Macro BIM e Micro BIM per il Project Alliancing: evoluzione per un nuovo COSTRUIRE

14/12/2013 7484

Macro BIM e Micro BIM per il Project Alliancing: evoluzione per un nuovo COSTRUIRE

 Gentili lettori,

Andrea Dari mi segnala cortesemente un interessante contributo di un esponente di Beck, la società statunitense che ha ideato DProfiler, un applicativo molto interessante di Space Programming per le fasi embrionali del processo di committenza, ovverossia della commessa: www.di.net/articles/beyond-ipd-the-integrated-enterprise-challenge/

L'autore solleva un argomento, ormai oggetto di investigazione da parte di molti studiosi, come, ad esempio, al VTT, sulle forme contrattuali relazionali e partenariali che oltrevalichino le note soluzioni concessorie in cui l'integrazione tra le parti non mette, tuttavia, in discussione l'identità di ciascuna di esse.

Il ragionamento proposto nell'intervento appare, per certi versi, brutale e, per quanto riferito a una realtà assai distante dalla Nostra, possiede una grande valenza.

La prima nozione che è evocata è quella del cambiamento: il termine è, nella Nostra società, continuamente evocato quale risoluzione alle criticità presenti, ma spesso poco ci si interroga sulle condizioni e sui prezzi che esso implica, non solo sulle sue virtù escatologiche o salvifiche.

Ciò che l'autore afferma è che, mentre la componente originatrice richiede una sempre maggiore assunzione di responsabilità sul ciclo di vita dell'opera (si guardi, ricordo, all'ospedale NKS in Svezia - www.ingenio-web.it/Articolo/1465/Al_Northwestern_Memorial_Hospital_c_e_l_obbligo_del_BIM.html - o all'Alta Velocità Ferroviaria nel Regno Unito), gli organismi professionali e progettuali cercano di attestare il loro compito ai livelli intermedi della progettazione, più redditizi e meno rischiosi, deputando ai costruttori lo sviluppo successivo della progettazione.

L'autore, di conseguenza, afferma che strumenti di Macro BIM (di impostazione e di governo del modello informativo) e di Micro BIM (di realizzazione del modello informativo) consentirebbero oggi al metodo di andare oltre l'Integrated Project Delivery, di entrare in scenari, come quelli del Project Alliancing (ovviamente il riferimento dell'autore non è australiano, bensì statunitense) in cui committenti, progettisti, realizzatori, produttori, gestori condividano rischi tradizionalmente a essi estranei e si pongano su un piano equivalente.

Si tratta evidentemente di un cambio di paradigma sconvolgente che comporterebbe un passaggio epistemologico radicale su cui graverebbero molte incognite, a partire dalla qualità dell'ideazione per finire con l'essenza stessa della libera professione.

Al contempo, però, anche in riferimento alla realtà nazionale, è opportuno domandarsi se una tattica difensiva sia giustificata dai valori effettivi in gioco.

Il fatto è che in Italia troppo spesso le istanze dei committenti sono scadenti e variabili, le prestazioni dei progettisti avvertite come insoddisfacenti, gli atteggiamenti dei costruttori improntati all'assenza di innovazione sugli immaginari e sui prodotti immobiliari, le promesse dei produttori sovente infondate, i risultati dei gestori carenti, la progettualità degli universitari scarsa.

Al fenomeno partenariale in Italia è sempre stata data una legittimazione forzata, partendo dal presupposto che il coinvolgimento degli appaltatori nella progettazione servisse, con una certa strumentalità, a impedire loro di avviare il contenzioso e di supplire alle omissioni progettuali, che l'apporto dei soggetti privati riguardasse il capitale di debito e quello di rischio e non i saperi, come se queste fossero condizioni forzose e non desiderabili.

Del resto, da tempo nel Regno Unito la figura del Design Manager cerca di offrire un raccordo tra i punti di vista e quella dell'Information Manager lo farà ancora di più.

Il mercato domestico, non solo contrattosi e da riconfigurare, ma anche con flebili attese di ripresa nell'immediato, vede oggi tra professionisti e imprenditori registrare una elevata mortalità e, nei casi migliori, una drastica riduzione dei margini di profitto, quasi a fare da pendant ai fenomeni dell'impoverimento sociale che affliggono, non a caso, la piccola e media borghesia.

E, così come dalle piazze o dalle assemblee parlamentari la protesta rivendicativa del passato senza progetto appare prevalente, tra gli operatori del processo nel Nostro comparto la rassegnazione o l'inerzia sono dominanti, mentre, persino gli stessi soggetti, sui mercati internazionali sono partecipi del dinamismo altrui.

Il refrain è che ciò che andrebbe fatto è evidente, ma richiede tempi generazionali, quelli lunghi in cui, come sosteneva J.M. Keynes in un passaggio oltremodo citato e travisato di A Tract on Monetary Reform, sul long run nessuno sopravvive.

È chiaro come la portata della crisi sia strutturale, come il sistema sia ormai esausto e incapace di reagire e in che modo, ad esempio, mentre professionisti e costruttori/sviluppatori esitano a dirsi le verità scomode, soggetti finanziari ben noti o inediti riescono, soli, a smuovere il mercato della riqualificazione e della rigenerazione, per cui tante parole sono spese con retorica da amministratori, professionisti, imprenditori.

Ciò che l'autore ci dice è che i fenomeni, per quanto sgraditi, non sono contrastabili con la passività e richiedono, al contrario, una risposta adeguata tramite categorie e politiche certo inedite, ma fondamentali, non solo tramite iniziative simboliche e formulazione di ottimi intenti su Nuovi Patti e Nuove Frontiere...

Ecco perché il BIM rappresenta l'accesso a speranze di rilancio della politica industriale altrove e da Noi lo spauracchio del mutamento o una evoluzione degli strumenti di supporto alla progettazione...

Una recente iniziativa di TSB e BIM Task Force nel Regno Unito così recita: the goal of the BIM Task Force is the creation of a ‘free to use’ digital tool to transform the procurement of buildings and infrastructure.  As well as transforming home markets, it will provide the UK with a global leadership position, and overseas growth opportunities. This digital tool will allow the cost of storing, sharing and analysing data to be reduced, provide greater inter-operability, allow new disruptive business models to emerge, reduce barriers to entry and allow smaller players to collaborate e.g. micro and SME firms.  It will also allow UK firms to gain a first-mover advantage over other nations in overseas markets.

Proprio ieri il Chairman della BIM Task Force, Mark Bew, mi faceva presente come lo sforzo del Governo Britannico sul Level 2 di Maturità degli operatori fosse cruciale per radicare in essi idee e soluzioni e per andare al Level 3.

Del resto, segnalo la pubblicazione della tesi di Marzia Bolpagni presso il VTT proprio sul tema della trasformazione dei processi di acquisto di costruzioni e infrastrutture: http://www.vtt.fi/inf/pdf/technology/2013/T130.pdf


Un caro saluto.

Angelo


Prof. Arch. Angelo Ciribini, DICATAM, Università degli Studi di Brescia,Via Branze 43, 25123 Brescia (BS)

e-mail angelo.ciribini@ing.unibs.it


FONTE: http://www.di.net/articles/beyond-ipd-the-integrated-enterprise-challenge/

 

Beyond IPD: The Integrated Enterprise Challenge
December 12, 2013 · by Henry C. (Peter) Beck III
This may be a moment of transformation for the industry, particularly for architects.
As contractors move upstream, they will take the first steps toward an integrated enterprise, which may result in their appropriation of the creative design function. This may be a moment of transformation for the industry and particularly for the architectural profession.
Updated Dec 12, 2013

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