L’edilizia diventa arte: DOTTOR GROUP e PILOSIO partner per il restauro di Palazzo Papadopoli

Il massiccio intervento di riqualificazione dello storico Palazzo Papadopoli di Venezia, affacciato nella splendida cornice del canal Grande, porta la firma dell’azienda di costruzioni veneta e della società friulana specializzata nella produzione di ponteggi e casseforme per l’edilizia

L’intervento di restauro di Palazzo Papadopoli, volto a recuperare lo storico edificio e a trasformarlo in un prestigioso hotel composto da 24 suites, è stato realizzato in un tempo record di soli 18 mesi arredi compresi. Protagonista di questo progetto è stata Dottor Group, ditta veneta specializzata nel restauro architettonico e monumentale di edifici storici ed artistici, che si è avvalsa della collaborazione di Pilosio con il suo sistema di ponteggi multidirezionale MP, “killer application” in questo cantiere così come in molte altre situazioni ad alto tasso di complessità. I lavori, che hanno interessato le strutture, la copertura e le facciate, gli impianti, l’imponente apparato decorativo, nonchè i due splendidi giardini, sono cominciati nel settembre 2011 e si sono protratti, a ritmo serrato, fino a marzo 2013. Sono stati operativi in cantiere, sotto un’attenta programmazione settimanale e giornaliera, circa 100 addetti al giorno, con punte di 130.

Dell’intera superficie del palazzo, di circa 6 mila mq, non più del 25 per cento è stata destinata a camere, con una media di circa 65 mq per suite. L'edificio è posto sotto la tutela del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, pertanto risulta evidente la difficoltà insita nell’attività di trasformazione in struttura ricettiva di un Palazzo storico e vincolato del pregio di Palazzo Papadopoli. Il progetto degli interventi di consolidamento delle strutture esistenti, dei nuovi impianti, del restauro degli apparati decorativi, nonché l’inserimento delle nuove funzioni necessarie all'attuazione del progetto di modifica di destinazione d’uso dell'edificio, è orientato al restauro conservativo dei manufatti originali e all’inserimento rispettoso e non invasivo di nuovi impianti e strutture.

Durante le attività di restauro di questo progetto, sono state attentamente coordinate le varie figure professionali e sono stati gestiti tutte le fasi del processo di esecuzione dell’opera, dalla progettazione fino alla consegna chiavi in mano. L’ottimo risultato ottenuto è dipeso, tra l’altro, dall’aver attuato una rigorosa team analysis di tutte le macroattività di cantiere, fra cui la realizzazione degli impianti (meccanici, elettrici e speciali), in modo da prevenire eventuali sovrapposizioni di componenti impiantistiche ed anticipare eventuali criticità, identificando tra l’altro le soluzioni esteticamente più valide.

Durante l’esecuzione dei lavori, l’avanzamento è stato monitorato su base giornaliera, con il supporto di una adeguata risk analysis e con il costante interfacciarsi dei tecnici specializzati, del management e dei professionisti coinvolti, con il risultato di una consegna dell’opera entro le scadenze e nei limiti del budget. Non trascurabili, per un cantiere situato nel fulcro della città lagunare, sono state le criticità relative alla logistica e all’accantieramento. Una gru avente portata massima di 2.500 kg e con estensione di braccio pari a 40 metri ed una struttura di 3 piani, adibita ad uffici e sale riunione, realizzata con monoblocchi prefabbricati modulari, hanno trovato spazio nel giardino fronte Canal Grande per tutti i 18 mesi di attività.


Gli interventi di restauro hanno interessato tutte le superfici di pregio storico - artistico del palazzo, gli arredi antichi e i prospetti esterni. Le superfici interne di pregio presentano pregevoli stucchi policromi e dorati e affreschi del XVIII e XIX secolo. Tra i dipinti di maggior pregio, ricordiamo quelli del Tiepolo e della sua scuola al secondo piano nobile, un affresco del Guarana, oltre al grandioso trompe l'oeil dello scalone monumentale che riprende la grande tradizione rinascimentale iniziata da Paolo Veronese. Tra i paramenti, pregiatissima la tappezzeria in cuoio dipinto e dorato di tradizione araba sulle pareti della Biblioteca, e il velluto Soprarizzo in Sala delle Quattro Porte, che ospita anche un pregiato camino in marmo scolpito della bottega del Sansovino. Tra gli arredi, notevoli le credenze di scuola Brustolon e il tavolo in legno scolpito con gruppi di Sirene in Biblioteca.

L'intervento di restauro è stato volto all'eliminazione dei fattori di degrado e delle situazioni di rischio per la conservazione dell'intero apparato decorativo, nel rispetto della storicità dei luoghi. Pertanto, sono stati eseguiti consolidamenti degli intonaci, delle pellicole pittoriche, dei rilievi scultorei degli stucchi, nonchè trattamenti di inibizione degli agenti biodeteriogeni, interventi di pulitura dal nerofumo dei grandi lampadari in vetro di Murano e in bronzo che illuminano le sale. Le fessurazioni e le crepe nei dipinti murali sono state stuccate e reintegrate pittoricamente, al fine di evitare l'accesso dell'umidità ambientale all'interno della struttura muraria.

La tecnologia ha supportato le scelte di intervento, come nel caso dei finti marmi distrutti dall'umidità, che sono stati ricostruiti su pannelli in alluminio utilizzai dall'industria aeronautica per la resistenza a la leggerezza. Laddove possibile, gli arredi sono stati rifunzionalizzati, restaurando meticolosamente meccanismi vecchi di 150 anni che sono testimonianza delle tecnologie dell'epoca. Nelle sale in cui erano presenti tappezzerie in tessuto ormai perdute, le foto d'epoca sono servite per ricreare le stoffe su disegno dell'originale, resistenti al fuoco come previsto dalla normativa vigente in materia. Gli splendidi lampadari sono stati affidati a maestri vetrai muranesi per il restauro e l'integrazione dei pezzi mancanti, ricreati identici all'originale. I pavimenti in legno sono stati tutti catalogati pezzo per pezzo, smontati per consentire il consolidamento strutturale dei solai come previsto dalla normativa, rimontati nella posizione originale e restaurati. La pietra d'Istria della facciata sul Canale Grande è stata pulita dalle croste nere mantenendo la naturale patina conferita dal tempo e gli scialbi di protezione applicati nel 500.