Intervista a Giovanni Margiotta, Presidente Ordine di Palermo

10/09/2012 3438

Intervista a:
Giovanni Margiotta
Presidente dell'Ordine delgi Ingegneri di Palermo

 

 

 

 

 


Presidente, come stanno gli ingegneri nel Sud? Sentono la crisi come nelle grandi aree metropolitane  e nelle province del Nord?
Gli ingegneri sono in forte difficoltà al Nord come al Sud. La crisi non ha confini territoriali, al Sud gli effetti sono più pesanti perché siamo partiti da una situazione già difficile. Al Sud gli ordini professionali stanno diventando una sorta di parcheggio in attesa del lavoro.
 
Con il termine "ingegnere" si riassumono un numero incredibile di specializzazioni: strutturale, geotecnico, chimico, elettrico, informatico ... come fa un Ordine di una grande città, con tanti iscritti, ad operare nel "proteggere la professione" con una variabilità così ampia di argomenti e quindi di esigenze?
R. Bisogna ascoltare tutti e fare partecipare gli iscritti alle attività dell’Ordine, interessarli di più alla vita ordinistica. Molti problemi sono comuni a tutte le discipline, hanno una base ingegneristica comune. Bisogna favorire la formazione di gruppi di lavoro interdisciplinari. L’interdisciplinarietà dei propri iscritti è la ricchezza più grande di un Ordine professionale. La professione dell’ingegnere si difende diffondendo la cultura ingegneristica. Oggi, ad esempio, molti committenti per fare dei lavori si rivolgono direttamente alle imprese, confondendo i ruoli. Poi, se le cose vanno male si rivolgono all’Ordine professionale. Questo credo valga per tutte le professioni.

Come suddetto l'Ordine nasce per "tutelare" la professione. Può farmi qualche esempio su come l'ordine esercita questo suo dovere istituzionale?
In effetti, l’Ordine professionale in prima istanza deve tutelare la società, i cittadini, vigilando sul rispetto del codice deontologico. E evidente che comportamenti deontologicamente corretti tutelano tutti e quindi anche gli ingegneri. L’Ordine di Palermo si è dotato di un protocollo di legalità con lo scopo di impegnare iscritti e Consiglio nel contrasto al malaffare ed alla criminalità mafiosa. Gli ordini tutelano, poi, i propri iscritti collaborando con il CNI e intervenendo a tutela della professione nei rapporti con le istituzioni. E ciò sia a tutela dei professionisti dipendenti che di quelli liberi.

Il suo Ordine come si sostiene? Riceve un sostegno dallo Stato o altre istituzioni per poter effettuare il proprio compito deontologico? Qual è il contributo versato dai suoi iscritti?
Tutti gli Ordini si sostengono esclusivamente con il contributo annuo obbligatorio degli iscritti che nel caso dell’Ordine Provinciale di Palermo è pari ad € 135,00 e con il contributo sull’opinamento delle parcelle. Poi molti Ordini, come il nostro, hanno costituito una fondazione che cura studi, ricerche e l’aggiornamento degli iscritti.

Si parla oggi molto di valore legale del titolo di studio, di certificazione delle competenze, di abolizione e modifica dell'esame di stato. Cosa ne pensa?
La questione è complessa sul piano legale. Credo si debba guardare prima di tutto alla sostanza. Bisogna creare le condizioni perché acquisti valore il merito, la qualità della prestazione dell’ingegnere e più in generale di tutte le prestazioni professionali. L’attuale situazione di crisi ha determinato la corsa ai ribassi insostenibili. Si offrono prestazioni a baso costo sia nel pubblico che nel privato. Manca, però, un controllo oggettivo della qualità della prestazione. Penso che l’assicurazione professionale, che tra un anno sarà obbligatoria, potrebbe essere la giusta soluzione. Però dovrebbe dare garanzie reali, cosa che allo stato non credo accadrà.

Sul Tirocinio recentemente il presidente del CNI ha espresso una proposta che a noi sembra molto valida: un tirocinio non obbligatorio ma che dia vantaggi per il superamento dell'esame di stato. Qual è la sua opinione?
Il tirocinio dovrebbe colmare il vuoto tra la preparazione universitaria e la professione, dovrebbe favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Ad esempio potrebbe prevedersi l’affiancamento obbligatorio di giovani nelle gare di progettazione a professionisti con esperienza o stage nelle pubbliche amministrazioni o nelle imprese per chi desidera fare la professione da dipendente, pubblico o privato. Gli ingegneri al Sud sono professionalmente penalizzati nel lavoro per la presenza di poche strutture di grandi dimensioni sia nel campo dei servizi di ingegneria che in quello delle imprese di costruzione.
Bisogna, comunque, andare oltre l’obbligo formale inserendo, ad esempio, oltre alla figura del tutor anche quella dei supervisori, ad esempio nominati dall’Ordine professionale, che attestino il reale e corretto svolgimento dei tirocini.

Tra i temi oggetto di dibattito vi è quello della formazione continua. Cosa ne pensa, si può applicare il modello dei geometri (crediti minimi), o ritiene più utile effettuare scelte diverse?
Il modello dei geometri potrebbe andare bene, però, anche in questo caso, bisogna guardare alla sostanza. Il rischio è che la formazione diventi un affare di per se, a prescindere dal raggiungimento dell’obiettivo di assicurare l’aggiornamento degli iscritti. Ma questo credo dipenda dagli uomini che si occuperanno di formazione. Temo sia già iniziata la corsa dei formatori.
 
Quale è la priorità del 57° Congresso che si aspetta venga affrontata?
Si parlerà di sviluppo e finalmente del ruolo degli ingegneri nello sviluppo. Gli ingegneri non progettano solo case, impianti, macchinari e sistemi. Devono partecipare a progettare il futuro di questa martoriata nazione.
 
La crisi colpisce edilizia e industria, soprattutto al Sud. Esiste una ricetta per evitare un’emigrazione di massa come nei primi decenni del secolo scorso e negli anni '50?
La ricetta è cambiare registro. Bisogna progettare un nuovo modello di sviluppo ed in questo gli ingegneri possono e devono avere un ruolo primario. Per troppo tempo siamo stati fuori dalla scena!
 
Vorrei che lanciasse un messaggio a tutti i nostri lettori, su un tema che le è caro.
Vorrei che ciascuno di noi facesse la propria parte, con coscienza e competenza. Così, forse, potremo anche fare a meno di riforme epocali. Perché non migliorare quel che c’è correggendo quello che non funziona invece di riformare sempre tutto dalla base per scoprire dopo tempo che anche la riforma deve essere riformata?