Economia circolare e Recovery Fund: un’occasione per la ripresa da non farsi sfuggire

Si avvicina per gli Stati Membri il termine per presentare alla Commissione Europea il proprio Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il piano coordinato di azioni da proporre per accedere ai fondi del “Next Generation Eu”, generalmente detto Recovery Fund. Questo pacchetto di fondi europei è composto da 750 miliardi di euro, tra contributi a fondo perduto e prestiti, dei quali circa 209 miliardi sono destinati all’Italia.

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Sostenibilità ambientale: non area di intervento ma criterio di valutazione

Le imponenti risorse a sostegno delle economie europee colpite dalla crisi sanitaria dovranno essere investite in quelli che vengono definiti i “cluster” di intervento: digitalizzazione e innovazione; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per la mobilità; istruzione e formazione; equità, inclusione sociale e territoriale; salute.

La sostenibilità ambientale, nell’intenzione delle istituzioni comunitarie, non è quindi una specifica area di intervento bensì un criterio trasversale di valutazione, attraverso cui è fondamentale improntare ogni progetto di crescita e investimento.

Fin dalle prime dichiarazioni e analisi specifiche, tutti, politici, tecnici, associazioni di categoria e amministratori locali, hanno concordato sul fatto che l’economia circolare può e deve essere il volano per la ripresa dell’Italia, per garantire quella trasformazione non solo del sistema produttivo-industriale ma anche del modello sociale e comportamentale che ne discende. Secondo uno studio recente della Cambridge Econometrics, l’economia circolare ha la potenzialità di aumentare il PIL dell’UE di oltre lo 0,5% e di creare circa 700.000 nuovi posti di lavoro entro il 2030.

Del resto, la cornice socioeconomica della Comunità Europea post Covid-19 offre un’opportunità unica per accelerare la transizione verso un’economia green, investendo nella necessaria riconfigurazione dei modelli economici tradizionali e garantendo che ciò avvenga in modo giusto e socialmente equo.

Molte proposte sono pervenute dalle associazioni di categoria, come nel caso di ASSOFERMET, ASSORIMAP e UNIRIMA, le Associazioni delle Imprese del settore della produzione di Materia Prima Secondaria (MPS) ed “End of Waste” (EoW), che hanno presentato al Ministero dello Sviluppo Economico un progetto dettagliato di allocazione dei fondi del Recovery Fund in materia di economia circolare (LINK).

Ancora, è il caso delle 20 proposte del Circular Economy Network – CEN, che  distinguono le azioni da intraprendere in forme di investimento per le imprese e per gli operatori del settore e vere e proprie riforme strutturali e di sistema per lo sviluppo e l’attuazione dell’economia circolare in Italia (LINK).

A nostro avviso, per dare concreta attuazione ai principi dell’economia circolare, è necessario in primo luogo, a livello sistematico, completare il percorso di allineamento, di norme, prassi e target, con gli indirizzi comunitari. Il piano di interventi dovrà infatti essere coerente con gli obiettivi del Green Deal europeo e, quindi, anche con il Piano europeo per l’economia circolare (LINK), che stabilisce scadenze temporali precise e stringenti, oltre che obiettivi misurabili e imperativi, per l’attuazione delle strategie in materia di economica circolare.

Inoltre, è necessario accompagnare la transizione con incentivi mirati, come ad esempio per il trasferimento tecnologico e per il supporto alle PMI, introducendo sgravi fiscali e premialità per i casi più virtuosi. A tale fine, deve essere rilanciata la Strategia Nazionale per l’Economia Circolare già proposta ma poi accantonata per i noti motivi di crisi sanitaria (LINK).

La vera ripartenza del sistema produttivo non può che partire dagli investimenti nella ricerca e nello sviluppo, che permettano di accedere con più facilità, e per tutti, alle tecnologie innovative sostenibili e ai più avanzati sistemi di produzione green.

La transizione dovrà avvenire in stretto coordinamento con gli stakeholder: l’ascolto delle esigenze della filiera produttiva, che più è in grado di individuare i punti critici del comparto e quelli da implementare, rappresenta una fondamentale tappa del processo di ripartenza che ci aspetta. Inoltre, gli investimenti pubblici devono stimolare gli investimenti privati, innescando così una crescita in termini di creazione di posti di lavoro, sostenibilità e competitività.

 

Formazione e sensibilizzazione: una nuova figura, il Green Manager

Anche le attività di formazione e sensibilizzazione assumono un ruolo decisivo. C’è bisogno di formare figure professionali di ogni grado, ricercatori, tecnici, interpreti delle norme, comunicatori green per raggiungere gli obiettivi ambiziosi fissati. Gli operatori segnalano sempre di più la necessità di istruire green manager che possano condurre le imprese attraverso la transizione ambientale che ci attende.

Infine, sarà necessario istituire un adeguato piano di monitoraggio per poter misurare i benefici concreti e verificare in ogni momento il raggiungimento degli obiettivi fissati. Potranno essere rivisti o rielaborati gli indici e gli indicatori nazionali per l’economia circolare, oltre alla redazione di rapporti annuali a scala nazionale sullo stato di attuazione delle azioni, linee guide e best practices per guidare gli operatori nelle proprie attività e nelle scelte sostenibili.

Per attuare tutto ciò, sarà necessaria una razionalizzazione del complesso normativo in materia ambientale, attraverso la riduzione e semplificazione del numero dei testi normativi e l’esatta ripartizione della funzione legislativa tra Stato e Regioni, e una semplificazione dei procedimenti autorizzativi in capo alle singole Amministrazioni, che oggi appare eccessivamente incerto e penalizzante per gli operatori anche per via dei tempi lunghi di completamento. Per fare un esempio, la tematica dell’end of waste, al di là delle iniziative di alcune Regioni e di sporadici decreti ministeriali di attuazione, richiede ancora una soluzione normativa coordinata e razionale che permetta di sbloccare l’empasse di un settore con potenzialità economiche e di sostenibilità ambientale elevatissime.

In conclusione, l’economia circolare può fornire soluzioni alle nuove sfide provocate e messe in evidenza dalla crisi del COVID-19 e all’esigenza della ripartenza del sistema economico produttivo del Paese. Tuttavia, è necessario fare presto e fare bene, è giunto il momento di mettere al centro la transizione ecologica e cambiare il modello socio-produttivo del Paese, per allinearsi alle economie globali più sviluppate.

 

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