Pitch Lake: il lago di asfalto naturale di Trinidad

Data di pubblicazione originale dell'articolo: 2/3/2015


Tra mito e leggenda, la storia del lago d’asfalto più famoso al mondo



Riassunto
Gli abitanti di Trinidad, con eccessiva enfasi, amano definire questo luogo come l’ottava meraviglia del mondo. Il Pitch Lake, scoperto casualmente oltre 400 anni fa, ha certamente un fascino tutto suo e costituisce una meta di grande curiosità per ricercatori, scienziati ma anche per turisti provenienti da ogni dove. L’articolo ripropone le impressioni del viaggiatore e, tra storia e leggenda, le sensazioni che si provano camminando silenziosamente sull’asfalto molle e appiccicoso senza trascurare l’aspetto tecnico del prodotto e le sue peculiarità che lo hanno reso celebre in tutto il mondo.

1. Introduzione storica
Chissà cosa avrà pensato il navigatore corsaro inglese, avventuriero e grande esploratore, Sir Walter Raleigh, quando all’alba del 22 marzo 1595, gettando l’ancora nei pressi di La Brea Point, nell’isola di Trinidad, invece di El Dorado (la mitica città dell’oro che da anni cercava) scoprì un lago di pece nera che scaturiva dalla crosta terrestre, tra miasmi mal odorosi di gas e zolfo. Certo, in seguito quel materiale nero e appiccicoso sarebbe stato chiamato “oro nero” ma al momento la scoperta certamente non lo appagò. Tuttavia non si perse d’animo e osservando gli indigeni che lo utilizzavano, intuì immediatamente le ottime proprietà leganti e impermeabilizzanti del misterioso prodotto della terra.
Quasi un secolo prima (1498) un altro europeo era sbarcato su quell’isola e l’aveva chiamata Trinidad in onore alla S.S. Trinità; era il genovese Cristoforo Colombo, già Ammiraglio del Mare Oceano e Viceré delle Indie, al suo terzo viaggio nel Nuovo Mondo. Colombo sbarcò in un punto diverso e non individuò mai il lago di pece. L’isola passò così sotto la Corona spagnola anche se l’occupazione avvenne ufficialmente nel 1532. Walter Raleigh tuttavia, da uomo pratico qual’era, ripristinate le scorte d’acqua, calafatò ex novo lo scafo del suo veliero, caricò alcune casse di asfalto naturale e ripartì per l’Inghilterra, rivendicando l’isola e il giacimento a nome di Sua Maestà, la Regina Elisabetta I.
Quando si verificò l’episodio sopra descritto, Walter Raleigh aveva 43 anni e da oltre un ventennio navigava tra le sponde dell’Oceano Atlantico, fondando colonie nel Nuovo Mondo, assaltando i galeoni spagnoli carichi d’oro, spezie e pietre preziose e contendendo a Francis Drake la fama di “feroce corsaro”. A lui è attribuito il merito di aver introdotto in Europa, la coltivazione della patata e del tabacco. Fu anche Vice Ammiraglio della Flotta d’Occidente, Capitano della Guardia della Regina, scrittore e poeta. Soprattutto, non perse mai la speranza di trovare El Dorado. Perse invece il favore della Regina Elisabetta, per una storia d’amore con Bessy Throckmorton, dama d’onore della sovrana, finì in miseria e la sua vita avventurosa si trasformò in un inferno per concludersi tragicamente con la condanna a morte per alto tradimento. La testa di Raleigh cadde sotto la mannaia del boia il 29 ottobre del 1618. L’esecuzione avvenne a Londra, nel palazzo di Westminster, quando in Inghilterra, ormai da 15 anni, regnava Re Giacomo I, che mai lo aveva amato e che per 12 lunghi anni lo aveva tenuto prigioniero nella Torre.
La scoperta del lago d’asfalto di Trinidad non rientra tra gli eventi principali della vita di Raleigh. Essa è annoverata con semplici note scritte sul diario di bordo del Falcon, il veliero di tante avventure, ma il Pitch Lake (così fu chiamato il misterioso lago), costituisce senz’altro un argomento di grande interesse per la comunità scientifica e non solo per chi si occupa di petrolio e idrocarburi.

2. Il lago d’asfalto
Situato a due ore d’auto da Port of Spain, capitale di Trinidad & Tobago, in direzione sud, il Pitch Lake si trova in una depressione topografica all’interno di una bassa collina vulcanica sulla costa occidentale dell’isola, a poca distanza dal mare. La località porta il nome di La Brea e poiché la zona circostante presenta numerosi fenomeni vulcanici, con ogni probabilità, il lago d’asfalto, si è formato per migrazione di idrocarburi attraverso faglie che finiscono all’interno del cono vulcanico. Quello che si vede, chiamato “asfalto naturale”, è la frazione più densa di idrocarburi che si è formata e conservata durante il processo migratorio.
Generalmente, gli asfalti naturali si rinvengono sotto forma di impregnazioni viscose entro rocce sedimentarie (arenarie, calcari, calcari dolomitici) come ad esempio a Selenizza, Ragusa e Treves; più raramente formano veri e propri accumuli superficiali di bitumi misti ad acqua, sabbia ed argilla minerale come nel caso del lago di Trinidad.
Il Pitch Lake, occupa una superficie di 40-45 ha, è di forma circolare ed ha una profondità media di 75-80 m (su questi dati non sempre le fonti convergono).
Fin dalla sua scoperta e soprattutto durante la dominazione britannica, fu oggetto di numerosi studi e spedizioni scientifiche. Gli ultimi risalgono ad un ventennio fa e sono stati condotti da una equipe di esperti dell’Università Simon Bolivar di Caracas (Venezuela) e dal Geological Society of Trinidad and Tobago.
La consistenza attuale del deposito, è stimata tra i 6,5 e i 7 milioni di tonnellate. Il prodotto che si estrae è composto principalmente da bitume in emulsione accompagnato da argilla e sabbia. Secondo alcune teorie, il petrolio asfaltico del sottosuolo è spinto in superficie dal gas naturale ad alta pressione, insieme alle componenti sabbiose della roccia madre. Il contatto tra l’olio pesante e la pasta colloidale di argilla e silice, produce l’asfalto naturale tipico di Trinidad, che viene in superficie con un flusso costante.
Con gergo improprio ma efficace, potremmo dire che il lago d’asfalto, praticamente è “autolivellante”. Oltre al Pitch Lake di Trinidad (sicuramente il più antico e il più famoso) esistono laghi d’asfalto anche in Venezuela (Bermudez Lake o Guanoco), molto più esteso di quello di Trinidad (circa dieci volte) ma assai meno profondo
(2-3 m) e soprattutto coperto da una crosta di terra su cui crescono canne e arbusti che lo rendono difficilmente identificabile. L’altro, il più piccolo dei tre, è in California (Rancho La Brea), nei pressi di Los Angeles.

All’interno dell’articolo completo le parti su:

3. Sfruttamento e produzione
4. Impressioni e sensazioni del visitatore
5. Curiosità

Articolo tratto da "Rassegna del bitume", rivista del SITEB, Associazione Italiana Bitume Asfalto Strade.


Il Magazine

Sfoglia l'ultimo numero della rivista Ingenio

Newsletter Ingeio

Seguici su