Come la tecnologia può aiutare a proteggersi dal Covid-19

La pandemia ha senza dubbio accellerato l'uso delle tecnologie digitali a tutti i livelli e per numerosi usi. Alcune di queste tecnologie sono state utilizzate anche come misure di prevenzione negli ambienti lavorativi. Molte le app, i gadget e i dispositivi sviluppati da aziende per aiutare i datori di lavoro nella protezione dei propri dipendenti.

Un esempio ne è il tracciamento elettronico dei contatti, la misurazione della temperatura, oppure l’utilizzo di dispositivi indossabili che segnalano, con un suono, quando due persone si trovano a meno di un metro l’uno dall’altro. Un'altra particolare app utilizzata da alcune aziende è stata quella di "preselezione" con controllo dettagliato degli spostamenti e parametri di salute del lavoratore. Ma non sono le uniche tecnologie presenti, vediamo anche le altre.

 

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Mai come in questa pandemia siamo stati così monitorati

Dopo la notizia della prima somministrazione del vaccino in Italia, si inizia a guardare al domani con una luce di speranza differente ma con la certezza che il percorso sarà lungo ed il rientro alla normalità non sarà immediato.

Regole e monitoraggi continui hanno accompagnato tutti noi quest’anno. Ormai in ogni ambiente lavorativo si sono prese le idonee misure per cercare di arginare e fare prevenzione nel più corretto dei modi, che dovranno continuare fino a quando l’emergenza terminerà. Il monitoraggio della salute potrebbe certamente mitigare i rischi legati alla pandemia, ma i lavoratori lo hanno visto e lo vedono ancora ora come una invasione della loro privacy. 

 

Ma quali sono i sistemi tecnologici principalmente adottati per cercare di aumentare il livello di protezione?

Sul mercato sono state tante le aziende che hanno sviluppato nuove app, gadget e dispositivi per aiutare i datori di lavoro in attività come il tracciamento elettronico dei contatti e la misurazione della temperatura. In diverse aziende riscuote un discreto successo l’utilizzo di dispositivi indossabili che emettono un segnale acustico quando due persone si trovano a meno di un metro l’uno dall’altro, ricordando così alle persone di rispettare le linee guida del distanziamento sociale. 

Altro sistema tecnologico impiegato è l’utilizzo delle app di “preselezione”, per quelle aziende dove non si è potuto sempre dare il via libera allo smart working e dunque si è cercata una alternativa sicura per far accedere il personale nel luogo di lavoro. Diverse Software House, infatti, hanno creato queste tipologie di app che tutti i lavoratori dell’azienda devono scaricare sui loro cellulari. 

Sulla app sono registrate tutte le attività effettuate dal singolo lavoratore nelle ultime due settimane, inclusi eventuali pranzi con colleghi e/o l’accesso in un determinato negozio. Prima di recarsi al lavoro, l’applicazione misura la temperatura corporea del singolo ed il software effettua una analisi complessiva di tutti i dati immessi, rappresentativi di differenti fattori di rischio, autorizzando o meno l’accesso in azienda e, in caso di necessità, raccomandando di contattare il proprio medico curante. Certamente questo metodo tecnologico di controllo, per quanto non in linea con quelle che sono tutte le misure cogenti in materia di privacy, serve per coinvolgere “responsabilmente” i lavoratori prima che escano di casa. Se questo controllo lo si effettua direttamente all’ingresso del luogo di lavoro, potrebbe essere troppo tardi. Si conta anche sulla onestà e sincerità personale in quanto la app permette ad ognuno di eliminare eventuali incontri “potenzialmente pericolosi” effettuati nelle ultime due settimane. In ogni caso per fugare i problemi di privacy, tutti i dati grezzi sono inviati ad una “terza parte”, garante in materia di trattamento dei dati, prima che l’azienda riceva i rapporti.

 

Ci sono app che tracciano il tempo, la distanza e la frequenza di contatto di ogni lavoratore con i propri colleghi. E la privacy?

Ma oltre queste tecnologie specifiche e già in essere, il mondo delle Software House in questi mesi ha sviluppato intere suite per fare prevenzione e ridurre al minimo le possibilità di contagio negli ambienti lavorativi, cercando sempre più una comunicazione diretta con i propri lavoratori.

Queste applicazioni sono state sviluppate inizialmente in America ed ora utilizzate in molte aziende europee, sono basate su sistemi di tracciamento elettronico attraverso dispositivi indossabili. Questi sistemi utilizzano un algoritmo per il tracciamento del tempo, della distanza e della frequenza di contatto di ogni lavoratore con i suoi colleghi. Il software avvisa inoltre ognuno del proprio livello di rischio con un punteggio di prossimità. Il datore di lavoro dell’azienda può dunque utilizzare il così detto “punteggio di prossimità” per determinare chi dovrebbe rimanere a casa o chi debba sottoporsi al test. Il software, ad oggi, funziona solo su proprietà dell’azienda ed è certamente stato studiato nel rispetto della privacy. Ovviamente si stanno studiando tutte quelle che potrebbero essere le variabili in gioco in una azienda, come per esempio il controllo di chi lavora in fabbriche, magazzini, uffici dove per vari motivi non è possibile utilizzare il cellulare. In tal caso si è introdotto un particolare cordino con un localizzatore, che permette di tracciare all’interno della app i movimenti e registrare i contatti con i colleghi. Proprio questo è certamente uno dei problemi principali che si sta avendo in ogni azienda di qualsiasi dimensione, di fatto non si può fare affidamento sul solo ricordo delle persone né quantomeno sull’elenco delle ultime chiamate in ingresso ed in uscita registrare sul cellulare. Indagini svolte negli uffici delle risorse umane di grosse multinazionali hanno potuto verificare come per ricostruire il tracciamento di una singola persona delle sue ultime 48 ore ci possono volere fino anche a 15 ore, con una app puoi essere in grado di avere una lista dei contatti in un massimo di 15 secondi.

Sono certo che la tecnica che sta prendendo piede guardando alla pandemia che si è potenziata, ha anche nuovi obiettivi per espandere sempre più in ambito lavorativo il servizio di diagnosi precoce alle malattie. È anche vero che il monitoraggio della salute in azienda non è un sistema del tutto nuovo, un certo numero di aziende aveva tentato di proporlo, già dal 2013, introducendo l’utilizzo di dispositivi indossabili nei programmi per il benessere aziendale, come i braccialetti per raccogliere informazioni relative alla forma fisica, alla qualità del sonno ed infine ai livelli di affaticamento. Ma ora, a causa del Covid-19, il monitoraggio della salute diventerà inevitabilmente più diffuso nel mondo del lavoro, con dispositivi sempre più sofisticati. Si sta sviluppando, per esempio, la produzione di dispositivi indossabili che possano tracciare i cambiamenti fisiologici per proteggere i lavoratori dal calore e dallo sforzo eccessivo, tutti aspetti fino ad oggi trascurati. Certamente andare verso questa direzione significa voler fare prevenzione, a prescindere dal particolare periodo storico. Si inizia così a ricercare quel giusto equilibrio tra l’uomo, la macchina e l’ambiente, a volte perso dietro il termine produttività, per il quale sarà necessario studiare le conseguenti trasformazioni che si avranno nella sorveglianza sul posto di lavoro con l’introduzione di nuove tecnologie per il monitoraggio dei lavoratori.

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