Da Built Environment a Living & Cognitive Building: l'evoluzione naturale di Smart Building

Urban Living è un vasto programma di ricerca promosso da Innovate UK. Living Environment è l'espressione che Anne Kemp, alla guida, tra gli altri, di BIM Alliance UK, propone di sostituire a Built Environment. Living Building probabilmente costituisce l'evoluzione naturale di Smart Building, dapprima, e, successivamente, di Cognitive Building.

Vi è da dire che ben poche tra le persone che propongono questa accezione dell'Edificio appartengono al Settore delle Costruzioni in senso diretto, cosicché non si può certo ritenere che questa ipotesi innovativa derivi in maniera endogena dallo stesso.

Semmai, dall'interno del Settore giungono molte voci critiche che invitano alla prudenza e al disincanto.
Se già Antoine Picon aveva, infatti, ben evidenziato la necessità di compendiare la dimensione umanistica e quella cibernetica della Smart City, più recentemente Carlo Olmo ha sottoposto a dura critica la nozione di Città Intelligente, giudicata come riduzionista, assimilandola addirittura alla Gated City, e Alejandro Aravena ha affermato che il Digitale, più CAD che BIM, a dire il vero, per quanto importante, non sia altro che un mezzo.

In effetti, tutte le soluzioni tese a sottolineare l'intervento sulle aree periferiche, sulle aree marginali, da cui dovrebbe risorgere, almeno in Italia, il Comparto, in termini di ricucitura, rientrano strettamente nei modi classici delle discipline del Settore, considerando, spesso, la sola Materia Tangibile degli Organismi Edilizi.

Se queste posizioni fortemente critiche, nei confronti degli assunti «ciber-tecnocratici» hanno indubbiamente una loro ragione veritiera, nella misura in cui evidenziano una complessità elevata, una resilienza, della città europea nei confronti di queste categorie inedite che si pretendono «rivoluzionarie», esse, purtuttavia, stentano a intravedere una dimensione effettivamente inusitata che, sia pure in maniera analogica, gli autori sopra menzionati stessi propugnano.
Sotto questo profilo, inaspettatamente, è la categoria del Prodotto che si sta affermando nei riguardi di quella del Processo, immancabilmente citata sull'argomento quale risolutiva.

Ciò è stato reso assolutamente evidente sia nella Strategia denominata Digital Built Britain sia nella sua traduzione all'interno della decennale ISO BIM Road Map.
In altre parole, per gli strateghi britannici il cosiddetto BIM Level 2 ha costituito una base di partenza ineliminabile su cui costruire una prospettiva ulteriore, denominata Level 3 e Level 4.
Poiché il Livello 2 è stato, comprensibilmente, prospettato quale misura incrementale di efficientamento del Settore, l'attitudine, emulativa, con cui esso è recepito nei Paesi Europei Continentali, ne ha colto, tuttavia, principalmente l'aspetto statico, trascurando l'obiettivo più ambizioso che riguarda proprio la Città, come dimostrano le sperimentazioni di Bristol e di altrove.

Per comprendere meglio tutto ciò, però, è bene ripercorrere lo stato dei mandati governativi avviati sinora in sede europea, accanto alle attività in essere presso la Commissione Europea da parte dello EU BIM Task Group.
Il Modello Governativo (Top-Down) sul BIM nasce, nel 2010-2011, nel Regno Unito, tra gli Stati Membri principali della UE (anche se, in assoluto, esso si ascriverebbe forse alla Danimarca), ed è sostanzialmente europeo nelle sue origini. Negli Stati Uniti vige l'approccio Bottom-Up.

Il valore fondamentale dello sforzo britannico consiste nell'aver proposto  una Visione del Governo condivisa con l'Offerta, a partire dall'impressione della urging pressure che ha mobilitato gli attori, con una data di riferimento per l'adozione a cinque anni, a cui fa ora seguito la fase successiva articolata in altri cinque e dieci anni.

Regno Unito e Norvegia sono i Paesi Europei in cui la Strategia Verticistica è stata adottata con maggiore coerenza. Essa è stato, poi, «esportata» dal Regno Unito in diversi Paesi Estraeuropei. Ma Svezia e Svizzera dimostrano che è possibile costituire Piattaforme a partire dal lato opposto, quello dell'Offerta, includendo anche la Domanda.
Affinché la Road Map del BIM possa avere successo è necessario che essa sia collocata in un quadro più ampio, che, ad esempio, per Regno Unito o Singapore, giunge sino alla Smart City.
Le Road Map Governative si accompagnano a Strategie Industriali condivise (Construction 2025, Digital Built Britain). Il 4 Aprile 2016 è stata una scadenza fissata nel 2011 per le sole Amministrazioni Centrali dello Stato: la Scozia, ad esempio, possiede un proprio Programma di Implementazione.
Nel Regno Unito i Campioni di Committenza sono stati alcune grandi organizzazioni.
Il punto di innesco della Digitalizzazione implica, tendenzialmente la Riqualificazione e l'Aggregazione della Committenza Pubblica.

Cruciale è il modo in cui le Stazioni Appaltanti e le Amministrazioni Concedenti «fanno» il BIM. Senza ciò, «chiedere» il BIM ha poco senso Senza una Committenza in grado di istruire nonché di governare il processo, il BIM si riduce all'uso di strumenti privi di un filo conduttore. Occorre, in ogni Paese, stabilire in che modo la Riforma della Amministrazione Pubblica e i Processi di Aggregazione della Domanda Pubblica intersecano la Digitalizzazione. Al contempo, senza processi di aggregazione delle micro e delle piccole organizzazioni, i livelli inferiori delle Catene di Fornitura non potranno essere compresi nell'ecosistema digitale.

Le Piattaforme Francesi (Plan Transition Numérique dans le Bâtiment), Tedesche (Planen-Bauen 4.0), Spagnole (Comisión esBIM), nascono per iniziativa di uno specifico Ministero e, successivamente, mirano ad aggregarne altri, come è evidente specialmente in Germania e in Spagna, mentre per la Francia un altro Ministero ha sponsorizzato un secondo Programma di Ricerca, il Projet National MINnD.
Le scadenze temporali fissate, più o meno chiaramente, nei Paesi che hanno seguito l'esempio britannico, sono, comunque, parziali e risentono di una certa lentezza evolutiva oppure non hanno chiarezza su ciò che possa accadere dopo il decorso del mandato.

Il BIM è solo la porta di accesso alla Digitalizzazione, un fenomeno molto più vasto. Nelle Costruzioni esso si declina come Circolare/Digitale/Sociale.
I Livelli di Maturità sono quelli definiti da Succar e Kassem. Quelli di Bew e Richards sono, piuttosto, obiettivi da raggiungere Affrontare il cosiddetto BIM Level 2 come autoreferenziale ha una utilità molto contenuta.
Il BIM è sostanzialmente una modalità abilitante del Project Management. È prioritario investire sulla metodologia per la Committenza Pubblica.

Il BIM non possiede un valore trasformativo quale disciplina, bensì sancisce un notevole cambio di paradigma in quanto permea, mutandole, le discipline consolidate. Tra queste il Project Management è la principale.
Detto ciò, proprio partendo dall'ultima affermazione, incentrata sui Processi, possiamo ritornare, paradossalmente, dall'inizio, a riflettere sui Prodotti, considerando che il passaggio dal Level 2 ai Level 3 si contraddistingue per la centralità delle Operation, della Disponibilità di un Organismo Edilizio nel contesto del Sistema Urbano di Riferimento.
In fondo, il Cespite diviene Usabile, vale a dire, che il suo Uso, il suo Funzionamento, comprendente le Attività che in relazione a esso si esplicano, prevale nell'economia dei significati assegnati a un Edificio.
Si immagini, facendo riferimento alle ricerche in corso presso l'Università degli Studi di Brescia, di ideare un Sistema di Beni Immobili, di Beni Tangibili, di Oggetti Fisici (ma anche di oggetti contrattuali) di un Appalto o di un Concorso di Progettazione, in ossequio stretto alla vulgata dominante, all'interno di un Campus Universitario: una residenza, un modulo didattico, una mensa.

Nell'ottica del Living & Cognitive Building, il Committente, entro il Processo di Briefing, per redigere il Documento di Indirizzo Preliminare, già Documento Preliminare alla Progettazione, si troverà, prima di tutto, ad affrontare la questione territoriale, nel senso di concepire questo Sistema di Sistemi all'interno di un insieme di relazioni territoriali che sono, però, articolate e dinamiche, che sono visualizzabili e simulabili grazie al ricorso al GIS/BIM.
È chiaro, dunque, che per Progettare Manufatti, per rivendicare la Centralità del Progetto, occorre partire da una comprensione dinamica dei fenomeni che riguardano una Comunità: in questo caso, almeno quella che fa capo al Campus Universitario.

Il fatto è che ciò accade analizzando flussi di mobilità, flussi di energia, modelli di consumo, stili di vita in maniera digitale, dunque, computazionale.
Questo Brief ci ricorda, anzitutto, che l'Oggetto, o gli Oggetti, che si vorrebbe(ro) ideare non può (possono) che fuoriuscire da un Sistema Ampio e, parzialmente, Immateriale.
Prima di tutto, cioè, serve definire la configurazione delle relazioni che legano l'Utente, l'Occupante, lo Studente, ai Luoghi Spaziali che frequenta, che, invero, non possono essere considerati separatamente, perché i Servizi Connessi sono, appunto, Relazionali, sono dei Connettivi Intangibili.
La residenzialità si associa allo studio e alla ristorazione, nel senso che i Servizi, e la loro Spazialità, richiedono di massimizzare il tasso di occupazione dei Beni Immobili e Mobili, dal punto di vista del Gestore, nel mentre che devono assicurare al Fruitore una accentuata personalizzazione.
In definitiva, lo Studente, specie non originario del luogo, in questo caso, iscrivendosi, acquista un Livello di Servizio, anzi, per accedere all'alloggio potrebbe entrare in un circuito non dissimile da quello di Airbnb, laddove ciò che conta è mediare tra le caratteristiche dello Studente richiedente, tra le sue aspettative, e i Servizi che gli si possono erogare, in termini di attrattività logistico-culturale.

L'individuo, connesso al Campus, attraverso specifici Social Network, abita singolarmente (anche se, eventualmente, convivendo con altri), studia singolarmente (anche se apprendendo nella stessa aula con altri), si rifocilla singolarmente (anche se condividendo il tavolo con altri). Insomma, egli o ella, nell'era della massima socializzazione (in remoto) si attende una sartorialità dei Servizi.
Chi è, però, il Committente di questo Cespite, o di questi Cespiti? L'ideatore dei Servizi che il Bene deve supportare, deve agevolare.
Il problema, tuttavia, consiste nel fatto che non sono più solo gli Oggetti che hanno una Vita Utile di Servizio, bensì anche i Servizi medesimi devono essere pensati come evolutivi, addirittura tra annualità successive.
Lo sforzo progettuale attuato dal Committente verso e con i propri Progettisti sta, in primo luogo, nel simulare, in ambienti Immersivi, visivi, tattili, sonori, olfattivi, qualunque essi siano, questa progressione nella natura dei Servizi Erogabili: in un certo qual modo, di prefigurarli in Fase di Progettazione, ma anche, una volta l'Edificio «in prestazione», ogni qual volta qualcuno avanzi istanza di potervi risiedere o lavorare.
Ciò avviene sia sincronicamente, dato che riguarda i singoli individui, sia diacronicamente, poiché concerne ovviamente funzioni e stili di vita cangianti.

Naturalmente, in prima istanza, questi Comportamenti devono tradursi, nell'iter progettuale, in Spazialità e in Morfologie.
A questa esigenza corrispondono conseguenze rilevanti, che nella cultura settoriale si risolvono nell'Adattabilità delle soluzioni distributive e tecnologiche, ma che, in questa sede, dipendono essenzialmente dalla concezione della sensoristica.
Quest'ultima, però, è ormai sensorialità, perché l'obiettivo è, tramite i Social Network dedicati, di recepire gli stati d'animo degli Utenti e di trasferirli in tempo reale in termini numerici, digitali, computabili grazie all'Intelligenza Artificiale..
Commissionare e Progettare Spazi Sensoriali finalizzati alla Erogazione di Servizi Individuali: questa è la scommessa che si intraprende.

A titolo di esempio, si forniscono alcune modalità, le più banali, che riguardano lo Studente/Fruitore:
1) a partire dalla funzione residenziale, essere svegliato/a e ricevere indicazioni sulla percorribilità coi diversi mezzi di locomozione sino all'aula in termini di condizioni di traffico e di meteo aggiornate;
2) essere tempestivamente informato/a sulla presenza del docente, sul contenuto e sulla modalità della lezione/esercitazione, sulla disposizione dei posti a sedere, sensorizzati;
3) ricevere indicazioni su iniziative culturali relative alle tematiche oggetto di studio che si tengono nell'Ateneo e altrove ed essere supportati nelle eventuali necessità logistiche;
4) nel corso del tragitto verso l'aula, essere provvisto di suggerimenti di diversa natura, incluse le disponibilità di postazioni in essa e le loro caratteristiche;
5) una volta in aula, accedere ai dati e alle informazioni che riguardano le condizioni fisico-ambientali dello spazio medesimo e poterle validare individualmente;
6) dall'aula poter gestire il menù, in termini di ordinativi, di nutrizione, di logistica (anche per il giorno successivo);
7) nella mensa, poter disporre di alternative per la parte non vincolata della giornata, anche in termini di attività estrauniversitarie;
8) ...

Questo sommario elenco dimostra, al di là di una preoccupazione per l'impiego ottimale dello spazio come risorsa produttiva non seriale, l'esigenza, da parte del Sistema di Sistemi, di profilare lo stile di vita del Fruitore, di geolocalizzarlo, di apprenderne le preferenze.
Già in precedenza, attraverso la Domotica alcuni produttori si erano definiti come Family Consultant, oltre al fatto che i termostati intelligenti si proponevano di apprendere dal comportamento degli Utenti.
Allo stesso tempo, sotto il profilo energetico, l'Edificio stesso, pur senza necessariamente coinvolgere attivamente i propri Occupanti, diveniva produttore di flussi cedibili e segnalatore, in tema di prevenzione strutturale, di eventi critici.
Questi esempi valgono per intuire come, comunque, si tratti di una inversione dei termini tradizionali della questione che non cerca semplicemente di efficientare i processi acquisiti.
Si tratta di uno scenario non inedito per il Settore, a partire dall'Ottocento, con toni che vanno dal Panopticon al Fordismo e che, in quanto tali, devono essere riguardati con cautela e disincanto.
Epperò, al di là di essi, le espressioni «Uomo-Macchina» o «Internet delle Cose», così invise a Carlo Olmo, rimandano ai loro doppi analogici, che vanno dalle riflessioni di Luca Molinari sulla «casa che noi siamo» a quelle di Simone Sfriso sui «beni mobili».

Se, pertanto, una certa cultura architettonica giunge a conclusioni, nella sostanza, molto simili a soggetti apparentemente antitetici a essa, resta un dilemma principiale, riguardante il Documento di Indirizzo Preliminare, ovverossia il Brief.
La natura stessa del Digitale vorrebbe quest'ultimo, infatti, numericamente definito secondo la struttura del Sistema Tecno-logico di antica memoria funzionalista, mentre gli stessi ideatori del Briefing, stanno cercando di farlo divenire, sia pure entro un quadro formale, un Processo Interattivo cogli schizzi manuali o cogli script computazionali dell'Architetto.
D'altra parte, i riferimenti originarî restano, sia pure sotto traccia, sempre Maslow, Wiener, Von Neumann: sotto certi aspetti, la Digitalizzazione sembra riportarci, concettualmente, agli Anni Cinquanta, a una biblioteca ben conosciuta, almeno da parte dello scrivente: familiare, nel senso proprio del termine. Anche nel rapporto, difficile, o almeno bivalente, colla cultura architettonica.
Turing e Bletchley Park sono, pour cause, entrati a far parte, a pieno titolo, dell'immaginario storico, letterario, cinematografico contemporaneo.
Ecco che, quindi, un Client's Digital Briefing & Design Workflow for Cognitive and Living Buildings può essere proposto, a condizione che, sotto l'egida del Bene D'Uso e della Disponibilità, gli Statuti del Committente e dei Progettisti possano essere revisionati.
In caso contrario, si è già visto che lo stesso Co-Housing si riveli una modalità di applicazione limitata e non priva di ambiguità, rispetto, ad esempio, a una fissità analogica dei modi di convivenza tra gli insediati iniziali.
Tra l'altro, Progettazione Partecipata ed Edilizia di Sostituzione sono ormai diventati i tòpoi di una ansia di riscatto del Settore che, sfortunatamente, appare molto ripiegata sulle proprie origini (vendere sulla carta, oggi partecipata, e costruire sull'area libera(ta)), come se si trattasse di un secondo tentativo.
Un Committente capace di «scrivere le specifiche» dei Servizi Erogabili, di tradurle in un costrutto di carattere sistemico, e di simulare, con i Progettisti e cogli Utenti (ma il termine Fruitori sarebbe più adatto) prospettici le prime Ipotesi Spaziali, si porrebbe, però, assai diversamente, nell'ottica Operational caratteristica dei Level 3, perché descriverebbe, appunto, le possibili strategie comportamentali degli Occupanti.

A questo punto, evidentemente esisterebbero due piani differenti:
1) quello inerente alla possibilità di adattare, in tempo quasi reale, alle mutate esigenze l'assetto funzionale-spaziale del Cespite e le sue Prestazioni anche in termini di elementi tecnici, eventualmente sensorizzati;
2) quello corrispondente alla personalizzazione delle esigenze microdimensionate degli Utenti, a regime eventualmente invariato del Bene medesimo nelle sue componenti materiali.
Tutto questo contiene veramente alcuni luoghi del ritorno al passato, offrendo, come sostiene Olmo, soluzioni architettoniche modeste, così come lo furono, nel giudizio impietoso degli storici, le realizzazioni industrializzate del recente passato? Solo il secondo tentativo, la prova di riparazione?