Il codice deontologico di ogni professione include per sua natura l’obbligo di compiere un’opera ben fatta

100 numeri di Ingenio

Siamo arrivati al numero 100 di Ingenio Magazine. Era l’inizio del 2012 quando pubblicammo la prima uscita della nuova testata, anche su carta.

Il numero 1 si apriva con un mio editoriale dal titolo: "INGENIO, uno strumento per la professione»  perchè questo era l’obiettivo, creare ciò che a nostro parere mancava nel settore della professione tecnica. 

Serviva un nuovo sistema editoriale e non semplicemente una rivista, perché la complessità delle esigenze di aggiornamento del professionista tecnico - ingegnere, architetto, geologo, geometra, perito, agronomo - era, ed è, talmente vasta che non era possibile dare risposta semplicemente con una semplice rivista.

I punti di partenza furono la nostra esperienza (io, Stefania Alessandrini e Patrizia Ricci) fatta con alcune riviste cartacee e il progetto di un portale contenutistico normativo di Umberto Zanotti. Antonio Maurizio Gaetani ci diede un supporto commerciale e Mauro Casadei l’anima software.

Volevamo evitare di diventare l’ennesima macchina produci DEM che ingolfa le poste elettroniche dei professionisti e così è stato. 

Ma non solo questo. Volevamo uno strumento che desse le notizie del settore al settore, come altri portali già fanno, ma questo non bastava, e puntammo a dare notizie approfondite e commentate. 

Ma non solo questo. Volevamo dare un supporto di approfondimento tecnico gratuito per i professionisti, studiato appositamente per loro, con gli articoli principali allegati anche in PDF per consentire una lettura più facile, più professionale. 

Ma non solo questo. Volevamo anche diventare uno strumento di opinione e di indirizzo per il settore, di supporto a una evoluzione che si basasse soprattutto su una forte etica della professione, cercando di aiutare tutti i colleghi a fare squadra, a fare gruppo.

Nel primo editoriale avevo citato uno studio di Carlos Llano Cifuentes “Messa a fuoco l’etica in questo modo, i gruppi di lavoro si costituiscono così in autentiche comunità di persone tra le quali avviene un reciproco arricchimento, invece del reciproco impoverimento che si produce quando il lavoro si allontana dai valori morali che di lui sono intrinsecamente costitutivi” e su questo abbiamo costruito il futuro di INGENIO.

 

100 numeri di Ingenio

 

Compiere un’opera ben fatta

Nell’editoriale avevo ricordato una frase di Carlos Llano Cifuentes, oggi quanto mai attuale: “Il codice deontologico di ogni professione o mestiere include per sua natura l’obbligo di compiere un’opera ben fatta".

E’ questo il filo conduttore che ci ha animato, che ha fatto da filo conduttore di una serie di articoli ed editoriali che sono apparsi sul portale in questi 10 anni, l’amore per la professione.

Fabrizio Perazzi, una delle persone che più ci fu vicina alla nascita di Ingenio lo diceva sempre: «l’Ordine nasce per tutelare la professione, non il professionista». Io penso che le due cose siano legate, soprattutto quando penso al Professionista con la P maiuscola, colui che si aggiorna non perchè ha l’obbligo di farlo, colui che si presta per le attività di emergenza, non perchè è pagato, colui che firma con il proprio nome e cognome perchè alla fine è sempre lui che garantisce.

Ricordo un editoriale, dedicato proprio al «valore della firma» del professionista tecnico, in cui scrivevo "La nostra firma è una soglia. Varcata questa soglia un disegno diventa un progetto, un insieme di materiali diventa un pilastro, una trave, una fondazione, un insieme di ingranaggi diventa una macchina, uno strumento, un robot, un insieme di bit diventa una banca dati sicura, … La nostra non è una semplice firma, è un’attestazione, che consente a un edificio di diventare una scuola, e a me padre di poter mettere in tale guscio i miei figli". Di fronte a queste parole comprendo come purtroppo non tutti, nè tra di noi nè tra chi è dall’altra parte, abbiano raggiunto questa consapevolezza. 

Il carcere per chi sbaglia un'asseverazione

E’ questa mancanza di rispetto per la professione che porta a situazioni incredibili, non accettabili: il Decreto-legge 25 febbraio 2022 n. 13 ha inserito nell’art. 119 del Decreto Rilancio il comma 13 bis.1 stabilendo espressamente che: «Il tecnico abilitato che, nelle asseverazioni di cui al comma 13 e all'articolo 121, comma 1-ter, lettera b), espone informazioni false o omette di riferire informazioni rilevanti sui requisiti tecnici del progetto di intervento o sulla effettiva realizzazione dello stesso ovvero attesta falsamente la congruità delle spese, è punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da 50.000 euro a 100.000 euro. Se il fatto è commesso al fine di conseguire un ingiusto profitto per sè o per altri la pena è aumentata».

La disposizione punisce non solo la condotta inerente alla dichiarazione di informazioni false ma anche l’omissione di informazioni rilevanti “sui requisiti tecnici del progetto di intervento o sulla effettiva realizzazione dello stesso” con la possibilità di un aumento di pena se il fatto viene commesso per conseguire un ingiusto profitto per sé o per altri.

Si tratta di un provvedimento in cui si mette sullo stesso piano dolo e colpa, con una punizione che raramente viene data a chi commette reati sulla persona.

Una pena esagerata ? sicuramente sì. Non possiamo non ricordare la sentenza della Consulta n. 236 del 2016, secondo cui «l’art. 3 Cost. esige che la pena sia proporzionata al disvalore del fatto illecito commesso, in modo che il sistema sanzionatorio adempia nel contempo alla funzione di difesa sociale ed a quella di tutela delle posizioni individuali».

E ricordo l’articolo 27 della costituzione: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanita' e devono tendere alla rieducazione del condannato." Ma se l’illecito nasce da una omissione non volontaria, come può il carcere avere una funzione rieducativa del professionista colpevole di avere sbagliato una valutazione energetica?

 

10 anni di battaglie per la professione

In questi 10 anni non abbiamo avuto paura ad esporci. 

Come detto abbiamo combattuto per il valore della firma, perchè le norme non si fermassero nei cassetti ministeriali, perchè le norme diventassero fortemente prestazionali, contro l’obbligo dei crediti formativi professionali, contro gli incarichi a zero euro, abbiamo chiesto a gran voce di aumentare le tariffe delle perizie tecniche del Giudice, di darci una normativa amministrativa e fiscale che consentisse una modernizzazione della professione, abbiamo difeso quei professionisti ingiustamente accusati dalla magistratura, dalla politica o dalla stampa, a cominciare da Riccardo Morandi. 

Abbiamo cercato in questi 100 numeri, in questi 10 anni, di sostenere una valorizzazione del professionista tecnico, che opera all’interno della pubblica amministrazione, all’interno delle università e delle scuole, all’interno delle imprese pubbliche e private, all’interno delle società di ingegneria o come libero professionista, troppo spesso «usato» come parafulmine per nascondere o gestire le carenze di questo Paese.

 

Ed oggi ? non ci fermiamo

Il prossimo passaggio sarà il nuovo portale di Ingenio. Eh sì, dopo 5 anni rinnoviamo ancora, ed è la nostra terza revisione in 10 anni. E’ un progetto ambizioso, che cercheremo di realizzare con quello spirito etico che ho richiamato all’inizio dell’articolo. Perché essere ambiziosi non significa voler essere immodesti, ma il voler cercare “di fare un’opera ben fatta” per poter completare il proprio essere. Punteremo su una maggiore leggibilità, una migliore suddivisione degli articoli in aree editoriali diverse, una versione mobile più personalizzata. Contiamo di essere pronti entro l’estate.


I ringraziamenti

Un ringraziamento speciale a chi ci ha sostenuto fin dal primo numero. Sul numero 1 di INGENIO potete trovare ACCA, AMV, BASF, BOLOGNA FIERE, CDM DOLMEN, CONCRETE, CSP FEA, DANESI, ICMQ, HARPACEAS, LATITUDE SOLAR, LOGICAL SOFT, MCE (REED BUSINESS EXHIBITION), PEIKKO, PENETRON, STRAUSS (HSH).

Grazie ancora a chi ha creduto al nostro progetto quando era davvero poco più di un progetto. E a tutti coloro che poi l’hanno reso possibile fino ad oggi.

PS. E grazie a tutti i collaboratori che c’erano quando INGENIO è nata e hanno continuato a fare parte della squadra: Umberto Zanotti, Stefania Alessandrini, Raffaella Francesconi, Luca Casali. Oltre a tutti coloro che poi sono arrivati dopo e sono rimasti come Dalila Cuoghi, Romina Mularoni, Matteo Peppucci, Chiara Samorì … e gli ultimi due: Sara Frumento e Simon Pietro Tura. E a tutti i tecnici che ci hanno aiutati nei contenuti, a cominciare a Ermete Dalprato e Luca Rollino. E infine ai chi ci ha aiutato a sviluppare la parte commerciale, in particolare a Fabio Ghelli e Roberto Mercadante.