Le Logiche del Forward-Looking Manufacturing applicate al Cantiere Cognitivo

Pietro Salini ha recentemente enfatizzato, con indubbia ragione, il rilievo secondo cui la Manualità, letteralmente l'«operare con le mani», da sempre contraddistingue il Settore delle Costruzioni.
In maniera non dissimile si potrebbero trarre analoghe osservazioni dal Manufatto, dalla Manutenzione (tenere con la mano).
È evidente come la dimensione manuale sia imprescindibile in un Cantiere di Conservazione (Programmata).
Si tratta, infatti, di una mano sapiente, persino colta, o almeno consapevole, che, tuttavia, implicitamente dobbiamo pensare come Analogica, essendo strettamente imparentata, avendo strettamente a che fare con la Matericità, con la Fisicità, per quanto le sperimentazioni condotte, ad esempio, con i Mobile Device, dal Politecnico di Milano sul «Cantiere» del Duomo Ambrosiano, accennino a una Cyber-Fisicità.
Si tratta, inoltre, di una mano che è sempre chiamata ad affrontare l'Intervento, il suo Oggetto, come qualcosa che attenga all'Unicità, dato che l'evoluzione temporale determina sempre una Specificità, anche per i casi originariamente di maggiore Modularità e Ripetitività.
Nell'ambito della Conservazione, in definitiva, poi, entro i limiti consentiti da una pratica rigorosa, ma non necessariamente ideologica, qualsiasi stratificazione ha diritto di esistenza, così come il collasso, la demolizione, non dovrebbe dar luogo a una ricostruzione «come era e dove era» che rappresenta un palese retaggio dei secoli precedenti, non a caso profondamente radicato nel pensiero comune (come pristino splendore a cui ricondurre il Bene).
Ecco, allora, che possiamo immaginare, a proposito delle zone oggi terremotate (ieri alluvionate), un panorama di Analogici Magisteri Artigianali che popolano l'attuazione di «Casa Italia», perfettamente consoni all'atmosfera ovattata che connota l'espressione «borghi storici».
È da notare, tuttavia, che nella comunicazione politica, così come nell'immaginario collettivo, questi Beni Culturali (parzialmente) Immobiliari sono stati accostati al «Rammendo», alla «Rigenerazione» delle Periferie Urbane.
Appare significativo l'accostamento, anzitutto in termini cantieristici, tra il Valore Culturale del Built Heritage, dei singoli edifici da tutelare e, più ancora, degli «antichi centri minori» e gli scenari, anche filmicamente iconici, del Dis-Valore Urbano, perché inconsapevolmente esso salda due elementi in apparenza disgiunti: la «valorialità» delle pratiche di Conservazione, di Recupero e di Riuso della Continuità delle Prassi e la «tragicità» dei portati dell'Industrializzazione Edilizia e, per quanto modestamente praticata nel Nostro Paese, della Prefabbricazione Pesante e dei Sistemi Costruttivi Chiusi.
Tutto ciò, questo nesso, in particolare, è proposto come particolarmente innovativo, alla ricerca di Centralità Decentrate (il Piccole Comune o la Periferia Urbana), ma, in realtà, si tratta di questioni antiche, che attraversano addirittura gli Anni Cinquanta e Sessanta, a cui un lieve maquillage lessicale non può certo conferire valore di novità.
Il rischio, in definitiva, è che un armamentario più volte iterato sia riesumato, per l'ennesima volta, in un contesto che si vorrebbe olistico e sistemico: come sempre, in precedenza, auspicato e puntualmente mai realizzato.
Non è un caso, però, che i Cantieri della Contemporaneità, in questo contesto, che non si può forse definire pienamente come una Strategia o una Visione, ma che ambisce a esserlo, sono quelli che ineriscono alla Riqualificazione e alla Riedificazione dell'edificato che si collocherebbe «in mezzo», tra il Bene Culturale da Ricostruire (la Basilica o il Duomo da «ricomporre») e il Cespite Incolto da demolire (la Torre di Edilizia Residenziale): la Scuola e il Condominio.
Quello, infatti, è il Terreno Intermedio, tra Smart City e Smart Land, direbbero i sociologi, in cui si è giocata, negli ultimi decenni, la partita della Continuità Evolutiva o della Trasformazione Prudente, in cui, però, la «cattiva qualità esecutiva» è stata, in primo luogo, «cattiva qualità progettuale» sul piano dell'Ingegneria Strutturale ed Energetica: ma anche ben oltre.
Si ritorna, allora, alla Manualità, alla Analogicità degli Interventi di Riqualificazione e di Efficientamento Agevolati, in cui, tuttavia, opera spesso una Domanda Privata qualitativamente carentissima a fronte di una Micro-Professionalità, unita a una Micro-Imprenditorialità, altrettanto scadente.
Di conseguenza, i sistemi di isolamento termico a cappotto si distaccano interamente dalle pareti perimetrali verticali, gli abitanti intentano causa per via di prestazioni attese e dichiarate del tutto inconseguibili.
In questo senso, i numeri aggregati del Recupero che hanno circoscritto, in questi anni, la crisi profonda del Settore e parzialmente contrastato l'evasione fiscale, si riflettono in una miriade di Cantieri Analogici che, visti complessivamente, non restituiscono alcuna Immagine, alcuna Icona del Settore.
Sorge, quindi, un interrogativo di fondo: è possibile davvero, sulla base di questi presupposti, all'interno di una concezione allargata di «Casa Italia», ipotizzare le premesse per la Riconfigurazione del Comparto e dei suoi Cantieri? Semplicemente passando dall'Unità Abitativa al Condominio, dalla Capienza Fiscale alla Cessione del Credito di Imposta?
Il rischio, infatti, è che il suo racconto segua i cliché di una narrazione tradizionale, destinata a Operatori Convenzionali della Domanda e dell'Offerta, che ne improntino i caratteri a una operazione «difensiva» e «locale», mentre Digital Built Britain costituisce uno sforzo «offensivo» e «globale».
La sensazione è che il Costruito, la sua Complessità, generi il miglior alibi per opporsi alla Grande Trasformazione.
Sorge qui una Sfida: possiamo davvero ricondurre il Cantiere ai Paradigmi della Fabbrica entro la Quarta Rivoluzione Industriale?
Per prima cosa, occorre dire che il recupero del divario di produttività (ma anche di extra costi e di extra tempi) implica una drastica riduzione della Labour Intensiveness, quanto meno di quella abituale.
Certo, tutto ciò potrebbe contrastare con la Manualità Sapiente necessaria alla Conservazione Programmata...
Ovviamente, qualsiasi trasposizione letterale suonerebbe, alla luce delle esperienze del passato, affatto ingenua.
Cionondimeno, alcuni elementi, specialmente quelli riferiti alla Autonomizzazione, possono essere trasponibili, traducibili: il Cantiere, concepito come luogo dell'Interazione tra Operatori Umani e Macchinari, che alimenta Processi Autonomi di Apprendimento e di Decisione.
IBM ne parla così:«a new industrial era defined by factories, machines and parts capable of self-assessing, triggering actions and exchanging information with each other, and with the people who manufacture and maintain them».
Qui si incontrano il Mondo delle Simulazioni (nD Planning, Ambienti Immersivi, Gamification, ecc.) e quello del Tempo Reale (Field & Pervasive BIM, Controllo Semi-Automatico dell'Avanzamento dei Lavori & Location-Based Management, Sensorizzazione, Robotizzazione, Componenti Costruttivi Connessi, ecc.).
Tale incontro, in realtà, è mediato, è reso possibile, da due ulteriori fattori:
1) la Lean Construction, che rappresenta la Infrastruttura Culturale e Organizzativa della Collaborazione e della Integrazione;
2) il Geo-Spatialized Construction Site Management, che estende l'ambito di applicazione del Cantiere, ricomprendendovi le Fabbriche dell'Indotto, le Centrali di Confeziinamento, le Discariche e, soprattutto, il Fleet & Traffic Management della Rete della Logistica orientata alla Catena di Fornitura di un Cantiere.
Il Cantiere diventa, perciò, il luogo in cui si generano Giant Data da cui, in tempo reale, inferire tendenze e prevenire fenomeni, anche grazie al Machine Learning.
Un Cantiere Cognitivo?