Dalla filiera del riciclo in arrivo 195.000 posti di lavoro

Ad annunciarlo il WAS Report 2014, il Rapporto che fornisce annualmente un quadro vasto e dettagliato del settore dei rifiuti e del riciclo
 
Ottime prospettive occupazionali “se si diminuisce il ricorso alla discarica e si implementa il recupero”.
Questo il messaggio uscito dal WAS Report 2014, il Rapporto annuale che fotografa il settore dei rifiuti e del mondo del riciclo.
 
Secondo i dati del WAS Report 2014 se nei prossimi anni si va verso questa direzione è possibile arrivare a creare fino a 195.000 posti lavoro.
Secondo i dati 2013 di Federambiente, attualmente ammontano a 68.300 gli occupati in questo settore ma il dato è in grado di triplicare se venissero rispettate a pieno le direttive europee in tema di riduzione dei rifiuti.
Secondo gli obiettivi imposti dall’Europa, infatti entro il 2020 l’Italia dovrà portare il riciclo dei rifiuti urbani e domestici al 50%. Obiettivo senz’altro difficile ma non impossibile
 
Secondo il Report, considerando uno scenario più “prudente”, non legato quindi agli obblighi europei ma più ad uno sviluppo ‘business as usual’ , i nuovi posti di lavoro della filiera del riciclo (raccolta differenziata, trasporto, selezione e riciclo al netto dell’occupazione persa in altri settori, come per esempio le discariche) sarebbero circa 76.400 e gli addetti per le costruzioni di impianti (di selezione, compostaggio, riciclo intermedio e termovalorizzazione) circa 12.600, per un totale sull’intero territorio nazionale di circa 89.000 nuovi posti di lavoro, per lo più nel Sud e nelle Isole.
In questo scenario, si otterrebbe comunque, al 2020, una riduzione di quasi 4 milioni di tonnellate di rifiuti in discarica ovvero del 20% rispetto al 2013 al Centro Sud e del 10% al Nord.
e un aumento di occupazione pari 89mila nuovi posti di lavoro, per lo più nel Sud e nelle Isole

Parlando invece di ricadute economiche, anche nella previsione più prudenziale, dal Report si evince che si tratta di un comparto molto interessante capace di movimentare, entro i prossimi sei anni, un giro d’affari di circa 8 miliardi di euro.