Le Smart City e il loro sviluppo in Italia: a che punto siamo?

Le prestazioni urbane e la competitività di una città dipendono non più solo dalle infrastrutture materiali, ovvero dal capitale fisico, ma sempre più dalla disponibilità e dalla qualità delle infrastrutture dedicate alla comunicazione (ICT) e dalla partecipazione sociale, il cosiddetto capitale intellettuale e sociale.

Una città può quindi essere definita una smart city quando vengono effettuati investimenti in infrastrutture di comunicazione tali da permettere uno sviluppo economico sostenibile, un’alta qualità della vita e una gestione sapiente delle risorse naturali, oltre alla partecipazione attiva dei cittadini. Infatti una smart city è caratterizzata dall’importanza del “capitale sociale” di cui è dotata e che le permette di rendere più efficiente ogni tipo di servizio grazie alla contemporanea gestione e integrazione delle ICT. Alla base di questa tipologia di città vi è un governo intelligente, il quale pone il cittadino al centro dei propri obiettivi e incentiva la cultura della partecipazione civica nella creazione di un valore pubblico, superando la logica bipolare tra cittadino e governo.

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Figura 1 - Schema rappresentativo di una smart city

In questo ambito, è evidente il ruolo principale che assume la partecipazione collettiva, in quanto la semplice disponibilità di infrastrutture che consentano l’accesso alle informazioni risultano strumenti fondamentali solo se correttamente utilizzati, con l’obiettivo sociale del miglioramento della qualità di vita delle persone. Inoltre le tecnologie necessarie alla realizzazione di una Smart City esistono, ma vi è la difficoltà, non irrilevante, di rendere i singoli prodotti interoperabili tra loro, e quindi di permettere una rapida trasmissione ed elaborazione dei dati, con conseguente fornitura della risorsa nel luogo, nell’intensità e nel tempo richiesto realmente dal cittadino.

Pertanto una base di partenza per lo sviluppo delle città intelligenti è rappresentata dalla costruzione di piattaforme interoperabili tra loro, attraverso cui raccogliere i dati e gestirli in base alla loro qualità e protezione. Il requisito di interoperabilità dei dati è di fondamentale importanza in quanto permette che i dati raccolti da servizi urbani differenti vengano condivisi e quindi vi sia un miglioramento delle prestazioni di alcuni di essi, basandosi su informazioni fornite da altri. Affinché questo avvenga, è necessario che un numero significativo di dati sia inviato in tempo reale a una piattaforma di raccolta e che i servizi urbani ricevano da questa dei dati utili alla gestione del servizio.

Quanto descritto è possibile solamente se i soggetti coinvolti condividono lo stesso standard di scambio dei dati, in modo che quest’ultimi non siano solamente condivisibili all’interno della città, ma che si possa costruire una rete di città interagenti tra loro. Quest’ultima caratteristica risulta fondamentale per un territorio quale quello italiano, che presenta una topografia caratterizzata dalla presenza di piccole città, le quali non possono sostenere gli investimenti legati allo sviluppo in città intelligenti e per questo motivo è necessario adottare un approccio in grado di integrare i servizi di città vicine.

Attraverso la standardizzazione sarebbe inoltre possibile replicare uno stesso servizio urbano smart in più città, permettendo un contenimento dei costi e avviando un mercato di servizi per la pianificazione e la diagnostica della città, la visualizzazione e l’elaborazione dei dati urbani. La creazione di standard comuni ed architetture di riferimento è un processo che richiede un allineamento progressivo delle città, delle istituzioni, degli enti di ricerca e delle aziende, condividendo un approccio di riferimento comune, il quale inoltre non può essere diviso da quello che avviene a livello europeo ed internazionale, allo scopo di aprire il mercato sia all’importazione che all’esportazione delle tecnologie smart.

Per affrontare la problematica legata all’interoperabilità dei dati, sono nate numerose iniziative internazionali tra cui IES-City, che affronta il problema legato alla proliferazione e diffusione di architetture, tecnologie e soluzioni per la Smart City, spesso focalizzate su uno specifico problema e per questo non progettate in ottica di interoperabilità. Questa iniziativa ha evidenziato che la progettazione e lo sviluppo delle Smart City deve avvenire con la suddivisione in sottosistemi e componenti interagenti tra loro e quindi capaci di creare nuovi servizi e conoscenza; è quindi necessario garantire l’interoperabilità tra le applicazioni, in modo da evitare la creazione di sottosistemi verticali che trattino internamente i dati e non siano poi capaci di interagire tra loro.

interoperabilità dei sistemi

Figura 2 - L'interoperabilità tra i sistemi

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