Codice Appalti, Carla Cappiello: gli Ordini Professionali provinciali come supporto per i nuovi ALBI ANAC

28/07/2015 3247

In parlamento si sta lavorando  sul Codice degli Appalti e si stanno introducendo norme che riguardano i professionisti. Abbiamo chiesto ad alcuni presidenti di Ordini territoriali di esprimere un loro parere.

Ecco di seguito l'intervista fatta all'ing. Carla Cappiello, presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Roma.

Andrea Dari: Caro Presidente, la riforma del Codice degli Appalti prevede due nuovi Albi, quello dei Commissari (in seno all’ANAC) e quello dei Direttori Lavori (in seno al MIT). Un nuovo strumento di qualifica ma anche una nuova area di selezione per i professionisti. Pensi che sia un passaggio utile per le costruzioni e per i professionisti?

Carla Cappiello: Il disegno di legge, approvato dal Senato il 18 giugno e adesso all’esame della Camera, che delega il Governo a recepire le direttive comunitarie del 2014 in tema di appalti di lavori e servizi, detta circa 50 principi chiave a cui attenersi per l’aggiornamento/riforma del Codice dei Contratti  del 2006. La riforma/aggiornamento del Codice è sicuramente uno strumento che potenzialmente introdurrà una disciplina più “snella” e leggibile rispetto alla precedente, costituita, come ben sappiamo, da oltre 600 articoli spesso in contrasto tra loro. Credo che l'introduzione di un duplice albo, quello dei Commissari di gara e quello dei Direttori dei Lavori, RUP e Collaudatori, possa rappresentare un blocco agli affidamenti “ad personam” fatti da alcuni general contractors, come riportato alla ribalta dalle più recenti cronache. Ma sono convinta che un supporto essenziale alla costituzione di questi nuovi registri, soprattutto riguardo a quello dei Direttori dei Lavori, lo debbano fornire gli Ordini Professionali provinciali. Infatti, gli Ordini possono garantire sulla qualità delle esperienze dei propri iscritti. Tramite modalità trasparenti si potrebbero comunicare ad ANAC costantemente nuovi nomi, rispettando i richiesti requisiti di moralità, di competenza e di professionalità. Si darebbero così più chances a tutti, anche a coloro che fino ad oggi sono stati esclusi dai “grandi giri”. Tutto ciò sarebbe a beneficio del mondo delle costruzioni e di quello degli stessi professionisti, che si dovrebbero sentire spronati a rinnovarsi e a migliorare la loro qualità lavorativa, con un evidente vantaggio finale per la collettività, che potrebbe usufruire di migliori opere pubbliche.

Fino ad oggi nel testo in circolazione si parla poco di digitalizzazione degli appalti e, soprattutto, dei processi di progettazione e gestione della realizzazione. Credi che sia corretto essere prudenti su queste innovazioni o che la norma dovrebbe fare un salto di qualità sul futuro delle costruzioni?

A mio avviso siamo in profondo deficit rispetto agli altri paesi dell'Unione Europea in materia di Programme e di Project Management. Si pensi all'uso poco sviluppato in Italia del BIM, che oltre alla modellazione tridimensionale, porterebbe diversi vantaggi come la collaborazione tra i progettisti, l’interoperabilità dei software, l’integrazione tra i processi e la sostenibilità. Dato ancora più grave è rappresentato dal fatto che ad oggi non tutte le stazioni appaltanti si sono registrate sulla piattaforma Avcpass (Authority Virtual Company Passport), il sistema informatico che permette la verifica dei requisiti degli appaltatori della PA, obbligatorio dal primo gennaio 2014.  Il problema a mio avviso è che la cultura amministrativa, è più forte nel nostro Paese di quella tecnica gestionale, “lasciando” solo al Legislatore la possibilità di contrastare i fenomeni corruttivi e di introdurre elementi tecnologici innovativi. Quindi, molto probabilmente, il futuro delle costruzioni dovrebbe dipendere anche dai comportamenti e dalle scelte tecnologiche attuate dalle stazioni appaltanti.
Il salto di qualità a mio avviso si potrà raggiungere con la Qualificazione delle Stazioni Appaltanti messa in capo all’ANAC (art 1 comma 5) . Le grandi novità sono rappresentate dalla competenza dell’ANAC di qualificare e ridurre le stazioni appaltanti e dalla possibilità di ricostruire nella sostanza presso il Ministero l'albo nazionale dei costruttori per valorizzare la reputazione e la premialita' delle imprese. L’Ordine di Roma ha già predisposto per l’autunno un ciclo di seminari sul tema della Qualificazione dei compiti della Stazione Appaltante, che a nostro avviso è la maggiore responsabile del successo o meno della realizzazione delle opere pubbliche!

Tra gli obiettivi del nuovo codice anche l’esigenza di avere più controlli nei cantieri, Ma più controlli significa anche più presenza, che fa a pugni con la logica del massimo ribasso. Non ritieni che la quota relativa ai controlli dovrebbe essere trattata come quella sui costi sulla sicurezza, ossia non ribassabile, e quindi affidata sulla base della sola qualità dell’offerta ?

Carla Cappiello: Indubbiamente, si! Bisognerebbe considerare i “costi” relativi alla sicurezza, come costi a parte basati sulla qualità. Fortemente innovativo è il principio del disegno di legge di archiviare, finalmente, la logica del massimo ribasso a favore dell’offerta economicamente più vantaggiosa, scelta da commissari di gara indipendenti provenienti dagli Ordini Professionali e dalle Università.
Infatti, a volte, se il risultato di un lavoro è qualitativamente scadente, molto probabilmente lo era anche l'elaborato di base. Bisognerebbe attuare da qui al futuro delle serie e reali verifiche che vadano ad escludere dai procedimenti di gara le offerte insostenibili dal punto di vista economico. In più, andrei ad eliminare l'ormai instaurato connubio tra  massimo ribasso e varianti in corso d’opera, che reputo, assurdo. Se un progetto è ben fatto, dovrebbe essere impossibile trovare varianti lungo il percorso. Si permetterebbe così anche alle piccole imprese di poter lavorare maggiormente. Queste, molte volte sono escluse, sebbene presentino dei buoni progetti, perché non possono “sopravvivere” ai costi minimi imposti dal mercato.

Cosa dovrebbe essere assolutamente inserito in questo Codice in relazione all’attività dei professionisti?

Carla Cappiello: Non c’è ancora un nuovo Codice! Questo disegno di legge si presenta già più a favore dei professionisti, perché prevede l’eliminazione del ribasso sulle prestazioni professionali rispetto alla normativa precedente.
Un punto di analisi approfondito della normativa deve essere lo stop all’appalto integrato, su cui al momento ci sono opinioni contrastanti. La prima tesi si basa sul parere di una parte di nostri colleghi e di altri professionisti tecnici, che reputerebbe vantaggioso l’essere pagati direttamente dalla committenza, ma scelti dall’impresa. In tal modo, si potrebbe dare il giusto valore economico al proprio operato. Le imprese, in quest’ottica, potrebbero, interfacciandosi direttamente con i professionisti dell’esecutivo, progettare in linea con la propria offerta economicamente più vantaggiosa, fornendo le migliori proposte in fase di gara, utilizzando successivamente al meglio le proprie maestranze, i propri macchinari e attrezzature, disponendo poi per tutta l’esecuzione dell’opera dell’assistenza dei suoi progettisti. In tal modo, le Stazioni Appaltanti avrebbero imprese più responsabili del progetto, che non potrebbero più lamentare in corso d’opera carenze progettuali e richiedere varianti. L’altra tesi sostiene, invece, una maggiore valorizzazione della fase di progettazione.
Con la nuova normativa si prospetta l'apertura di un'agenzia di Projet Financing. Si premieranno le imprese con mano d'opera locale e si introdurrà una “clausola sociale” per la stabilità occupazionale del personale impiegato. Si eliminerà il subappalto “necessario”.
Quello che, ritengo, si dovrebbe introdurre è una più marcata esternalizzazione della progettazione, dividendo i ruoli. Chi lavora nella PA deve svolgere essenzialmente la figura del “controllore” dalla programmazione fino al collaudo.