L’innovazione è una scintilla ….

#disobbedienza #indisciplina #confine #intelligenzaconnettiva #narrazione
 
È come la parola, un ponte che collega l’utopia alla realtà, il senso della possibilità con il senso della realtà.

In questi anni mi sono confrontato con linguaggi differenti, che troppo spesso non trovano e non vogliono trovare sovrapposizioni, connessioni.
Un esempio. Parliamo spessissimo di progetto e della sacrosanta terzietà e centralità del progetto (termine che cercherò di non utilizzare più condividendo le idee dell’amico fraterno Gianluca Cocco. Concetto in teoria semplice da tradurre in norma …. in linea teorica J.
Ma in pratica?
Il linguaggio della tecnica politica, di difficile comprensione per chi ogni giorno si ingegna per ricercare soluzioni e attuazioni di idee. Negli ultimi mesi, ad esempio, in Senato è stato approvato il disegno di legge in materia di appalti. 1 articolo, 9 commi e non ricordo più quante lettere (sicuramente almeno tre volte l’alfabeto italiano) ci sono volute per declinare solamente il primo comma.
E per ogni lettera, per ogni comma, per ogni articolo centinaia di emendamenti, spesso in contraddizione tra loro e spesso espressione strumentale di forze interne ed esterne al parlamento. Tutti in questi ultimi giorni abbiamo conosciuto l’algoritmo di Calderoli J.
E tutto ciò ha portato a considerare normale in questo Paese operare in emergenza (cioè in deroga alle norme) per rispettare costi e tempi. A ritenere normale che una buona legge può essere fatta solamente dalla magistratura!
 
E poi il linguaggio dei giovani. I sogni e le inquietudini dell’età più bella della vita !
Fedez, ne “l’amore eternit” abbina il termine “trucco” al termine “appalto” per esprimere quanto di più negativo può esprimere oggi un adolescente!!
 
La ricerca di un linguaggio condiviso, plurale, non solo è imprescindibile; è innovazione.
E innovazione significa, per me, esplorare in maniera innovativa l’enorme universo interdisciplinare che si è formato, con una particolare accelerazione negli ultimi decenni, attorno ai concetti di rete, connessione, relazione, oramai in ogni ambito dello scibile umano (dalla fisica all’informatica, dall’economia alla biologia, dalla genetica alla matematica) mostrando l’immagine di un universo fortemente interconnesso in cui le relazioni tra i singoli oggetti sono più importanti degli oggetti stessi.
 
Ecco perché bisogna partire dalla complessità, dall’intelligenza connettiva (citando Derrick De Kerchove) per capire e analizzare le scintille dell’innovazione.
Da sempre l’ingegneria ha rappresentato il mondo del fare, forse, per una porzione dell’immaginario collettivo, in contrapposizione a quello del pensare. Oggi La tecnologia ha drasticamente ridotto la distanza tra pensiero e azione.
 
Scintille è sfida, è terra di frontiera, è sovrapposizione, è multidisciplinarietà. È narrazione. Scintille è confine. È uno strumento per far sì che il network dei nostri territori possa divenire quel luogo fantastico, fisico e virtuale, in cui le idee si sovrappongono. In cui viene valorizzato il sapere multidisciplinare.
Inizialmente, nel 2014, Scintille è nato come concorso di innovazione, che interpreta l’ingegneria quale disciplina trasversale in grado di connettere linguaggi differenti. Ma durante il percorso si è trasformato in un progetto complesso a servizio dei nostri territori.
E’ divenuto una autentica OFFICINAPERMANENTE con l’obiettivo di generare rete di intelligenza connettiva, sinapsi.
È un progetto che sta mettendo insieme persone, idee e talenti, anche attraverso il nostro mondo.
Mi piace richiamare due parole: disubbidienza & indisciplina.
Per innovare un’istituzione che appare, e in parte è, vecchia, credo sia imprescindibile agire sul confine. Sul confine tra ingegneria e ricerca, tra scuola e lavoro (penso all’Università, che dovrebbe impegnarsi molto di più ad insegnare la professione, a trasmettere amore per ciò che si diventerà, e molto meno a mettersi in concorrenza con gli stessi ragazzi e professionisti che forma).
E per far ciò bisogna essere un po’ indisciplinati (anche rischiando di non essere popolari) non arroccandoci a difesa di presunti status o competenze, ma mettendole in gioco, in discussione. Non limitandosi all’ordinario.
 
Ecco il senso del progetto ‘Scintille’, strumento di rete che vuole, attraverso gli Ordini e l’Ingegneria, creare reti di intelligenza connettiva, vere e proprie sinapsi. Per farlo bisogna mettere al centro le idee, i linguaggi e le persone, ma anche osare e andare contro corrente.
 
In quest’ultimo anno scintille (così come altri progetti del Consiglio Nazionale) ha provato ad indagare il confine ricercando le sovrapposizioni tra culture differenti.
Confine tra ingegneria e ricerca, tra scuola e lavoro, tra società e istituzioni, tra linguaggio politico e linguaggio tecnico (molto complesso e pericoloso), tra tecnologia e creatività.
A Venezia ho provato a spiegare il progetto Scintille attraverso 4 “come”: rete, narrazione, condivisione, premio.
 
Il 1° “come”: RETE. Rete di persone che abbiamo incontrato attraverso il racconto di cosa è scintille e dei progetti che sono scintille (solo alcuni esempi: slidingdoors; il format su forma e struttura dedicato a Pierluigi Nervi messo in scena stupendamente dai fantastici ragazzi dell’ordine di Verona; il progetto su Sergio Musmeci e il ponte sul Basento, autentica opera d’arte dell’ingegneria italiana, fortemente voluto dal CNI e in particolare da Michele Lapenna, consigliere nazionale rappresentante del territorio dove il ponte è stato costruito).
Rete di idee ed entusiasmo che molti ordini provinciali (ricordo Torino, Aosta, Trento, Verona, Rieti, Cagliari, Caserta e altri), accogliendo la sfida di scintille, hanno posto in essere mettendo in campo progetti di apertura alla società, alla città, agli altri linguaggi. Costruendo partecipazione attiva e autorevolezza nel proprio territorio.
Persone e talenti che hanno generato valore (sociale, culturale, economico, imprenditoriale …). Persone che si sono distinte per la loro conoscenza e non per le conoscenze! Persone e idee che metteremo in rete. Con cui potremo lavorare per essere presenti nel dibattito di questo Paese.
 
Persone come Derrick de Kerckove, il guru dell’era digitale ospite a “sliding doors”. Come Chiara Montanari, capo spedizione delle missioni di ricerca in Antartide. Come Paolo Cremonini, dell’operazione di raddrizzamento e spostamento della Costa Concordia. Come Giuseppe Magro, fondatore di Qcumber, il geo-social forum che lavora sulla sostenibilità ambientale pluri-premiato. Come Renato Kizito Sesana, missionario che in Kenia ha realizzato un fablab per i ragazzi. Come i ragazzi di Sardex, autentica eccellenza delle startup italiane, scintilla che è ormai un fuoco impossibile da spegnere. Come tanti altri che abbiamo incontrato e che continueremo ad incontrare J.
Si tratta di persone, di talenti coinvolti, con linguaggi differenti, dentro un progetto fatto da ingegneri.
 
Il 2° come è NARRAZIONE. E’ stata ed è la missione della redazione di scintille. Aprire il nostro ad altri mondi. All’innovazione presente nella PA, nei fablab, negli studi professionali, nelle scuole, nelle università, nell’industria, nelle istituzioni e che troppo spesso è distante anni luce dal nostro mondo.
Il sito scintille (www.cniscintille.it) ha istituito un blog. In pochissimi mesi, da giugno ad oggi, gli articoli e i post del nostro blog, che raccontano storie ed eccellenze dei territori e dell’ingegneria, stanno ricevendo apprezzamenti ed aumentando il livello di traffico e condivisione. La redazione, composta da volontari bravissimi e con una visione fuori dall’ordinario, è aperta al contributo di chi volesse partecipare (i requisiti richiesti sono l’entusiasmo, la partecipazione attiva, e il puntuale rispetto dei compiti dettati dal nostro piano editoriale).
 
Il terzo “come”: CONDIVISIONE. La condivisione di scintille con il CERN a Ginevra, con il (CIRA) Centro italiano di Ricerca Aerospaziale, con l’ISSNAF, con la Rete delle Professioni Tecniche, con Digital Champion, con ItaliaCamp ed il percorso intrapreso con il CNR (Consiglio nazionale ricerche), l’INFN (Istituto nazionale Fisica Nucleare), le università, il MIUR, il MISE, Confindustria.
Un anno fa siamo partiti da soli. Facendo tutto in casa. Oggi abbiamo iniziato a tirare le fila di una partnership che può costruire qualcosa di molto molto grande J.
 
Infine il PREMIO. Ho trovato tanti coraggiosi di tutte le età, uomini e donne impegnati nel contaminare nel farsi contaminare. 330 idee, più di 800 partecipanti. Tantissime le province italiane coinvolte (maggiore la partecipazione del sud, delle isole e del centro).
Ho visto gruppi multidisciplinari che ragionavano sulla società, sulla socialità, sull’ambiente, sull’acqua, sulla sostenibilità, sui rifiuti, sulla mobilità, sulla sanità e così via, interpretando l’ingegneria quale disciplina trasversale in grado di unire linguaggi differenti. Ho visto tanti ingegneri che interpretavano se stessi e la propria professione in maniera differente ed evoluta. Insomma ho visto tante idee che validamente proponevano soluzioni per problemi reali e concreti del Paese e delle sue storture.
Potrei raccontarvi uno per uno i progetti, quelli finalisti e quelli che sono arrivati al premio. Ma preferisco rimandare al sito www.cniscintille.it il racconto delle idee (stiamo costruendo la sezione dedicata alle idee che hanno partecipato in questi primi 2 anni).
Ecco! Scintille è, per me, un sottile filo di cambiamento che lega la realtà all’utopia.
Difficile trasmettere a parole la ricchezza e l’energia.
Lo farò a partire da subito, insieme al CNI e a chi vorrà, per continuare e costruire Scintille 2016 (abbiamo intenzione di istituire la sezione scintillescuole e scintille PA J).
Perché solo unendo i linguaggi, facendo politica senza fare politica, innoveremo veramente.
 
Il Dossier sugli Strumenti Innovativi per la progettazione
Ho voluto aprire questo Dossier sugli strumenti innovativi partendo da Scintille, perché l’innovazione non parte dagli strumenti, ma dal linguaggio, dalle collaborazioni e dalla conoscenza. Tre parole che possono essere considerate i pilastri del BIM – il Building Information Modelling – lo strumento che partendo da un linguaggio universale, l’ IFC, punta a creare un ponte fra tutte le competenze che contribuiscono alla definizione di un progetto, quindi uno strumento di collegamento e collaborazione, in cui gli elementi fondamentali della costruzione devono essere inseriti come oggetti all’interno del progetto, quindi conoscenza.
 
Anche il 3D è una sfida collegata ai linguaggi. La possibilità di rappresentare (e progettare) in un ambiente 3D cambia il paradigma della progettazione, spostando l’attenzione dai numeri (comunque fondamentali) all’immagine. L’immagine è un linguaggio universale. Se scrivo il nome di un oggetto in italiano un russo, o un cinese, non capirà di cosa stiamo parlando. Se mostro l’immagine dell’oggetto tutti riescono a comprendere. Progettare in 3D, così come rappresentare in 3D utilizza quindi un nuovo linguaggio universale, in grado di generare collegamenti tra professioni, esperienze, età diverse. Il mondo professionale deve impossessarsi di questo linguaggio, abituarsi a usarlo, e con esso compiere nuove sfide.
 
Se la sfida non verrà colta con questo spirito la professione non saprà cogliere questa nuova occasione, che pone i progettisti al centro del processo delle costruzioni.
 

 
 
GUARDA IL VIDEO DELLA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO SCINTILLE AL 60 CONGRESSO NAZIONALE DEGLI INGEGNERI DA PARTE DELL'ING. GIANNI MASSA.