Il Dizionario della Digitalizzazione: H come HBIM

INGENIO  lancia la rubrica "Il Dizionario della Digitalizzazione" a cura di Simone Garagnani, si tratta di brevi articoli con l’obiettivo di riflettere o di approfondire o ancora di guardare da un punto di vista diverso  termini ormai entrati nel linguaggio corrente e che a volte si utilizzano senza valutarne il reale significato.

H come HBIM

immagini di rilievo digitale

Come riportato alla voce “B come BIM” di questo piccolo dizionario, il Building Information Modeling e un processo immaginato originariamente per le costruzioni ex-novo, per le quali la produzione industriale dei componenti edilizi riveste un ruolo importante nell’integrazione informativa delle parti. Tuttavia, in ragione di una congiuntura economica particolarmente sfavorevole che ancora stenta a volgere in ripresa, è ad oggi il mercato dell’esistente a catturare l’interesse delle stazioni appaltanti, sia pubbliche che private.

Ottenere i vantaggi della gestione informativa garantiti dal BIM anche nel contesto già costruito e quindi una prospettiva strategica. Si rendono però necessari approcci e strumenti dalle caratteristiche differenti rispetto a quelli comunemente utilizzati per il progetto del nuovo: i modelli informativi di edifici costruiti richiedono la definizione di livelli di conoscenza che spesso non è possibile individuare con rapidità, dacché mancano sovente documenti, dati certi o rilievi aggiornati e affidabili.  Pur nell’incertezza, la sperimentazione di approcci BIM sull’esistente si è avviata, complici anche le definizioni dei LoD sul restauro delle norme UNI 11337:2017.

Da qualche tempo, per delineare questo preciso ambito di intervento, si è iniziato a diffondere l’acronimo HBIM. Il termine deriva da un contributo scientifico del 2009 ad opera del Prof. Murphy, del Politecnico di Dublino, ripreso poi nel suo lavoro di dottorato1 : “Historic Building Information Modelling (HBIM) is a novel prototype library of parametric objects, based on historic architectural data, in addition to a mapping system for plotting the library objects onto laser scan survey data”. HBIM inquadra quindi un procedimento molto tecnico di modellazione geometrica prima e d’informazione poi: gli edifici esistenti, indipendentemente  dalla loro funzione, vengono rilevati tramite strumenti accurati come i laser scanner terrestri, così che il risultato misurazioni (le note nuvole di punti, che saranno oggetto di una successiva voce di dizionario) è poi comparato a librerie di oggetti software che sono sovrapposti alla nuvola finché la somiglianza non è soddisfacente. E’ chiaro che il processo mira ad astrarre le geometrie per avere modelli snelli ai quali associare dati per documentazione o per simulazioni numeriche. HBIM quindi non significa (come molti equivocano) applicare il BIM a edifici già costruiti, ma applicare un metodo per ottenere dei modelli semplificati a partire da un rilievo. Esiste poi un altro approccio (definito Scan-to-BIM) secondo il quale i componenti geometrici derivati dal rilievo vengono ricavati localmente senza ricorrere a librerie di oggetti già pre-compilati, ma il tema esula dalla voce di dizionario.
Resta l’importanza di ricorrere alle peculiarità del BIM anche per l’esistente, per il quale la documentazione dei luoghi, delle tecnologie e dei materiali è sempre più importante per la salvaguardia del patrimonio.


1Maurice Murphy, 2012 (Ph.D. Thesis “Historic Building Information Modelling (HBIM) For Recording and Documenting Classical Architecture in Dublin 1700 to 1830”): “Il Building Information Modeling Storico è una nuova libreria di oggetti parametrici basati su dati architettonici storici, in aggiunta ad un sstema di tracciamento destinato a posizionare le librerie al di sopra di rilievi ottenuti da scansione”.