La cura del territorio …un mestiere dimenticato

A quante altre tragedie dovremo assistere prima che qualcuno decida di agire veramente!
 
Di fronte al dramma ci si stringe in cordoglio e non si fanno speculazioni, ma c’è l’amarezza di fiumi di parole dette e mai ascoltate, ad una classe politica divenuta sorda ai moniti, tutta ripiegata sulle oscillazioni del PIL e su improbabili spending review.
 
La maggior parte delle nostre città storiche sono nella stessa condizione di quei paesi colpiti stanotte dal sisma. Sono territori in parte provati dalle devastazioni belliche che non sono riusciti a riconquistare una propria identità e soprattutto una “solidità” dopo che la ricostruzione impetuosa ne ha strappato parti fondamentali. Le norme sulla tutela, hanno rappresentato un baluardo importante per la difesa dei nostri territori, ma infine la loro vetustà, insieme alla incapacità di una riforma che potesse guidare i processi, espansivi, che nel nostro paese avevano assunto nuove logiche, hanno finito per arrendersi all’iniziativa privata, sconsiderata con il fenomeno dell’abusivismo, e aggressiva negli interventi promossi dal “capitale”.
 
E così che accanto alle cattedrali ed alle case storiche sono nati palazzi, ville, baracche, depositi, una edilizia sparsa e scomposta, che quasi mai la legislazione e le regole dell’urbanistica sono riuscite a guidare, o quando l’ha fatto è stato con la impossibilità di controllarne la sicurezza, la qualità, la capacità di creare paesaggio.
 
Soprattutto però, nell’ottica dell’aumento dei profitti, ha prevalso la logica della dismissione del “vecchio” per inseguire a tutti i costi il nuovo creando una situazione di “pericoloso abbandono” di intere parti del nostro territorio, dei nostri centri storici delle nostre città storiche. Questo abbandono ha generato una condizione di “vulnerabilità” diffusa sull’intero territorio nazionale!!!
 
Ed ora di fronte all’ennesimo dramma noi che di queste cose ne parliamo da sempre e che spesso siamo stati additati a cassandre motivate da interessi, ora siamo noi a chiedere ai nostri rappresentanti, a chi governa il paese a tutti i livelli:
 
Quando inizierete ad ascoltarci, a comprendere che proposte come il “fascicolo fabbricato”, la “microzonazione sismica” o le politiche di “riuso” non sono un business per i professionisti ma una tutela per il paese e per i cittadini?
 
Quando restituirete gli oneri concessori alla manutenzione del territorio piuttosto che usarli come spesa corrente nei bilanci comunali e come bancomat per la politica di turno?
 
Quando approverete finalmente una normativa sulle costruzioni libera dagli interessi delle lobby per cui si potranno progettare e realizzare case sicure usando tecnologica e un uso innovativo dei materiali e non solo il cemento armato?
 
Quando la smetterete di far passare alle persone il messaggio che i “PROFESSIONISTI” nella cura, la trasformazioni e la manutenzione del territorio sono solo un “orpello” e non una “condizione irrinunciabile”, un bisogno sociale?
 
Quando inserirete “un piano nazionale per la sicurezza del patrimonio edilizio e dei territori di questo paese come priorità dell’agenda politica?
 
Quando deciderete di svolgere il ruolo che uno stato vero deve assumere ovvero di guidare un processo di rinnovamento del paese investendo risorse “VERE” e non fantomatiche detrazioni, da spalmare in 10 anni e che i cittadini che non hanno reddito non possono utilizzare?
 
Quando tornerete a considerare che il patrimonio delle nostre città è anche il patrimonio del nostro paese anche se nel rapporto del 3% di Maastricht e nel “fiscal compact” tutto questo non ha nessun valore?
 

Potrei continuare con centinaia di queste domande ma ritengo che in questo momento sia più importante pensare al sostegno di quanti colpiti dal dramma e quindi giro a tutti i mie colleghi architetti, ed ingegneri ovviamente, l’invito a rendersi disponibili magari contattando le sedi locali degli Ordini affinché ogni contributo che siamo in grado di dare possa essere coordinato e reso utile.