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ELEMENTAL: social housing di valore


Alejandro Aravena, 48 anni, è meglio conosciuto per il suo lavoro nell'edilizia sociale con Elemental, che ha fondato in partnership con la compagnia petrolifera cilena e la Pontificia Universidad Católica de Chile per affrontare questioni sociali in Sud e Centro America.

Elemental 2004 ha permesso ad Aravena di vincere il Leone d'Argento per giovani e promettenti architetti alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2008. Il progetto Elemental è nato per fornire case ad una comunità che aveva precedentemente occupato illegalmente lo stesso sito nella città di Iquique, in Cile. Sulla base di case a schiera tradizionali, ciascun edificio sul sito è stato progettato con una struttura di base in calcestruzzo, con un vuoto incorporato per consentire ai residenti di adattare ed estendere loro stessi le loro case.

Nel 2003 il governo cileno ha chiesto ad Aravena di sistemare le 100 famiglie della Quinta Monroy, nello stesso sito di 5.000 mq che avevano illegalmente occupato per gli ultimi 30 anni e che si trovava nel centro di Iquique, città nel deserto cileno.
La sfida era la sistemazione dei nuclei familiari avendo a disposizione solo 7,500 US $ di sovvenzione per pagare la terra, le infrastrutture e l'architettura. E nonostante il prezzo del sito (3 volte superiore a quello che l'edilizia sociale può permettersi normalmente) l'obiettivo è stato quello di sistemare le famiglie nello stesso sito, invece di spostarle verso la periferia.
Come prima soluzione alla richiesta del governo è stata presa in considerazione la seguente equazione: 1 casetta = 1 famiglia = 1 lotto. In questo modo però sarebbero state ospitate solo 30 famiglie del luogo. Il problema con le case unifamiliari è che sono molto inefficiente in termini di utilizzo del suolo: è per questo che l'edilizia sociale normalmente tende a cercare terre che costano il meno possibile. Quelle terre, generalmente sono lontane dai siti di istruzione, non servite dai trasporti, lontane dalle opportunità di lavoro che le città offrono. Questo modo di operare aveva avuto la tendenza a localizzare l'edilizia sociale per famiglie povere in zone di periferia, creando delle vere e proprie zone separate creando risentimento, conflitto sociale e ingiustizia.
Per cercare di fare un uso più efficiente del terreno, è stata scelta la tipologia delle case a schiera, ma anche riducendo la larghezza del lotto fino a farla coincidere con la larghezza della casa, si era in grado di ospitare solo 66 famiglie. Il problema che nasce da questa tipologia di case è che ogni volta che una famiglia volesse aggiungere una nuova camera, avrebbe bloccato l'ingresso di luce e ventilazione ai locali precedenti. Inoltre ciò avrebbe compromesso la privacy, perché la circolazione sarebbe dovuta avvenire attraverso le altre stanze. Quello che si sarebbe ottenuto invece dell’efficienza, sarebbe stato il sovraffollamento e la promiscuità.
Infine, la scelta sarebbe potuta ricadere su un grattacielo, molto efficiente in termini di utilizzo del suolo, ma questa tipologia avrebbe bloccato l’espansione mentre nel caso specifico c’era la necessità che ogni unità abitativa avrebbe potuto almeno raddoppiare lo spazio iniziale.

Pertanto il primo compito di Aravena e partners è stato quello di trovare un nuovo modo di affrontare il problema, ossia che l'edilizia sociale doveva essere considerata come un investimento e non come un costo. Solo così la sovvenzione iniziale poteva aumentare di valore nel tempo. Generalmente quando si acquista una casa ci si aspetta che il suo valore aumenti, ma nell'edilizia sociale è più simile a comprare un’automobile che comprare una casa; ogni giorno, il suo valore diminuisce.
Ciò poteva diventare la risoluzione del problema, perché il Cile avrebbe speso, da lì a 20 anni, 10 miliardi di dollari per superare il deficit abitativo. Ma anche rapportato su una scala ridotta come quella di una famiglia, la sovvenzione sociale ricevuta dallo Stato sarebbe stata, di gran lunga, il più grande aiuto mai ottenuto. Quindi, se tale sovvenzione avesse potuto aumentare di valore nel tempo, avrebbe potuto significare la svolta chiave per uscire dalla povertà.
I progettisti di ELEMENTAL hanno identificato una serie di condizioni di progetto attraverso il quale un’unità immobiliare avrebbe potuto aumentare il suo valore nel tempo; tutto questo senza la necessità di aumentare la quantità di denaro della sovvenzione corrente.

In primo luogo, è stata realizzata una densità sufficiente (ma senza sovraffollamento), in modo da poter ripagare il sito, che per la sua posizione era molto costoso. Rimanere su quel sito, significava tenere saldo la rete di opportunità che la città offriva e quindi rafforzare l'economia familiare; d'altra parte, la buona posizione sarebbe stata la chiave per aumentare il valore della proprietà.
In secondo luogo, la disposizione di uno spazio fisico per la "grande famiglia" da sviluppare, ha dimostrato di essere una questione chiave nel decollo economico di una famiglia povera. Tra lo spazio privato e pubblico, è stato introdotto uno spazio collettivo, adattato a 20 famiglie circa. Lo spazio collettivo (una proprietà comune con accesso limitato) è un livello intermedio di associazione che permette di sopravvivere in condizioni sociali fragili.
In terzo luogo, per il fatto che il 50% del volume di ciascuna unità alla fine sarebbe stato auto-costruito, l'edificio doveva essere abbastanza flessibile per consentire ad ogni unità di espandersi all'interno della propria struttura. La costruzione iniziale doveva quindi fornire un’ossatura di sostegno (piuttosto che di vincolo), al fine di evitare nel tempo effetti negativi di auto-costruzione sull'ambiente urbano, ma anche per agevolare il processo di espansione.
Infine, invece di progettare una piccola casa (in 30 mq tutto è piccolo), è stata progettata una casa a medio reddito, di cui si stava fornendo solo una piccola parte inizialmente. Questo significava un cambiamento nelle concezioni standard: cucine, bagni, scale, pareti divisorie e tutte le parti complicate della casa dovevano essere progettate per uno scenario finale di una casa di 72 mq.

Alla fine, il denaro sovvenzionato era sufficiente per appena metà casa, e la questione chiave è stata quale metà fare. La scelta è ricaduta su quella metà che generalmente una famiglia da sé non sarebbe mai stata in grado di ottenere da sola, non importa quanti soldi, energia e tempo potesse spendere.
In buona sostanza questo è stato l’aiuto del gruppo ELEMENTAL: contribuire con strumenti architettonici a rispondere a domande non architettoniche, come in questo caso, superare la povertà.