Il Dizionario della Digitalizzazione: A come Analogico

INGENIO  lancia la rubrica "Il Dizionario della Digitalizzazione" a cura di Simone Garagnani, si tratta di brevi articoli, a cadenza settimanale, con l’obiettivo di riflettere o di approfondire o ancora di guardare da un punto di vista diverso  termini ormai entrati nel linguaggio corrente e che a volte si utilizzano senza valutarne il reale significato.
Iniziamo ovviamente con la A di … ANALOGICO

A come ANALOGICO
Inaugurare questo piccolo dizionario dei termini ricorrenti nel linguaggio della digitalizzazione con la parola che più spesso viene utilizzata per individuarne l’esatto opposto è una provocazione voluta, che porta a numerose riflessioni.
Nel linguaggio tecnologico il termine non ha una connotazione negativa o di obsolescenza, seppure l’immaginario collettivo associ immediatamente il suo utilizzo a qualcosa di antico, di superato, di “vecchio”. Il digitale, al contrario, è per molti sinonimo d’innovazione, di tecnologia avanzata, di computer, di futuro, negli echi di quell’esuberanza entusiastica del Being Digital di Negroponte. 
Rilevando che l’introduzione del digitale è un episodio acquisito da tempo nei processi industriali, è importante ricordare che esso è un concetto riferibile a una metrica, a un metodo di misurazione di un fenomeno attraverso la sua campionatura; il digitale riduce la descrizione di una grandezza variabile attraverso unità quantizzate costanti. L’approccio analogico è invece continuo, non procede a “salti”, ma considera un numero infinito di valori tra quelli che sarebbero invece le “tappe” della descrizione digitale.
La suddivisione in parti finite e costanti dell’informazione necessaria per descrivere i fenomeni reali è naturalmente più congeniale alla logica numerica del calcolatore, che nel dualismo elettrico 0 / 1 del bit ha trovato la maniera di esprimere con efficacia la memoria del dato. Lo scorrere del tempo è un esempio calzante: ne apprezziamo la successione per campioni dai secondi visualizzati dal display di un orologio digitale, ma potremmo percepirlo analogicamente dal cadere dei granelli di una clessidra, in un movimento più fluido e continuo (sebbene in fondo anch’esso riconducibile all’unità minima granello).
Non è quindi semplice comprendere come e se un approccio analogico sia migliore di uno digitale. Si pensi ai suoni e alle immagini: audiofili e fotografi sono tuttora divisi sulla qualità introdotta dal digitale rispetto alle tecnologie analogiche precedenti. 
Tuttavia la digitalizzazione, soprattutto nel dominio ampio della produzione edilizia, ha un significato intrinseco importante, quello della migliore trasmissibilità del dato digitalizzato, frammentato in unità minime non più continue, meglio gestibili e condivisibili attraverso i canali immediati delle trasmissioni postali elettroniche, bit per bit. 
I puristi della teoria dei segnali possono aggiungere che il dato in questo modo è più “sicuro”, perché i pacchetti di informazione strutturata ne limitano l’esposizione al “rumore” o al degrado dei media utilizzati per trasferirlo. La trasmissibilità agevolata induce un altro aspetto, ben più rilevante, da considerare: lo studio analitico del progetto.
I modelli digitali segmentano i problemi di progetto, consentono di affrontarli per porzioni finite generando metadati di controllo. Così le quantità di computo, gli indici di performance, le valutazioni di degrado o resistenza strutturale, le perdite di carico degli impianti possono essere quantificate e calcolate ricorsivamente fino ad arrivare all’ottimizzazione nell’ecosistema digitale, ma questa è un’altra voce di dizionario.