MOSE: comprate anche le sentenze ? come porre limite alla corruzione negli appalti pubblici

15/08/2015 2314

Dal sito di Repubblica.it apprendiamo oggi che gli imprenditori del Mose compravano anche le sentenze.

Il MOSE (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) è una grande opera di ingegneria civile, ambientale e idraulica (o anche geoingegneria), tuttora in fase di realizzazione, finalizzato alla difesa di Venezia e della sua laguna dalle acque alte, attraverso la costruzione di schiere di paratoie mobili a scomparsa poste alle cosiddette bocche di porto (i varchi che collegano la laguna con il mare aperto attraverso i quali si attua il flusso e riflusso della marea) di Lido, di Malamocco e di Chioggia, in grado di isolare temporaneamente la laguna di Venezia dal mare Adriatico durante gli eventi di alta marea.

Non si tratta di un'opera qualunque, come recita il sito dell'opera: "Il mondo guarda al Mose, il sistema di barriere mobili per la salvaguardia della laguna di Venezia, con l’obiettivo di scoprire il funzionamento della più grande opera di ingegneria idraulica mai costruita prima."

E il sito aggiunge: "Il modello Mose, totalmente made in Italy, interessa soprattutto i Paesi con analoghi problemi di sicurezza legati ai processi di subsidenza ed eustatismo (abbassamento delle zone costiere e innalzamento del livello del mare). Il know-how di progettazione e realizzazione delle dighe mobili che salveranno Venezia dall’acqua alta è completamente esportabile perché può coprire il più ampio spettro di problematiche ambientali; dalle conseguenze dovute al cambiamento climatico al contenimento dell’impatto paesaggistico."

L’esecuzione dei lavori è affidata al Consorzio Venezia Nuova che opera per conto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Magistrato alle Acque di Venezia. La realizzazione dell’opera è stata avviata nel 2003 contemporaneamente alle tre bocche di porto lagunari e ha raggiunto un avanzamento pari a circa l'80% ma dal 4 giugno 2014, nell'ambito di un'inchiesta anticorruzione da parte della magistratura italiana, sono scattati 35 arresti e 100 indagati eccellenti tra politici di primo piano e funzionari pubblici, per reati contestati quali creazione di fondi neri, tangenti e false fatturazioni.

E ora scopriamo che il gruppo di imprese era arrivata alla corruzione della stessa magistratura, e per farlo si affidavano ad un avvocato cassazionista, Corrado Crialese, ex presidente di Fintecna (la finanziaria pubblica per il settore industriale). Lo sappiamo grazie alle confessioni di Claudia Minutillo, ex segretaria di Giancarlo Galan (onorevole di Forza Italia ed ex governatore del Veneto) e Piergiorgio Baita, ex presidente della Mantovani, primo socio del Consorzio Venezia Nuova.

Una sentenza costava tra gli 80 e 120mila euro. Ma non è tutto. Durante due interrogatori- confessione spunta anche un nome: quello del presidente del Tribunale amministrativo del Veneto Bruno Amoroso. È la Minutillo la prima a parlarne, quando i tre magistrati Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini il 19 marzo 2013 le chiedono conto di una mazzetta di 20mila euro.

Rimandiamo a chi volesse avere più particolari sulla cronaca all'articolo su REPUBBLICA, ma questo ennesimo particolare ci consente di fare qualche riflessione.

Innanzitutto non stiamo parlando della cuccia del cane di Galan, ma di una mastodontica opera idraulica, con un progetto nato sotto un controllo tecnico importante e riflessioni durate nel tempo. Un'opera che avrebbe potuto avere un forte impatto ambientale, a controllo di un fenomento che coinvolge una delle città più famose al mondo. Con una realizzazione iniziata del 2003, ed essendo in parte finanziata con fondi BEI, con un controllo aggiunto dell'Unione Europea. Si tratta quindi di un'opera che è stata sotto la lente di ingrandimento delle istituzioni nazionale e internazionali, delle parti ambientaliste, del Consiglio Superiore dei LLPP, di "comitatoni" tecnici, di commissari vari ... eppure, poi scopriamo che le imprese coinvolte pagavano stipendi a politici di ogni colore, ne sostenevano le campagne elettorali, davano incarichi a professionisti e imprese "consigliate". Cifre importanti, così come importante era ed è l'opera.

E se accade per un "cantiere" con così tanti riflettori, viene da chiedersi cosa possa succedere per ogni altro cantiere, pubblico o privato. Se si legge lo studio che il dott. Sergio Stibelli ha compiuto sui costi di diversi investimenti in autostrade in Italia e non si scopre che mentre un tratto di autostrada della Spalato -Zagabria a 4 corsie, fatto da aziende croate e austriache in terreno roccioso montano, è costato 530 milioni di euro per 77 Km, ovvero 6.800 € al metro pur considerando che il costo era stato gonfiato da lavori inutili, l’ autostrada da Civitavecchia a Livorno 200 Km, di prossima costruzione sul tracciato dell’ Aurelia, costerà due miliardi di euro, 10.000 euro al metro e altri lavori autostradali di terza corsia in zone fortemente urbanizzate hanno avuto i seguenti costi :

  • Firenze Pistoia Montecatini terza corsia 39 km 449 M€ 11.535 €/metro
  • Rimini Nord - Porto San Elpidio 155 Km 2405 M€ 15.546 €/metro 5 svincoli. Si noti che l’ orografia delle Marche è tormentata, l’ autostrada è tutta gallerie, terrapieni, viadotti
  • Lainate - Como terza corsia 23,2 Km 425,9 M€ 18.357 €/metro 1 svincolo
  • Milano est Bergamo quarta corsia 33,6 Km 513 M€ 15.267 €/metro 39 cavalcavia
  • BreBeMi autostrada completa 62 Km 2,4 miliardi euro 38.710 €/metro

E in questo caso il committente è privato.

Come combattere la corruzione ? come ridurre i costi ? come garantire la qualità degli interventi ?

Fino ad oggi l'Italia - a prescindere da quale governo vi fosse al potere - ha trovato sempre una sola soluzione: il commissario straordinario. E a supporto dell'attività di controllo ha costruito kg e kg di regole, a volte spingendo nella direzione dell'articolo 5 della costituzione a volte invocandone l'abolizione.

Contemporaneamente negli altri paesi si svolgeva un percorso diverso: il rafforzamento del progetto e del suo ruolo all'interno del processo e la valorizzazione di ciò che è misurabile. Non ha caso il BIM, che non solo prevede la interoperabilità dei modelli e dei software, ma in una logica del 5D prevedere la definizione di ogni informazione, anche sulla cantierizzazione e sui costi. Certo, è un approccio che richiede un ruolo più importante del team di progettazione.

Di certo la soluzione non sta nel trovare degli ulteriori eroi senzamacchia a cui affidare la gestione degli appalti pubblici di un intero paese,  eroi che come in ogni rivoluzione si è poi sempre pronti a sacrificare sulla ghigliottina quando il loro peso comincia ad essere troppo ingombrante.

Quello che si auspichiamo è quindi un nuovo codice degli appalti, che abbia un maggiore rispetto e valorizzazione delle competenze, sia dei professionisti che delle imprese, che riduca l'inutile peso della burocrazia documentale e delle certificazioni inutili, e dei tecnicismi, nel rispetto di una cultura della responsabilità e della centralità del progetto.