Il ruolo dell’ingegnere agibilitatore volontario nel rilevamento speditivo dei danni

L’uomo fronteggia da sempre pericoli di origine naturale (eruzioni vulcaniche, terremoti, maremoti, alluvioni, siccità, frane, ecc).
Gli effetti prodotti da questi eventi sono divenuti negli ultimi anni sempre più frequentemente catastrofici anche perchè amplificati, o addirittura indotti, dai molteplici interventi dell’uomo stesso sull’ambiente.
Lo sviluppo di nuove tecnologie, se da una parte ha migliorato significativamente la qualità della vita, dall’altra ha introdotto nuove fonti di pericolo prima sconosciute.
I dissesti naturali, pur dipendendo dai meccanismi automatici della natura, sono in larga misura conseguenza dell’incuria umana, ovvero di una utilizzazione non pianificata e correttamente gestita delle risorse fisiche, che non tiene conto delle effettive caratteristiche dell’ambiente e del rischio connesso a ciascuna azione di trasformazione del suolo. L’estrema vulnerabilità alle calamità naturali è testimoniata dal numero elevato di catastrofi che hanno provocato, negli ultimi anni, vittime e ingenti danni sia agli insediamenti umani, sia alle attività produttive.

Infatti, è noto che l’Italia è un Paese fortemente esposto a rischi di natura idrogeologica, che si manifestano sul territorio con modalità differenti in funzione dell’assetto geomorfologico dei luoghi: frane e trasporto solido lungo i conoidi nelle zone montane e collinari, esondazioni e sprofondamenti nelle zone collinari e di pianura.
Oltre alle frane e inondazioni sono comprese nella problematica più generale del rischio idrogeologico anche gli eventi antropici o naturali che hanno provocato il degrado delle risorse idriche ed altri eventi naturali più peculiari (valanghe, nevicate intense, trombe d’aria, mareggiate, subsidenza, siccità ecc).
L’abbandono di terreni montani, l’abusivismo edilizio, il continuo disboscamento, l’uso di tecnologie agricole poco rispettose dell’ambiente, l’apertura di cave, l’occupazione di zone di pertinenza fluviale, l’estrazione incontrollata di fluidi (acqua e gas) dal sottosuolo, il prelievo di inerti dagli alvei fluviali, la mancata manutenzione dei versanti e dei corsi d’acqua hanno sicuramente aggravato il dissesto e messo ulteriormente in evidenza la fragilità del territorio italiano.

Accanto a questi fattori anche l’urbanizzazione diffusa e caotica ha causato una forzata canalizzazione e artificializzazione dei corsi d’acqua, con conseguente incremento dei massimi di piena e diminuzione della ricarica delle falde.
Tali mutamenti hanno portato ad una riduzione dei tempi di scorrimento delle acque non più trattenute dal suolo ormai privo di vegetazione e impermeabilizzato dall’asfalto e ad un numero sempre più frequente di allluvioni.

Una situazione che richiede interventi di prevenzione, manutenzione degli alvei dei fiumi e la preparazionedi adeguati piani di emergenza.
La conoscenza delle dinamiche che provocano per esempio l’inondazione è alla base della scelta e del dimensionamento degli interventi di prevenzione, che permettono di mitigare il rischio riducendo la pericolosità dell’evento o la vulnerabilità dei beni esposti.
Per prevenzione si intendono, infatti, tutte le attività svolte a contenere i danni, ossia interventi strutturali e non strutturali che contribuiscono all’attenuazione del potere distruttivo dell’evento calamitoso.

Sulla base di una ricognizione preliminare significativa, si possono impostare programmi d’intervento strutturali e non strutturali per la mitigazione del rischio e al tempo stesso strutturare e applicare regole che disciplinano l’uso del suolo, al fine di evitare che la realizzazione di insediamenti nelle aree pericolose possa produrre l’incremento delle situazioni di rischio.
Purtroppo, una consistente degli edifici del nostro Paese non rispetta i necessari requisiti antisismici, sia perchè il patrimonio storico solo raramente è stato adeguato alle normative antisismiche vigenti, sia perchè la forte espansione urbana ha risentito della mancanza di un’attenta pianificazione territoriale che troppo spesso è stata caratterizzata dal deprecabile ricorso all’abusivismo edilizio.
Si tratta di evitare il danno ambientale (paesaggistico), culturale ( perdita di beni storico-architettonici) e sociale ( perdita di valori identitari), derivante dal danneggiamento irreversibile dei manufatti componenti, dei tessuti e delle morfologie
urbane oltre a garantire la vita delle persone che vivono e frequentano per vari motivi l’insediamento storico.
Si tratta di evitare danni economici e sociali garantendo la sopravvivenza materiale del patrimonio edilizio anche ad eventi rari e forti e, per eventi meno forti ma più frequenti, assicurando la possibilità di mantenere le funzioni esistenti o comunque le attività compatibili con i caratteri morfologici e tipologici degli edifici e dell’insediamento.

La finalità della prevenzione è dunque quella di mantenere attive le funzioni “vitali” che ne costituiscono la caratteristica, senza le quali collasserebbe.
La prevenzione non può quindi essere scissa da un preliminare apprezzamento alla propensione alla perdita di organizzazione di un sistema urbano o territoriale ovvero di una sua parte significativa quale può essere il centro storico, in conseguenza di danni sismici ai componenti dei vari sistemi funzionali che assicurano le prestazioni urbane.
Tale valutazione rende necessario un approccio sistemico, in cui ogni elemento è considerato appartenente ad un sistema funzionale unitario, ai cui livelli di prestazione fornisce uno specifico contributo e di cui svolge un preciso ruolo.
Subito dopo il sisma del 24 agosto che ha colpito l’Italia Centrale, sono state raccolte moltissime disponibilità, dal CNI-IPE, di tecnici volontari Ingegneri, per effettuare i sopralluoghi nei luoghi colpiti dal Sisma Centro Italia 2016 con procedura Fast, Aedes .
Una volta sul campo gli Ingegneri Agibilitatori hanno acquisito presso i Centri di Coordinamento le richieste di sopralluogo e con la documentazione disponibile presso i Comuni hanno proceduto alle verifiche di agibilità.
Compilando le schede FAST, le schede AEDES, gli edifici sono stati classificati secondo gli esiti della valutazione e questo ha consentito ai proprietari e Comuni di conoscere lo stato effettivo degli immobili.
La presenza sul territorio delle coppie di volontari Ingegneri che si sono alternate in un lasso di tempo è sempre stata documentata, attraverso comunicazioni quotidiane rivolte sia ai Comuni interessati sia alla protezione civile la quale, anzi, assegnava gli incarichi giornalieri.

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