BIM e DIGITALIZZAZIONE: Una Questione di Identità

La evidente Crisi del Sistema Paese investe ovviamente anche il Settore delle Costruzioni, non da oggi, ma ne rende ora particolarmente incerte alcune direttrici che investono tanto i Lavori Pubblici quanto i Lavori Privati.

E' palese che, solo limitandosi ai Lavori Pubblici, il Building Information Modeling (BIM) costituisca, in apparenza, un aspetto molto circoscritto della questione, a confronto, ad esempio, con Casa Italia o con la Strategia Infrastrutturale, per cui le sue sorti nell'ambito del D. Lgs. 50/2016 non sembrano essere così rilevanti.

In realtà non è affatto così, nella misura in cui esso non è altro che l'epifenomeno della Digitalizzazione e della Disintermediazione, temi epocali di profonda Riconfigurazione dell'Ambiente Costruito.

Allo stesso tempo, però, proprio allorché attorno all'argomento sta iniziando a coagularsi un processo di maturazione degli Operatori, della Domanda e dell'Offerta, occorre soffermare l'attenzione su alcuni aspetti salienti che dimostrano come la ricezione della tematica rischi di rivelarsi superficiale rispetto alle conseguenze più profonde che essa comporta.

E' del tutto manifesto, infatti, che proprio gli Strumenti legati alla Gestione delle Informazioni (alla Modellazione Informativa, in primo luogo) evochino il Metodo, vale a dire la Trasformazione dei Processi Gestionali delle Organizzazioni coinvolte nel Settore, non certo un mero Efficientamento degli Assetti attuali.

Per questa ragione, è palese come, per quanto sia conveniente dichiarare il contrario, la posta in gioco finale non sia l'Efficientamento del Comparto, bensì la sua Trasformazione, il più possibile estesa.

A questo proposito, in primo luogo si erge il tema dimensionale, che implica l'accelerazione dei Processi Aggregativi secondo modi e tempi che non possono dipendere dalla pedissequa imitazione di modelli altrui, ma che pure dovrà accadere.

Si tratta di un tema assai sensibile perché, come per altre vicende, gli Operatori non hanno, in genere, per nulla intenzione di avviare un simile processo in maniera massiva, ponendo un forte interrogativo sulla praticabilità della Digitalizzazione di un Ambito così profondamente Analogico, laddove con questo attributo si intende una modalità costitutiva della Frammentazione.

Allo stesso modo, la Polverizzazione degli Attori si accompagna alla Distinzione dei Ruoli e delle Fasi, al loro Individualismo e al loro Specialismo, categorie comunemente note come Centralità del Progetto: per questo motivo, la conservazione delle Micro Organizzazioni che operino separatamente resta l'opzione, da molti negata, ma da altrettanti auspicata.

Si tratta, dunque, di non insistere sulle retoriche edificanti relative al cosiddetto BIM, per quello che esso possa significare, specialmente in merito alla Collaborazione e alla Integrazione, poiché tutto dimostra il contrario, che, cioè, il Conflitto resta la cifra connotante del Comparto: sarebbe più serio, invece, cercare di comprendere a quali condizioni effettive, l'Antagonismo delle Contro Parti possa essere sostituito, con gradualità, dall'approccio opposto, quali siano le effettive convenienze, tenendo in conto le mentalità diffusa e i rapporti negoziali.

E' chiaro, infatti, che è pia illusione credere che l'introduzione degli Strumenti possa risolvere alcunché, poiché le Inefficienze che si denunciano a ogni pié sospinto sono, da un lato, connaturate al modus operandi degli Operatori e, da un altro canto, esse sono perfettamente funzionali ad alcuni di essi.

Per questa ragione, la Trasformazione Digitale dei Modelli Organizzativi della Professione e della Imprenditorialità non può esulare dalla Rivisitazione dei Rapporti di Lavoro (dallo sfruttamento alla irregolarità) e, al contempo, l'interpretazione accademica della stessa rischia di rivelarsi meccanicistica, trascurando molte condizioni al contorno e le loro razionalità.
Atomizzazione, Separazione, Antagonismo, Asimmetria non possono, pertanto, essere riguardate come variabili pregiudizialmente negative da scongiurare con dichiarazioni enfatiche né è possibile immaginare che una solo via possa essere praticata in esclusiva.

D'altra parte, la obbligatorietà che fosse introdotta, non solo a livello legislativo, ma anche a livello contrattuale, potrebbe funzionare quale stimolo, ma presuppone un acculturamento sul Dato, slegato dagli Strumenti e dai Documenti, che può essere solo acquisito sul medio periodo, per quanto molte dinamiche potrebbero essere accelerate da esperienze e risultati positivi.

Ovviamente, una Politica o una Strategia Industriale non può prescindere da questi presupposti, in quanto, qualunque intenzionalità forte non può che provenire da Decisori Politici con l'orizzonte temporale di un intero mandato governativo e da una Filiera, possibilmente Unitaria, che sia disponibile a mettersi in discussione oltre le micro (o macro) conflittualità.
Il rischio manifesto è che una «salvaguardia» della Micro e della Piccola Organizzazione possa indurre una futura maggioranza politica a dilazionare e ad allentare la pressione urgente sul tema.

Vi è, al fondo, una tesi o una lettura storica del Settore delle Costruzioni secondo la quale solo l'Innovazione Incrementale abbia goduto cittadinanza nel Comparto, come dimostrerebbe la relativa parentesi, autoreferenziale, della cosiddetta Industrializzazione Edilizia, che avrebbe avuto, appunto, il «demerito» di proporre l'Innovazione Radicale, sortendone un netto rigetto.

In altri termini, qualsiasi forzatura produttivistica degli Operatori (e il mero BIM la è) sarebbe destinata al fallimento.
Quale che sia l'attendibilità di questa versione, che, comunque, tende a sottostimare alcuni passaggi evolutivi, la Digitalizzazione, unitamente alla Circolarità, costituisce un Cambio di Paradigma, potenzialmente una Cesura Identitaria, che può giocarsi con l'avvento di Nuovi Competitori per Nuovi Prodotti, innanzi a cui gli Attori Tradizionali possono decidere di opporsi o di evolvere, per quanto riluttantemente.

Attualmente il Disorientamento appare tangibile, la Visione appare spesso corto mirante, anche se palpabile è il movimento, tellurico, che si avverte sotto le retoriche come dietro alle indifferenze.

Occorre qualcuno che sappia provocatoriamente fare emergere la Questione Identitaria e che sappia orientarne lo Sviluppo.