Un Settore Inconsapevole? BIM, Disintermediazione, Resilienza

L'Amministrazione Trump promette di portare il Settore delle Costruzioni al centro dell'economia nazionale, di effettuare, nella fattispecie, notevoli investimenti nell'ammodernamento delle Infrastrutture del Paese: in realtà, alcuni autorevoli economisti hanno dimostrato come questo intento non si possa, tuttavia, definire neo-keynesiano, dovendo, oltre a tutto, ricorrere probabilmente a formule partenariali, al credito di imposta e, infine, a una inusitata mobilitazione della spesa pubblica.
In realtà, anche al Governo Federale Tedesco si rimprovera di non promuovere sufficienti investimenti allo stesso scopo, nonostante un programma ingente già varato e un forte interessamento al PPP.

Quale che sia la verità, un altro autorevole economista, accennando alla nuova Amministrazione Statunitense e al suo Responsabile, così scrive: «il settore delle costruzioni è uno dei più corrotti in tutti i Paesi, compresi gli Stati Uniti. Un settore dove i soldi si fanno con scaltre negoziazioni, più che con capacità gestionali e innovazione».

Si tratta di un giudizio impietoso, largamente diffuso tra gli studiosi delle scienze economiche e, probabilmente, anche presso i decisori politici.

D'altronde, gli economisti imputano al Settore una larga parte della Improduttività dell'economia nazionale e i politici si giocano sulla legalità una porzione non trascurabile della contesa.

All'inizio del Settimo Ciclo Edilizio, o meglio del Primo Ciclo dell'Ambiente Costruito, allorché si comincia a parlare di «lieve» ripresa, si impone una riflessione su che cosa possa divenire il Settore delle Costruzioni, alla fine della Grande Recessione, in vista della Grande Trasformazione Circolare e Digitale.

Per quanto riguarda il Mercato Domestico, si può ritenere che il recupero dei volumi di produzione e l'incremento della produttività siano tra gli obiettivi principali da conseguire, sfruttando le leve degli investimenti pubblici (all'interno della disputa comunitaria sulla flessibilità) e della ripartenza di quelli privati.

Il punto obbligato di abbrivo, per riconfigurare entrambi i Versanti della Domanda e della Offerta, è costituito dai processi aggregativi tra gli operatori economici, ragione per la quale ci si deve domandare quale grado di resistenza agli accorpamenti i tessuti professionali e imprenditoriali intenderanno porre in essere.

Più volte, infatti, al fine di conservare la attuale polverizzazione sono state espresse, da parte delle Rappresentanze, perplessità su alcuni requisiti organizzativi che la Domanda Pubblica aveva espresso: i processi selettivi, inevitabili in un contesto evolutivo, evidentemente, sono avvertiti quali impedimenti alla libera concorrenza, oltreché inaccettabili dal punto di vista dei Rappresentati.

Anche se, pur apprezzando il tessuto piccolo e meso professionale e imprenditoriale nazionale, si supponesse che le micro organizzazioni, per quanto all'interno di Sub Mercati differenziati, non possano essere coerenti con le dinamiche della Digitalizzazione, l'interrogativo principale concernerebbe la modalità con cui le Rappresentanze vorranno, e saranno in grado, di innescare misure aggregative, benché entro schemi incrementali.

La narrazione che le stesse hanno sin qui recitato è tutta incentrata sulla Crisi (e forse sul fatto che la Ripresa dovesse misurarsi esattamente sugli stessi indicatori precedenti), ragion per cui il supporto e l'incentivo hanno prevalso su un racconto differente, in cui un recupero di reputazionalità dipendesse da una autonomia, addirittura da una emancipazione, dallo storytelling convenzionale.

A fronte di un disorientamento e di un vuoto di visione e di strategia che l'Economia Circolare e quella Digitale suscitano nell'era del Post Welfare Capitalism, è impresa ardua, in effetti, autorappresentarsi in modo inedito.

Non interessa, dunque, tanto esercitare critica e scetticismo nei confronti dell'atteggiamento riluttante, ma anche spesso inerziale, della pancia profonda della professione e dell'imprenditorialità, quanto valutare se un eventuale disegno conservativo, restaurativo, delle condizioni preesistenti possa avere successo.

Al netto dei fenomeni collusivi e corruttivi che sono, internazionalmente, divenuti la cifra iconica del Settore, assieme alla scarsa prestazionalità dimostrata in merito a rispetto di tempi e costi, come ripetutamente evidenziato da Mc Kinsey, la Digitalizzazione probabilmente incide sulla trasparenza delle transazioni e sulla simmetria informativa, cosicché opacità e asimmetria potrebbero ridursi, se non, addirittura, venire meno.

Può essere, pertanto, che l'atomizzazione degli operatori economici sia in condizione di sopravvivere al mutamento dei tratti peculiari della competizione, anche se lo stesso Building Information Modeling (BIM) indicherebbe il contrario.

Sostanzialmente, però, appare difficile che la logica costitutiva del BIM, strutturata sulla condivisione dei Dati e sulla collaborazione supportata dalle Informazioni, possa meglio supportare le prassi individualistiche e antagoniste della micro professione e della micro imprenditorialità di quanto non facciano le modalità consuete degli strumenti digitali consueti, che hanno semplicemente replicato l'operatività tradizionale.

Naturalmente, l'auspicio è quello di far sì che le caratteristiche del BIM siano implicitamente di ausilio all'integrazione graduale tra i differenti operatori economici, nel senso che, una volta accettata la razionalità degli strumenti, anche il metodo corrispondente possa essere accolto.

All'inverso, vale la domanda per cui la distinzione accentuata tra i soggetti e il loro scarso coordinamento possa addomesticare gli strumenti a una «metodologia» convenzionale che, peraltro, non pare abbia dato grandi esiti in quanto a efficienza e a efficacia.

D'altra parte, l'attesa generalizzata per riversare il primo impatto del BIM sulla Domanda Pubblica appare corretta, ma, ammesso che la tendenza aggregativa in atto presso le stazioni appaltanti e le amministrazioni concedenti sia praticabile, ciò causerebbe immediatamente l'avvio dei processi selettivi che, invece, si vorrebbero scongiurare.

È evidente che il retropensiero che anima molti operatori è che un aumento degli investimenti pubblici - grazie a una prova di forza comunitaria - e privati - in virtù di una significativa ripresa dell'economia - possa consentire di riproporre le pratiche analogiche e di mantenere gli assetti organizzativi esistenti.

Il solo fatto che gli interventi sul costruito, spesso micro interventi, abbiano ormai assunto la prevalenza complica certamente il quadro della redditività, incrementandone la complessità, per quanto, apparentemente, ciò costituisca una barriera alla riproducibilità modulare insita, ad esempio, al Design for Manufacturing and Assembly (DfMA).

Quale che sia lo scenario effettivo (tra cui, appunto, quello che strumenti «BIM» a basso costo lascino sostanzialmente inalterato il Mercato), la Digitalizzazione si pone come fattore centrale della Disintermediazione, in ambiti come l'hotelleria, il credito, i servizi pubblici di trasporto urbano.

In che termini oggi professionisti, imprese, produttori e distributori intermediano e in che misura essi potrebbero essere disintermediati?

La natura olistica del BIM, il rilievo che in esso le relazioni tra i soggetti si instaurano (si pensi solo ai modelli informativi disciplinari da federare e alle verifiche di coerenza tra di essi), sono elementi che da se medesimi si palesano come abilitanti per entità in grado di impostare le regole di ingaggio (altrimenti dette Information Requirements o Capitolato Informativo) dei singoli soggetti nelle diverse fasi temporali del Procedimento o della Commessa.

Del resto, sul versante professionale, la polemica intentata con successo da parte delle Rappresentanze nei confronti dell'Appalto Integrato, aveva, tra le principali motivazioni, almeno da parte di un certo ceto architettonico, un profondo disagio nel confrontarsi con le logiche costruttive, percepite come limitative e vincolanti della creatività, una sensazione di sudditanza nei rapporti negoziali e, infine, una certa subordinazione della remunerazione al risultato conseguito al termine della procedura competitiva.

Allo stesso tempo, ben oltre la fattispecie, le imprese di costruzioni, troppo spesso destrutturatesi volontariamente a loro volta nel corso degli anni di maggior fortuna del Mercato, già in difficoltà rispetto agli installatori impiantistici, soffrono della concorrenza di altre categorie imprenditoriali non legate allo stesso contratto nazionale di lavoro e, soprattutto, a coloro che fanno largo ricorso al lavoro irregolare.

La scarsa propensione al coordinamento e alla integrazione tra saperi ideativi e magisteri esecutivi, laddove il Ciclo di Vita e l'Occupancy assurgono in primo piano, mette in evidenza drammaticamente l'inadeguatezza verso forme maggiormente strutturate e integrate: da cui probabilmente una certa insofferenza verso le società tra professionisti, le società di ingegneria e altre forme societarie in cui viga la presenza di soci di capitali non professionali e di una logica manageriale.

Al fine di scadere o di non ricadere in sterili polemiche qui non si vuole attribuire giudizi di valore  alle diverse posizioni, ma certo è che l'interrogativo che occorre porsi è relativo all'identità dei soggetti che potrebbero profittare della

Disintermediazione agevolata dalla Digitalizzazione che significa, in parole povere, collocare i singoli attori specialistici in un Ecosistema in cui il «facilitatore» tenga le redini dei processi attraverso pure le Big Data Analytics e il Machine Learning, curando, la relazione tra Domanda e Offerta, fornendo, in più, l'architettura organizzativa nonché l'ingegneria finanziaria.

Ecco perché il Legal BIM appare così importante, poiché genera le condizioni di ingaggio e i limiti contrattuali all'interno di una Catena di Fornitura che, tramite il Monitoraggio dei Flussi Informativi (la Business Intelligence), impone alle singole entità disciplinari di muoversi in maniera eterodiretta.

Non importa, in realtà, chi sia nominalmente l'attore che regge l'Ecologia, non conta la sua origine, vale la sua Cultura Digitale, la possibilità di possedere il Dato, di elaborarlo, di sovraintendere alle e di regolare le transazioni, perché in questo modo Complessità e Rischio possono essere più agevolmente essere domate, governate.

Il BIM nasce con l'intento di assicurare il conseguimento dell'attesa qualitativa, di ridurre gli insuccessi temporali ed economici, di incrementare la produttività, ma, nella realtà, in definitiva, si pone come Driver del De-Risking per le istituzioni finanziarie.

In fondo, se qualche attore saprà creare Ecosistemi Onnicomprensivi della Filiera o delle Catene di Fornitura, che abbiano un saldo fondamento geo-spaziale (BIM e GIS), probabilmente potrà porsi come operatore globale o territoriale della Smart City e della Smart Land.

Governare digitalmente, attraverso il potere computazionale del Numero, gli Sviluppi Urbani e Territoriali può apparire certo una aspirazione eccessiva, una ambizione ingenua, che sottovaluti gravemente la resilienza di un Settore, la cui complessità elevata ha funto sempre da barriera alla Cultura Industriale, cioè a qualsiasi tentativo di sradicare (disruption) le identità e gli equilibri consolidatisi, capace di assorbire ogni innovazione di prodotto, depotenziando quelle di processo, addomesticando e neutralizzando gli sforzi di razionalizzazione e di ottimizzazione.

Ciò che sfugge al Digit, ciò che si può caricare di Ambiguità, è sicuramente un valore, ad esempio, per quanto riguarda la Progettazione Architettonica.

Ricondurre, dunque, la Rappresentazione all'interno della Simulazione, ricondurre l'Oggetto all'Immateriale, il Prodotto al Processo risulta una forzatura: nessuno di coloro che, nel Settore, plaudono alla Digitalizzazione, se consapevole, può esserne davvero fautore, nella sua estrema conseguenza.

L'interrogativo, dunque, non è in che modi e in che tempi il BIM sarà adottato, ma se esso porterà alla Grande Trasformazione o meno.

Per concludere dal punto di partenza, può essere che il corso politico internazionale tenda a opporsi alle logiche e ai protagonisti della Digitalizzazione, della Globalizzazione e di altre categorie.

Può essere che Apple, Google, Uber, i Disruptor di cui parla Patrick Mac Leamy, siano sconfitti dai «venti contrari».
Può anche darsi che le preoccupazioni di AECOM, Foster + Partners, Gensler, HOK, Nikken Senkei, SOM, non abbiano nulla a che spartire con i micro e i piccoli studi professionali.

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