Imposta Municipale Unica (IMU): guida per il pagamento

16/05/2012 1374

Come molti già sapranno, il Governo Monti attraverso il Decreto Salva Italia, ha reintrodotto la tassazione sulla prima casa o abitazione principale al pari di come era già per l’ICI. In sintesi il decreto impone ai proprietari di case e immobili di effettuare nuovamente il calcolo ed il versamento dell’ICI o IMU sulla casa dal 2012 sia per l’acconto sia per il saldo, secondo le scadenze del 18 giugno 2012 per il pagamento e del versamento di dicembre.

Si avvicina la scadenza e ci si domanda come si calcolano le rate da versare, e quali scadenze dovranno essere rispettate. Nel frattempo, il prossimo 24 maggio ANCI ha organizzato una manifestazione nazionale di tutti i Sindaci d'Italia a Venezia.
L'intento dell'iniziativa è quello di spiegare ai cittadini le difficoltà dei Comuni connesse ai vincoli del Patto di stabilità e alla nuova IMU.

Per il calcolo della base imponibile si parte sempre dalla rendita catastale che potrete prendere da una visura catastale al costi di pochi euro richiedendola anche on line a cui si applica una rivalutazione “fissa” del 5% come avviene per l’ICI. A questo importo si applica un moltiplicatore che a seconda della categoria catastale e dal risultato si sottraggono infine le eventuali detrazioni (200 euro per la prima casa e 50 euro per ogni figlio convivente fino a 26 anni).

La prima casa e le sue pertinenze godono di un’aliquota agevolata allo 0,4%. Per pertinenze si intendono quelle in categoria catastale C/2 (magazzini, soffitte, cantine, locali di sgombero),
C/6 (box auto e garage), C/7 (tettoie e posti auto). Ogni abitazione può avere al massimo tre pertinenze appartenenti a categorie catastali diverse. Se, ad esempio, una casa ha due garage, solo uno pagherà l’aliquota allo 0,4%, mentre l’altro dovrà corrispondere l’imposta piena.

Allo stesso modo, se due coniugi fissano la propria residenza in due abitazioni diverse, di proprietà del nucleo familiare, solo una pagherà l’aliquota agevolata.

Gli immobili di interesse storico ed artistico che precedentemente godevano della riduzione dei motiplicatore ICI nel’ambito dell’IMU tornano a godere, ma solo con l’entrata in vigore del Decreto Semplificazioni della riduzione del 50% della base imponibile.
L’IMU dovrebbe seguire lo stesso versamento che abbiamo per l’ICI Devono essere corrisposte entro il 18 giugno e il 17 settembre. La terza rata va versata entro il 17 dicembre a saldo del totale, ovviamente dividendo la prima rata in 3 parti uguali.

Il pagamento potrà essere effettuato anche mediante pagamento in due rate di uguale importo secondo la disciplina tradizionale con acconto a giugno e saldo a dicembre dividendo l’importo da versare in due rate uguali, eccetto il caso dei fabbricati rurali che prevedono il versamento del 30% in acconto e della restante parte a dicembre.

Per chi fosse interessato dal primo dicembre sarà possibile inoltre procedere con il pagamento mediante bollettino postale. Rispetto alle modalità di versamento l’IMU si verserà con il modello F24 e con dei i Codici tributo IMU.

Sarà a discrezione dei sindaci alzare o abbassare l’aliquota in base alla quale si pagherà l’IMU. C’è chi alza e ovviamente scatena la reazione dei contribuenti e chi abbassa (in pochi) facendo risparmiare qualche euro. Ma attenzione perché la prima rata di giugno dovrà essere pagata da tutti con l’aliquota fissata dal Governo del 4 per mille per la prima casa e del 7.6 per la seconda.

Roma ha già approvato una aliquota sulla prima casa del 5 per mille (si pagherà mediamente 639 euro a famiglia) e di quella massima del 10.6 sulla seconda. A Firenze per le abitazioni principali e quelle affittate a canone concordato saranno applicate le aliquote base previste dalla legge.

Bologna si pagherà l’IMU sulla prima casa con l’aliquota base (4 per mille), sarà massima sulla seconda (10.6 per mille). Come Firenze e Bologna hanno già bloccato quella base per la prima casa anche Ferrara, Trento, La Spezia, Siena, Aosta, Sassari, Arezzo e Monza.

In molti casi i Comuni stanno fissando aliquote maggiori rispetto a quelle previste dalla normativa statale. Secondo l’Anci la causa è da ricercare nel fatto che il gettito non rimane completamente nelle casse comunali, ma va diviso con lo Stato. Per gli Enti locali diventa quindi più complicato ipotizzare esenzioni o riduzioni dell’imposta. Dal momento che la quota da destinare allo Stato non può essere erosa, il peso delle agevolazioni si ripercuoterebbe solo sui Comuni.