Abitare il presente immaginando il futuro: l’esperienza del Festival dell’Architettura FA di Chieti

Il ciclo di eventi RIUSO DEL MODERNO, l’iniziativa itinerante che ha coinvolto 11 Ordini territoriali degli Architetti PPC, ponendo al centro del dibattito lattuale problematica del Riuso alla luce di un rinnovato confronto sul ruolo futuro degli Architetti all’interno dei processi di riuso del patrimonio edilizio esistente e dei luoghi, nel corso del suo lungo viaggio lungo l’asse Bergamo-Campobasso ha fatto tappa anche a Chieti.

La città di Chieti è stata protagonista lo scorso ottobre di un importante Festival dell’Architettura e dal quale sono emerse diverse riflessioni che interessano da vicino il tema del Riuso.

Ingenio ha intervistato l’arch. Massimiliano Caraceni, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Chieti, per sapere di più su questa esperienza che ha deciso di condividere all’interno dell’iniziativa Riuso del Moderno | Due.

massimiliano-caraceni_700.jpg

Architettura come occasione di crescita culturale e sociale del territorio

Presidente Caraceni, a ottobre il vostro Ordine ha organizzato il primo Festival dell’Architettura della città di Chieti. Come e perché è nata questa iniziativa e quali sono stati i temi al centro della vostra riflessione.

Massimiliano Caraceni: “Il Festival dell'Architettura FA2020 – Abitare il Presente immaginando il Futuro è stata un’iniziativa promossa e organizzata dal nostro Ordine insieme alla Fondazione Architetti Chieti e Pescara in occasione del quarantennale della nascita e nell'ambito delle attività dell'Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Chieti.

L'obiettivo principale è stato quello di favorire l'architettura quale occasione di crescita culturale e sociale del territorio e di promuovere tra i cittadini il progetto di architettura come strumento indispensabile per affrontare le nuove sfide urbane.

Il Festival è nato sotto il segno della condivisione, pensato come confronto e occasione di incontro e per alimentare il dibattito con i cittadini, enti, istituzioni e associazioni operanti sul territorio intorno al tema dell'HABITAT, inteso come sistema di incontro tra architettura, ecosistema e comunità per esaminare oggi i luoghi e gli spazi dell'abitare e poter immaginare un futuro sostenibile in termini ambientali e sociali.

Un percorso tra degenerazione e arte dell'abitare, tra urbanità e fragilità territoriale, tra emergenza e sostenibilità, che si trasforma in uno sguardo sulla dimensione fisica dei luoghi e su quella sociale delle comunità.

Inizialmente l'evento era stato pensato con una contemporaneità di eventi di tutti i tipi, mostre, incontri, seminari, dibattiti, cineforum, attività laboratoriali con le scuole, visite guidate, ma l'emergenza epidemiologica ci ha costretti a trasformare il format. Abbiamo ripensato gli incontri che si sono svolti sia in webinar che ed in presenza in luoghi simbolici della città di Chieti.

Agli incontri è stata abbinata una esposizione allestita nelle vetrine del centro, una mostra fotografica e la presentazione del libro sul Tratturo con l'allestimento della relativa rassegna e le visite guidate alle "3T" (Teatro, Terme, Tempietti) nel centro storico di Chieti.

I temi affrontati durante il Festival sono stati molteplici, dall'abitare rurale contemporaneo, all'habitat montano, dalla valorizzazione del patrimonio come possibile rinnovamento urbano, al binomio economia e città, dal cambiamento climatico alle sfide dell'architettura del futuro.”


Rinnovamento urbano grazie alla valorizzazione del patrimonio

Ha parlato di valorizzazione del patrimonio come opportunità di rinnovamento urbano. Cosa significa e quali azioni intraprendere?

Massimiliano Caraceni: “Per spiegarlo le riporto come esempio la mostra itinerante Un paesaggio senza confini: Il Tratturo, da cui poi è nato il volume che abbiamo presentato durante il Festival. Un’esperienza che ci ha permesso di comprendere quanto sia importante la valorizzazione di un bene culturale tipico della nostra tradizione regionale.

Con questa iniziativa avevamo voluto condividere un importante patrimonio del nostro territorio da preservare per renderlo disponibile anche alle generazioni future.

Il tratturo e la civiltà della transumanza sono stati un grande fenomeno collettivo, economico, sociale e culturale che gli è valso nel 2019 il riconoscimento UNESCO. Un patrimonio culturale definito come bene immateriale, strettamente connesso al luogo di appartenenza e a una modalità dell’abitare tipica del nostro territorio. Gli abitanti e gli utilizzatori del territorio devono finalizzare qualsiasi tipologia di azione per la sua salvaguardia, conservazione e valorizzazione. Gli architetti devono individuare sul territorio “il segno” di queste azioni naturali ed umane che devono essere riconosciute e tutelate come patrimonio prezioso. In senso reale e metaforico, il tratturo è il “segno” che caratterizza l’Abruzzo."

In che modo avete ricercato il “segno” del Tratturo sul territorio?

Massimiliano Caraceni: “Abbiamo cercato quel segno sulle mappe, negli archivi e sui documenti, nelle foto aeree della RAF. Successivamente, abbiamo predisposto un confronto cartografico attraverso la sovrapposizione delle immagini della RAF, che documentavano il territorio di ieri, con la cartografia di oggi. Questa operazione ha portato a due risultati: da una parte si è presa coscienza della necessità di tutelare un segno non fisico, ma presente nella memoria collettiva; dall’altra parte si è riscontrata invece la necessità di una valorizzazione e di una tutela del bene stesso. L’aver sovrapposto la cartografia attuale alle immagini fotografiche della RAF ha permesso di ricostruire il “segno” tratturo, in parte andato perduto, e di comprendere in che modo il nostro territorio si è trasformato negli ultimi anni.”


Recupero e riuso dei centri minori delle aree interne

Sulla questione delle aree interne, quale è lo stato dell’arte attuale nel vostro territorio?

Massimiliano Caraceni: “Il nostro territorio è in continua evoluzione e diverse sono le problematiche. Per molto tempo abbiamo avuto uno sviluppo urbano lineare lungo tutta la costa a discapito delle aree interne. La cittadina di Vasto negli ultimi anni è stata quella con un maggior impatto di ambiente costruito. La linea ferroviaria, inoltre, ha contribuito a far da cesura tra la costa e le aree interne. Si è tentato negli ultimi anni di recuperare i centri urbani minori dell’entroterra, quelli tra i 200 – 600 abitanti, ma di fatto non si è giunti a nessun risultato in quanto il motivo alla base di questo abbandono è stato dettato dalla richiesta di lavoro che ha portato la popolazione a concentrarsi sulla costa. L'assenza di collegamenti infrastrutturali, stradali e ferroviari, tra la costa adriatica e quella tirrenica risulta essere un importante fattore penalizzante per l’entroterra. La Regione sta comunque cercando di incentivare un ripopolamento dei borghi. Forse anche la pandemia contribuirà a rinnovare l’interesse verso queste aree. Interesse che potrà esistere solo nel momento in cui queste aree saranno dotate di una adeguata infrastruttura digitale.”

Esistono realtà dismesse o abbandonate sul vostro territorio che possono essere oggetto di un recupero e un riuso nel prossimo futuro?

Massimiliano Caraceni: “Abbiamo un’area di confine con il territorio teatino e pescarese, lungo la strada Tiburtina Valeria, dove c’è stato uno un importante sviluppo urbano della Pescara Metropolitana verso la città di Chieti. Chieti bassa si è sviluppata nel tempo in relazione all’importante presenza delle caserme militari da una parte e dall’Università D’Annunzio dall’altra. Purtroppo, le aree militari sono state recentemente in dismissione, ma fortunatamente è rimasta la presenza dell’Università. Oggi ci si interroga sul futuro di queste aree demaniali militari inutilizzate. Un esempio per Chieti alta è la Caserma Bucciante, oggi oggetto di un intervento di recupero e di trasformazione con il progetto della nella nuova cittadella della cultura polo culturale integrato da parte della Pubblica Amministrazione.

Altra realtà di recupero e rigenerazione, è sicuramente l’ex tracciato ferroviario adriatico, che di fatto ha aperto visuali costieri e luoghi che erano a noi sconosciuti per via della ferrovia, che oggi con il suo arretramento ha di fatto innescato tutto il processo della tracciato che porterà, in parte già realizzata e percorribile, dalla via verde Costa dei Trabocchi una lunghissima strada ciclopedonale con vista mare, su cui si realizzeranno tutte attività a basso impatto a servizio della stessa. Tale pista avrà un notevole ritorno per tutto il territorio adriatico e non solo che va da Francavilla al mare a San Salvo promuovendo una circolazione sostenibile a bassissimo impatto.

A questa linea verde costiera, saranno si collegheranno delle perpendicolari a pettine che dalla costa si interneranno sui territori collinari, vedi la via dei mulini di Tollo, il probabile collegamento Ortona -Orsogna sul quasi dismesso tratto ferroviario della Sangritana , da Fossacesia a Lanciano, da Vasto Marina a Vasto centro etc. proprio per riconnettere la costa all’interno dei territori con una sostenibilità ineguaglaibile."

Sono stati attivati concorsi di progettazione sul territorio?

Massimiliano Caraceni: “No, purtroppo no. Io ritengo che il problema sia di natura economica e culturale. Si fanno pochi concorsi perchè richiedono un importante dispendio di energie soprattutto da parte degli studi di progettazioni medio-piccoli. Il CNAPPC si è speso molto affinché si arrivasse a promuovere il concorso di progettazione a due grandi aperto a tutti, dove dovrebbe primeggiare l’idea del progetto, senza richiedere requisiti economici ai partecipanti, così facendo anche il giovane iscritto arrivando alla seconda fase potrebbe partecipare facendosi supportare per i requisiti economici richiesti solo nella seconda fase. Ma l’aspetto fondamentale rimane che il vincitore deve essere il protagonista in fase di realizzazione dell’opera, con il giusto riconoscimento economico per il lavoro svolto, a tutti i progetti selezionati per la seconda fase. Purtroppo, i fondi a disposizione per la progettazione non sono nelle disponibilità delle P.A. e i concorsi faticano ad attivarsi. Specifico inoltre che con il concorso a due gradi le P.A. arriverebbero ad avere il progetto di fattibilità economica e potrebbero di fatto assegnare il servizio S.A.I. al vincitore, riducendo così ulteriori tempi morti.”


Il ruolo dell'architetto all'interno dei processi di rigenerazione urbana e riuso del patrimonio architettonico

Qual è il ruolo dell’architetto all’interno dei processi di rigenerazione urbana e del riuso del patrimonio edilizio esistente?

Massimiliano Caraceni: “Il compito dell’architetto è quello di gestire e di programmare un insieme di azioni che possano aprire nuovi scenari che siano variabili nel tempo. Il tempo è un elemento fondamentale quando si parla di trasformazione del territorio. La possibilità di recuperare parte del territorio dismesso o abbandonato resta la sfida principale del Ventunesimo secolo.”

 

>>> Sulla pagina FACEBOOK di FA 2020 l’intera raccolta VIDEO degli interventi del Festival dell’Architettura di Chieti.