In(-)formato BIM

La Digitalizzazione del Settore delle Costruzioni, così come la sua Circolarizzazione, indicano ormai strade convergenti presso i Decisori Politici ed Economico-Finanziari che divengono credibili in funzione dell'evoluzione delle tecnologia abilitanti, in grado di supportarle.
Contemporaneamente, però, emergono con chiarezza tutti i presupposti culturali, contrattuali, organizzativi e finanziari che sono necessari affinché tali potenzialità si tramutino in effettualità.
Nei fatti, lo scenario più probabile, non solo nel Nostro Paese - che su questi temi appare in forte ritardo (almeno in merito al primo) - è che l'introduzione delle tecnologie, ed eventualmente delle metodologie, non accompagnate da una Strategia governativa, da condividere con le Parti Sociali, si limiti all'applicazione di strumenti e di procedure che, ovviamente, non potranno mai esplicitare appieno i propri benefici.
In effetti, se si guarda alla politica di incentivazione fiscale della Riqualificazione Energetica e dell'Adeguamento Sismico, accanto ai benefici per l'Erario e al contributo alla limitazione della contrazione dimensionale del Mercato Domestico, sarebbe opportuno introdurre indirizzi mirati al raggiungimento di obiettivi qualitativi e alla riorganizzazione dell'Offerta.
Del resto, la Digitalizzazione e la Circolarizzazione appaiono come le versioni più recenti dell'accettare, da parte del Settore delle Costruzioni, un confronto e una sfida con gli altri Settori Manifatturieri che raramente è stata realmente praticabile, sia in virtù della specificità del Comparto sia a causa dell'assenza dei presupposti, appunto, culturali.
In effetti, la motivazione principale per cui la Circolarità e la Digitalizzazione si affermano nelle società contemporanee è l'obbligo di ridurre le Inefficienze e gli Sprechi (se non, addirittura, di azzerarli e di negarli), a partire dalla precaria situazione della Finanza Pubblica per finire con l'aumento delle aspettative del Cittadino.
E' chiaro, dunque, che la sfida si gioca, anzitutto, su un piano politico e sociale, assumendo varie denominazioni (dal Cambiamento Climatico al Cambiamento Demografico): sennonché ciò implica la comprensione, da parte della classe politica e dirigente, dei portati della Connessione (dell'Internet of Buildings, Infrastructures and Grids) che attualmente sono riduttivamente compresi nell'accezione di Smart City.
Per quanto attiene al Comparto specifico, occorre rilevare come esso si definisca e come sia interpretato ancora come prevalentemente legato alla Ideazione, alla Produzione e alla Gestione di Cespiti, di Manufatti che, di per se stessi, sono Isolati, scarsamente Interconnessi.
Al contrario, la Connessione tra di essi comporta principalmente una trasformazione, epocale, del Settore quale elemento decisivo nell'erogazione individualizzata e tempestiva di Servizi al Citttadino, o meglio, alla Persona, a iniziare, naturalmente, dalla dimensione Health & Wealth, vale a dire dall'assistenza sociale e sanitaria.
Si tratta di una vera e propria cesura epistemologica che, nel Regno Unito, è proposta all'interno della cosiddetta Strategia Digital Built Britain: come si può constatare facilmente, il principio dell'Assemblaggio, vale a dire, della Fabbricazione Virtuale in remoto delle componenti di un Autoveicolo o di Velivolo, è affiancato da quello della Telemetria, cioè della possibilità di concepire Parti del Prodotto in modo tale da restare in contatto con esse sia durante la fabbricazione sia nel corso della sua VIta Utile di Servizio.
Da un canto, si prospetta il Self Procurement, la gestione della procedura di auto-sostituzione del Componente medesimo, da un altro, soprattutto, il fatto che il Prodotto Tangibile diviene il mezzo per erogare Servizi Intangibili, modificando la natura stessa dei Produttori.
Parimenti, la fine del Ciclo di Vita, il Disposal, in quanto tale, è addirittura messo in discussione nell'Economia Corcolare.
Il discrimine che si pone è, pertanto, quello dei Processi gestiti e governati attraverso i Dati strutturati in Informazioni, come per la cosiddetta Quarta Rivoluzione Industriale immaginata in Germania.
Tale cambio di paradigma è, senza dubbio, sconvolgente, ma, anzitutto, esso richiede una Cultura Digitale, legata alle Data Analytics, che non appartiene in larga misura alla corrente generazione, tantomeno nel Nostro Settore.
Parimenti, serve adottare una considerazione critica nei confronti dei Data-Driven Process, in quanto essi, intrinsecamente non potranno certo autoregolare sino in fondo, in maniera umanistica, i processi attinenti alla vita degli esseri umani.
E' palese, perciò, che la Digitalizzazione della Società e dell'Economia (e, di conseguenza, del Settore delle Costruzioni), così come la sua Circolarizzazione, sono destinate a suscitare reazioni e sentimenti, non solo contrapposti, ma pure altalenanti.
Nello specifico del Comparto delle Costruzioni vi sono, tuttavia, una serie di fattori fortemente ostativi con i quali confrontarsi al fine di proporre una linea d'azione che non sia solo tecnocratica e, dunque, destinata a un rigetto, almeno parziale, come la Saga della Industrializzazione Edilizia ha ben dimostrato nel secolo scorso.
Il primo elemento di criticità è sicuramente offerto da una forte identità disciplinare dei soggetti coinvolti nelle diverse Fasi del Processo.
Per essi è determinante conservare un principio di Separazione delle competenze e delle responsabilità, giustificato da un elevato grado di specializzazione, ma precludente una piena Integrazione dei Saperi e il Coordinamento del Progetto.
Ciò impone, dunque, di domandarsi in che misura i Saperi potranno con-fondersi e, soprattutto, quale sarà il loro grado di interazione, poiché non è credibile ritenere che sin qui sia stata solo la componente tecnologica a risultare di impedimento.
La nozione di Con-fusione necessita di essere delucidata, in quanto essa significa che le Professionalità di Committenza, di Progettazione e di Esecuzione devono acquisire una maggiore sensibilità nei confronti della Gestione: ma anche che, ad esempio, il Digital Master Builder annullerebbe lo iato che separa il Progettista dal Produttore, mettendo in dubbio il ruolo del Costruttore, secondo una relativamente inedita alleanza tra di essi.
Se, da un lato, la Con-fusione è già connaturata, almeno in teoria, nei contratti partenariali e concessori, il fatto che essa possa divenire prioritaria sin dalle fasi embrionali della Progettazione appare assolutamente inedito, laddove ciò non si limiti alla Maintenance, bensì si estenda alle Operations.
Questa comprensione dei punti di vista e delle logiche altrui, per quanto sia lungi dal costituire una vera e propria Ibridazione, lede, tuttavia, la salvaguardia delle responsabilità individuali e specialistiche.
Sotto questo profilo, le ricorrenti invocazioni alla Centralità del Progetto, ad esempio, contengono una buona dose di retorica, ma significano, altresì, come la Svolta, la Cesura, il Cambio implichino una Ibridazione di saperi assai remoti tra loro, compromettendo e minacciando gli assetti attuali, radicati.
Se, pertanto, è difficile credere che solo le relativamente recenti tecnologie digitali possano porre rimedio a una fisiologica incoerenza dei Contenuti Informativi del Progetto (ché, anzi, si potrebbe definire intenzionale nei confronti di una rigida, più che rigorosa, distinzione delle prerogative), resta vero il fatto che la Conoscenza, la sua Generazione, la sua Gestione, la sua Valorizzazione, diventano connotanti.
La Conoscenza, però, deriva da processi di accumulazione delle esperienze che presuppongono l'esistenza di organizzazioni su di essa basate che sono, forzatamente, reticolari e strutturate.
La questione della dimensione è particolarmente seria, in quanto a una Catena di Fornitura che si basa sulla Separazione, anche a causa dell'assenza di Committenti determinati, fa riscontro un nanismo dimensionale che rende impraticabile la Capitalizzazione e la Condivisione della Conoscenza.
Ovviamente anche in Italia vi sono eccezioni alla regola, sia pure in misura assai inferiore che in altri Paesi, ma la frammentazione del Mercato Domestico e la Separazione delle Discipline (presenti pure altrove) non si conciliano per nulla con gli scenari precedentemente ipotizzati.
Se, dunque, per un certo verso, Circolarizzazione e Digitalizzazione appaiono inevitabili, per un altro sembrano, al contrario, agevolmente opponibili.
La stessa tematica dimensionale, tuttavia, rientra nell'alveo della difesa di una struttura professionale e produttiva certamente inefficiente e inefficace, tanto più in seguito alla crisi congiunturale iniziata tra il 2007 e il 2008, resa esplicita dal calo sia degli immatricolati sia degli abilitati nell'Architettura, ma tutt'altro che intenzionata a mutare.
Sotto questa chiave di lettura si può forse comprendere anche una parte delle istanze etiche che emergono dalla revisione del Codice degli Appalti e delle Concessioni.
Quali possono essere, allora, le condizioni idonee alla rimozione di questi ostacoli?
Il Mercato è stato indubbiamente colpito dalle politiche fiscali, così come dalla drastica riduzione degli investimenti pubblici, la contrazione del credito ha ridimensionato anche gli investimenti privati, e così via, lungo una direzione che evidenzia, però, timidi segnali di ripresa.
Di fatto, però, le linee di intervento sono fortemente condizionate da un accento quantitativo (le migliaia di interventi, i progetti immediatamente cantierabili, e così andando), privo di quello spirito qualitativo, almeno sul piano della comunicazione, che altri Governi Europei hanno impresso sulla scorta della Digitalizzazione e della Circolarizzazione.
Ciò che si domanda al Governo è aumentare gli Investimenti in conto capitale e supportare la Domanda Privata, non certo di esigere, in cambio di tutto ciò, una profonda Rivisitazione del Settore, come accade, sia pure con difficoltà, altrove.
Naturalmente, l'intento dei Riformatori non è certo quello di perseguitare i protagonisti delle prassi tradizionali, bensì quello di valorizzare il Settore con criteri più aggiornati, per quanto tale tentativo non escluda alcuni aspetti tecnocratici che contrassegnarono già altre Epoche.
Se si osserva, infatti, la vicenda della Ricostruzione dell'Edilizia Residenziale in Francia si può ben comprendere la difficile dialettica tra Architetti che intendevano imporre soluzioni dell'abitare autoreferenziali, Domanda Pubblica che li sopravanzava con proprie decisioni, Utenti che ne subivano le conseguenze, sia pure dopo un iniziale apprezzamento in tema di benessere.
La medesima enfasi posta sulla Rigenerazione Urbana, d'altronde, cela un conflitto tra ipotesi di Intervento sul Costruito, complesse e scarsamente redditizie, ed Edilizia della Sostituzione, logisticamente problematica, ma prossima al modus operandi conosciuto.
Come detto in precedenza, l'Immaginario del Settore è tutto oggettuale, di una oggettualità che tendenzialmente si arresta al tempo zero, all'istante inaugurale (al lordo di collaudi provvisori) degli Interventi.
Al contrario, la Rigenerazione Urbana, così come la si definisce in maniera discutibile, presuppone logiche di Area, l'insorgere di nuovi Attori Immobiliari e Infrastrutturali, come le Public Utility, le ICT Company e i Financial Arranger, una dimensione di Servitization dei Cespiti Immobiliari e dei Beni Infrastrutturali.
Qui, infine, è la logica del Distretto, della Rete, della Catena di Fornitura Integrata e Digitalizzata (ovvero Digitalizzata e, pertanto, Integrata) che si afferma, una logica in cui la Forma Urbana viene definita attraverso le Data Analytics: le Public Utility, attraverso i Dati sui consumi, sono in grado di interpretare e di individualizzare i Comportamenti e, dunque, i Servizi correlati, ma anche di gestire le Connessioni assieme alle ICT Company.
I Financial Arranger, sulla scorta delle Data Analytics, saranno in grado di mitigare i Rischi e ampliare la Bancabilità di Operazioni che, ancora una volta, in ossequio alla Con-fusione, saranno sia Immobiliari sia Infrastrutturali.
Epperò tale Smart Landscape, della Internet of Buildings, Infrastructures and Grids, di Cognicity o di Advancity, della interazione tra BIM, GIS, PLM, BMS, appare sideralmente lontano dalle prassi tradizionali summenzionate, da una Offerta, ma pure da una Domanda, autoreferenziale e frammentata, poco adatta a seguire le logiche della Conoscenza e del Rischio.
Questo è il vero dilemma che affligge le Strategie Governative sul Settore delle Costruzioni in Francia, in Germania, in Norvegia, nel Regno Unito, in Spagna: quali resistenze sorgeranno e quanto tempo sarà necessario per giungere al Punto di Svolta, al Cambiamento Culturale.
L'Italia in tutto ciò appare davvero assente, assai distratta, concentrata, invece, sul valore delle Regole e della Regolazione per disciplinare e per riorganizzare il Mercato Domestico.
È una strada rischiosa, poiché priva il Paese della possibilità di compiere un processo di maturazione e di condivisione con gli altri, principali, Member State della EU.
Vi è, in Italia, una comprensibile ansia di riforme, ma per esse occorrerebbero competenza e pazienza, una percezione lucida delle difficoltà che anche gli altri Comparti delle Costruzioni in Europa incontrano.
Si consideri il caso dell'Edilizia Scolastica: a seguito di una felice intuizione sulla valenza politica della (Smart) Citizenship sui temi formativi (dell'Educazione), si provvede a una riforma organizzativa della Istituzione Scolastica, peraltro assai controversa, e si lega i primi due aspetti al Patrimonio Immobiliare Strumentale.
A questo punto, però, dopo aver effettuato un lodevole accentramento delle fonti finanziarie e dei processi decisionali, che cosa ci si sarebbe potuto augurare?
Anzitutto, si sarebbe potuto, in analogia a quanto fatto da GSA negli Stati Uniti, realizzare un Central Facility Repository basato su Information Model, poiché non è l'Anagrafe in sé a contare, quanto il suo valore Behavioural e Operational.
In secondo luogo, anziché promuovere migliaia di interventi singolari, si potrebbe, pur rispettando le specificità locali, creare un Sistema Costruttivo Aperto Avanzato, impostato su Combinatorie tese a generare Unicità da forme di produzione 4.0, frutto di una Progettualità di Rete mirata a costituire Società Innovative dotate di Saperi Ibridi e a favorire Processi Aggregativi al fine di realizzare Player Nazionali competitivi sui Mercati Internazionali.
Infine, bisogna interrogarsi sul significato dei Concorsi di Progettazione: essi, per avere successo, richiedono una Committenza capace di definire programmi spaziali e soluzioni formali coerenti con contenuti formativi, in grado di utilizzare Gamified Behavioural Pattern, di configurare Space Programme, di stabilire Rule Set per il Code & Model Checking, di interagire dinamicamente e in tempi reale colla Morfogenesi del Progetto tramite il Digital Sketching.
Tutto ciò evidentemente non è praticabile in termini propri di un Concorso di Progettazione.
Ma, soprattutto, una Committenza Delegata (che successivamente delegherà lo Sviluppo della Progettazione e la Gestione degli Interventi agli Enti Locali, con una problematica Design Novation) può affidarsi esclusivamente a Progettisti (Liberi Professionisti, in ossequio alla demonizzazione delle Tecno Strutture interne alle Amministrazioni Pubbliche) che agiscono "liberamente" nella Progettazione Preliminare, "creativamente", senza considerare le ragioni della Costruzione e della Gestione e dell'Utenza (sempre ricorrendo all'altro luogo comune che criminalizza l'Appalto Integrato)?
Non si tratta, appunto, di opzioni che meriterebbero ben altra riflessione?
Vi è una marginalità del Paese sui proscenî decisionali internazionali che deriva dalla disattenzione nel Precedere, nel praticare il Trend Setting: al contempo, il Paese forma con profitto (altrui) molti dei protagonisti della Circolarizzazione e della Digitalizzazione in Europa e nel Mondo.
Tutto ciò è accettabile? Per il Nostro Paese assolutamente lo è.