digitale geo-spazializzato comportamentale.

Tale caso di studio è stato descritto in altre note ed è stato (e sarà) illustrato in paper scientifici a livello internazionale.

 

 la-scuola-e-next-generation-eu-04.jpg

Figura 4 - Le variabili sistemiche coinvolte.

 

Facendo ritorno a riflessioni di carattere generale, nell'eventualità che, nel corso del 2021, a iniziare dal primo semestre, attraverso un efficace piano vaccinale, il virus possa essere progressivamente eradicato, consentendo il passaggio a una "nuova normalità", considerando che il tema degli spazi dell'apprendimento possa emergere come un caposaldo delle misure del Recovery Fund che dovrebbero arrecare all'Italia 209 miliardi di Euro, occorre porsi alcuni interrogativi.

 

 la-scuola-e-next-generation-eu-05.jpg

Figura 5 - La trasmissione virale.

 

E' evidente che, sulla scorta dei numerosi rapporti che le associazioni senza scopo di lucro dedicano periodicamente e meritoriamente allo stato di degrado degli insediamenti scolastici, si dia la tentazione di concretare gli investimenti, concessi dalla Unione Europea sotto forma di prestiti e di sussidi, sotto l'egida della Renovation Wave, proposta dalla Commissione Europea, come un lungo elenco di investimenti attinenti alla efficienza energetica, alla sicurezza sismica, al funzionamento impiantistico, e così via, unitamente a un programma di realizzazione di nuovi complessi, spesso definiti come "innovativi", in buona parte di demolizione e di ricostruzione.

Nessuno ne nega l'opportunità, anche se in altri Paesi ciò sta avvenendo sulla scorta di una impostazione modulare Off Site legata ad accordi quadro e a piattaforme digitali di prodotto, anziché come soluzioni prototipali.

Il punto, però, è che queste ipotesi appaiono intrinsecamente insufficienti, poiché eccessivamente vincolate a dimensioni materiali in cui prevalgano i soli livelli prestazionali dei cespiti immobiliari.

Già l'intenzione di rivedere la configurazione dell'anagrafe dell'edilizia scolastica, a partire dal ricorso al Geographical Information System e al Building Information Modeling, così come alcune proposte avanzate dalla cultura architettonica in merito alle dimensioni polivalenti dei plessi scolastici in termini sociali e territoriali, ibridati da spazi confinati e aperti, indicano alcuni tratti di una concezione affatto diversa della edilizia scolastica, espressione, pertanto, di per se stessa ormai inadeguata e desueta, nei confronti della idea di comunità educante.


leggi anche:

Dall'Edilizia Scolastica al Gemello Digitale dello Spazio dell'Apprendimento: un caso studio

La tecnologia del digital twin applicata a un edificio scolastico per mitigare il rischio di trasmissione del virus


Un ulteriore elemento da considerare è dato dal prevedibile, oltre che auspicabile, allentamento della medicalizzazione degli spazi dell'apprendimento, a iniziare dall'anno scolastico 2021/2022, poiché, involontariamente, le logiche di prevenzione adottate rispecchiano la concezione, otto-novecentesca della didattica frontale, ormai obsoleta.

Tale transizione è fondamentale, poiché si tratta del passaggio da una impostazione fortemente deterministica, che ha indubbiamente favorito la formalizzazione che ha presieduto alle migliori simulazioni digitali delle attività che si svolgono negli insediamenti scolastici, a una, completamente diversa, fondata su principi di collaborazione e di prossimità, in luogo di quelli della separazione e della distanza (presenti, almeno in parte, già nei criteri formulati, in epoca pre-pandemica, da INDIRE).

La stessa polemica inerente alla cosiddetta Didattica a Distanza o Didattica Integrata non sembra essere, nella prospettiva delineata, particolarmente focalizzata, dato che la stessa essenza della scuola digitale, sperimentale e in presenza, non pare avere con quella grande affinità.

 

la-scuola-e-next-generation-eu-06.jpg 

Figura 6 - Dal degrado del cespite immobiliare allo spazio collaborativo di apprendimento.

 

Questa è la ragione per cui, a parere dello scrivente, occorra, prima di tutto, riconoscere come la nuova progettualità concernente gli insediamenti scolastici non possa che derivare da una concorrenza di competenze architettoniche, ingegneristiche, sanitarie, pedagogiche, sociologiche, e così via.

Ciò in virtù della constatazione che vi sia un lascito del periodo pandemico, improntato al Next Normal.

 

la-scuola-e-next-generation-eu-07.jpg

Figura 7 - Il gemello digitale dell'edificio scolastico.

 

Ancor più importante è, tuttavia, il fatto che sia necessario anteporre ai, pur urgenti, interventi di carattere fisico sul patrimonio immobiliare, la costituzione di una rete nazionale di gemelli digitali comportamentali, in grado di permettere di governare proattivamente, al cui concept sta lavorando il gruppo di ricerca prima menzionato.

Non è, infatti, il caso di intendere il gemello digitale quale succedaneo del sistema informativo che presiede all'anagrafe dell'edilizia scolastica, bensì si tratta di realizzare, a seconda che si tratti di complesso da progettare ex novo oppure su cui intervenire, anzitutto, di un modello informativo connesso al suo gemello fisico, finalizzato, che non sia, tuttavia, solo un Digital Model o un Digital Shadow.

Serve, per prima cosa, con riferimento all'intero contesto del plesso scolastico ovvero a una sua parte, realizzare un modello informativo digitale che replichi selettivamente le caratteristiche del gemello fisico in funzione dei livelli prestazionali e degli aspetti comportamentali.

Questi ultimi, peraltro, dovranno rapportarsi sia a simulazioni ottenute, ad esempio, grazie ad agent-based serious game, alla cui origine stia una crowd simulation, sia a dati originati da una sensoristica legata tanto ai contesti ambientali (come nel caso citato a proposito della ventilazione naturale oppure alla individuazione anonimizzata dei flussi degli utenti, come nel caso della automated image recognition) quanto a dispositivi connessi indossabili dalle persone, geolocalizzabili e monitorabili nelle loro funzioni fisiologiche.

Naturalmente, tutto ciò che abbia a che fare con la General Data Protection Regulation e, comunque, colla gestione di dati sensibili della persona, è estremamente problematico.

Bisogna, poi, osservare come, già in altri contesti attinenti ai social network, il cosiddetto capitalismo della sorveglianza abbia generato non poche perplessità e polemiche.

 

la-scuola-e-next-generation-eu-08.jpg 

Figura 8 - Dalla dimensione fisica a quella digitale.

 

Già prima della pandemìa, a proposito dei luoghi di lavoro, si era affermata la nozione di Space as a Service, poi evolutasi in Space as an Experience.

Resta, però, il fatto che l'attenzione forzata della pandemìa, che ha costretto a riservare agli attori del mondo della formazione verso la gestione dei flussi di persone, la disposizione spaziale degli oggetti e la qualità dell'ambiente confinato in termini di benessere e di salubrità degli occupanti, stia creando i presupposti affinché, di là della classica sintesi, già in essere da anni, tra spazi fisici dell'apprendimento e ambiente immateriale della formazione, il gemello digitale consente di operare una ulteriore evoluzione o crasi, nell'ottica della cosiddetta terza piattaforma, vale a dire del ruolo di intermediazione che l'ambiente costruito, nella sua fisicità avvalorata dal corredo digitale connesso, può svolgere nei confronti della dimensione intangibile in cui spinge adulti e giovani la cittadinanza digitale, più o meno consapevole. 

Di fatto, in primo luogo, si offre una ulteriore prospettiva futuribile, data dalla telepresenza, vale a dire dalla possibilità, evocata dalla didattica a distanza, di creare un luogo terzo, tra presenza e remoto, fortemente interattivo, dislocabile tra la residenza e l'aula.

 

la-scuola-e-next-generation-eu-09.jpg 

Figura 9 - Le tre dimensioni: in presenza, in remoto e in tele-presenza.

 

E' chiaro, allora che il gemello digitale di un singolo cespite immobiliare fisico o del contesto più ampio in cui si inserisce, anche in funzione del valore polivalente che l'insediamento scolastico, non più medicalizzato e isolato, tornerà a svolgere per le comunità e per i territori, deve successivamente essere, quale sistema informativo evoluto posto a supporto del processo decisionale, in remoto e in tempo reale, messe in relazione in contesti sempre più estesi geo-spazialmente.

 

la-scuola-e-next-generation-eu-10.jpg 

Figura 10 - La terza piattaforma.

 

Lo studente è immerso contesto sociale fortemente digitalizzato.

D'altra parte, per quanto, naturalmente, non si voglia perseguire uno scenario di sorveglianza digitale negli ambienti scolastici, è innegabile che, almeno sopra una certa soglia anagrafica, lo studente sia immerso (così come, in modo diverso, il personale che opera nella scuola) in un contesto sociale fortemente digitalizzato.

E' evidente, perciò, che, per quanto la cultura architettonica e quella ingegneristica, più prossima al settore della costruzione e dell'immobiliare, svolgano un ruolo di forte stimolo nella concezione di "scuole innovative", in sinergia con pedagoghi e con sociologi, la trasformazione digitale fa irruzione in questo contesto, convenzionale, per proporre una visione del cespite immobiliare (fisico e digitale al contempo) che eserciti una funzione di medium tra la "doppia vita" che ciascun cittadino, tanto più i discenti, molto spesso sperimentano e una accezione dell'inclusione sociale più legata alla materialità.

 

 la-scuola-e-next-generation-eu-11.jpg 

Figura 11 - La rete nazionale di gemelli digitali.

 

In un certo senso, il bene immobiliare, nell'occasione lo spazio confinato e aperto dell'apprendimento, rappresenta l'orizzonte ultimo della platformization della società, da tempo in  atto, con tutti i rischi e con tutte le ambiguità che ciò comporta.

Prima della e nel corso della pandemìa ciò a cui si è assistito è stata la coniugazione di uno stato, di lunga data, di degrado tanto del patrimonio immobiliare e mobiliare (gli arredi fanno fede) quanto delle condizioni di efficienza e di efficacia dei servizi formativi.

D'altro canto, le difficoltà relative alla funzionalità dei cespiti fisici, che hanno condotto a stabilire regole per la mitigazione del rischio piuttosto unilaterali e condizionate (il metro di distanziamento ridotto non ha grandi corrispettivi altrove), non è stata altro che il riflesso di criticità più ampie del sistema educativo nazionale.

Lo stesso sistema, peraltro, è stato osservato, è assai eterogeneo per molteplici aspetti, nonché abbastanza difficilmente riconducibile a unitarietà.

Parimenti, la istanza legata al fatto che la scuola non debba più richiudere le proprie porte, cioè che debba conservare la didattica, più o meno digitalizzata, in presenza, è divenuto un leitmotiv fine a se stesso, aprioristico rispetto alle evidenze scientifiche, sia pure non concordi, inerenti all'andamento epidemico e alla trasmissione virale.

D'altra parte, uno degli aspetti maggiormente significativi si è rivelato essere la convinzione, spesso falsificata, che alle regole prefissate dovessero corrispondere comportamenti a esse conformi.

 

 la-scuola-e-next-generation-eu-12.jpg

Figura 12 - Le regole e i comportamenti.

 

Ciò spiega perché il gemello digitale potrebbe ovviare a una interpretazione deterministica, dipendente dal rispetto delle regole predefinite, dando per scontata una situazione statica.

 

la-scuola-e-next-generation-eu-14.jpg 

Figura 13 - Le dimensioni del gemello digitale.

 

La necessita di un atteggiamento predittivo

In sintesi, uno degli aspetti più rilevanti del gemello digitale riguarda la co-simulazione, vale a dire la modalità di comprensione e di previsione del funzionamento del cespite nei confronti delle proprie prestazioni, così come dei comportamenti degli utenti e dei fruitori dello stesso.

E' chiaro, peraltro, che, mentre per il bene immobiliare e per i suoi correlati mobiliari sia fondamentale essere in grado di adottare un atteggiamento predittivo per condizionarne i modi di funzionamento e per prevenire quelli di guasto, molto differente sarebbe il caso delle prestazioni degli occupanti.

In conclusione, per quanto riguarda il breve periodo, è palese come, nel Nostro Paese, le condizioni di mitigazione del rischio siano ritenute assolutamente soddisfacenti, tanto che si ritiene comunemente che le scuole costituiscano uno dei luoghi maggiormente "sicuri" e pressoché ininfluenti ai fini dell'andamento della curva epidemica.

Tale assunto non è, in realtà, validato da dati esaustivi e strutturati, o almeno ciò non è reso di pubblico dominio e sconta incertezze emerse nelle pubblicazioni scientifiche della comunità pediatrica internazionale.

Dal punto di vista dei fattori principali di trasmissione virale è, anzitutto, opportuno ribadire che l'aerosolizzazione, a differenza di molti altri Paesi, è in Italia quasi completamente ignorata, colle conseguenze che si possono immaginare, tanto più che essa ha effetti significativi, più della emissione di droplet: anche sul corto raggio.

A fronte dei mesi invernali, è evidente che, in assenza di adeguati dispositivi di monitoraggio e di trattamento, naturale o forzato, della qualità dell'aria, si possano generare rilevanti criticità.

Per quanto concerne, inoltre, la trasmissibilità virale tra studenti, nonché tra studenti e personale docente, tecnico e amministrativo ovvero dai giovani ai familiari, le evidenze scientifiche sono discordanti e, comunque, gli apparati respiratori, emissivi e ricettivi, degli studenti sono fortemente differenziati secondo le età anagrafiche, richiedendo sicuramente approcci differenziati.

Da questo punto di vista, peraltro, è necessario adottare un insieme di misure, anziché privilegiarne una oppure un'altra.

Tra l'altro, di là della occupazione prolungata delle aule e dei laboratori, che potrebbero comportare, sia pure con alcune precauzioni e con alcuni dispositivi, tempi di esposizione significativi, non si può trascurare il ruolo delle mense, luoghi in cui viene meno l'adozione della mascherina e in cui interagiscono studenti di più sezioni, altrimenti (comprese le palestre) separati, almeno negli indoor learning space.

In ogni caso, il tema della ventilazione degli ambienti confinati evoca una questione più generale, che, travalicando gli aspetti più immediatamente visibili e tangibili, costituisce, di fatto, un elemento di transizione rispetto alla dimensione maggiormente immateriale, di natura comportamentale, sottesa al gemello digitale.

E', del resto, utile osservare come molti studi relativi alla occupancy vertano sull'influenza degli occupanti sulla efficienza energetica degli edifici e sul ruolo che la qualità dell'aria interna rivesta sulle prestazioni degli utenti degli ambienti confinati.

E', però, appunto, sul Piano Nazionale di Rilancio e di Resilienza, entro il contesto di Next Generation EU, che occorre incentrare l'attenzione, poiché la fase post-pandemica richiede particolari attenzioni.

Da un passato, piuttosto recente, in cui del cespite fisico era possibile offrire solo rappresentazioni limitate, di natura statica, si è, infatti, giunti alla possibilità di generarne modelli informativi parametrici, certamente più dinamici, anche se questa fase della digitalizzazione non prevedeva un nesso diretto, interattivo e tempestivo, tra il cespite fisico e il suo doppio digitale.

 

la-scuola-e-next-generation-eu-14.jpg 

Figura 14 - Il gemello digitale e le dimensioni della digitalizzazione.

 

Nel momento in cui non solo tale nesso si offre, ma, soprattutto, come detto, allorché modelli di simulazione consentono una migliore comprensione e, ancor più predizione degli sviluppi prospettici, è necessario sottolineare la delicatezza di alcune transizioni.

Se, infatti, fosse stato già ora possibile ricorrere sistematicamente agli specchi o ai gemelli digitali, sarebbe stato palese come un approccio alla gestione degli spazi, confinati e aperti, per l'apprendimento avrebbe potuto essere reso molto più probabilistico e specifico, non dovendo fare affidamento esclusivamente su regole predeterminate e su modelli organizzativi statici.

Al contempo, bisogna riconoscere come le simulazioni che il gruppo di ricerca legato all'Università degli Studi di Brescia sta conducendo siano favorite da logiche e da protocolli per la mitigazione del rischio pandemico che prevedono la separazione delle attività e il distanziamento delle persone, mentre, per la successiva fase, il ritorno a una nuova normalità, implica la collaborazione tra studenti e la prossimità tra gli occupanti.

Il Magazine

Sfoglia l'ultimo numero della rivista Ingenio

Newsletter Ingeio

Seguici su