Il terremoto dell’Emilia: a 6 anni dal sisma e l’importanza della memoria

20 maggio 2012, ore 4:03, la zona con epicentro tra Mirandola, Finale Emilia e Bondeno è interessata da un terremoto di magnitudo locale 5.9; nove giorni dopo, 29 maggio alle ore 9:00 un’altra forte scossa con Ml = 5,8, epicentro Medolla, 15 km a ovest-sudovest della prima del 20 maggio. La sequenza sismica ha interessato una vasta zona nelle province di Reggio Emilia, Modena, Mantova, Ferrara e Bologna. Il terremoto, di Magnitudo non particolarmente elevata, ha avuto particolari effetti di amplificazione del moto sismico e diffusi effetti di liquefazione. Tutto ad un tratto gli Emiliani di queste terre hanno vissuto gli effetti dimenticati che i loro antenati avevano già vissuto con i sismi di Ferrara (1570), dell’Emilia orientale (1796) e ultimo più recente di Correggio (1996). 

In sintesi la storia del recente terremoto, da quel momento è iniziata la gestione dell’Emergenza in Emilia-Romagna, una macchina complessa, con l’assistenza a migliaia di persone. In un confronto con quanto successo e sta succedendo a seguito del recente terremoto dell’Italia centrale, possiamo sostenere che la Regione Emilia-Romagna ha svolto il suo compito proponendo un modello operativo e di risposta positiva ed efficace, nonostante mille difficoltà, rilievi e critiche. 

Per la prima volta in Italia, in epoca recente, l’effetto più eclatante di questo sisma è stato sicuramente il fenomeno della liquefazione, visibile agli occhi di tutti attraverso la fuoriuscita di sabbie da fratture e vulcanelli o risalite in superficie attraverso i pozzi. Un fenomeno che i nostri colleghi geologi dell’associazione GeoProCiv e dei Servizi Tecnici hanno individuato, segnalato, cartografato e studiato. Per la prima volta dal dopoguerra ci si è resi conto dell’importanza della conoscenza geologica del nostro territorio, mai come prima si è parlato di mappe geomorfologiche, di alvei abbandonati, di rotte fluviali, di rilevati arginali, di stratigrafia del sottosuolo, dell’evoluzione del territorio sotto i nostri piedi e mai evidente come ora. 

Da questo momento, tristemente storico, hanno preso ampio impulso gli studi di microzonazione sismica, cioè la suddivisione dettagliata del territorio in base al comportamento dei terreni durante un evento sismico e dai conseguenti possibili effetti locali. La microzonazione sismica è diventata uno strumento fondamentale di prevenzione e mitigazione del rischio sismico. 

L’unica prevenzione per la salvaguardia della vita è costruire in maniera antisismica o adeguare le costruzioni esistenti. Chi ritenesse di vivere in una zona a bassa sismicità o a bassa probabilità di terremoto evocando accadimenti lontani da noi, commetterebbe un grave errore. Dobbiamo auguraci che la lezione del terremoto ha reso consapevoli non solo i Cittadini ma anche le Istituzioni, dando priorità alla sicurezza del territorio a partire dagli edifici scolastici. 

Il 1 giugno 2018 a Ferrara si terrà il convegno, organizzato dall’Ordine dei Geologi dell’Emilia-Romagna, dal titolo “Il terremoto dell’Emilia: a 6 anni dal sisma e l’importanza della memoria ”, all’evento parteciperanno rappresentanti della Regione Emilia-Romagna, il Presidente dell’INGV Carlo Doglioni, l’Università di Ferrara, ANCE Ferrara, il Comune di Ferrara, liberi professionisti e Luca Calzolari, giornalista e direttore de IlGiornaledellaProtezioneCivile.it. 

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