Obiettivo Nzeb: dalla progettazione, all’innovazione tecnologica, al mercato. Il caso Italia

Dall’Europa all’Italia

Il concetto sotteso all’acronimo Nzeb (Near Zero Energy Building), edificio che consuma quasi zero energia, appare per la prima volta in ambito ufficiale nella Direttiva Europea 31/2010, recast della precedente del 2002, in materia di prestazioni energetiche degli edifici (le due direttive prendono il nome di EPDB – Energy Performance Building Directive).
Tali direttive percorrono la direzione verso cui l’Europa intende proiettare il proprio futuro di sviluppo sostenibile: la strategia decennale Europa 2020 che nell’obiettivo Clima e Energia - 20 20 20 delinea una riduzione delle emissioni di gas serra del 20% rispetto al 1990, un aumento del 20% del fabbisogno di energia ricavato da fonti rinnovabili e un aumento del 20% dell'efficienza energetica.
L’urgenza di tali direttive emerge dai dati emergenziali sui consumi di energia e sull’emissione di CO2 relativi al settore edilizio del vecchio continente, rispettivamente il 40% e il 36% sul totale, e si concretizza nella velocità temporale con cui gli Nzeb si imporranno in Europa: dal 2018 per gli edifici pubblici di nuova costruzione e dal 2020 per quelli privati.
Per Nzeb la direttiva EPBD intende: “edifici ad altissima prestazione energetica e fabbisogno energetico molto basso, quasi nullo, coperto in larga misura da fonti rinnovabili, compresa l'energia da rinnovabili prodotta in loco o nelle vicinanze”. Se ne deduce come il tema Nzeb sia “integrato”, e dipendente, a quello delle energie rinnovabili, anch’esso direzionato a livello europeo alla luce del suo contenuto strategico per uno sviluppo sostenibile1.
A integrazione della direttiva EPBD sugli Nzeb, il regolamento delegato n. 244/2012 stabilisce un quadro metodologico comparativo per calcolare i livelli ottimali, in funzione dei costi2, dei requisiti minimi di prestazione energetica. La definizione di NZEB a livello europeo rimane volutamente vaga in quanto è compito dei singoli stati redigere piani nazionali per l’incremento degli Nzeb3, declinandone il concetto in virtù delle specificità territoriali e del loro potere di influenzare l’effettivo miglioramento insito nella volontà alla base del concetto Nzeb.
Il concetto di Nzeb non è tuttavia riferibile alla sola nuova costruzione: le direttive EPBD indicano come oggetto primario di intervento il patrimonio edilizio esistente, problema tanto europeo quanto più italiano, introducendo di fatto il concetto di Nzeb for renovation4.
In Italia il recepimento, lento, delle direttive ha dato vita a un insieme di azioni normative e fiscali per trasportare il settore edilizio nella direzione, sostenibile, europea5; in particolare gli Nzeb appaiono nella legge 90/20136.
Si riscontra tuttavia la mancanza di integrazione di queste norme e strumenti con quelli riguardanti le energie rinnovabili7, indispensabile per la definizione di questo nuovo tipo di edificio: è quanto ci si aspetta dal nuovo piano di azione nazionale per gli Nzeb8.
Lo sforzo sarà quello di indirizzare il settore con politiche di armonizzazione ad ampio raggio e in una visione di insieme, attraverso sì norme, ma soprattutto strategie e sinergie tra tutti gli attori del settore per cogliere l’opportunità, e non l’onere, del cambiamento.
Alla lentezza di indirizzi nazionali si contrappone una più vivace sensibilità locale nei confronti del tema dell’efficienza energetica degli edifici, tradotta in normative regionali e dinamiche interazioni tra regioni, associazioni di settore, ricerca e aziende che puntano all’innovazione.
Questo però ha portato ad una disomogeneità di indirizzi, intenti e regolamenti, soprattutto se si pensa a quelle esperienze ormai radicate, come lo standard CasaClima della Provincia Autonoma di Bolzano, o alle nuove leggi Regionali9 che, come nel caso della Lombardia, anticipano al 2015 il raggiungimento degli standard Nzeb per il proprio Territorio.
Anche la Regione Toscana si è mossa in questo senso promuovendo Best Practice per l’edilizia sostenibile e consentendo la diffusione nel territorio di cluster d’impresa e numerosi distretti tecnologici legati soprattutto al tema dell’innovazione in edilizia per l’abbassamento dei consumi energetici.

Standard Nzeb

Il tema dell’edificio che consuma poca energia è da anni oggetto di studio e sperimentazione per la definizione di requisiti progettuali che veicolino una più efficiente prestazione energetica. Si è assistito alla definizione di vari standard di edifici low energy e zero energy: dalla antesignana passivhaus tedesca alla più recente passive-on per i climi caldi europei10.
Gli sviluppi applicativi più diffusi di case passive sono tuttavia riferibili all’area nord europea: le soluzioni per garantire il risparmio energetico sono orientate a ridurre i consumi per il riscaldamento invernale, quello più impattante. I risultati conseguiti dalla matura sperimentazione tecnologica, nonché l’innovazione continua, fanno di questi standard un indirizzo di successo e la loro adozione normativa è molto diffusa in molti stati membri.
La validità di questi standard, e la loro valenza come base progettuale all’Nzeb, è tuttavia da circoscrivere a quelle parti del territorio italiano caratterizzate da climi freddi; la maggior parte della penisola gode, infatti, di un clima mediterraneo caratterizzato dalla variabilità della componente solare e dalla sua influenza nel determinare fenomeni di surriscaldamento. Sintomi di una mancata, o dimenticata11, progettazione a riguardo sono i crescenti consumi energetici per il raffrescamento estivo.
Gli standard per i climi più caldi dell’area mediterranea sono ancora giovani, mancando allo stato attuale una decodificazione univoca, uno sperimentalismo diffuso e una adozione normativa ufficiale.
Tuttavia proprio a partire dal recepimento delle direttive EPDB, dall’impostazione di una struttura normativa e fiscale di incentivo, fino alla recentissima pubblicazione completa delle metodologie di calcolo unificate12 per la valutazione della prestazione energetica degli edifici, appare inevitabile una nuova attenzione progettuale, e normativa, al tema.
Secondo il report BPIE13 2011 esistono allo stato attuale tutte le tecnologie per costruire Nzeb in tutte le principali fasce climatiche europee.
I principi base, con cui si estendono i concetti di low energy, caratteristici degli Nzeb sono:
- Riduzione del fabbisogno di energia
- Uso di energia rinnovabile
- Riduzione delle emissioni di Co2
Il nuovo “standard Nzeb” va considerato come una definizione necessariamente flessibile che, oltre a raccogliere e differenziare le soluzioni tecnologiche per adeguarsi ai vari climi (contributo standard esistenti), dovrà rispondere alle nuove richieste di integrazione, e/o associazione, con impianti di generazione di energia rinnovabile. Questa nuova variabile da un lato stimola la progettazione dell’integrazione architettonica di questi nuovi elementi, dall’altro deve necessariamente confrontarsi con indirizzi a scala più ampia.

NELL'ARTICOLO COMPLETO: PROGETTARE NZEB E LA SPINTA INNOVATRICE DEL MERCATO ITALIANO.
 

 


1 Direttiva Europea 29/2008 per la promozione delle energie rinnovabili, recepita dall’Italia nel D.Lgs 28/2011
2 Si tratta di una importante rivoluzione nella definizione di efficienza, che deve essere tale anche sotto il profilo dei costi. L’obiettivo non è dunque quello di progettare edificio con prestazioni al massimo, che comporterebbe investimenti iniziali altissimi, ma ponderate in base alla capacità di ritorno economico durante il ciclo di vita utile dell’edificio; si tratta di effettuare valutazioni costi-benefici che necessitano un forte controllo in fase progettuale.
3 Per monitorare l’avanzamento delle politiche degli stati membri a riguardo, e inquadrare il problema a livello europeo, si possono consultare vari report del BPIE (Building Performance Institute Europe) relativi agli Nzeb.
4 Anche la recente Direttiva Europea 27/2012 sull’efficienza energetica inquadra il problema del rinnovamento del patrimonio esistente e invita gli Stati Membri a redigere piano di indirizzo in tale direzione. Riguardo al tema Nzeb for renovation si consideri il report Nzeb criteria for typical single-family home renovations in various countries, redatto da COHERENO e BPIE del 2013, che offre uno stato dell’arte sul tema nei vari paesi europei.
5 Per avere un quadro delle azioni normative italiane si consulti il PAEE, Piano d’Azione Italiano per l’Efficienza Energetica, 2014.
6 La legge, approvazione del D.L. 63/2013, integra i contenuti del D.lgs.192/2005, che recepisce la prima EPDB e si pone punto di riferimento in materia.
7 Si veda a riguardo il PAN, Piano di Azione per le Energie Rinnovabili, 2010.
8 L’obbligo di tali piani è previsto dalla EPBD 2010, che prevede anche un sistema di controllo sulla loro qualità; la stessa direttiva imponeva l’adozione di target intermedi per il 2015.
9 cfr. LR Lombardia n. 7/2012 “Misure per la crescita, lo sviluppo e l’occupazione”.
10 Ci si riferisce al termine “casa passiva” intendendo un edificio che, grazie a dispositivi e strategie che massimizzano i flussi energetici naturali, consuma poca energia da impianti per garantire il comfort interno.
11 L’architettura vernacolare tipica delle aree meridionali dell’Italia e della Spagna riflette tale necessità ed infatti l’attuale Progettazione Passiva prende spunto da soluzioni tecniche tradizionali.
12 UNI TS 11300: 1, 2 e le recenti 3, 4 riguardanti i calcoli per i fabbisogni di energia primaria per il raffrescamento e gli impianti che utilizzano energie rinnovabili.
13 Principles for Nearly Zero-Energy Buildings, Paving the way for effective implementation of policy requirements, BPIE, 2011