Cosa succederà il 4 dicembre 2018?...ve la ricordate la vicenda dei notai...

Dice un vecchio adagio: chi vivrà vedrà.

sentenza Corte CostituzionaleScherzi a parte il 4 dicembre è la data fissata dalla Corte Costituzionale per la seduta pubblica relativa al ricorso incidentale promosso dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) sulla vicenda Notai. Di questa questione avevo scritto in articolo precedente, per cui onde evitare discorsi troppo slavati chi vuole lì può trovare i dettagli.

Saremmo portati a dire s’arrangino i Notai, ma, come ebbi a dire, la questione interessa tutto il sistema ordinistico, anzi qualora passasse la tesi dell’AGCM è meglio che gli Ordini rimettano allo Stato il mandato di pubblica utilità e si trasformino in altro.

Considerata la valenza dell’alta Corte che emette sentenze inappellabili è praticamente impossibile qualsiasi interferenza, ma si può sempre far giungere il messaggio che i Giudici non hanno difronte solo 4970 notai (quanti mi risulta siano a marzo 2018), ma tutta la platea delle professioni che supera allegramente il milione di persone. Perché se è ben vero che la Corte merita il più alto rispetto e quello che decide è Legge, non di meno tale rispetto non è dovuto in modo scontato agli uomini che per questo devono meritarlo.

Qual'era la questione dei Notai?

Sintetizzo al massimo, un Notaio oggetto di segnalazione all’Organo disciplinare a seguito di verifiche sistematiche fatte dal Consiglio del Notariato di Milano ha segnalato la questione all’AGCM che ha aperto una procedura di infrazione nei confronti del Consiglio di Milano. A un certo punto l’AGCM si è dovuta fermare in quanto con un provvedimento inserito nella finanziaria 2017 il Legislatore ha dato un’interpretazione autentica di un comma di un articolo della Legge antitrust stabilendo che ciò che viene raccolto a fini disciplinari non è soggetto alle procedure antitrust. A questo punto l’AGCM ha ricorso alla Consulta, evidenzio, non per cassare l’interpretazione, ma bensì il comma dell’articolo (della Legge istitutiva dell’antitrust italiano) incriminato.

Sta di fatto che l’AGCM non è organismo deputato a porre ricorsi incidentali alla Consulta in quanto non è organo di magistratura. Nel ricorso moltissima parte è posta a dimostrare che invece lo è, ma esiste un articolo ben preciso della sua Legge istitutiva (legge 287/90 art. 33)  che lo inquadra inequivocabilmente come entità amministrativa e che, guarda caso, minimamente nel ricorso si briga di citare. Beh forse si sono sbagliati, ma attenzione che tutti i componenti dell’AGCM sono dei professionisti del Diritto e per di più il presidente Pitruzzella è docente di diritto costituzionale! Certo che se un suo studente, all’esame di diritto Costituzionale, affermasse che un ente amministrativo può direttamente accedere alla Consulta verrebbe bocciato senza dubbio seduta stante. Sta di fatto che comunque la Consulta ha messo in essere la procedura, anche se ha nominato l’ente ricorrente solo nella scheda riepilogativa. Il Presidente della Repubblica Mattarella ha ricordato recentemente che NESSUNO è al di sopra della Legge; la Costituzione dice (art 108) “Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con LEGGE” e dunque riconoscere che l’AGCM si è posta al di sopra della Legge sarebbe un bruttissimo precedente.

Il comma incriminato

Sperando che la Consulta gentilmente ed elegantemente rigetti il ricorso per motivi formali, vediamo che cosa direbbe esattamente il comma incriminato: “2. Le disposizioni di cui ai precedenti articoli  non si applicano alle imprese che, per disposizioni di legge, esercitano la gestione di servizi di interesse economico generale ovvero operano in regime di monopolio sul mercato, per tutto quanto strettamente connesso all'adempimento degli specifici compiti loro affidati.”

Orbene nessuno ha mai replicato all’AGCM, quando afferma che gli Ordini sono associazioni di imprese che esse in realtà esercitano la gestione di servizi di interesse economico generale e soprattutto operano in regime monopolistico. Piaccia o non piaccia solo chi è obbligatoriamente iscritto all’Ordine relativo può esercitare la professione. Se non è iscritto esercita una professione abusivamente ed è penalmente perseguibile. Purtroppo questo non è mai stato messo in campo dai consulenti legali degli Ordini per cui sarà bene che i Consigli Nazionali, almeno, meditino sulla loro capacità.

Tengo a precisare che pur essendo presidente di un Collegio di disciplina non sono assolutamente uno di quelli che crede che solo attraverso codici deontologici e punizioni relative venga risolto il problema della concorrenza sleale, perché l’integrità morale è un concetto ben più ampio e serio. In ogni caso, è bene sottolinearlo, è comunque uno degli strumenti per indurre tutti ad un comportamento integro!

In estate siamo stati bombardati da uno spot del Consiglio dei Ministri e dell’AGCM di cui riporto il link. Termina con queste parole: “la leale concorrenza rende liberi, riduce le disuguaglianze, premia il merito”. Questo spot è andato in onda anche su Radio3 all’interno di una trasmissione che stava esaminando e dibattendo il fenomeno del caporalato in agricoltura, a valle dei terribili incidenti avvenuti in Puglia. Un ascoltatore ha mandato un SMS chiedendo se stavano prendendo in giro gli ascoltatori.

Come ebbi a scrivere tempo fa, il controllo della lealtà non è compito dell’AGCM, ma che ci può fare se gli altri non controllano? Pazienza (un corno!), ma se per di più impedisce a chi di dovere di controllare evidentemente qualcosa non funziona, ad essere buoni. Un po’ come dire hai fatto i 100 m in 9 sec ti proibisco di fare l’antidoping!

L’AGCM fin dall’inizio ha posto in atto nei confronti delle altre autorità (vedi Ordini e in parte anche ANAC) le stesse strategie che combatte. Soprattutto sfrutta, per quelli qualificati come imprese, la sua posizione dominante che è quella di sanzionare fino al 10% del fatturato. Esiste una circolare del CNI che mette in guardia gli Ordini di non porre in atto, autonomamente, situazioni che potrebbero portare a procedure di infrazione, perché comporterebbero costi improponibili e difficilmente digeribili agli iscritti. Altra strategia dell’AGM come nel caso evidenziato è ignorare sistematicamente le eccezioni del comma 2 di un articolo, perché sono eccezioni fastidiose. Così è per l’art. 41 della Costituzione e anche per l’art. 106 del trattato dell’Unione Europea. 

Ma che pensa l’AGCM sul Jobs Act autonomi e dell’obbligo di utilizzo del decreto “parametri”? Oltre ad averlo scritto nel parere dato per la Legge l’ha pure scritto sulla relazione annuale 2018 al Parlamento: “L’Autorità ha ritenuto che la disposizione, nella misura in cui collega l’equità del compenso a paramenti tariffari contenuti nei decreti anzidetti, reintroduce di fatto i minimi tariffari, con l’effetto di ostacolare la concorrenza di prezzo tra professionisti nelle relazioni commerciali. Ciò peraltro costituisce un’ingiustificata inversione di tendenza rispetto all’importante e impegnativo processo di liberalizzazione delle professioni, in atto da oltre un decennio e a favore del quale l’Autorità si è costantemente pronunciata”. Cioè Incaricare un professionista o comprare una lavatrice è la stessa cosa!

Bene. Nel mese di ottobre il prof. Pitruzzella abbandonerà l’AGCM, con un po’ di anticipo sul settennato unico, perché andrà come giudice alla Corte Europea. Gli auguriamo senz’altro lunga vita, proficuo e soddisfacente lavoro e tutto il bene di questo mondo; ma non lo rimpiangeremo anche se avremo l’incognita di chi verrà, così come non rimpiangeremo alla fine del loro mandato gli altri due componenti dell’Autorità. A tal proposito leggendo sulla stampa mi risulta che si possa mandare il curriculum per candidarsi. I requisiti richiesti sono secondo la Legge 287/90: “Il presidente è scelto tra persone di notoria indipendenza che abbiano ricoperto incarichi istituzionali di grande responsabilità e rilievo”. Il compenso, o per dirla come l’AGCM, il vil prezzo non c’è. Ma come io volevo partecipare offrendo compenso 1€ per tutti e sette gli anni e logicamente solo rimborso spese vive. Obbietterete, ma come farai a vivere? Andrò a mangiare dai frati, ma lo farei per la mia immagine. Se non fossi onesto, però, mi farei aiutare in qualche modo………Certo che se il futuro presidente fosse una persona estranea al consesso attuale (basta esperti solo del diritto) sarebbe una sana rotazione.

P.s. Il Principio di rotazione.

Si dice (ma sarà una favola metropolitana, perché su Wikipedia non la trovate) che Enrico VIII, rimproverato dall’Arcivescovo (Enrico VIII causa l’annullamento negato dal Papa del suo matrimonio con Caterina d’Aragona provocò lo scisma fra chiesa di Roma e Anglicana) lo fece imprigionare e diede ordine che fosse trattato con tutti gli onori e che per colazione, pranzo e cena gli fosse portato sempre il suo cibo preferito, il fagiano. Passò un po’ di tempo e l’Arcivescovo fece chiamare Enrico VIII e gli disse: “Maestà pur non capendo quello che mi si addebita, ringrazio comunque degli onori riservatemi, ma per pietà basta fagiano, non ne posso più”. Enrico VIII rispose: “e allora, cosa dovrei dire io, perché Regina, Regina e sempre Regina?”