IRAP per i PROFESSIONISTI : il parere del Presidente dei GEOLOGI

Dopo la sentenza in cui la Cassazione obbligava un Professionista a pagare l'IRAP in quanto questi, servendosi di una segretaria part time, dimostrava di avere un'organizzazione e quindi doversi assoggettare al pagamento di questa imposta, avevamo osservato come la non chiarezza della legge porti i professionisti a dove "subire" due volte questa ingiustizia.
 
L'editore di Ingenio, Andrea Dari, ha intervistato su questo tema il presidente del Consiglio Nazionale dei GEOLOGI, Gian Vito Graziano.
 
DOMANDA:  Caro Presidente,
nei giorni scorsi una sentenza della cassazione ribaltava completamente l'appello e obbligava un professionista a pagare l’IRAP avendo una segretaria part-time. In questo caso quindi si è aggiunto al danno, il pagare l’IRAP, anche la beffa, di dover pagare tutte le spese processuali.
Non vogliamo quindi entrare nel singolo caso ma non ritieni che sia ora di chiedere a gran voce un codice unico amministrativo per i professionisti che abbia almeno il dono della chiarezza ?
 
RISPOSTA: Ho l'impressione che a volte l'assenza di chiarezza, nella materia fiscale, come in altre, non sia un fatto casuale, ma piuttosto che essa, se non proprio voluta, sia quanto meno non combattuta.
Penso ad esempio alla sfera dei lavori pubblici e dei contratti, dove non si riescono ad ottenere standard comuni per i bandi di gara dei lavori e dei servizi o per procedure chiare di selezione di professionisti, finendo per consentire di operare in modo spesso del tutto arbitrario, penalizzando le istanze di trasparenza amministrativa che la norma vorrebbe imporre.
Un esempio su tutti: non si riesce neanche a varare uno schema comune per la presentazione dei curricula dei professionisti per il loro inserimento negli elenchi dei fornitori di servizi, che eviti, di volta in volta e a seconda della richiesta di questa o quella stazione appaltante, di dover predisporre un documento che riporti ora l'importo dei lavori del singolo intervento progettato, ora il corrispettivo professionale corrispondente, ora persino l'importo fatturato.
Sarebbe semplicissimo risolvere il problema, ma di fatto nessuno se ne occupa. Cui prodest?
 
 
DOMANDA: Uno degli strumenti messi a punto dai precedenti governi - anche per dare una soluzione amministrativa agli studi professionali che per dimensioni e attività non intendevano diventare società vere e proprie - sono le società tra professionisti. Che impressione avete, è uno strumento che sta funzionando per chi vuole avere una o forse occorreva qualcosa di diverso ?
 
RISPOSTA: Mi sembra che lo strumento della società tra professionisti non stia purtroppo funzionando come si sarebbe sperato. Non so se le cause siano da ricercare nello strumento legislativo o piuttosto nella difficoltà, tipicamente italiana, di ragionare in termini di collaborazione professionale strutturata.  
La realtà italiana degli studi professionali è infatti costituita in larghissima prevalenza da singoli possessori di partita IVA, con dimensioni organizzative molto semplici. E anche quando si entra nella sfera dell'assetto  societario molti professionisti optano ancora per le società di ingegneria, che offrono un maggior ventaglio di possibilità. Mi pare evidente che si debba intervenire con modifiche, che rendano più attraenti le società di professionisti, anche sotto il profilo fiscale.
 
 
DOMANDA:  In questi ultimi anni i professionisti hanno dovuto subire l’eliminazione delle tariffe minime, l’obbligo della formazione, dell’assicurazione e forse presto anche quello del POS. Contemporaneamente i redditi crollano, come evidenziato dalle statistiche dei Centri Studi e di Inarcassa, e il governo si ricorda solo dei dipendenti. Questa situazione non evidenzia un problema di rappresentatività sindacale della nostra categoria ? dobbiamo arrivare a una revisione globale del sistema di rappresentanza ?
 
RISPOSTA:  Mi sembra evidente che i professionisti stiano scontando un prezzo molto alto della crisi economica in atto, ma quello che mi sembra preoccupante è che le loro istanze continuino ad essere percepite un po' da tutti come il fastidioso lamento di una casta, che sinora ha goduto di chissà quali privilegi e che, davanti alla evidente necessità comune di stringere la cinghia, non si sappia adeguare.
Paradossalmente il ricorso a ribassi fuori mercato non sono letti per quello che rappresentano, ovvero la sofferenza di una classe professionale che sta lottando disperatamente per la sopravvivenza, ma come conferma che i professionisti abbiano potuto godere di privilegi inaccettabili, quali l'applicazione della tariffa minima, che finalmente gli sono stati tolti.
Le rappresentanze delle diverse classi professionali hanno l'obbligo di lavorare per ridare credibilità e dignità ai professionisti ed al loro ruolo e soprattutto per dare speranza a quelli più giovani, che oggi si affacciano sfiduciati al mondo del lavoro. Ma devono saperlo fare, lavorando per esaltare il ruolo sociale delle professioni e svolgendo esse stesse quel ruolo di sussidiarietà che la legge gli conferisce. La recente riforma delle professioni è andata solo in parte in questa direzione, ma nessuno vieta a ciascuna rappresentanza di svolgere autonomamente un ruolo moderno. Non escludo che si possa pensare anche ad una revisione del sistema di rappresentanza, ma sono convinto che siano gli uomini a fare la differenza.
 

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