La rappresentazione nell’era BIM oriented

Un ruolo da assumere

LO STATO ATTUALE
Chi studia il settore delle costruzioni, che negli anni ha sempre alternato momenti di crisi a momenti di forte ripresa, sa che stiamo vivendo quella che è chiamata la crisi del sesto ciclo e siamo alle porte del settimo. Poiché quest’ultima crisi del settore è stata, e forse lo è ancora nel suo protrarsi, una delle peggiori mai verificatesi almeno nel nostro paese, va da sé che interrogarsi su quali siano i driver del prossimo cambiamento assume una valenza strategica per tutti gli operatori; a maggior ragione per gli architetti, i progettisti, che hanno avuto un crollo dei propri redditi dal 2006 ad oggi del 42% la risposta a questa domanda diventa una questione di sopravvivenza.
In un quadro di crescita europea, la filiera del progetto e della realizzazione assume a partire dalla legislazione sui lavori pubblici una chiarezza metodologica e di procedura molto più normata e semplificata che in Italia. L’organizzazione dell’innovazione del processo in UK ha per esempio una struttura codificata dove governo, università, enti pubblici operano per una conformazione dei processi progettuali e realizzativi in vista della fine del 2016, soglia entro la quale tutta l’edilizia pubblica del Regno dovrà assoggettarsi a parametri e standard di Building information Modelling and management.
Ma non è molto diverso il caso della Germania o altri paesi dell’Unione.
E’ difficile dire se sia stato il settore delle costruzioni in qualche maniera a lanciare la domanda di un approccio digitale alla rappresentazione e quindi al progetto che tenesse insieme tutte le complessità del cantiere o se la rivoluzione informatica abbia guardato al progetto ed alla sua realizzazione ed abbia capito il bacino di utenza che avrebbe potuto coinvolgere con nuovi prodotti a cavallo fra più competenze. Resta il fatto che l’attuazione del BIM come prodotto endogeno o esogeno del settore sta impostandola la vera rivoluzione industriale nella quale il ruolo del progettista e quindi del rappresentatore diventa strategico.

Rappresentare in questo contesto
Il progetto e la sua realizzazione nel BIM tornano a dichiarare a gran voce l’architettura come opera collettiva, dove l’interazione tra i diversi soggetti dalle prime fasi del progetto ed in simultanea rimane la strategia vincente per condurre l’opera a termine con la massima precisione. Allo studio di progettazione dell’opera, che sia una singola partita iva o una grossa società, va l’onere di rappresentare il primo modello sul quale poi l’intervento di tutti gli attori darà concretezza al progetto. Nelle fasi di cooperazione tra le parti non si tratta solo di modellazione tridimensionale ma di creazione di un complesso sistema informativo parametrico al quale concorrono tutti gli oggetti progettuali. E’ una fase dove la geometria dell’opera può risultare fortemente modificata dalle singole competenze, dove prima la predominanza del progetto architettonico cercava di dettare leggi sulle fasi successive ora al contrario queste ultime si rendono capaci di operare con un grado di interferenza sul modello molto alto.
Il progetto deve affrontare una fase di lavoro simultaneo dove la capacità di adattamento alle fasi di messa in opera delle sue parti vitali ( strutture, impianti ecc ecc) ma anche di mantenimento dei requisiti formali di partenza diventa il banco di prova relazionale tra tutte le squadre di professionisti. Che siamo di fronte ad una nuova organizzazione del lavoro e rivoluzione industriale del processo ormai è chiaro. Lo è altrettanto comprendere che questa innovazione avrà grosse ripercussioni nella nostra produzione edilizia e grande impatto anche nella quotidianità di ciascuno, come fruitore dell’esito di questo processo.
A fianco dei procedimenti BIM che raggruppano una serie di software di progettazione parametrica come Revit, All Plan ed Archicad a partire dalla rappresentazione di un modello tridimensionale e non più dalle rappresentazioni classiche di piante prospetti e sezioni, esistono software parametrici che possiamo considerare generativi, in quanto strumenti per generare possibilità di progetto che non possono esistere indipendentemente dallo strumento.
In testa alla classifica Grasshopper che estende le progettualità verso forme non accessibili fino ad ora nella fase di rappresentazione informatica con la generazione e modellazione di superfici curve decisamente complesse. Si tratta di potenzialità amplificate rispetto ai classici Rhinoceros o più semplice Sketch up, che danno origine a nuovi linguaggi rivelatori delle possibilità del nostro tempo ed in quanto tali necessari di sistematiche esplorazione per essere condotte nelle ragioni del nostro lavoro
Compito del rappresentatore e del progettista dunque ora è indagare nuove strategie scientifiche d’intervento per sostanziare pratiche della progettazione e della produzione ancora in corsa e poco sedimentate.

CONTINUA A LEGGERE >>>