Una Teoria Generale della Digitalizzazione nel Settore dell'Ambiente Costruito

Angelo Luigi Camillo Ciribini - ISTeA e DICATAM, Università degli Studi di Brescia 25/01/2016 8065

Considerations of the ineffable aesthetic quality of design will never be computerized, but the architect's digital assistants will provide more time, insight, and financial resource to improve design on that front as well (...) Leveraging the information and insight generated from the design process to predict built results and taking responsibility for outcomes while managing the attendant risks addresses the client’s greatest concern in the building enterprise: the quality and efficacy of the finished product. This combination of expanded service, managed risk assumption, and commitment to measure and compensable outcomes is the architect’s best bet for creating and converting value
Phillip Bernstein
 
This self-image of the architect as collaborator is a radical departure from the traditional idea of the architect as heroic creator. Somehow, in spite of their experience to the contrary, architects have preserved the latter idea to an absurd degree. Certainly there are creative moments in design, but the vast bulk of the work is done together with others to realize the project. One of the greatest challenges BIM presents to architects is maintaining their creative role while adapting to the collaborative nature of their work
David Ross Scheer
 
 
La Digitalizzazione
La doverosa premessa a queste Note, che tentano una sistematizzazione in termini di Teoria e di Metodo sulla Digitalizzazione nel Settore delle Costruzioni, è l'attribuzione di un valore trasformativo profondo alla Economia Digitale, in connessione all'Economia Circolare, a livello comunitario per quanto attiene al Settore delle Costruzioni, contrariamente a quanto nel Nostro Paese, invero piuttosto scettico sull'argomento, appare.

È, peraltro, molto interessante notare come, almeno retoricamente, la Tematica Ambientale e Sostenibile sia diventata per gli Operatori Domestici un rimando ineludibile, per quanto spesso vago e non corroborato scientificamente, mentre quella Digitale, per alcuni aspetti intrecciata alla prima, ma forse più incisiva e diffusiva, appaia, in Italia, sfuocata, conchiusa in un ambito circoscritto.

È come se la Tematica Ambientale potesse coprire lo stato attuale delle cose in una maniera talora stanca ma adattabile, mentre quella digitale fosse meno addomesticabile, per quanto si evochi esclusivamente come tecnologia, oppure come se le Prestazioni Energetiche intrinsecamente fossero risolutive del Progetto.

Stiamo trattando, peraltro, di un Comparto che stenta a riaversi dalla crisi recessiva che lo ha colpito e che, proprio per il suo conservatorismo analogico, fatica a convincersi di avere smarrito i riferimenti tradizionali.

Naturalmente la storia da scrivere nei prossimi dieci anni potrebbe narrare, sul conto della Digitalizzazione, di un clamoroso rivolgimento, così come di un assordante fallimento oppure di un modesto cambiamento, perché il Settore sembra incredulo e, specialmente, riottoso a disporsi a una evoluzione lenta e fastidiosa.
La verità è che nessuno che si professi esperto del tema ne può prevedere con certezza lo sviluppo, ma sicuramente siamo di fronte a un ennesimo tentativo di coloro che possiedono una Cultura Industriale, questa volta di Quarta Generazione, di mutare i caratteri, per così dire «anti-industriali» di un Comparto molto articolato, molto esteso, molto recalcitrante.

È palese che qualsiasi tentativo di effettuare previsioni determinate sia affetto da un normativismo acritico che, già una volta, nel secolo scorso, è uscito sconfitto in una analoga contesa, mentre ogni analisi scettica risulterebbe convincente.

La Digitalizzazione si prospetta, comunque, per il Settore come il terreno elettivo di un confronto tra una cultura architettonica che si autorappresenta come alta, come elevata, ma che finisce per essere spesso autonomamente autoreferenziale, una cultura ingegneristica che si vuole elegante e robusta nelle sue formalizzazioni fondamentali, ma che tende a disinteressarsi dell'aspetto architettonico, una cultura terza, geometrale e peritale, che rivendica un pragmatismo superiore alle teorizzazioni sofisticate, una cultura imprenditoriale spesso ingiustamente denigrata come collusa e conservatrice, una pletora di erogatori di attività di servizio più o meno formalizzati e reputati, addirittura malamente riconosciuti.

La questione, tuttavia, è che nel proscenio stanno irrompendo ICT Company e Multi Utility che dei Servizi hanno una Cultura Digitale, Legale, Finanziaria e Industriale, capace di agire senza mediazione su quel piano dell'Abitare e del Sentire di cui Architetti, in particolar modo, e Ingegneri si ritengono detentori indiscutibili.

Il punto inedito, invece, sta nell'ammissione che quel primato, della Progettazione, della Progettualità, per meglio dire, sia contendibile, e lo sia proprio in termini di Occupancy, la figura retorica e immaginifica che legittimerebbe il Bene Comune e lo Spazio Pubblico nella Città o nel Territorio.

Il Progetto (che, a dire il vero, andrebbe trascritto, come Design, con la p minuscola) costituisce in Italia, per le comunità accademiche e professionali, un vero e proprio feticcio, poiché è nel nome di esso che si biasima la spinta centripeta che paradossalmente accomunerebbe i cultori, analitici, delle ricerche raffinatissime sull'Ingegneria Strutturale ed Energetica e i protagonisti dell'Imprenditorialità, «bieca», appunto nei confronti della Creatività.

Il ritorno al Progetto, questo rappel à l'ordine, vedrebbe, dunque, finalmente, alla fine di un lungo cultural divide, Accademia e Professione, alleate per ritrovare una forza che la crisi ha indebolito sino alle estreme conseguenze.

Ma, a guardare bene, si tratta probabilmente di una accezione di Progetto piuttosto oggettuale, piuttosto statica, molto convenzionale anche laddove parla di forme complesse o di sistemi costruttivi inediti.

La Digitalizzazione dell'Ambiente Costruito appare, invece, rendere il Progetto, o meglio la Progettualità, processuale e dinamica: le sue Forme, in una Spazialità innovativa, quella della Smartness, come ci ricorda Antoine Picon in vari saggi editi recentemente in francese e in inglese, tutta da riconoscere e da inventare. Non è un caso, peraltro, che la liaison tra Information Modeling e Smart City, nelle intenzioni di Mark Bew per Digital Built Britain passi per il tramite di UCL, per molti aspetti, ma, soprattutto per la Analisi della Sintassi Spaziale.

È lo Spazio, infatti, come vedremo, il grande protagonista del Settore delle Costruzioni immaginato dai Digital Strategist Britannici. Ma si tratta di uno Spazio Comportamentale, ove i Comportamenti stanno per i Servizi nell'ambito di una vera e propria Innovazione Sociale.

L'Ambiente Costruito ritorna, dunque, ad assumere valenza politica, non solo per via delle agglomerazioni urbane, ma pure per la cittadinanza digitale, che è la dimensione dei modelli di affari e del consenso elettorale prossima ventura.
In effetti, il problema principale, se pensiamo alla valenza artistica di un Progetto o al valore culturale di un Bene, la cui unicità e incommensurabilità sembra rifuggire, appunto, da una qualsivoglia concezione industriale, risiede proprio nella concezione di Architettura, Industria, Progetto, Società che possiamo immaginare nella contemporaneità e che dimostrano di (non) recepire molti Attori Istituzionali del Settore.

Eppure molti semi, molti segni indicano una strada diversa, perfettamente coerente colla Digitalizzazione: da una dimensione «evolutiva», almeno nella Poetica, delle opere di Studi di Architettura come BIG, o meglio di Committenti come Google, sino a un approccio «diacronico» alla Manutenzione Programmata, come proposto dagli sviluppi più maturi della Teoria della Conservazione che, non a caso, si confronta proprio con i quadri contrattuali legati alla Sponsorship e alla Public Private Partnership relativamente ai Beni Culturali.

Qualche tempo fa a Singapore, che è forse oggi con Barcellona e Londra, uno dei luoghi emblematici della Smartness, Phil Bernstein e Mark Bew si sono idealmente confrontati.
Se, in un certo senso, tutta la partita si gioca ormai a tre, tra Germania, Regno Unito e Stati Uniti, è perché in quei Paesi risiedono i Big Player del 4.0. È questa, però, una partita che si gioca non solo a livello domestico, non solo per rendere più efficienti localmente i Mercati, bensì sullo scacchiere internazionale, in un Mercato Globale, prevalentemente Estraeuropeo, che si annuncia in straordinaria crescita, una categoria ormai per Noi remota.

Si tratta di un confronto che si dipana su diversi fronti, che vede gli Stati Uniti detentori di soluzioni fortemente credibili, ma, al contempo, basate su iniziative bottom-up, legate a singoli Corpi dello Stato Federale o degli Stati oppure a singole Corporation, tanto da riconoscere, forse da invidiare al Regno Unito l'approccio top-down, per quanto sempre messo in dubbio da recenti indagini, come quelle di ECA o di Pinsent Masons.
Vi è, poi, la Germania, che ha avviato la Strategia Industriale, poi supportata dalla Bundesregierung, denominata Industrie 4.0, oggi replicata anche in ambito settoriale delle Costruzioni.

Qui, non a caso, è lo stesso Ministero competente, il «Ministero della Modernità e della Mobilità», a stimolare sia la Digitalizzazione delle Costruzioni sia i Driverless Vehicle: entrambi cruciali per l'Ambiente Costruito.
Oggi, per declinare Sviluppo Infrastrutturale o Sviluppo Immobiliare si inizia a discorrere di Mapping e di Tracking, per relazionare gli User/Customer alle Entità Connesse anche remotamente, si acquistano società di previsioni meteorologiche da parte dei Competitor dello Smart Housing, si ipotizzano esperienze di viaggio o modi di vita
È evidente che guardare a una Linea Ferroviaria, dotata di Stazioni, o a una Autostrada, dotata di Caselli, come a una occasione di usufruire, anche sul piano emozionale, di Servizi Personalizzati oppure guardare a una Residenza o a un Luogo di Lavoro come a una possibilità di sperimentare, anche sul piano sensoriale, di vivere Condizioni Micro Ambientali Individualizzate, conduce a una Visione del Bene Infrastrutturale o Immobiliare affatto differente, in grado di mutare straordinariamente i Ruoli e le Identità dei Committenti, dei Professionisti e degli Imprenditori, ancor prima di quelle degli Occupanti, degli Utenti, degli Abitanti o dei Lavoratori.
È questa la grande sfida a cui sono chiamati i Decisori Politici alla stessa identica stregua degli Esponenti Accademici.
 
 
Una Questione di Progettualità
 
Il Digitale, ovvero la trascrizione di valori continui in segnali discretizzati, in contrapposizione all'Analogico, promette, infatti, di trasformare in profondità il Settore delle Costruzioni dal punto di vista della Gestione dei Flussi Informativi quale condizione pregiudiziale per accrescere l'efficacia dei Processi Decisionali, poiché, con esso, la Computazionalità pervade l'Ambiente Costruito.
Se tutto diviene computazionale, dunque trasferibile, la Validazione del Dato e la Gestione dell'Informazione turbano ogni aspetto sinora controllato attraverso l'Analogico, con tutte le sfumature e le ambiguità del Continuo.
Se, perciò, il Digitale sembra inevitabile, esso tende a non ammettere questi margini e, di conseguenza, occorre utilizzare questo approccio in termini, diremmo, probabilistici, per quanto ciò sia lontano dagli apparati mentali strutturati e .... ingessati.
In effetti, come dimostra un recente rapporto di McKinsey relativo alla Digitalizzazione negli Stati Uniti, il Settore delle Costruzioni, distinto, però, da quello Immobiliare, appare tra i meno digitalizzati, superato in negativo solo dall'Agricoltura: il che rende ancora più drammatico il divario nel Nostro caso domestico che non certo brilla in assoluto sull'argomento, come dimostrano le classifiche internazionali comparate.
La stessa Commissione Europea, attraverso la DG GROW, ha promosso per il Settore la realizzazione delle condizioni di allineamento delle Committenze Pubbliche Digitali con una serie di iniziative che avranno un decorso nel prossimo futuro, anche in relazione alle considerazioni promosse dallo High Level Tripartite Forum, attraverso una assise di rappresentanti dei Paesi Membri.
Sotto questo profilo, alla Strategia Construction 2020, improntata alla Sostenibilità, che rimane il leitmotiv per molti, si accosta, ora, appunto, la Digitalizzazione.
Quest'ultima, secondo gli assunti che sono sottesi a questi commenti, segna una epocale cesura epistemologica destinata, nel medio periodo, a modificare le coordinate abituali, nel senso che la tecnologia abilita un differente pensiero contrattuale, organizzativo e finanziario, che stava, peraltro, già maturando contestualmente e indipendentemente da essa.
In altre parole, ciò che può trarre in inganno è che l'avanzamento tecnologico, che di per se stesso non sarebbe così cruciale, diviene fondamentale solo nella misura in cui reifica evoluzioni di altra natura che, appunto, erano giunte contestualmente in essere per altre vie.
Ciò spiega, peraltro, la ragione per cui in molti Paesi il tema sia stato tempestivamente recepito all'interno delle Politiche, in quanto concomitante con Strategie anteriori, ma pure evidenzia come i ragionamenti interni alle discipline dell'Architettura e dell'Ingegneria Civile ed Edile non esauriscano la possibilità di comprendere correttamente il fenomeno.
In effetti, l'adozione di questi ritrovati tecnologici, la cui origine temporale non è recentissima, in assenza di una coeva applicazione delle sopraddette logiche, potrebbe addirittura rivelarsi controproducente, in quanto calata in un ambiente ostile e poco consono.
Si ricorda, d'altronde, come l'acronimo AECO, che designa il Settore, non comprenda solo Architecture, Engineering e Construction, ma pure Operations, denotando uno slittamento progressivo dell'oggetto contrattuale dal completamento iniziale di un Intervento alla sua intera Vita Utile, al proprio completo Ciclo di Vita o almeno alla porzione di esso interessata contrattualmente.
La locuzione di Soft Landings, diffusa nel Regno Unito, ad esempio, designa una nuova forma di collaudo che agisce addirittura già nei criteri progettuali e che si conclude solo dopo alcuni anni di Valutazione Post Occupativa del Cespite.
In un certo qual modo, si dovrebbe affermare che, per paradosso, qualsiasi contratto abituale, che riguardi nominalmente la sola Progettazione oppure la mera Esecuzione di un Intervento debba ricomprendere implicitamente la tematica della Maintenance e delle Operation.
Naturalmente queste note intendono offrire un quadro critico dell'argomento, che faciliti una interpretazione non certo esegetica del cambiamento in essere, come dimostrano i Survey condotti nel Regno Unito, ma è evidente che, nel Nostro Paese, il tema sia stato sinora eccessivamente trascurato riflettendo un preoccupante ritardo culturale, i cui primi effetti negativi riguardano le Scuole di Architettura e di Ingegneria Edile e Civile, già coinvolte nella recessione del Comparto in termini di attrattività nelle immatricolazioni, così come l'intera filiera formativa delle Scuole Edili o degli Istituti Tecnici Superiori.
Tali Scuole, peraltro, si pensi alle iniziative congiunte tra CUIA e CNAPPC, rischiano di avviare un dialogo operativo dell'Accademia colle Rappresentanze Professionali solo molto tempo dopo aver licenziato molti laureati abilitati, ma inoccupati, senza che con esse si avvî preliminarmente un ripensamento degli statuti professionali medesimi, a fronte di modelli organizzativi professionali ormai sempre meno sostenibili.
Come si vedrà meglio, è interessante osservare come, presso il Ministero competente, le Rappresentanze Professionali (CNAPPC, CNI, CoGeGl) esercitino vieppiù una pressione critica sulla possibile riforma degli ordinamenti formativi, dando l'impressione che l'Accademia possa vacillare presso gli ambienti governativi secondo una sorta di eterodirezione.
Il che potrebbe rivelarsi utile, a patto, però, che le Istituzioni Universitarie siano in grado di provocare e di sollecitare le Rappresentanze Professionali sul terreno del cambiamento che affligge queste ultime, non divenendo strumento di visione retrospettive, in cui, oltre a tutto, seguiti a mancare il dialogo con l'Imprenditorialità, anche Digitale.
Se, in effetti, il Settore si misura attualmente in termini disoccupazionali, di perdita di posti lavorativi esistenti, sarebbe necessario anche valutare le opportunità mancate in termini di risorse umane dirottate altrove, pena, in futuro, subire l'ingresso di saperi esterni, ma fondamentali.
Tale distrazione, in realtà, investe Operatori piuttosto disorientati dal venir meno dei tratti caratteristici del Mercato, così come è stato reso noto nel corso del Sesto Ciclo Edilizio, e, pertanto, poco reattivi a ricercare soluzioni di efficientamento del Settore che richiedano grossi investimenti non esclusivamente strumentali, ma, pure, in particolare modo, cognitivi.
Si tratta di un Settore riluttante al cambiamento, anche quando lo stato delle cose appare insostenibile, Settore che, sinora, pur recependone alcuni tratti importanti, da un secolo riesce a circoscrivere l'Innovazione in ambiti meramente incrementali. In Italia, specialmente, l'Innovazione Radicale è sempre stata contenuta o neutralizzata, poiché nulla, compresa la Legalità è percepita come ineludibile.
A questo fine, è importante sottolineare, però, come la Digitalizzazione supporti computazionalmente il Building Performance Engineering e lo User's Occupancy Management quale binomio originario da cui nasce il Processo di Progettazione, all'interno di un ambito in cui, per sovrappiù, il Costruito assume un ruolo vincolante anche per il Costruibile.
La centralità dell'Intervento sul Costruito pone, infatti, numerosi problemi, in quanto quest'ultimo risulta di sovente privo di corredi informativi attendibili, anche per Cespiti recentemente realizzati o recuperati, impegnativo nel caso della Conservazione a causa delle implicazioni culturali e tecnologiche, ma anche nel caso della Demolizione e Ricostruzione, sotto i profili sociali e logistici.
Il Costruito, inoltre, oppone resistenza ai criteri ordinari di Riqualificazione Energetica e di Adeguamento Sismico, impone soluzioni alternative specifiche, quasi sartoriali, richiede economie di scala alternative.
Il tema, che si ripresenta sotto la fattispecie della Rigenerazione Urbana, non è nuovo, dalle Preesistenze Ambientali degli Anni Cinquanta, al Riuso degli Anni Sessanta, al Recupero degli Anni Settanta, alla Conservazione degli Anni Ottanta, ma, in ogni caso, assume oggi vesti più articolate di quelle della Nuova Costruzione, nonché una redditività ridotta, molto legata ai contenuti tecnologici.
 
 
Le due Transizioni
 
Occorre premettere a questa riflessione che la Digitalizzazione nel Settore delle Costruzioni si pone al crocevia di due sfide epocali, attinenti al Professionismo, o Professionalismo, nel passaggio dalla Rappresentazione alla Simulazione, e all'Imprenditorialità, nel passaggio dal Bene Tangibile al Servizio Immateriale, investendo le due polarità degli Architetti/Ingegneri e del Costruttori/Produttori.
Nel primo caso, la Digitalizzazione interroga una concezione plurisecolare della figura dell'Architetto sia in termini di primato autoriale, risalente al Rinascimento, sia con riferimento allo statuto libero professionale, originatosi tra Settecento e Ottocento nel rapporto tra Architetti e Ingegneri, incidendo sulla, o persino invertendo, la relazione tra mezzi e fini.
D'altra parte, le origini umanistiche dell'Architettura e quelle militari dell'Ingegneria hanno trovato momenti di sintesi progettuale nella seconda metà del secolo scorso, grazie all'Architectural Engineering di matrice anglosassone, ma, in Italia, tale dialogo è sempre risultato assai modesto, così come scarse sono state le esperienze di integrazione tra saperi architettonici e ingegneristici, proprio a partire dai Concorsi di Progettazione.
In pratica, gli stessi studi che cercano di proporre in maniera aggiornata la primazìa architettonica, ne riconoscono, al contempo, la crescente precarietà, proprio in virtù del fatto che la «alleanza» tra saperi o tra magisteri è stata regolarmente negata dall'essenza medesima dello statuto dell'Architetto, legittimato da una presa di distanza dal cantiere di origine rinascimentale e dai suoi protagonisti nella fase di concezione, di cui l'invenzione della prospettiva ha costituito l'elemento principale.
Il riconoscimento della fine di tale stato delle cose, dovuto alla Digitalizzazione, male si concilia, appunto, con la centralità dell'Architetto, i cui valori primari, le cui Poetiche, la loro «gratuità», deviano sempre, in parte, da qualsiasi forma di ottimizzazione sia che si tratti di generare involucri inediti sia che si debba trarre una varietà dalla modularità.
Nel secondo caso, la Digitalizzazione pone in primo piano i valori immateriali della Cultura della Quarta Rivoluzione Industriale, basata sul principio della Connessione tra Entità, sollecitando i significati immateriali insiti nei Prodotti Immobiliari, così come una concezione sistemica della catena di fornitura.
È come, però, se la intrinseca complessità dei Processi e delle Opere consentisse, nell'immaginario degli Attori, al Settore una deroga permanente rispetto ai riferimenti comparati colla Manifattura, rimarcandone l'irriducibile alterità.
Il Mercato delle Costruzioni Italiano è, comunque, il quarto in Europa: posizione, quest'ultima, certamente non trascurabile, subito a ridosso del Mercato Britannico, benché preceduto a una notevole distanza da quello Tedesco e da quello Francese, né irrisoria a livello internazionale.
L'incidenza del Settore delle Costruzioni sull'Economia Nazionale è tutt'altro che modesta, superiore, peraltro, a quella di molti altri Paesi, senza contare il Settore Immobiliare, specie nei frangenti anticiclici.
Si tratta, tuttavia, di un Mercato, oltre che afflitto da pratiche corruttive, letteralmente di perturbazione e di alterazione delle regole, scarsamente qualitativo, poco remunerativo (in rapporto all'elemento precedente) e molto frammentato nelle sue componenti committenti, professionali e imprenditoriali, quantunque in maniera non dissimile da altri Mercati Comunitari, comparabili a esso. 
Si tenga, peraltro, presente che questa polverizzazione di dimensioni e di conoscenze è dipesa anche dalla natura degli Interventi, oltre che da una storica assenza di iniziative che favorissero la crescita dimensionale delle organizzazioni.
In effetti, l'esemplificazione più eclatante della criticità summenzionata investe il numero stratosferico e strabiliante di 152.000 Architetti presenti in Italia, probabilmente il più elevato in Europa, assieme alla Germania, con 130.000, circostanza che causa un reddito medio annuale al limite della soglia di povertà, tra i 15.000 e i 17.000 Eur, e un drastico, quanto comprensibile, calo di immatricolazioni nelle Scuole di Architettura, nei decenni ultimi rapidamente moltiplicatesi, palesemente afflitte da un reclutamento eccessivo in precedenza.
Addirittura se ne era occupato il New York Times: in ogni caso, tale entità ragguardevolissima non corrisponde a una concentrazione dei Professionisti in macro organizzazioni, bensì in micro studi, rendendo vano ogni sforzo di revisione strategica, né tanto meno in una predominanza quantitativa del Mestiere di Architetto, a confronto di quelli coevi e co-occorrenti.
Egualmente, a dire il vero, si registra il fatto che la maggior parte delle attività professionali svolte dai Geometri, all'opposto estremo dello spettro professionale, non rivestono carattere progettuale, bensì amministrativo: il che evidenzia come il basso valore aggiunto della Professione si addensi su Servizi in futuro più facilmente «automatizzabili», o, quanto meno, eliminabili grazie a semplificazioni regolamentari (come per il regolamento edilizio unico).
In questo senso, si pone un interrogativo serio relativo alla sopravvivenza, in prospettiva, di questo tipo di professionalità, anche se parte di essa è legata alle transazioni di interesse, più o meno opache, tra i diversi Stakeholder. Sotto questo profilo, la Digitalizzazione impone condizioni di Trasparenza e di Tracciabilità degne dei Mercati Avanzati, ma difficilmente compatibili con l'Opacità diffusa in quelli Arretrati.
Alla stessa stregua, il calo occupazionale nell'imprenditoria settoriale è stato quantificato nel 25%, disperso, tuttavia, nelle pieghe di pulviscoli di imprese di pochissimi addetti, con dimensioni unitarie medie tra le più basse nel Continente, che non hanno «valorizzato» il pesante tributo pagato alla crisi occupazionale, il maggiore tra tutti i Settori Industriali. Tale Mercato, inoltre, giunge allo stato di lieve recupero attuale attraverso una lunga fase recessiva, seconda solo a quella vissuta da Spagna e da Irlanda, che ha colpito maggiormente l'elemento connotante l'immaginario degli Operatori: l'Edilizia Residenziale di Nuova Costruzione, ridottasi a un quinto rispetto agli anni di evidente sovrapproduzione quantitativa, più che qualitativa, la quale ha prodotto, tra gli altri, Cespiti rapidamente divenuti obsoleti in termini energetici.
Si è trattato, dunque, di una crisi strutturale, i cui caratteri molto spesso sono stati equivocati come puramente congiunturali, in attesa di una ripresa che assomigliasse al ripristino delle condizioni originarie; ripresa che, in quanto tale, continua a non essere naturalmente percepibile né forse lo potrà mai più essere sotto quelle spoglie.
Le previsioni economiche, infatti, rintracciano nei Lavori Pubblici Infrastrutturali e nell'Edilizia Non Residenziale le determinanti della Ripresa nel Settimo Ciclo Edilizio, mentre le residue potenzialità per l'Edilizia Residenziale sono circoscritte a soluzioni peculiari, non solo di carattere finanziario o fiscale, ma anche sociale, come per il Co-Housing.
L'Edilizia di Sostituzione, esattamente come il Co-Housing o altre forme similari, necessita, infatti, di una legittimazione che attiene a elementi di Innovazione Sociale.
 
 
La Committenza Intelligente e l'Offerta

Iniziamo, dunque, la disamina dal versante della Committenza, Pubblica e Privata: esso, per primo, appare disperso in un gran numero di soggetti polverizzati, dotati di scarsa qualificazione e raramente capaci di formulare compiutamente, se non computazionalmente, il quadro esigenziale e prestazionale, di governare i processi, di introdurre elementi innovativi, come dimostra la scarsa diffusione del Programme e del Project Management, a partire dalle cosiddette Grandi Opere.
Le gravi carenze della Parte Committente, di fatto, rendono poco attrattivo e scarsamente redditizio un Mercato per gli Operatori più innovativi, mentre ne fanno un luogo funzionale per i Laggard.
A questo proposito, una lettura degli scarsi esiti della cosiddetta Legge Obiettivo vertente sugli aspetti di liceità ha, purtroppo, oscurato il versante dell'inefficienza organizzativa, come se quest'ultima fosse una conseguenza intenzionale dei comportamenti censurabili, all'interno della quale la Progettualità dei Liberi Professionisti risultava mortificata.
Si tratta, però, di Attori, quelli della Committenza, predisposti e rassegnati a una conflittualità e a un contenzioso endemico, così come accade per le loro controparti, permeati, nel caso della Domanda Pubblica, da un linguaggio e da una impronta focalizzati sui risvolti giuridico-formali.
D'altra parte, i propositi aggregativi tra soggetti committenti pubblici, almeno sotto forma debolmente reticolare, sovente fortemente contrastati, sembrano animati da intenti prettamente amministrativi, rischiando di allontanare le Centrali di Committenza dalle necessità locali peculiari e potrebbero trasformarsi in collettori di pratiche collusive, sicché l'accorpamento della Domanda Pubblica è irto, comunque, di difficoltà.
In effetti, una semplice associazione di dirigenti e di quadri avvezzi alle pratiche tradizionali di per se stessa non garantisce alcun salto qualitativo, mentre la loro sostituzione non può che avvenire gradualmente.
Parimenti, la relativa distanza della Committenza Delegata dalla Comunità di riferimento, utile a evitare condizionamenti, potrebbe ostacolarne l'azione, per la comprensione dei fenomeni.
Anche la Committenza Privata di maggiore rilievo, peraltro, agisce, talvolta, quale Società Veicolo, per quanto frequentemente partecipata dalla proprietà utente, slegata dagli Utilizzatori Finali, concentrata prevalentemente sulla fase realizzativa, trascurando il nesso tra Capital e Operational Expenditure (CAPEX e OPEX).
Il côté professionale risulta pure caratterizzato da uno spiccato individualismo, da un forte nanismo dimensionale, da un eccessivo sovraffollamento e da frequenti dispute tra Rappresentanze (CNAPPC, CNI, CoGeGl, OICE). In più, il titolo di studio universitario è sempre più ambìto e conteso per motivi più o meno strumentali, ma senza una visione d'assieme dotata di profondità prospettica.
L'enfatizzazione della cosiddetta Centralità della Progettazione, assai malintesa, sembra, dipanarsi all'interno di una riflessione riduzionista sulle prassi lecite, inducendo i Decisori Politici a privilegiare una sequenzialità discutibile delle fasi temporali della Commessa, unita alla rivendicazione delle Rappresentanze di rendere contendibile il potenziale mercato dei Servizi In House sinora di appannaggio della Amministrazione Pubblica (dalla Progettazione alla Direzione dei Lavori e al Collaudo), a sua volta assai inefficiente nella Gestione dei Processi.
Il principio secondo cui occorra, per evitare i conflitti di interesse, separare i saperi tra una fase temporale e l'altra, in virtù di ruoli, conoscenze e responsabilità distinte, appare veramente al di fuori di una concezione contemporanea: ma, all'interno della fase prettamente progettuale esso risultava già, da tempo, ulteriormente sequenziale e scoordinato. Eppure viene professato come decisivo per le sorti del Mestiere di Architetto, proprio come nell'epoca rinascimentale.
A prescindere da ciò, dal desiderio di mostrare, cioè, come la Collaborazione e l'Integrazione generino la Collusione e la Corruzione, ciò che risulta più problematico è davvero il fatto che si trascuri in Italia il ruolo della Digitalizzazione nel porre in discussione l'assunto sull'essenza dell'Architettura come disciplina umanistica, fondata sulla Progettazione come Rappresentazione, distinta dall'Esecuzione.
Al contrario, nei Paesi Anglosassoni questa riflessione è accesissima, come dimostrano gli studi di Phillip Bernstein, Peggy Deamer, Richard Garber, Suha Jaradat, Karen Kensek, Scott Marble, Antoine Picon, David Ross Scheer, Jennifer Whyte.
Al di là del fatto che l'Information Modeling rappresenti il «luogo» in cui la condivisione dei Dati e delle Informazioni consenta la condivisione della paternità dell'opera, smentendo, appunto, l'autorialità assoluta dei Progettisti, è la nozione stessa di Progetto a perdere una certa determinazione, allorché i Dati Alfanumerici contenuti nell'Information Model configurato durante la Progettazione mutano periodicamente a seguito dalla Connessione di esso con i Sensori posti sul Manufatto.
L'Offerta Imprenditoriale, a sua volta, si mostra come assai simile dimensionalmente a quella professionale, con modesta propensione a investire sulla Ricerca e sull'Innovazione, essendo in passato stata troppo dipendente da criteri di erogazione del credito ormai improponibili e non raramente connotata da una scarsa reputazione etica e produttiva.
Insomma, a fronte di Investimenti Rischiosi e di Opere Complesse, che implicherebbero una importante Economia della Conoscenza, in virtù dell'elevata Gestione del Rischio, gli apportatori di capitali di debito e di rischio restano spesso dubbiosi sulla Cultura Industriale degli Operatori, traducibile, ad esempio, in termini di Loan-To-Value Ratio (LTVR).
I profili formativi accademici, peraltro, rimangono tutti improntati alle antiche categorie del Professionalismo Analogico, che già scontavano un pregiudizio negativo nei confronti dell'Imprenditorialità, in particolare presso la cultura architettonica, pervasiva nelle Scuole di Architettura e di Ingegneria, accanto a un indebolimento dei percorsi educativi CAT negli Istituti Tecnici e a una incerta diffusione di IFTS e di ITS.
D'altronde, specialmente nelle Scuole di Ingegneria, permane una forte competenza specialistica sui temi strutturali ed energetico-impiantistici, non ancora, però, ibridata soddisfacentemente con i saperi legati all'Ingegneria dell'Informazione. Ciò vuol dire che essi potrebbero in avvenire saldarsi a prescindere dalla Architectural e Civil Engineering e che, in ogni maniera, l'apprendimento dei software avviene e avverrà, nel Regno Unito e in Francia, sempre più nelle Scuole Superiori Secondarie e non all'Università, ove studenti già predisposti strumentalmente dovrebbero acquisire, al contrario, attitudini gestionali.
Se, però, il Progettista Sistemico proposto dalla Distribuzione Commerciale (FEDERCOMATED) assume una valenza strategica per via dei Flussi Informativi, il cosiddetto Super Geometra, sostenuto dal CoGeGl, appare avere una connotazione puramente o eccessivamente strumentale, compromettendo, oltre a tutto, la via duale inerente agli ITS, destinata a replicare le esperienze tedesche e svizzere.
La questione, in effetti, appare prossima alla esigenza di tutelare, in termini di Servizi, la Micro Professionalità presente in maniera capillare sul territorio nazionale: ma, al di là del fatto di depotenziare ulteriormente il grado di difficoltà dei percorsi formativi universitari, asservendoli a logiche a essi estranee, come anche vale per la possibilità di ridurre di un anno il percorso formativo architettonico, nonché di delocalizzarli, come se non lo fossero già abbastanza, un simile intento perpetua l'illusoria credenza che gli Attori Tradizionali del Settore possano rimanere centrali, per come essi sono, in un contesto in progressiva evoluzione, in virtù della sopravvivenza delle corporazioni. Anche se, poi, i Geometri appaiono, almeno strumentalmente, più sensibili alla Digitalizzazione degli altri Professionisti (dall'impiego del laser scanner a quello del drone), sulla scia genetica dell'agrimensura.
Si consideri come l'aspetto meno banale di alcune Design Firm di stampo anglosassone è dato dall'essere divenute Knowledge-Based Organization, ampiamente studiate (Atkins e Arup) da David Gann.
La crisi, però, ha riguardato con grande intensità anche il Settore Manifatturiero legato alle Costruzioni, quello che più facilmente potrebbe adottare il paradigma della Quarta Rivoluzione Industriale, dal cemento al laterizio, dai sistemi costruttivi - dal conglomerato cementizio armato alle facciate continue -, con la sola probabile eccezione dei sistemi costruttivi in legno, dei materiali isolanti e della serramentistica ordinaria.
Sotto questo profilo, anche il lato manifatturiero dell'Indotto, il più «produttivo», ha tremendamente sofferto per la crisi, sino a giungere a una relativa desertificazione, con ripercussioni sulle strutture associative, spesso fusesi, oltre che con la cessione proprietaria a Operatori provenienti da altri Paesi.
La versione più diffusa di reazione a questo quadro da tregenda consiste, un poco in maniera consolatoria, nel valutare assai positivamente microprofessionalità e microimprenditorialità impegnate nella Riqualificazione Energetica e nell'Adeguamento Sismico, grazie alle favorevoli politiche di incentivazione fiscale attuate a livello governativo sul Recupero.
Esse, tuttavia, per quanto abbiano contenuto il ridimensionamento del Settore in termini aggregati e abbiano beneficiato il gettito erariale, hanno, nella sostanza, perpetrato modelli organizzativi inadeguati di fronte alle tendenze evolutive dei Mercati Internazionali che si muovono in tutt'altra direzione.
In realtà, gli aspetti evolutivi di questo segmento rilevante del Mercato appaiono richiedere interventi a scala urbana almeno di sistematizzazione dei microinterventi, integrati da operazioni di demolizione e di sostituzione, da attuarsi a prescindere dalla prevalenza, forse divenuta insostenibile, delle Micro-Organizzazioni.
 
 
I Nuovi Attori e il Building Information Modeling (BIM)
 
Il Mercato delle Costruzioni e degli Immobili diviene, comunque, contendibile, in forme mediate, non direttamente palesi, da Multi Utility e da ICT Company, in quanto la Big Data Science sta vieppiù influenzando il Comparto.
A margine di questo scenario problematico, sta, tuttavia, la diffusione, sempre più obbligata in termini di contabilità comunitaria, degli istituti della Concessione e del Partenariato Pubblico Privato, distinguibili tra loro almeno per la presenza o meno dell'effettivo trasferimento del rischio operativo: ciò dovrebbe, nel medio periodo, marginalizzare gli istituti convenzionali legati all'Appalto Pubblico di Lavori.
Oltre a ciò, già le formule contrattuali dell'Appalto Integrato, del Contratto di Disponibilità e del Leasing Immobiliare rafforzano una impostazione contrattuale (e, dunque, sostanziale) che implica la presenza di Prodotti Immobiliari e Infrastrutturali inediti, profondamente differenti da quelli abituali, in cui la funzionalità del Bene Immobiliare deve corrispondere alle esigenze variabilmente espresse dalla Utenza.
In questo scenario, è palese la tensione tra la componente arbitraria della Creatività, che non risponde solo a esigenze di ottimizzazione, e la riduzione dell'Inefficienza che tale libertà ideativa genera sull'oggetto contrattuale.
Accanto a tutti questi accadimenti si registrano, però, a livello internazionale, alcuni fenomeni, alcuni punti di svolta, epocali,  dovuti alla Economia Circolare e Digitale.
Per prima cosa, una moltitudine di Governi (letteralmente dal Regno Unito al Cile) ritiene che l'incidenza cospicua del Settore delle Costruzioni sui Prodotti Interni Lordi non giustifichi un tasso di produttività comparata nei confronti dei Settori Manifatturieri così scadente e insufficiente, rinvenendo nella cattiva Gestione delle Informazioni a supporto dei Processi Decisionali la causa prevalente.
Parimenti, l'apporto negativo che il Comparto arreca alla Sostenibilità induce i decisori politici a richiedere a esso risultati attendibili non esclusivamente di carattere nominale, ma sostanziale, risolvibili sperabilmente tramite la Digitalizzazione.
Nel contesto comunitario la Finlandia aveva assunto, prima della recente crisi economica, un ruolo pionieristico nella Digitalizzazione nei primi Anni Duemila, finanziandone la Ricerca, senza, però, attuare una Politica Industriale a livello governativo. Per questa ragione, la Norvegia, che si è mossa differentemente, appare oggi vantare, tra i Paesi Nordici e Scandinavi, inclusi quelli Baltici, un primato relativo, anche nei confronti della Danimarca e dell'Islanda, in quanto ha contestualizzato l'argomento all'interno del quadro sistemico della Strategia denominata Bygg21 sulla Digitalizzazione del Settore, recitando un ruolo da primattore a livello della normazione sovranazionale.
La Svezia, parimenti, ha costituito una Piattaforma Nazionale tra i maggiori Operatori (BIM Alliance), così come i Paesi Bassi hanno previsto azioni parzialmente obbligatorie, così come in Lussemburgo, mentre il Belgio appare trovarsi agli albori, anche a causa della struttura federale multilinguistica.
È stato, comunque, il Regno Unito a ergersi, dal 2011, quale riferimento tra i Grandi Paesi Comunitari, con azioni strategiche (Construction 2025 e Digital Built Britain), divenendo benchmark esplicito per la Germania e implicito per la Francia e per la Spagna, oltre che per la stessa Commissione Europea e per molti Mercati Estracomunitari.
Qui il soggetto ministeriale più attivo è il Department for Business, Innovation & Skills, ma il nuovo governo conservatore si attende che il Settore abbia ormai raggiunto una sufficiente maturità e autonomia per procedere indipendentemente dal mandato governativo che, dall'Aprile 2016, prevede l'adozione obbligatoria della Digitalizzazione solo da parte delle Amministrazioni Centrali dello Stato.
La Germania, su impulso del Bundesministerium für Verkehr und digitale Infrastruktur, ha istituito la Piattaforma Federale Planen-Bauen 4.0, mentre la Francia dispone del Plan Transition Numérique du Bâtiment voluto dal Ministère du Logement, de l'Égalité des territoires et de la Ruralité, e del Projet National MINnD, patrocinato dal Ministère de l'Écologie, du Développement durable et de l'Énergie.
In Spagna, il Ministerio de Fomento ha istituito una Comisión BIM che ha tracciato una Road Map, sotto la guida di Ineco.
Più in generale, le iniziative ministeriali francesi e tedesche si saldano a quelle generali, relative alla Società e alla Economia Digitali.
Austria, Irlanda e Portogallo, così come Croazia, Slovenia, Polonia e Slovacchia procedono, invece, più lentamente, con iniziative varie, in maniera analoga al Nostro Paese, benché nelle prime tre vi sia una certa maggiore vivacità.
Come opposti, l'Ungheria introduce obbligatoriamente la Digitalizzazione, mentre Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania e Grecia non appaiono certo in prima fila.
Al di fuori della Unione Europea, la Russia procede speditamente verso una adozione estesa della Digitalizzazione su mandato governativo entro il breve periodo, con le municipalità di Mosca e di San Pietroburgo quali punte di diamante, mentre la Svizzera lo fa con un approccio bottom-up grazie alla piattaforma Bauen Digital CH, dovuta alla componente germanofona.
Di fatto, una Strategia Nazionale per la Digitalizzazione del Settore delle Costruzioni si ritrova anche in Australia, Canada, Brasile, Cile, Cina, Corea del Sud, Dubai, Giappone, Hong Kong, Malesia, Nuova Zelanda, Singapore, Qatar.
 
 
Il BIM in Italia
 
Nel Nostro Paese, tra gli ultimi a recepire, anche nei termini delle Direttive Comunitarie 23/ e 24/2014, le istanze della Digitalizzazione (mentre per la Sostenibilità il discorso potrebbe apparire leggermente diverso), tali tendenze trasformative giungono in ritardo e depotenziate, esclusivamente sotto le sembianze del cosiddetto Building Information Modeling o, meglio, Model, a rimarcare una lettura riduttiva, tutta strumentale di un fenomeno epocale.
Tra l'altro, il BIM permette realmente economie di scala e di conoscenza solo in presenza di protocolli e di procedure assai formalizzate, assai estranee alle prassi comuni della Micro Professionalità locale, di per se stesse già chiaramente inefficienti colle pratiche tradizionali legate al Computer Aided Design (CAD).
Per questo motivo, il BIM non può essere innestato, come detto, senza precauzioni in contesti incoerenti e, comunque, non esplicherà le valenze effettive sino a che i suoi esiti saranno espressi attraverso i documenti usuali.
Il BIM acquisisce gradualmente una crescente popolarità tra gli Attori, sfortunatamente, però, sulla scorta di una serie di condizioni sfavorevoli a una sua corretta implementazione:
1) la scarsa comprensione del tema, in quanto la maggior parte degli Operatori ha una nozione assai indeterminata della problematica e delle sue ricadute, con un desiderio innato di semplificazione e una forte preoccupazione relativa alla compromissione degli equilibri vigenti; la sovrapposizione tra BIM e Digitalizzazione ne dimostra la sprovvedutezza;
2) l'equivoca identificazione della tematica con gli strumenti anziché col metodo: in particolare, sembrano sussistere solo gli applicativi di BIM Authoring, trascurando quelli di Code & Model Checking, di Space Programming, e così via. Per molto tempo, gli unici interlocutori riconoscibili sono stati i Dealer territoriali dei software, oggi trasformatisi in Consultancy per il BIM Management, una delle categorie, quest'ultima, tra le più equivoche in assoluto, anche perché il BIM Execution Planning dovrebbe essere a tutti gli effetti un Digitally Enabled Project Execution Planning;
3) la propensione all'introduzione di sistemi operativi complessi e inediti in contesti organizzativi e mentali antichi e riduzionisti, in presenza di catene di forniture e di filiere impostate su principî contrastanti e contraddittorî con il Lean Management;
4) l'onerosità dell'implementazione eccessiva in rapporto a una struttura dimensionale delle Organizzazioni impropria, senza focalizzazione sui processi, limitandosi a casi applicativi strumentali.
In effetti, sino al momento dell'apparizione del tema in quanto strategico, da ricondurre all'interno dell'Agenda Digitale Italiana, le leve principali su cui si è cercato di agire per la ripresa del Mercato si possono riassumere in:
i) il rilancio degli investimenti in conto capitale in deroga ai vincoli di bilancio comunitari;
ii) l'allentamento della fiscalità immobiliare;
iii) la tempestività dei pagamenti a professionisti e a imprenditori;
iv) il miglioramento delle condizioni oltremodo restrittive del merito di credito.
Di fatto, a un Settore riluttante al cambiamento di paradigma e in cui i processi innovativi raramente hanno influito positivamente sulla redditività, si prospetta un rivolgimento radicale in cui l'Information Modeling è solo un epifenomeno della Digitalizzazione, associato ad altri, come l'Augmented Reality, l'Ambient Intelligence, la Digital Fabrication, l'Immersive Environment, l'Additive Manufacturing, le cui sorti paradossalmente si giocano, come affermato in precedenza, altrove dalle tecnologie, pur abilitanti: nelle soluzioni organizzative, nelle logiche finanziarie, nei quadri contrattuali.
Vi è, tuttavia, da ammettere come le istanze della Industrializzazione e della Modernizzazione da Mass Production risalenti agli Anni Cinquanta e Sessanta abbiano subito storicamente un parziale rigetto a partire dagli Anni Settanta, benché una certa Innovazione di Prodotto si sia diffusa a partire dagli Anni Ottanta sino ai primi Anni Duemila, sia pure in una cornice povera di Innovazione di Processo, in maniera coerente con la polverizzazione di un Settore misero di Cultura Industriale da Mass Customization, nei Gloriosi Trenta (1948-1973).
Di fatto, la fine dei piani pluriennali di sviluppo immobiliare, specie di carattere residenziale, innovatori in senso politico (i Piani INA CASA) o produttivo (il Piano GESCAL) ha lasciato il campo successivamente alla cosiddetta Urbanistica Contrattata, nei casi di maggiore visione sistemica.
In effetti, l'evoluzione della Terza e della Quarta Rivoluzione Industriale è avvenuta piuttosto lontanamente dal Settore delle Costruzioni, a esclusione di ambiti prossimi all'Industria Meccanica, vicini al Computational Design, come la Facciatistica (e l'Impiantistica).
In altre parole, comunque, l'espressione Internet of All Things and Services ben esprime la natura complessa dei Servitized & Connected Built Asset, che stimola, a iniziare da Barcellona e da Singapore, l'evoluzione delle identità degli Operatori e dei Prodotti.
Per prima cosa, la Progettazione avviene sempre più in un contesto urbano e territoriale in cui i Geographic Information System (GIS) permettono di incrociare, sull'area e sui manufatti oggetto dell'intervento, i Dati più disparati utili alla Business Intelligence: nella relazione tra BIM e GIS, dunque, il Cespite Immobiliare o Infrastrutturale già diviene veicolo per erogare Servizi Individualizzati alle Persone, magari attraverso gli Sviluppatori Immobiliari e gli Amministratori Condominiali.
In più, le Committenze più avanzate nel Mondo utilizzano i Game Engine per la Simulation of the Users' Behaviours per configurare, per esercitare, una progettualità sui Servizi erogabili, ne trasferiscono gli esiti in applicativi di Crowd Simulation per poi riversare i risultati in software di Space Programming capaci di definire i fabbisogni informativi e decisionali (progettuali) in Room e Furniture Fixture & Equipment Data Sheet.
 
 
I Documenti e il Dato
 
L'Informatizzazione del Disegno, il Computer Aided Drafting, ha certamente strumentato con efficacia il procedimento rappresentativo manuale, perlopiù in relazione agli aspetti geometrici, bidimensionali e tridimensionali, e solo limitatamente a quelli alfanumerici.
Essa, tuttavia, non ha provocato alcuna cesura epistemologica, adattandosi alle prassi e alle logiche preesistenti.
In ogni caso, però, anche con il BIM solitamente si preferisce ricondurre le uscite documentali dal Modello Informativo in forma di elaborati grafici, e, quando possibile, alfanumerici, tradizionali, spesso integrandole con i formati tipici del CAD.
Ciò accade in quanto le definizioni legislative e contrattuali, in Italia come altrove, si riferiscono a Livelli di Avanzamento simmetrici e speculari della intera Progettazione e si misurano, verificano e validano attraverso l'analisi manuale e campionaria dei documenti estratti dal Modello Informativo.
In realtà, attraverso il Model Checking, supportato da opportuni Rule Set, è possibile, censuariamente, identificare i conflitti, anzitutto, ma non esclusivamente, geometrici, che possono occorrere tra Entità, oltre che predefinire computazionalmente le Regole a cui conformarsi.
Qui, però, lo scontro tra Entità si coniuga al confronto tra Discipline: di fatto, il Modello Informativo genera diverse interpretazioni di Entità che sembrerebbero non essere assoggettabili a visioni di parte.
Per questa ragione, si ritiene sufficiente, al momento, richiedere la garanzia, in termini di coerenza, che i documenti siano, almeno quelli geometrici, interamente tratti dal Modello Informativo, anche se spesso, appunto, occorre integrare tali elaborati con altri redatti col CAD, se non altro, per alleggerire i file che compongono il Modello Federato: in attesa dell'evoluzione del Clouding e dell'iBIM.
Tutto ciò dimostra, in primo luogo, che l'apparente possibilità di introdurre nel Modello Informativo una configurazione digitale degli Elementi analoga alla realtà fisica può indurre conseguenze controproducenti, poiché, qualora ci si riconduca alla flessibilità tradizionale si inciampa in palesi rigidità.
È evidente, perciò, che l'efficacia del Modello Informativo dipende, anzitutto, dagli Use o dai Purpose che sono stati predefiniti in dipendenza dagli Information Requirement esplicitati, nella fase del Briefing, della redazione del Documento Preliminare alla Progettazione, da parte della Struttura di Committenza.
In assenza di una Committenza Digitalizzata si assiste, in Italia, a casi sporadici quando grossolani di introduzione del BIM.
In definitiva, a prescindere dai contenuti minimi contemplati dalla legislazione vigente nei singoli Paesi per i diversi Livelli di Progettazione, solo una specifica richiesta, per così dire sartoriale, formulata dal Committente può ottimizzare l'utilità del Modello Informativo.
Ciò dovrebbe indurre le Rappresentanze Professionali e Imprenditoriali a sollecitare una alfabetizzazione delle Committenze, invece di sperare di lucrare sulla loro impreparazione, come, peraltro, potrebbe accadere ovunque.
Nella versione canonica del BIM, il Committente partendo dagli Employer's Information Requirements, come sono definiti nel Regno Unito, o dalle Conditions of Satisfactions, secondo la denominazione statunitense, fornisce sostanzialmente, in base a strutture di scomposizione elementare per Entità, Spazi od Oggetti (Work Breakdown Structure) e per Responsabilità (Organization Breakdown Structure) una configurazione dei fabbisogni informativi, da leggersi come elenco di contenuti progettuali, che permette la realizzazione di una Matrice di Responsabilità la quale rende la Progettazione in tutto e per tutto analoga alla Costruzione, nell'ottica del Programme & Project Management.
In ogni caso, gli Information Requirement non sono solo del Client, bensì anche dell'Employer nel senso che ogni ganglio della catena di fornitura agisca tanto da Richiedente quanto da Rispondente.
I Progettisti divengono, in un Eco-Sistema Digitale Integrato, Costruttori Virtuali, come evidenziano i diagrammi celeberrimi di Patrick MacLeamy e di Mark Bew e di Mervyn Richards.
Regno Unito e Stati Uniti appaiono, del resto, i Trend Setter prevalenti: il che appare non di scarsa efficacia per la loro ulteriore penetrazione sui Mercati Internazionali...
In effetti, negli Stati Uniti, la Programmazione della Progettazione, laddove avvenga a livello elementare, riproduce le relazioni di propedeuticità del Processo Realizzativo, a valle del quale, il General Contractor impone un rigoroso regime di Clash Detection ai propri Sub Contractor, associato al Location-Based Management e al Last Planner System.
Ciò, tuttavia, prima di tutto, dà per scontato che la Concezione dell'Intervento avvenga sulla scorta di una rigida linearità e, al contempo, introduce un elemento dirompente nella necessità di attribuire elementarmente a ogni Spazio o a ogni Oggetto la paternità, da leggersi più come assunzione di responsabilità che non quale attribuzione di autorialità, a cui si aggiungono le identificazioni per quanto riguarda le interfacce.
Contemporaneamente, la metrica contrattuale che sorge per accompagnare una Progressione della Progettazione inedita, definita per Livelli di Definizione (a loro volta distinti in Livelli di Informazione Alfanumerica e in Livelli di Dettaglio Geometrici) nel Regno Unito, ovvero in Livelli di Dettaglio e in Livelli di Sviluppo negli Stati Uniti, è riferita, come detto, a ogni Entità Elementare e non al Modello Informativo Federato, o alle sue parti, nel complesso.
In pratica, coerentemente colla possibilità di applicare il Model Checking a LOD non troppo dissimili (0-7 nel Regno Unito, 100-500 negli Stati Uniti), ciascuna Entità possiede una propria velocità di avanzamento decisionale, potenzialmente disallineata dalle altre, per cui i passaggi di consegna da una Organizzazione a un'altra appaiono decisivi. Mentre nell'approccio consolidato avviene esattamente l'opposto.
Tale impostazione, sconvolgente e riduzionista al contempo, si scontra, però, colla difficoltà a gestire la fase ideativa del Digital Sketching, tra Rappresentazione e Simulazione e, al contempo, attribuisce eccessiva enfasi alla convinzione che flussi informativi ottimali generino forzatamente soluzioni progettuali idonee.
D'altra parte, la Centralità del Ciclo di Vita delle Opere, delle Operations & Maintenance, forza i Committenti a richiederne una forte anticipazione nelle fasi precoci della Progettazione, estendendo la Centralità della Progettualità a Costruttori, Produttori, Distributori, Gestori e Utenti.
In altri termini, contenitori e contenuti, Forme e Spazi, si generano a partire dal Progetto dei Servizi, ben prima che possano intervenire gli Architetti e i loro Consulenti Ingegneristici, proprio perché, nel Ciclo di Vita, Committenti, Gestori e Utenti si giocano, anche contrattualmente, la partita sulla Disponibilità.
Qui, chiaramente, il primato autoriale degli Architetti, o meglio dei Progettisti, è già compromesso poiché essi intervengono nella definizione progettuale allorché la Committenza ha già determinato molte delle variabili significative, per quanto essi continuino a detenere saperi specialistici che, nella misura in cui divengono più collaborativi, meglio coordinati, diventano anche maggiormente integrati, vale a dire solidali in materia di responsabilità professionale, come dimostra il Duty To Warn.
Ciò, naturalmente, dovrebbe avvenire in un contesto di Realtà Immersiva ove gli Schizzi Digitali degli Architetti possano rapidamente essere sottoposto alla validazione degli Stakeholder principali, eliminando ulteriormente barriere alla comprensione non gergale di «profani».
Come osservato, l'affidabilità e la diffusione di queste nuove metriche (a cui se ne aggiungono altre alla scala del District e del City Information Modeling) appare ancora incerta e, di conseguenza, esse convivono con la opportunità di trasformare le Informazioni provenienti in maniera coerente dal Modello Informativo in Dati aggregabili in Documenti secondo la classificazione tradizionale, simmetrici e speculari nei contenuti per Livello di Progettazione, inclusa quella Costruttiva.
Allorché, però, alla fine il Dato sarà affrancato dal Documento, assisteremo a una svolta culturale epocale che, più prosaicamente, si tradurrà nella revisione dei tariffari professionali e nei prezzari.
In realtà, nel momento in cui, a partire dall'Asset Information Model iniziale, il Cespite Analogico, Fisico, inizia a vivere assieme al suo Doppio Digitale connesso a esso tramite la sensoristica, è difficile comprendere in quale momento il Processo di Progettazione si arresti, laddove un Bene Immobiliare o Infrastrutturale sia mediato da un Information Model le cui proprietà geometriche, ma, soprattutto, alfanumeriche, siano periodicamente aggiornate.
Sotto questo profilo, forse l'Alfanumericità è più congeniale agli Ingegneri, mentre la Geometria agli Architetti.
 
 
Il Concorso di Progettazione
 
Il Concorso di Progettazione rappresenta una ottima cartina da tornasole per comprendere la posta in gioco e la percezione che di essa ne hanno gli Attori.
L'Architectural Competition dovrebbe, infatti, rappresentare la via preferenziale per favorire Nuovi Progettisti e Nuovi Approcci, in cui idee originali possano favorevolmente essere apprezzate, in contrasto con le aggiudicazioni degli incarichi professionali attraverso Gare di Appalto di Servizi che premino, spesso con forti ribassi, Società di Architettura o Società di Ingegneria, ovvero Studi Professionali affermati, ma producenti Progetti Mediocri.
Il Concorso di Progettazione, così come in Italia è auspicato da Architetti e da Ingegneri, in realtà, come ricordato, non di rado soffre di una assenza di Modelli di Gestione dei Cespiti da concepire, cosicché si risolve spesso in esercitazioni formali, magari prive di  originalità relative alla ingegnerizzazione delle soluzioni architettoniche, oltre che scarsamente sensibili alla Costruibilità.
Si tratta del fatto che, ad esempio, si commissiona un teatro senza averne definito l'identità artistica, o un albergo, senza avere una idea precisa della filosofia gestionale della catena che lo gestirà.
Soprattutto, però, il punto delicato della faccenda consiste nell'indifferenza dei Progettisti alle ragioni dei contratti avanzati che, dal Performance-Based Contracting alla Public Private Partnership, rimarcano ed esaltano gli esiti misurabili prestazionalmente ed economicamente e, parimenti, prevedono il trasferimento del rischio operativo alla controparte, Appaltatore o Concessionario che sia.
È evidente che una simile eventualità sia sideralmente distante da un Concorso di Progettazione tradizionale, in cui una Committenza confusa e vaga, sulla scorta di un Documento Preliminare alla Progettazione sommario, lasci libero sfogo e arbitrio all'estro creativo di Progettisti indifferenti ai vincoli gestionali della Vita Utile di Servizio, con ricadute negative sui quadri budgetari e sulla funzionalità.
Per questa ragione, la Performatività e la Prestazionalità delle Opere, verificabili attraverso la Simulazione, costringono i Progettisti a rispondere del risultato, a divenire imprenditivi.
Ovviamente, come è stato osservato da più parti, la Simulazione instaura una relazione assoluta colla Realtà, nel senso che ne configura una pregiudizialmente ed esclude, perciò, non senza rischi, tutto ciò che, non essendo incluso nelle condizioni simulative, in quanto tale non è «reale».
Da un lato, in effetti, ai Progettisti si richiede di responsabilizzarsi sui Risultati, sul Rischio Imprenditoriale, dall'altro si domanda loro di proporre opzioni progettuali che siano evolutive nel tempo lungo dei contratti transazionali avanzati o semi-relazionali.
In altre parole, ai Progettisti è richiesto di immaginare soluzioni che, nel medio periodo, possano consentire una flessibilità spaziale e oggettuale maggiore di quella abitualmente prevista. Questo significa, dunque, che il Manufatto, più che come Oggetto, deve essere considerato quale Processo.
Ciò è in antitesi con una Centralità della Progettazione che prevede la priorità, deresponsabilizzante, dei mezzi sui fini, e che non implica un forte investimento in Economia della Conoscenza e, dunque, in rivisitazione drastica dei Modelli Organizzativi.
Certo, si può sempre obiettare che le Design Firm o le Società di Ingegneria penalizzino una Creatività, una Originalità, ma è incontestabile che la scarsità delle operazioni bancabili e le regole comunitarie marginalizzino sempre più le soluzioni tradizionali.
È una ipotesi sconcertante per i Professionisti in genere, che, però, nel Regno Unito e in Irlanda si cerca di affrontare sia pure criticamente, mentre in Francia o in Germania si cerca di contenere con qualche incertezza, e in Italia si tenta di esorcizzare, sostenendone l'ininfluenza rispetto ai valori architettonici, come se fossero gli strumenti e non i quadri contrattuali a decidere la sorte dei Professionisti.
Se, infatti, per gli Ingegneri la Digitalizzazione può apparire, talvolta con qualche sottovalutazione, un rafforzamento dei saperi consolidati, per gli Architetti essa costituisce una vera e propria minaccia, peraltro poco compresa se non epidermicamente, qualora si intenda perpetuare modelli concettuali e organizzativi consolidati.
Si tratta di una posizione assai dubbia, destinata a indebolire ulteriormente la forza contrattuale di un ceto professionale.
Se, del resto, la cultura architettonica italiana ha non di rado mostrato sia insofferenza per il ruolo committente vero e proprio sia per una interpretazione non letteraria della questione della tecnica e della tecnologia, è altrettanto reale una dimensione iterativa alla concezione che nega, come condizionamento indebito, una via alla creatività di natura sequenziale e progressiva.
Epperò, come detto, la Simulazione, sostituendosi alla Rappresentazione, minaccia di invalidare  l'identità medesima del processo progettuale consuetudinario, se non altro di quello ordinario e ripetitivo (dunque potenzialmente automatizzabile, surrogabile) della maggioranza della pratica professionale corrente. A fronte di una ingiustificata pletora di Liberi Professionisti, diplomati o laureati abilitati, sta, allora, la necessità di formare e di disporre, al contrario, di Soft Skill inedite, a metà strada tra Architectural o Civil Engineering e Computer o Data Science.
In effetti, lo stesso Computational Design, che, tramite la Smart Geometry, appariva fisiologico a una creatività algoritmica (data dallo Scripting) degli Architetti, sta divenendo sempre più Behavioural Modeling, andando a recuperare persino le prassi partecipative degli Anni Sessanta, anche perché le forme complesse appaiono ormai banalizzate.
Negli Stati Uniti, come sovvenuto, primariamente sulla costa atlantica, ma anche su quella pacifica, è in corso un dibattito di altissimo livello sulla evoluzione, cosiddetta neo-medievale, da Digital Master Builder, della figura rinascimentale dell'Architetto Analogico, considerabile anche quale Worker.
D'altra parte, già da tempo i maggiori Operatori Economici iniziano a internalizzare le funzioni progettuali o, quanto meno, a manifestare insoddisfazione per le prestazioni libero professionali commissionate.
Del resto, l'Appalto Integrato, attualmente ridimensionato ingiustificatamente dalle legislazione sui contratti pubblici, ben dimostrava già l'impraticabilità dell'approccio sequenziale tanto caro a un ceto professionale che si sentiva minacciato nella sua autonomia creativa, ma che era altresì mal disposto ad assumersi la responsabilizzazione derivante dalla presunta centralità di essa medesima.
Nei fatti, proprio mentre sono in corso conflitti di competenze tra le diverse Rappresentanze, è la natura delle prestazioni medesime a essere posta in questione. D'altronde, se immaginassimo di procedere a una transizione tra una Gestione della Progettazione approssimativa e incoerente in materia di Design Management, basata su applicativi informatici tradizionali e poco coordinati, a una ipotesi legata all'Information Modeling, una intera pratica professionale dovrebbe drasticamente riadattarsi e reinventarsi, a cominciare dai processi aggregativi, così osteggiati dalla prevaricante microprofessionalità.
 
 
I Saperi e gli Attori della Smart Land
 
Il tratto saliente del ragionamento risiede in una semplice constatazione: nell'Era della Digitalizzazione, i saperi progettuali divengono sempre più geografici e la loro essenza dipende dalla possibilità di spazializzare grandi moli di Dati Eterogenei.
Del resto, se la Topografia Digitalizzata e la Geomatica sostituiscono progressivamente il Disegno nel Rilievo del Costruito, ma anche del Costruendo, è perché la Rappresentazione cede il passo alla Simulazione, è perché la scala urbana e territoriale è l'unica che consenta di erogare Servizi Sartoriali alle Persone, statiche o dinamiche, attraverso Servitized Built Asset.
Ciò comporta il fatto che il Bene o l'Intervento progettato non possono prescindere dalla loro localizzazione poiché essa ne consente la Connessione ad altre Entità, che siano esse Edifici, Infrastrutture, Reti, Veicoli e ne determina la Relazione con le Persone, Occupanti attuali o prospettici.
La narrazione che è offerta da Andrew McNaughton della esperienza individualizzata di viaggio di un Utente dell'Alta Velocità Ferroviaria Britannica o quella che Canary Wharf ed Entiq immaginano per Cognicity rivela una accezione del Bene Immobiliare o Infrastrutturale davvero diversa, pervasa da una Spatialized Intelligence.
Qui davvero i cultori dell'Architectural e della Civil Engineering non possono esimersi dal confrontarsi con i Data Scientist e con i Digital Geographer.
Naturalmente i riferimenti prevalenti della Digitalizzazione si riferiscono a un Professionismo di stampo anglosassone assai diverso dal Nostro, ma la obiettiva convergenza tra Big Player quali Autodesk, Bentley, Trimble e ABB, Apple, Amazon, Bosch, Cisco, Google, IBM, Intel, Microsoft, Schneider, Siemens, potrebbe globalizzare quei riferimenti.
La dura fase congiunturale, che ha brutalmente ridotto in numero e in fatturato Imprese di Costruzioni, Installatori di Impianti e Produttori Manifatturieri, pone, perciò, agli stessi Operatori Economici, in Italia, un dilemma notevole, solo in parte risolvibile tramite la categoria della demolizione e della ricostruzione.
L'imperativo del contenimento del consumo di suolo, in effetti, unito ad altre variabili, rende ormai improbabili, e forse improponibili, le categorie su cui si è fondato il periodo aureo occorso tra il 1995 e il 2007, ma ai Costruttori si pongono alcune tematiche come prioritarie:
a) il Componente Costruttivo, edilizio o impiantistico, diviene sempre più stratificato e, soprattutto, sensorizzato, facendo dei Produttori dell'Indotto coloro che inducono nel Ciclo di Vita il Processo;
b) il Prodotto Immobiliare è gestibile attraverso un Building Management System (BMS) supportato da un BIM che riceve Dati dai recettori e li invia agli attuatori, creando una Servitizzazione del Settore.
Ciò significa che il componente da introdurre nell'Organismo Edilizio o Infrastrutturale possederà sempre più la capacità di rimanere in contatto lungo la propria Vita Utile di Servizio con il proprio Produttore e con il Proprio Installatore, permettendo loro di offrire attività concernenti le Operations & Maintenance e addirittura il Self Procurement.
Ciò, pertanto, significa immaginare una catena di fornitura assai diversa da quella tradizionale, ove le politiche collaborative di Lean Construction sono impensabili e in cui i margini di profitto siano distribuiti in maniera remota.
In particolare, la Servitizzazione del Cespite farà sì che esso abbia un valore in funzione della possibilità di essere gestito attraverso il suo doppio digitale, senza il quale la sua funzionalità e il suo valore sarebbero notevolmente ridotti.
Si pensi, ad esempio, al ruolo che il cosiddetto Smart Thermostat (Nest e QiVivo), prodotto da Google e da Saint-Gobain, sta assumendo nella Smart Housing quale terminale che intellige una serie di comandi anche vocali o desunti dalla connessione coi tablet o cogli smartphone degli Occupanti in termini di semantica così come all'apprendimento dai comportamenti (dagli stili di vita) degli Occupanti, ma, sopra a tutto, all'Integrated Workspace Management System (IWMS) all'interno del Business Continuity Management per l'Edilizia Non Residenziale.
L'Occupancy, insomma, anche a seguito delle recenti formule contrattuali (senza scomodare quelle relazionali affini al Project Alliancing o all'Integrated Project Delivery), come il Performance-Based Contracting: in particolare, l'Energy Performance Contracting) e delle esperienze di schemi di Finanza di Progetto, ha ormai assunto una centralità elevata.
D'altronde, è immaginabile che, a fronte di un quadro demograficamente dinamico della popolazione che invecchia, più che il Bene Immobiliare convenzionale, sia interessante offrire un accomodamento flessibile, sempre più correlato a servizi (anche offerti in remoto) di assistenza e di supporto.
Si prospetta, allora, un Mercato a più velocità, con segmenti aventi considerevole propensione alla Innovazione e alla Internazionalizzazione e altri, invece, racchiusi e confinati in spazi localistici e tradizionali.
Il problema, però, risiede nella cultura oggettuale del Comparto, poco avvezzo a una interpretazione che privilegi l'Intangibile, l'Ineffabile.
Le razionalità della Smart City e della Smart Land, del 4.0, sono dominate da flussi informativi ed energetici più affini all'Immateriale, alla Cultura del Dato, mentre l'immaginario del Settore è oggettuale, è prossimo al Tangibile, alla Cultura del Documento, per così dire.
Si tratta di due piani incommensurabili, difficilmente riducibili, a meno che non si riesca a digitalizzare l'intera filiera, a creare un autentico ecosistema.
Ciò, tuttavia, equivale a introdurre la logica delle Knowledge-Based Organization e della loro Spatialized Intelligence in Micro Organizzazioni che si trovano agli antipodi rispetto ai processi collaborativi e integrati e per cui la Digitalizzazione si risolve nell'applicazione meccanicistica di strumenti probabilistici, senza disporre di una metodologia che li indirizzi e che li supporti, colla illusoria aspettativa di efficientare un sistema inefficace i presupposti che tale lo rendono.
A questo punto si rinvengono le questioni di fondo che dovrebbero affliggere i Decisori Politici riguardo a una possibile incrementalità dei processi innovativi.
La netta sensazione è che le dimensioni Cyber-Physical e Collaborative-Social della Spatialized Intelligence della Smart City possano permettere alle ICT Company e ai Digital Citizen di fare a meno dell'Architectural e della Civil Engineering.
Farne a meno non significa, tuttavia, sostituire questi saperi e questi soggetti, anzi vuol dire confermarli nei loro tradizionali ruoli, alla stregua di semplici pedine marginali il cui Discernimento risieda, invece, presso altri Decisori.
Naturalmente, però, la Smart Land non è fatta solo di componenti tecnocratiche, non è solo Scientient, ma è anche Collaborative. Ciò significa, dunque, che la Digitalizzazione muta i criteri di Gestione della Città e del Territorio, ma non può renderla del tutto situazionista né può ridurre il rilievo dell'Innovazione Sociale a fronte di quella Tecnologica, esaltando il ruolo della Smart Citizenship. D'altronde, la veste fondamentale dei Comportamenti nella Progettazione non deve, tuttavia, indurre, come è già capitato, a una sorta di neotaylorismo abitativo, di Existenz Minimum Computazionale in cui il paradigma del Risparmio sia condotto alle estreme conseguenze.
Le tre iniziali citazioni, riferite a Phil Bernstein, a David Ross Scheer e a Mark Bew, dimostrano come Produttori di Software (Autodesk), Rappresentanze Professionali (AIA), Consulenti Strategici (PCSG) abbiano una concezione precisa dell'evoluzione del Settore.
 
 
La Prospettiva Italiana
 
Qualora volessimo ipotizzare che nel Nostro Paese possa sussistere la volontà di istituire un Mandato Governativo, accompagnato da una Piattaforma Nazionale, ormai una soluzione già ripetuta nei principali Stati Membri Comunitari, dovremmo chiarire quali possano esserne gli obiettivi e le potenzialità da traguardare al 2020 e al 2030.
Per prima cosa, sarebbe opportuno cercare di collocare un simile intento all'interno dell'Agenda Digitale e del Programma Industria 4.0, con una forte similitudine con il caso germanico (anche se Planen-Bauen 4.0 non era originariamente compreso nella Strategia Industriale), non vedendone al centro il BIM, bensì la Smart Land, il Digitally Enabled Integrated Built Environment, il Toblerone, come Mark Bew definisce lo schema basilare per Digital Built Britain.
Qui lo scopo è chiaramente quello di collocare il Sistema delle Costruzioni pienamente all'interno delle Politiche Industriali da cui è spesso stato marginalizzato, o da cui si è da solo emarginato: ma anche di avviare un dialogo costruttivo con i Main Player dei Big Data, anche in funzione di percorsi formativi innovativi e sistemici.
In secondo luogo, entro il quadro collaborativo, sarebbe cruciale ricondurre in dialogo le Rappresentanze Professionali e Imprenditoriali sul tema dell'aggregazione in filiere digitalizzate delle Micro e delle Piccole organizzazioni, anche nell'ottica di creare Reti internazionalizzate sul brand dell'Italian Life Style: ma anche di avviare azioni di scambio culturale e sinergico tra i Maggiori Campioni Nazionali dell'Architettura, dell'Ingegneria e della Imprenditorialità, come accaduto in Francia, grazie al Projet National MINnD.
Quanto, inoltre, sia auspicabile forzarne, come nel caso della Spagna, una adozione obbligatoria è assolutamente opinabile aprioristicamente...
Servirebbe, inoltre, promuovere, con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e con l'a Autorità Nazionale Anticorruzione, un programma di riorganizzazione e di riqualificazione del tessuto committente sul Digitally Enabled Programme & Project Management, nonché una revisione dei quadri contrattuali, specie sulla Public Private Partnership.
Da ultimo, occorrerebbe connettere le Reti verticali di Piccole e Medie Organizzazioni alle ICT Company e alle Multi Utility per creare Progetti Industriali di Rigenerazione a scala Urbana.
Lo svantaggio competitivo di cui soffre il Nostro Paese è culturale (non si è compresa la posta in palio né essa suscita particolari fascinazioni). Il vantaggio competitivo consiste nel conoscere le difficoltà altrui, in un contesto anche altrove resistente.
Ovviamente nessuno vorrebbe penalizzare qualsiasi forma di Professionalità o di Imprenditorialità, ma tutto ciò implica una convergenza di intenzioni dove ora si presentano conflitti, oltre che una disponibilità a modificare le proprie caratteristiche e i propri statuti. E' la Collaborazione, in effetti, a essere necessitata, ma essa contrasta col desiderio di conservare assetti consolidati.


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