Caro Presidente Draghi, salviamo il superbonus

Andrea Dari, Editore e Direttore di INGENIO, spiega perchè è importante rendere strutturale il superbonus, attraverso una "strutturazione" di tutto il sistema dell'edilizia, poichè esso è necessario per riqualificare un patrimonio immobiliare nazionale non confortevole e deturpante.

Questo in risposta alle parole del Presidente del Consiglio Mario Draghi, che a Strasburgo ha attaccato il provvedimento affermando di "non essere d'accordo sulla validità del superbonus".


Le parole di Draghi l'ultimo episodio di una tragicommedia italiana su un tema importante

Mario Draghi nel discorso di ieri a Strasburgo ha attaccato pesantemente il provvedimento del superbonus. “Il nostro governo è nato come governo ecologico ma possiamo non essere d’accordo sul superbonus del 110% e non siamo d’accordo sulla validità di questo provvedimento con il quale il costo di efficientamento è più che triplicato, i prezzi degli investimenti sono più che tripli perché toglie la trattativa sul prezzo”.

È forse l’epilogo di una tragicommedia italiana su un tema importante e non rimandabile, quello della riqualificazione edilizia. E che al governo non ci fosse accordo sulle linee di azione ce ne eravamo accorti tutti.

 

Il problema non è il superbonus e neppure il 110%

Il superbonus è necessario. Senza il superbonus non possiamo pensare di riqualificare un patrimonio immobiliare inefficiente, insicuro, non confortevole, deturpante. 

Il problema non è il superbonus.

Il problema sta nella qualità della classe politica che l’ha definito con molte pecche, e con aggiustamenti che spesso sono stati peggiori delle basi iniziali, a cominciare dai provvedimenti sanzionatori penali sulle asseverazioni sbagliate. Il problema è stato l’insieme di ripensamenti continui sui meccanismi fiscali di gestione dei crediti che hanno creato non solo insicurezza, ma anche un disagio finanziario enorme che rischia di farci svegliare una mattina con tanti cantiere vuoti e incompleti.

Il problema è stato il sovrapporre al superbonus una serie di bonus più facili da acquisire ma altrettanto convenienti - vedi il bonus facciate - che hanno un peso sulla riqualificazione immobiliare se non di facciata (per l’appunto) e che hanno contribuito enormemente all’aumento dei prezzi. Paradossalmente oggi se intervengo montando un sistema fotovoltaico di un edificio senza applicare il superbonus ottengo un beneficio fiscale del 50% mentre se imbianco i muri del 90%: assurdo.

Il problema è stato che quando si sono creati questi Bonus non si è pensato alla necessità di “qualificare” chi potesse svolgere questi lavori. Di fatto sono attività svolte con soldi pubblici, si sarebbero dovute applicare le norme per gli appalti pubblici, dando la possibilità di intervenire solo alle imprese con qualificazione SOA.

Il problema è stato che il sistema dei prezzari nazionale non funziona, molte regioni non hanno un sistema aggiornato, molti prezzari pubblici non sono completi … e il risultato è che ci si è dovuti affidare a sistemi privati che come denunciato dalla Gabanelli possono avere, poi, le loro pecche nel gestire un quadro così complesso.

Il problema è stato che l’obiettivo non è stato quello di riqualificare il patrimonio immobiliare, ma in molti casi quello di andare a creare strumenti di supporto per settori industriali attraverso il moltiplicarsi dei Bonus e dei meccanismi di cessione del credito che ha mandato in tilt il sistema.

 

Caro Presidente Draghi, salviamo il superbonus

 

Quale strada per il superbonus. Chiuderlo? Ridurlo?

Assolutamente no. Lo aveva detto qualche anno fa il compianto Giorgio Squinzi. Il volano che avrebbe creato per l’economia avrebbe ampiamente ripagato l’investimento.

Il superbonus va reso strutturale, ma la “strutturazione” deve essere di sistema, e quindi riguardare non solo il meccanismo fiscale, ma anche la qualifica delle imprese, i meccanismi di asseverazione e controllo, il coinvolgimento delle assicurazioni, la gestione dei prezzi, la normativa edilizia e urbanistica, i meccanismi fiscali (che non possono prescindere dal frazionamento). E vanno ridisegnati razionalizzandoli gli altri bonus di settore.

Un sistema ordinato di regole che durano nel tempo eliminerà le frenesia e isterie del settore, sosterrà una progettazione più “pensata” e una realizzazione più “programmata e organizzata”, premierà la parte qualificata del settore sostenendo la professione e l’industria buona, genererà un percorso di lungo periodo che ci consegnerà un patrimonio immobiliare più sostenibile e sicuro, una settore delle costruzioni migliore, senza cadere nei problemi evidenziati e in parte creati dal presidente Draghi.

 

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