Una certa idea industriale dell'Edilizia Scolastica

Gli investimenti immobiliari contemplati per l'edilizia scolastica, almeno per la parte di ideazione e di realizzazione delle cosiddette (nuove) «scuole innovative», una espressione già utilizzata dal governo in passato, probabilmente collegate a concorsi di progettazione a due stadi, paiono richiamare, per il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza, una idea antica che, per l'Italia, risale agli Anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, praticata allorché sorsero e si diffusero quelli che erano designati come repertori progettuali e realizzativi attinenti alla prefabbricazione, sulla scorta delle analoghe iniziative britanniche e statunitensi.


Processi ideativi e costruttivi: Product platformization o parametrizzazione digitale?

Si ricordi che, se è vero che alcuni dei maggiori architetti del periodo si cimentarono nella difficile sfida di risolvere progettualmente sistemi costruttivi tendenzialmente riduzionisti e meccanicistici, i protagonisti della saga furono agenzie, vale a dire apparati tecnico-amministrativi meno individualisti e più collegiali, forse anche maggiormente anonimi.

Già, al tempo, la nozione di sistema costruttivo, impostata sul design delle relazioni intercorrenti tra le parti del sistema costruttivo, ambiva a offrire la valorizzazione della serialità del componente in una ottica di diversificazione.

Quella stagione, che, in parte ha originato molti edifici scolastici attualmente oggetto della intenzione di sostituzione, è stata successivamente abbandonata in virtù delle criticità e persino degli insuccessi generati da quelle esperienze.

Più recentemente, sotto un altro profilo, specie in altri Paesi Europei, con esiti alterni, le risorse economico-finanziarie di origine privata sono state coinvolte nella realizzazione di programmi di edilizia scolastica attraverso il Partenariato Pubblico Privato, senza spesso una razionalizzazione dei processi ideativi e costruttivi, ma secondo criteri innovativi di montaggio delle operazioni e di pilotaggio degli investimenti.

Come che sia, mentre nel Nostro Paese, metodi e strumenti improntati alla digitalizzazione, specie per il tramite di soluzioni costruttive a secco, enfatizzavano le potenzialità di un approccio manifatturiero mass customized, negli ultimi anni, specie nel Regno Unito, si è assistito alla nascita di un approccio alla industrializzazione dell'edilizia scolastica incentrato sulla product platformization, vale a dire sulla possibilità che la concezione di soluzioni modulari relativamente ripetitive potesse permettere di conseguire versatilità e variabilità distributive e formali.

Di conseguenza, laddove alcuni rappresentanti, in ambito nazionale, della cultura architettonica più elevata proponevano exemplum della parametrizzazione digitale (in qualche modo, generativa), nel Regno Unito si cercava di intraprendere, attraverso una strategia governativa poi concretata nel Construction Playbook, il cui presupposto risiedeva nella integrazione tra logiche della committenza, della progettazione, della produzione e della costruzione, una via sistematica.

L'idea principale consiste, di conseguenza, nella capacità da parte di logiche combinatoriali di originare opzioni diversificate attraverso configuratori progettuali abilitati da impianti produttivi non necessariamente centralizzati sul territorio, nel senso di poter disporre di una concentrazione degli ecosistemi di ideazione a fronte di una distribuzione territoriale dei luoghi manifatturieri delle componenti da assemblare.

Il che, naturalmente, si richiama alle locuzioni di Off Site Construction, di Modern Methods of Construction e di Design for Manufacturing & Assembly.

L'aspetto più interessante della rivisitazione della industrializzazione edilizia digitalmente abilitata risiede, peraltro, in due aspetti di natura affatto diversa, ma complementare.

Il primo di essi è offerto dalla modularità, o dalla modularizzazione, delle unità funzionali-spaziali, vale a dire degli spazi confinati dei luoghi dell'apprendimento, intesi come ambiti comportamentali, riflettendo alcune sperimentazioni espletate nell'edilizia ospedaliera, tese a generare lay out in dipendenza delle simulazioni analitiche di flussi e di interazioni relativamente agli utenti.

La qual cosa rispecchia sia lo user centrism, del quale tanto si discute in merito a temi di efficienza energetica, sia l'ipotesi per cui la razionalizzazione e la, per così dire, industrializzazione vertano sui comportamenti intangibili delle persone nei luoghi della formazione ancor prima che sulle parti del cespite fisico.

Il secondo aspetto, in presenza di veri e propri programmi, miliardari, di investimento, anziché di singoli interventi, come, appunto, potrebbe darsi anche per il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza, è consistito nel predisporre autentici framework contrattuali nei quali i cosiddetti collaborative agreement potessero creare infrastrutture para-contrattuali flessibili e sistemiche in grado di instaurare mediazioni virtuose e flessibili tra attori della domanda e dell'offerta, tra culture della committenza, della professione e della imprenditorialità, disarticolata tra produzione e costruzione (o assemblaggio che dir si voglia): ma anche al loro interno.

Come si può constatare, entrambi gli argomenti evidenziano l'importanza di elementi immateriali, quali sono le formalizzazioni elastiche dei comportamenti umani e dei negozi contrattuali.

Tale eventualità esclude probabilmente, tuttavia, una pre-figurazione autonoma, se non, addirittura, autoreferenziale, a opera di esponenti della cultura architettonica che siano capaci di offrire una risposta definitiva, attraverso un progetto di fattibilità tecnico-economica definito dalle Linee Guida dedicate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, a cui facciano seguito appalti integrati dislocati sui territori regionali sulla base di sistemi costruttivi centralizzati, nella misura in cui a essi occorra appaiare modelli organizzativi e, soprattutto, business model dedicati.

 

Una certa idea industriale dell'Edilizia Scolastica

 

Come sono cambiati i luoghi dell'apprendimento?

Nel frattempo, però, almeno per la scuola primaria (e forse per quella secondaria di primo grado), la declinante fortuna del teacher centrism o della didattica frontale e la relativizzazione del ruolo dell'aula e contestualmente della sezione didattica, coerente con le più avanzate metodologie pedagogiche, faceva sì che si rendesse obbligata la liaison tra il Piano Triennale dell'Offerta Formativa e il Documento di Indirizzo alla Progettazione, oggi sempre più, a sua volta, nella relazione tra Design Management e Information Management, connaturato al Capitolato Informativo.

Se, nel caso britannico la suggestione attinente alla modularità combinatoriale tra spazi funzionali e tra percorsi fruibili metteva a disposizione preziosi indizi, paradossalmente, (non solo) nel caso italiano, gli stretti protocolli sanitari di epoca pandemica che re-instauravano la fissità dell'insegnamento tradizionale, enfatizzavano al contempo, cogli ingressi scaglionati, i percorsi prestabiliti e il distanziamento fisico, la rilevanza dei flussi e delle relazioni, evocati in età pre-pandemica e desiderati in quella post-pandemica.

D'altra parte, la famigerata Didattica a Distanza metteva in luce la necessità di potenziare l'interconnessione, all'interno e all'esterno degli insediamenti scolastici, indoor e outdoor learning space.

D'altronde, la auspicata flessibilità dei luoghi dell'apprendimento si andava coniugando a una loro concezione polivalente, in corrispondenza di significati comunitari e territoriali di cespiti immobiliari scolastici aperti alla vita del loro intorno.

In apparenza, i Moderni (nel senso di rivisitati, più che di reinventati) Metodi della Costruzione promettono di rendere maggiormente efficaci i processi progettuali e realizzativi, di massimizzare il rendimento delle risorse economico-finanziarie, di rafforzare la sostenibilità dei cespiti, di assicurarne una migliore qualità, di favorire la inclusione sociale e la neutralità climatica.

In altre parole, una narrazione di questo genere è intrinsecamente ineccepibile, persino, come si è detto, equa ed etica.

Di conseguenza, occorre, purtuttavia, chiedersi se i tempi fortemente contingentati della programmazione, della attuazione e della rendicontazione propri del Piano Nazionale siano compatibili con l'approntamento di configuratori combinatoriali e di ecosistemi digitali a loro volta connessi al ri-settaggio di una rete di impianti produttivi distribuiti sul territorio, condivisibili da esponenti della cultura architettonica.

Soprattutto, bisogna interrogarsi, come già accennato, sul fatto che il modello britannico si fondi su piattaforme di prodotto, sui telai, chiaramente mutuate da altri settori industriali, ma, in realtà, la trasposizione in soluzioni spaziali di temi comportamentali, in ambienti fortemente interconnessi, colle loro ambiguità, allude a una forte servitizzazione del prodotto immobiliare, alla prevalenza dei caratteri di esso meno materiali.

Del resto, anche la trasmissione virale per via aerea dimostra come, entro il paradigma dell'Healthy (School) Building, quanto conti la Indoor Air Quality, ma anche la permeabilità comunitaria dell'insediamento scolastico stesso va fondamentalmente nella stessa direzione.

Si tratta, in questo caso, di questioni poco inerenti alla product platform, ma molto pertinenti alla platformization, cioè alla inclusione dell'utente, del docente, del personale tecnico-amministrativo, del discente, del familiare, del cittadino, in un contesto ibrido tra in person e on remote, tra soft social network e hard built environment.

Ancora una volta, se è vero che il Piano Nazionale possa innescare attitudini collaborative tra la cultura architettonica e l'universo imprenditoriale, oltreché con la utenza dedicata, al tempo zero, il ciclo di vita utile di servizio, evolutivo, dei cespiti scolastici e una parte del ciclo della vita dei propri occupanti o fruitori, forzerebbe ulteriori riflessioni: più contemporanee o solo maggiormente futuribili?

Perché la posta in gioco, anche per la cultura architettonica, è ormai quella di disegnare, di divisare profili esistenziali, di dare loro forma, dinamica, non solo di determinare la morfogenesi dei beni immobiliari.