Il BIM: un contributo decisivo alla sostenibilità delle infrastrutture

Un Gruppo di Lavoro UNI su “BIM & Infrastrutture” per redigere delle norme condivise in grado di aiutare il mercato e i diversi attori della filiera.


Fondamentale un quadro normativo che porti progressivamente all'uso del BIM

Come noto, il BIM è un metodo inerente l’intero ciclo di vita dell’opera e che, in estrema sintesi, a fronte di un maggior effort nella fase di programmazione e progettazione consegue risparmi nel corso della gestione dell’asset.

Nell’ambito delle infrastrutture questo appare sicuramente vantaggioso, infatti la durata della fase di gestione dell’opera supera di molto quelle relative alla progettazione ed esecuzione.

Tuttavia, essendo tale vantaggio posto in là nel tempo, quindi non immediatamente spendibile, per le Stazioni Appaltanti risulta di difficile apprezzamento, sensazione inoltre appesantita dell’indubbio maggior lavoro che l’uso del BIM comporta, come detto, nella fase di progetto, peraltro già segnata da iter approvativi tortuosi e incerti.

In tale contesto di perdita di apprezzamento della convenienza dell’uso della digitalizzazione, risulta, quindi, fondamentale la presenza di un quadro normativo, come quello in essere, che porti progressivamente, ma obbligatoriamente all’uso del BIM.

In particolare, un approfondimento normativo focalizzato sulle infrastrutture non può che essere apprezzato, inserendosi nell’ambito di quei supporti di cui le Stazioni appaltanti, soprattutto quelle coinvolte nella gestione degli asset come Anas, fanno uso per conseguire gli obiettivi di maggior risparmio, efficienza e sostenibilità che la digitalizzazione permette di raggiugere.

 

Ernesto Sacco

 

Posto quanto sopra, però, non si può non considerare la necessità o opportunità che le disposizioni normative non si fermino a una mera elencazione di obblighi, ma debbano essere anche tese, se non a rendere palese, perlomeno a far scorgere le opportunità e i vantaggi che l’adempimento alla norma garantisce.

La norma ha perciò non solo il compito, già di per sé non semplice, di indicare cosa fare e come farlo, ma anche quello di riuscire a tratteggiarne le ragioni al fine di consentire un’attuazione quanto più consapevole possibile degli obiettivi da traguardare. Questa consapevolezza è la vera garanzia che non si proceda ad adempimenti meramente formali, ma che si avvii con l’adozione della norma un reale percorso virtuoso.

In altre occasioni ho già avuto modo di evidenziare come ad esempio tempi rapidi e certi delle fasi autorizzative dovrebbero essere, per norma, riservati solo a quei progetti o opere con una chiara impronta digitale. Questo perché da un lato si tratterebbe di un evidente e immediato “vantaggio” di cui tutti vorrebbero fruire, dall’altro, se il contenuto informativo dei progetti fosse digitale, sarebbe effettivamente possibile e ragionevole traguardare tempi di verifica e di autorizzazione in qualche misura predeterminati e brevi.

Da una parte quindi abbiamo le Stazioni Appaltanti e gli Stakeholder, che sono i driver della digitalizzazione e dei vantaggi, in termini di risparmio e qualità, che il sistema delle infrastrutture del Paese oggi più che mai deve necessariamente conseguire. Dall’altra, il quadro normativo, che è lo strumento con cui Stazioni Appaltanti e Stakeholder devono confrontarsi per traguardare i propri obiettivi. Affinché tutto il processo, normazione-applicazione-acquisizione di risultati, non sia un gioco a somma zero è perciò necessaria una stretta collaborazione tre le due parti.

Il Gruppo di Lavoro UNI dedicato a BIM e Infrastrutture nell’ambito della norma UNI 11337, è un esempio, fortunatamente non l’unico, di tale processo di inclusione. Avvicinare sin da subito l’ambito della normazione a coloro che come ANAS a quelle disposizioni, cogenti o meno, saranno, con diverse intensità, soggetti, ritengo sia la scelta più corretta.

Infatti, in tale quadro, Stazioni Appaltanti e Stakeholder, partecipando al processo di generazione della norma, potranno individuarne con maggior chiarezza gli obiettivi effettivi e quindi riusciranno ad attuare modalità di adozione sostanziali, proprio perché ne comprenderanno la vera essenza.

Al contempo i soggetti investiti dalla responsabilità di definizione dei disposti, potranno meglio individuare, e quindi auspicabilmente dirimere, quelle criticità applicative che rendono in taluni casi l’adozione della norma poco efficiente rispetto ai risultati attesi.

Si tratta insomma di superare i disposti per individuare insieme i principi di fondo della normazione al fine di assicurare modalità esecutive esplicite ed effettivamente operabili così da garantire il raggiungimento degli obiettivi desiderati e oggi necessari.