E' ora di passare a norme prestazionali per non fermare il processo tecnologico e sostenibile

Sono anni che tutto il settore si lamenta della eccessiva corposità delle norme tecniche italiane.

Anche perchè quando parliamo delle NTC non possiamo solo considerare il testo primario, ma occorre considerare anche la Circolare, le norme UNI e CEN richiamate, le linee guida del Consiglio Superiore dei LLPP comprese per le tecnologie innovative e speciali, le istruzioni CNR … insomma un pacco di documenti che probabilmente neppure un computer quantico potrebbe gestire in modo efficace e completo.

E, a fronte di un dibattito che vede tutti concordi, in cui la parola chiave positiva è «prestazionale» e l’accezione negativa è «prescrizionale», o spesso anche «descrittiva», ad ogni rinnovo decennale delle Norme Tecniche … aumenta il numero di pagine e continua a crescere nello stesso periodo il numero di Linee Guida, di norme, di istruzioni a cui fare riferimento, di cui non sempre è chiaro il livello di cogenza.

Perchè accade questo ?

 

Cosa si intende per una norma prestazionale ?

Ho chiesto un parere a un amico, esperto della materia, l’ing. Piero Baratono del MIMS, che invoca norme prestazionali da vent’anni circa, e che sostanzialmente mi ha detto:

«quello che caratterizza una norma (o meglio regola tecnica) prestazionale da una prescrittiva è che essa, invece di indicare come e con quali limitazioni deve essere costruito, riporta gli obiettivi che l’opera deve raggiungere e come deve essere valutato il raggiungimento, fissando unicamente i livelli di affidabilità».

Definizione che pur essendo rilasciata «al volo» mi sembra abbia la forza di individuare un nuovo approccio alla produzione normativa, anche nel nostro settore.

Ciò significa che la norma da delle indicazioni sui livelli prestazionali che devono essere raggiunti e su come poi questi devono essere controllati, ma poi lascia al progettista dell’opera il compito di individuare le soluzioni, possibilmente che si adattano meglio al contesto, per soddisfare questi requisti, oltre a ogni requisito aggiuntivo richiesto dal committente.

Una norma prestazionale è una norma che fa da riferimento ma non da libro di tecnica delle costruzioni. 

 


Esempio di prescrizione nelle NTC 2018

"a) i collegamenti legno-legno o legno-acciaio sono realizzati con perni o con chiodi presentanti diametro d non maggiore di 12 mm ed uno spessore delle membrature lignee collegate non minore di 10d;

b) nelle pareti e nei diaframmi con telaio in legno, il diametro d dei chiodi non è superiore a 3,1 mm e il materiale di rivestimento strutturale è di legno o di materiale da esso derivato, con uno spessore minimo pari a 4d." 


 

Perchè si sceglie sempre la prescrizione

Il motivo è semplice: non ci si fida.

La scelta prestazionale è una scelta ovviamente coraggiosa, perchè parte dal concetto che il "professionista tecnico» sia sufficientemente preparato e affidabile. 

Lasciare la responsabilità al progettista di individuare la soluzione più adeguata per la realizzazione di un’opera, dandogli solo i livelli prestazionali da soddisfare, è un atto di fede che chi fa le norme quasi mai vuole assumersi (e forse i professionisti rivendicano troppo poco).

Lo riscontriamo in tanti punti della norma (a partire dalle tante indicazioni geometriche e fisiche come le larghezze minime dei solai, distanze dagli spigoli, quanto corloli continui, che altezza minima, che dosaggio minimo,  ...) come se le NTC fossero un manuale di progettazione. Tutte parti interessanti e utili che dovrebbero inserite al massimo in documenti informativi, non in una norma cogente, che ha il valore quindi di una legge dello Stato.

 


Esempio di prescrizione nelle NTC 2018

"... Il collegamento deve essere posizionato ad una distanza dalla estremità dell’elemento, trave o pilastro, dove si ha la zona dissipativa, pari almeno alla lunghezza del tratto ove è prevista armatura trasversale di contenimento, ai sensi del § 7.4.4.1.2 e del § 7.4.4.2.2, aumentata di una volta l’altezza utile della sezione. ..."


 

Un discorso analogo lo potremmo fare per il testo unico delle costruzioni e i tanti regolamenti edilizi.

 

Prescrizione anche sui prodotti innovativi

Anche l'approccio sui prodotti innovativi è in genere di tipo prescrittivo.

Quanto previsto dalle norme tecniche e la conseguente produzione di Linee Guida del CONSUP spingono infatti su un meccanismo di certificazione di specifici prodotti prima della loro messa sul mercato.

Di fatto sono norme che danno indicazione su chi può produrre, in che modo, su come certificare un singolo prodotto prima che questo sia messo sul mercato. Una scelta che porta le aziende a dover investire sulla certificazione, e quindi la cristallizzazione, di alcuni prodotti da immettere sul mercato invece che sull'innovazione continua dei prodotti e dei processi.

 


Esempio di prescrizione nelle Linee Guida sulla qualifica FRC

"... Il prodotto oggetto di CVT è chiaramente individuato nelle sue caratteristiche fisico-meccaniche, pertanto qualunque modifica che vari il dosaggio, le caratteristiche geometriche e meccaniche delle fibre, il dosaggio ed il tipo di legante, il fuso granulometrico e la natura mineralogica dell’aggregato, che il Fabbricante intenda apportare al materiale non è ammessa.

Sono consentiti, nell’ambito della medesima famiglia, moderati aggiustamenti in corso di produzione per tenere eventualmente conto della variabilità delle materie prime, delle condizioni ambientali in cui avviene la fornitura, di specifiche esigenze riguardanti i tempi e la distanza di trasporto. ..."


 

Anche in questo caso si sceglie dunque la prescrizione perchè non ci si fida degli interlocutori.

Una norma prestazionale che responsabilizza progettista, fornitori e applicatori e che si basa sull'azione di controllo delle direzioni lavori e collaudatori libererebbe molte risorse nella direzione dell'innovazione di prodotto e processo.

 

Le norme tecniche ci portano su un sentiero sostenibile ? 

L’approccio introdotto in Italia per regolamentare l’uso delle tecnologie attraverso norme prescrittive rischia di bloccare il processo di transizione sostenibile in atto, ritardando l’introduzione di soluzioni a minore impronta di carbonio, di impedire l’uso di prodotti di riciclo e ostacolare la libera circolazione di prodotti all’interno della Comunità.

Innanzitutto perchè il meccanismo adottato comporta un ritardo di anni tra la presentazione al mercato dell’innovazione e la sua utilizzazione, considerando i tempi che oggi richiede la predisposizione di apposite linee guida e della certificazione.

E poi perchè la scelta di passare sempre attraverso un «bollino blu» sul singolo prodotto porta l’industria a dover utilizzare materie prima a basso tasso di variabilità (per non dovere ripetere i costosi e lenti processi di certificazione).

E poichè sono i prodotti di riciclo quelli che hanno in genere la più bassa costanza prestazionale è ovvio che il loro utilizzo è di fatto se non impedito sicuramente sfavorito.

 

Il "bollino blu" è un'ostacolo all'innovazione

Le diverse indicazioni contenute nelle NTC e nelle Linee Guida successivamente emanate prevedono la certificazione – attraverso meccanismi lunghi e costosi – di prodotti prima di essere messi in commercio, comportano le conseguenti problematiche:

  • introduzione ritardata delle nuove tecnologie, in particolare le più sostenibili;
  • costi aggiuntivi che rendono alcune tecnologie non competitive;
  • impossibilità di usare materiali di riciclo (che hanno prestazioni meno costanti);
  • spinta all’uso di componenti nobili che assicurano minore variabilità;
  • impedimento della circolazione delle tecnologie all’interno nell’Unione.

Ecco perchè il bollino blu è un ostacolo all'innovazione tecnica.

Prendiamo il caso degli FRC: se per la messa in commercio di un prodotto occorre certificare la ricetta a monte, il produttore dovrà progettare il mix design tenendo conto che poi sia più o meno lo stesso dopo l’emissione del certificato: la variabilità delle caratteristiche degli aggregati di riciclo rende impossibile il loro uso in questo processo.

Di fatto la norma prescrizionale va in contrasto con le norme dei CAM, diventando un freno spesso insuperabile all’uso delle materie prime seconde.

 

Conclusioni

L’errore sta nell’approccio seguito dalle attuali norme tecniche per soddisfare il requisito di sicurezza previsto dalle direttive europee sulle costruzioni, ovvero affidarsi a una visione prescrittiva e non prestazionale.

Un approccio prestazione risolverebbe il problema alla radice e farebbe da stimolo per investimenti che vanno non nella certificazione di un singolo prodotto che tende nel tempo a cambiare ma nel miglioramento dei processi produttivi.

Per andare in questa direzione è necessario un cambio di rotta quindi nella produzione delle norme, che parte da una maggiore fiducia nei confronti dei professionisti tecnici.