Tajani: «manifattura europea al 20% del PIL entro il 2020»

03/04/2013 4403

«Siderurgia determinante per una politica industriale europea. Userò tutti i miei poteri per dare risposte concrete al comparto»


Milano, 3 aprile 2013. Il settore siderurgico sarà la testa di ponte per la creazione di una nuova politica industriale europea. Lo ha dichiarato Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Europea e Commissario responsabile di Industria ed Imprenditoria, durante il convegno inaugurale di Made in Steel, la mostra biennale dedicata alla filiera siderurgica, in corso da oggi e fino a venerdì negli spazi di fieramilanocity.

«Intendo utilizzare tutti i poteri che ho e tutta la forza politica della Commissione per dare risposte concrete a questo comparto industriale, che considero fondamentale per l'Europa» ha dichiarato Tajani, sottolineando la centralità del manifatturiero nell’economia europea e l’obiettivo di riportare «la manifattura continentale al 20% del PIL entro il 2020». Questo perché «l’industria è un elemento indispensabile per garantire la ricchezza e la prosperità dell’Ue». Ci vorrà però, per raggiungere questa meta, un piano europeo, una politica industriale comune in grado rilanciare l’economia: a partire dall’acciaio, un comparto «irrinunciabile e determinante per l’automotive, le costruzioni e la cantieristica navale, settori dove nostro il know how è di grande qualità». Per far sì che l’industria europea possa continuare a generare ricchezza, secondo Tajani sarà compito dell’Ue intervenire anche «nella politica commerciale, che dovrà essere più incisiva, con accordi che rompano il monopolio cinese sui mercati delle materie prime.

La necessità di rinnovamento e di rilancio traspare anche dalle parole di Antonio Gozzi, presidente di Federacciai. Secondo il numero uno dell’associazione dei produttori siderurgici, infatti, «attualmente in Italia le acciaierie lavorano al 60% della loro capacità produttiva. Ciò nonostante i costi continuano ad essere molto elevati. Finora ci siamo salvati grazie alla nostra grande flessibilità ed alla buona patrimonializzazione delle nostre aziende, ma non potrà continuare all’infinito». Le parole chiave per il futuro dell’acciaio, per Gozzi, dovranno essere «innovazione, sostenibilità e cooperazione». Ciò si traduce nella «differenziazione delle nostre produzioni rispetto a quelle asiatiche, nella sostenibilità ambientale ed economia delle imprese, nella collaborazione tra aziende e nella razionalizzazione dell’offerta». I 25-27 milioni di tonnellate di output annuo di acciaio grezzo, livello a cui l’Italia è abituata da anni, in futuro «dovremo dimenticarli».

Una via d’uscita è l’internazionalizzazione, elemento sottolineato sia dal vicepresidente della Fondazione Edison Marco Fortis sia dal presidente di ICE, Riccardo Monti. Fortis ha ricordato i punti di forza della manifattura italiana, che è la «quinta al mondo per valore aggiunto». Fortis ha inoltre spiegato che «l’Italia ha un potenziale di export incredibile: su 4000 cluster di prodotti non energetici e non alimentari, il nostro paese è in surplus per ben 2018 di questi, ed in 1215 ha performance migliori della Germania. Solo questi valgono un export di 150 miliardi di dollari, pari al 7% del PIL». La manifattura italiana, quindi, «è ancora forte e deve far sentire la propria voce, soprattutto in Europa dove l’economia interna si sta contraendo a causa di un’austerità fine a sé stessa». Riccardo Monti, infine, ha sottolineato che «l’Italia è l’11° produttore mondiale di acciaio, ma il 6° esportatore. Il problema per la siderurgia, oggi, è che non genera utili». Per far sì che la situazione generale migliori, per Monti, «l’Italia dovrà fare come la Germania, che dal 2001 al 2011 è passata da un peso dell’export sul PIL del 33% al 50%».
Prima del convegno inaugurale di Made in Steel (Acciaio: una politica industriale per una crescita sostenibile) si è svolta la cerimonia del taglio del nastro, alla presenza del presidente di Made in Steel Franco Tamburini, dell’ad di Brixia Expo Marco Citterio, dell’Assessore con delega a Industria, Piccola e media impresa, Artigianato, Commercio, Formazione Professionale e Lavoro della Provincia di Milano Paolo Del Nero  e dell’ad di Fiera Milano Enrico Pazzali.